martedì 7 maggio 2019

SAVE THE CHILDREN A NUOVA OSTIA (ATTO IV): LE INTESE TRA PD E M5S

E’ passato più di un mese dalla richiesta di chiarimenti sull’accordo tra Save the Children e il Municipio X (LINK). Nessuna risposta a domande evidentemente scomode circa la trasparenza e la regolarità dell’operazione da parte del Presidente del Municipio X, Giuliana di Pillo. Annunciata più volte salta per “impegni del Presidente”, ma in realtà perché le carte non sono apposto (LINK). Si tratta di una “Concessione in comodato dei locali dell’ex scuola media statale Guttuso" che compare sul sito del Comune di Roma il 23 ottobre 2018 (LINK) in cui la Direzione Socio-Educativa intendeva “acquisire manifestazioni di interesse, progetti e proposte informali di contrasto alla povertà educativa, attraverso l’attivazione di un Polo Educativo”. Peccato che di "manifestazioni" ne siano pervenute solo una, infatti risponderà solo Save the Children. Perché? Una risposta sembra fornircela lo stesso Assessore alle Politiche Sociali ed Educative, Germana Paoletti che, durante una riunione, ha spiegato che la chiusura della scuola Guttuso (in Via Fasan, 58 a Nuova Ostia) l’ha decisa la Regione Lazio. Il rischio per la Paoletti era che l’ennesima scuola chiusa fosse "occupata dagli abusivi, perché già lo era"  e dunque facesse "la fine del Sant'Agostino". Per cui agli abusivi ("Ci sta il mondo - del terzo settore, n.d.r. - a Nuova Ostia, ma sono tutti abusivi") hanno "trovato un altro posto". La volontà dell'Assessore era di chiudere l'intera operazione già a settembre. Secondo quanto riferisce, sempre l'Assessore, la Guttuso non è stata chiusa per mancanza di soldi, ma perché c’erano 12 bambini di prima media e 13 di seconda media in 700 mq. Così, con la Presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo, avevano inizialmente pensato di spostarci gli Uffici dell'Assessorato alle Politiche Sociali ed Educative di Via Passeroni (sede che sarebbe "fatiscente" e in alcune parti "non agibile"). Ma i Servizi Sociali non sono stati contenti di questa proposta. Mentre cercavano di trovare una soluzione, la Presidente in persona di Save The Children (ma pare che non fosse lei), avrebbe contattato l'amministrazione per un appuntamento. Nell'incontro l'ONG avrebbe chiesto di poter aprire un altro Punto Luce su Roma nel Municipio X, perché dovevano investire 5 MLN di euro. La Paoletti però ha spiegato che chi ha portato Save The Children è stato Giovanni Zannola (PD, consigliere capitolino 'ripescato' di cui alleghiamo qualche LINK per ricordarne le prodezze), "un ragazzo che ho visto crescere, che è stato prima alunno di Giuliana e poi mio. Save The Children cercava un gancio con noi e allora hanno chiesto a Zannola. E' Giovanni che li ha accompagnati da noi".
Oggi ci sarà un incontro tra l'Assessorato, Suor Novella del CIOFS e Save The Children.

Questa la notizia. Le molte considerazioni che andrebbero fatte su quanto riportato sotto molteplici punti di vista (urbanistico, sociale, politico, economico e del diritto) saranno oggetto di un nuovo post.
La saga “Save The Children” continua, con una mano davanti ... ma forse anche una di dietro.       


domenica 5 maggio 2019

MUNICIPIO X, L'ASSESSORE PAOLETTI VIOLA PALESEMENTE LA LEGGE

L'Assessore Paoletti e la Presidente Di Pillo

Denuncio pubblicamente il comportamento in violazione di diverse norme di legge da parte del Municipio X di Roma Capitale, nella persona dell’Assessore alle Politiche Sociali ed Educative, Germana Paoletti.

I FATTI
L’Assessore ha inoltrato una mail (in copia conoscenza alla Presidente del Municipio X, ad alcuni dipendenti della ASL Roma 3, a operatori sociali, ad associazioni di volontariato e a comuni cittadini) di una associazione di volontariato che chiedeva di “stabilire le modalità migliori per l'individuazione delle donne” su diversi percorsi di screening allegando le “griglie per la raccolta delle anagrafiche” perché potesse “fornirla alla persona che se ne occuperà”.
Nell’inoltro l’Assessore specifica che “si tratta di individuare donne (donne straniere, anche prive di documenti)” e che conta sul loro aiuto “per raggiungere il numero di pazienti previsto, avendo cura di aiutarci con le prenotazioni”.

Ricordo all’Assessore Paoletti alcune cose che dovrebbe conoscere.
1) Un Assessore è un pubblico ufficiale
2) Un Assessore che è in possesso di una lista di persone clandestine o irregolari ha l’obbligo di denunciare le stesse alle Autorità Giudiziarie
3) Che fornire elenchi a chicchessia da parte di un amministratore è una violazione di legge (anche a nobili organizzazioni umanitarie che sopperiscono all’abdicazione dello Stato ai suoi doveri decretandone di fatto il suo fallimento)
4) Che un simile comportamento espone a conseguenze gravi non solo le “donne straniere prive di documenti”, ma anche chi fornisce questi elenchi che potrebbero essere accusati di concorso in diversi reati
5) Che come è scritto anche sul sito del Comune di Roma chi, anche con regolare permesso di soggiorno, fornisce dichiarazioni mendaci sarà segnalato alle Autorità Giudiziaria, figuriamoci se sono irregolari.
6) Che le associazioni di volontariato non sono tenute a denunciare gli stranieri irregolari, ma se la polizia chiede loro gli elenchi devono fornirli
7) Che la legislazione italiana vigente vieta al solo personale sanitario la segnalazione all’Autorità Giudiziaria di cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno, ma non agli altri.
8) Che queste lodevoli iniziative da parte di un’associazione di volontariato devono avvenire in condizioni di sicurezza per le persone “prive di documenti”, come ad esempio la garanzia dell’anonimato affinché non incorrano in ritorsioni di alcun tipo.     
9) Che non ha alcuna importanza che l’evento sia in "collaborazione con il Comune di Roma", come scrive l’Assessore. Per altro non è dato sapere di che tipo di collaborazione si tratti visto che non è stata data evidenza pubblica né sul sito del Comune né su quello dell’associazione. Solitamente il Comune di Roma (come da bilancio dell’associazione stessa) “collabora” offrendo gratuitamente il canone di occupazione di suolo pubblico, piante e pulizia straordinaria da parte di AMA.
10) Che il primo dovere di un Assessore non è quello di favorire terze parti, ma far funzionare il servizio pubblico, l’unico che garantisce percorsi in sicurezza e nel rispetto delle norme vigenti.
   

venerdì 3 maggio 2019

OSTIA, STAGIONE BALNEARE 2019: ESPOSTO BANDI ASSISTENZA BAGNANTI

Cambia il direttore d'orchestra, ma la musica nel Municipio X non cambia e finiremo per rimpiangere il commissariamento. Dopo il nostro esposto all'ANAC del 2015 sull’affidamento in concessione dei servizi connessi alla balneazione delle spiagge libere del Litorale di Roma Capitale, che ha portato all'abbattimento dei chioschi sulle spiagge libere, si apre l'ennesimo capitolo triste sulla gestione demaniale di un bene pubblico.

LabUr – Laboratorio di Urbanistica, a tutela di un interesse pubblico, ha presentato agli enti e alle autorità competenti (Comune di Roma, Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza, Procura della Corte dei Conti) un esposto per presunto danno erariale, violazione delle norme esistenti e sospetto numero ristretto di partecipanti ai bandi di gara per il “Servizio di Assistenza bagnanti sulle spiagge libere del Lido di Ostia”. I due bandi, per complessivi 3 lotti, hanno visto concorrere solo tre partecipanti, già vincitori sulle stesse spiagge per gli stessi servizi nel 2018.
L’interesse pubblico è giustificato in virtù di un precedente esposto di LabUr, avente sempre per oggetto le spiagge libere del litorale romano, sul quale si è già espressa l’ANAC con deliberazione n.1086 del 5 ottobre 2016, recepita dal Comune di Roma con Determinazione Dirigenziale n.1248 del 09 giugno 2017.

’identificazione delle postazioni di salvataggio presso le spiagge libere soggette all’affidamento dei servizi di balneazione da parte del Municipio X del Comune di Roma è univoca, in quanto riferita all’ordinanza n.40/2016 emessa il 30.05.2016 dalla Capitaneria di Porto di Roma. Tale ordinanza prevede, per i singoli tratti di arenile di competenza del Comune di Roma, una precisa collocazione delle postazioni di salvataggio in funzione dei metri lineari di fronte mare, indicazioni che però non coincidono con i dati dichiarati dal Comune di Roma. Infatti, la pubblicazione dell’Ordinanza della Sindaca di Roma n.73 del 24.04.2019, successiva alla pubblicazione dei bandi, ha portato confusione nella definizione dell’elenco delle spiagge libere di competenza del Comune. Nei bandi, risulta il servizio di assistenza e salvataggio anche per postazioni non di competenza del Comune di Roma e non indicati nell’ordinanza sindacale, configurando così un danno erariale. Inoltre, risulterebbe una violazione dell’ordinanza della Capitaneria di Porto (40/2016) in quanto non è stato valutato l’allestimento di ulteriori postazioni per l’assistenza ai bagnanti. Tra i bandi di gara e l’ordinanza sindacale dunque esistono sostanziali differenze sul servizio di assistenza ai bagnanti. Infine, nei bandi il servizio di assistenza ai bagnanti decorre dal 20 aprile e non dal 20 maggio, come invece riportato nell’ordinanza sindacale e dunque anche in questo caso si configura un danno erariale.
È stato richiesto un urgente intervento in quanto, alla data odierna, non risultano ancora aggiudicati in via definitiva i 3 lotti, ma solo provvisoriamente.

mercoledì 17 aprile 2019

"GRASSI" CHE COLA: ZINGARETTI, QUANDO CE NE OCCUPIAMO?

"Confido nella capacità di valutazione e nel senso di responsabilità", così Zingaretti sul caso Sanità Umbria. E nel Lazio? A quando le valutazioni? Quello che viene definito "un sistema di potere che permea ogni spazio della sanità regionale", non è solo in Umbria, evidentemente, a prescindere dalla regolarità o meno dei concorsi o dei bandi. Il problema non è infatti solo penale. Spesso si tratta di "ordini di scuderia", di infornate "motu proprio", come in queste ultime settimane in Regione Lazio, di ex tutto del Municipio X, che hanno brillato per i loro fallimenti politici e le relazioni, parentali e non, ben poco 'onorevoli nel mondo di mezzo'. Dirigenti che, come nel caso di Oliverio (PD), governatore della Calabria accusato di corruzione, agiscono "per un mero tornaconto politico". Ma chi paga il conto è la collettività.

Nicola Zingaretti, che sulla Sanità nel Lazio ha raccolto a mani nude ortiche (che a differenza dei 39 "non ricordo" di Micaela Campana, non risponde proprio [*]) ci dovrebbe spiegare cosa sta succedendo ad esempio all'Ospedale Grassi, dove si fanno interrogazioni urgenti a risposta scritta e mozioni sul declassamento della UOC di Anestesia e Rianimazione, ennesimo capitolo di una saga triste (per gli utenti e i lavoratori) inziata con la procedura concorsuale indetta alla fine del 2015 per la direzione della UOC di Anestesia e Rianimazione, con accuse pesanti circa la legittimità degli atti.

Prima si indice una procedura concorsuale per la copertura dell'incarico di Direzione della UOC Anestesia e Rianimazione e, successivamente, all'esito della stessa, si assumono provvedimenti di depotenziamento della UOC, invece di conferire l'incarico, con le relative funzioni e competenze per il quale era stata indetta la procedura originaria. La UOC Anestesia e Rianimazione, che opera nel blocco operatorio, blocco parto, reparto rianimazione, emergenza ospedaliera, ha sempre sopperito alla carenza di organico dell'ospedale Grassi che ha un bacino di utenza di oltre 300mila abitanti (che nel periodo estivo aumenta esponenzialmente), potendo contare sull'unità del gruppo di lavoro. Mentre ora gli operatori lamentano che la suddivisione in due strutture distinte e separate (che sembra dettata da motivazioni di scontri di potere) afferenti a due diversi centri di costo e a due dipartimenti diversi, rischia di pregiudicare (ma sembra che abbia già pregiudicato) il tempestivo intervento in presenza di criticità di organico, oltre che rallentamenti decisionali e inutili conflitti, con ripercussioni nefaste sulla sicurezza dei pazienti e per le tasche di tutti i cittadini.  Uno sconvolgimento organizzativo che non esiste, come modello, in nessun ospedale su tutto il territorio nazionale, con la divisione di Anestesia e Rianimazione.

L'interrogazione a risposta scritta di Fratelli d'Italia, si aggiunge alla mozione del M5S del 14 marzo scorso (n° 128), avente come oggetto "ingerenze politiche nella gestione dell'Ospedale Grassi di Ostia", nella quale si denuncia anche la "pressione di partiti e sindacati" e di un "sistema di potere", presentando una lista parziale a cui ci sarebbero da aggiungere "mariti e mogli di sindacalisti che lavorano nello stesso ospedale o di personaggi che si affiliano a questo o quel sindacato per fare carriera". 
Ecco l'elenco.
Gregorini, Coiro, Di Turi, Niutta, Marra (che tiene bloccato un anestesista per le cataratte), Moscato, Cioffi, Callì, Conforzi, Andreani, Martinelli.  
Attendiamo, confidenti, che Zingaretti responsabilmente, faccia le sue valutazioni ... perché cambia il direttore d'orchestra, ma la musica ci sembra sempre la stessa.

Il Messaggero, 19 aprile 2019



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[*] LINK 1, LINK2, LINK3, LINK4, LINK5 ... per citarne solo alcuni ai quali si dovrebbe aggiungere la "gara truffa" del CUP LINK 6.

lunedì 15 aprile 2019

LUNGOMARE DI OSTIA PONENTE, LA "RIQUALIFICAZIONE" FANTASMA.

Era il 27 ottobre 2017: la Sindaca Raggi e l'ex Assessore Pinuccia Montanari presentavano al Porto di Ostia un progetto di "riqualificazione del Lungomare", che in realtà era un'operazione di decoro, con queste parole: "Nuova vegetazione, più ombra, spazio alla pista ciclabile". Costo del progetto, con supercazzola di architetti paesaggisti, 250 mila euro e prevedeva «il ripristino delle famose vele, che sono state tolte lasciando solo i pali, riqualificazione delle panchine, la piantumazione di nuove specie arbustive in coerenza con la macchia mediterranea, rifacimento della pavimentazione» e poi «Giù il lungomuro presto» e poi il Pua, il Piano di utilizzo degli arenili «A breve, tra pochi giorni approveremo il Pua, che è il progetto di riqualificazione vera (!!!) del lungomare». A gennaio 2018 (dopo solo poco più di 2 mesi) le piante erano tutte morte. 250mila euro buttati.
15/4/2019, cosa è stato fatto delle promesse è sotto gli occhi di tutti, ma questa volta il progetto di eliminare la vera (questa sì) macchia mediterranea viva e vegeta per sostiturla non si sa bene con cosa non si conosce e non solo quello. Ad maiora.

MODELLI CRIMINALI: MAFIE DI IERI E DI OGGI

"Modelli criminali: mafie di ieri e di oggi - Ed. Laterza), il libro di Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino (rispettivamente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma e Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma), rappresenta un testamento del lavoro svolto nella Capitale. Un capitolo è dedicato interamente ad Ostia ed è ben lontano dalla descrizione che ne ha fatto certa stampa tossica e fintamente antimafiosa quando non collusa (un giorno anche questo altarino sarà scoperto).

Non è banale ricordare quanto più volte, anche nel libro, hanno riportato i due magistrati: «Anche dove non parliamo di organizzazioni di tipo mafioso – ha spiegato Prestipino – c’è una fortissima espansione dell’utilizzo del metodo mafioso. Non siamo più nel campo di applicazione del 416 bis ma siamo nel campo di applicazione di quello che oggi si chiama articolo 416 bis punto 1, cioè l’aggravante mafiosa. Perché molte di queste organizzazioni criminali, che hanno avuto contatti con le mafie tradizionali, e che NON diventano associazioni mafiose, e probabilmente non hanno neanche interesse a diventarlo, hanno cominciato a capire che se praticano il metodo mafioso hanno tutto da guadagnare. Infatti, negli ultimi anni, si è assistito alla reiterazione di comportamenti che sono la più eclatante testimonianza di questa espansione del metodo mafioso». Le parole sono importanti. Perché "se tutto diventa mafia, niente è mafia".
Questo è uno snodo fondamentale, che demolisce il pressapochismo di certa retorica che ha imperato in questi anni a Roma e soprattutto ad Ostia. Proprio per questo è particolarmente interessante un altro capitolo del libro dedicato alla "Corruzione vecchia e nuova", cioè al "rapporto che intercorre tra la criminalità di tipo mafioso e i reati dei colletti bianchi". Un'analisi che rappresenta ovviamente il punto di vista di due magistrati, uomini dello Stato, che hanno una visione profonda, ma anche selettiva, di un fenomeno criminale, ma che però è un importante punto di partenza per l'esercizio di critica.

Pignatone e Prestipino partono da un dato macroeconomico che per le sue dimensioni è non solo quantitativo, ma qualitativo: la Banca d'Italia ha calcolato che almeno negli ultimi anni, il riciclaggio coinvolge somme di denaro di importo pari a circa il 10% del PIL proveniente, in prevalenza, oltre che dalla criminalità organizzata, dall'evasione fiscale e dalla corruzione, aggiungendo che questa percentuale abnorme (quasi il doppio degli altri paesi occidentali) deriva dall'incidenza in Italia di alcune multinazionali del crimine. Definiscono inoltre approssimativa la stima di 60 MLD di euro per il fenomeno della corruzione, per cui deducono che non è pensabile che i due mondi criminali siano entità del tutto distinte e separate, senza rapporto e condizionamenti reciproci. E' quello che la Cassazione chiama "capitale sociale delle mafie", cioè l'insieme di relazioni con il mondo esterno alle mafie che però ne costituiscono la vera forza, l'elemento che spiega la loro potenza, molto più della mera forza militare. Lo strumento penale non è la soluzione miracolosa per qualsiasi problema, tanto più se questo ha carattere e dimensione colletivi. Lo conferma anche l'attuale Pontefice Francesco, rispondendo alla domanda su cosa può fare il diritto penale contro le corruzione: "La sanzione penale è selettiva. E' come una rete che cattura solo i pesci piccoli e lascia quelli grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con maggiore severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economia e sociale".

I procedimenti per corruzioni in Italia non sono molti e troppo spesso derivano da altre inchieste e dunque "per obbligatorietà dell'azione penale", tant'è che i detenuti "colletti bianchi" in Italia sono 1/10  delle media europea. A Roma i reati di concussione accertati sono pochissimi, quindi più che il danaro si tratta di altre utilità. La strategia della mafia è cambiata insieme al paese. Gli stessi Pignatone e Prestipino mettono in guardia su una facile analisi delle realtà: "cosa ci fanno intravvedere oggi le indagini [...] è la punta dell'iceberg [...] inevitabile approssimazione".

Che tipo di corruzione esiste?
1) C'è sicuramente una "corruzione pulviscolare", cioè una miriade di fatti, anche di minima entità, basata sullo scambio di somme anche modeste con condotte od omissioni del pubblico ufficiale che costituiscono a loro volta quasi una routine, che viene socialmente tollerata, favorita da una cattiva amministrazione che rende più difficili i controlli dei processi decisionali, allunga i tempi di risposta e riduce la qualità dei servizi prestati.   
2) C'è poi la "corruzione sistemica" (in cui prevalgono modelli non pianificati di regolazione delle attività dei partecipanti) e di "corruzione organizzata", nella quale vi è un riconoscibile centro di autorità che ricopre il ruolo di garante dell'adempimento dei patti di corruzione e di rispetto delle corrispondenti norme di comportamento grazie alla sua capacità di risolvere dispute e comminare sanzioni, così da assicurare ordine, prevedibilità, stabilità nei rapporti. Di volta in volta possono essere partiti politici, clan politico-burocratici, alti funzionari, imprenditori o boss mafiosi o organizzazioni criminali.  Comunque la caratteristica fondamentale è la natura non occasionale né isolata degli episodi. Quindi è stabile, seriale, con una consolidata serie estesa e ramificata di relazioni informali, a volte illegali, tra una pluralità di attori che operano in settori diversi, cioè la "deprimente quotidianità della corruzione".

Purtroppo, come rilevano Pignatone e Prestipino, in questi schemi si trovano sempre più spesso anche i magistrati (amministratori contabili e ordinari) perché questioni importantissime sul piano economico vengono decise in sede giurisdizionale. Trovare il nesso, che spesso non esiste né sotto il profilo logico né documentale, tra chi eroga danaro (o altre utilità), il titolare dell'interesse che decide l'erogazione e il pubblico ufficiale che ne beneficia, è difficile. E questo rende complicato anche il piano probatorio e/o giuridico, come nel caso emblematico della figura del "faccendiere".

Accanto dunque alla banale corruzione basata sullo scambio immediato denaro/atto del pubblico ufficiale, si riscontrano schemi molto più articolari in cui non c'è più la diretta corrispondenza tra corruttore e beneficiario dell'illegalità politico-amministrativa perché la corruzione non è più connessa a singole attività amministrative, ma programmaticamente utilizzata da gruppi affaristici come strumento di potere per cui parlare di corruzione significa parlare di reati associativi, cioè criminalità economica e spesso anche mafiosa. In questa fase di debolezza della politica è un fenomeno molto grave.  Lo conferma anche la Cassazione: le mafie in questi anni hanno sempre fatto ricorso a metodi corruttivi, collusivi, come strumento per il conseguimento dei loro fini, ma la corruzione in questi casi non costituisce di per sé manifestazione del metodo mafioso né tanto meno il suo "capitale sociale". Sotto questo profilo e a dispetto di certi cialtroni della stampa giudiziaria che hanno derubricato alcune posizioni politiche per salvarsi la faccia, proprio l'indagine "mondo di mezzo" ha offerto alla Cassazione l'occasione per fare un passo in avanti importante riconoscendo che "una sistematica attività corruttiva posta in essere dall'associazione può determinare essa stessa, a certe condizioni, l'acquisizione della forza intimidatrice che caratterizza le organizzazioni mafiose".

C'è molto su cui riflettere ad Ostia. Ogni riga potremmo scrivere un nome e non solo del passato (anche recente), ma del presente.

OSTIA, SAVE THE CHILDREN (ATTO III)

 Salta, per la seconda volta, la presentazione del "Punto Luce" alla scuola Guttuso di Save the Children Italia a Nuova Ostia, nonostante l'annuncio forzato a seguito di un mio post (LINK). Le carte ancora non sono apposto, ma la motivazione ufficiale è "per impegni del Presidente". Attendiamo fiduciosi che la signora Giuliana Di Pillo, faccia "luce" sul "punto luce" e risponda alle domande poste nei giorni scorsi chiarendoci anche perché è stato presentato agli inizi di marzo il progetto del nuovo skate park in un luogo diverso da quello originale, ma il 12 maggio 2018 Save the Children Italia annunciava anche sulle pagine di Repubblica: "il recupero dello skate park di Ostia sequestrato cinque anni fa per abuso edilizio e da allora in stato di degrado".  Scriveva infatti nel 2017 sul sito del suo programma a Presidente del Municipio: "Attuarla la trasparenza, oltre che decantarla, porta dei vantaggi oggettivi e molto più concreti di quanto si possa pensare. Significa controllare l'operato dei rappresentanti politici, riducendo automaticamente zone d'ombra, clientelismo e corruzione. Tutti fenomeni che producono un risparmio delle casse pubbliche."

Intanto, nelle ultime 3 settimane, l'ONG cerca per Lido di Ostia un "Logistics, Procurement e Partnerships Head of Department". Stay Tuned.

FORMULA E NEL MUNICIPIO X: LE ANALISI DELL'IMPATTO ECONOMICO

Gli esaltati dei "grandi eventi", in assenza di idee, propongono di spostare la Formula E ad Ostia. Una proposta fotocopia vecchia trita e ritrita. Addirittura esibiscono una mozione (la n°23 del 3 maggio 2018) in cui si impegnava il presidente del Municipio X e la giunta ad adottare gli atti opportuni affinché la Formula E fosse ospitata ad Ostia.  Risultato dell'impegno? Nullo. Forse era meglio non ricordarlo. La Sindaca Virginia Raggi ha replicato la Formula E all'Eur e i colleghi di partito a Ostia chiedono nuovamente di ospitarla facendo copia e incolla di una proposta vecchia. La sindaca ospita le finali del beach-volley World Tour (l'ennesima a Roma) al Foro Italico e quelli di Ostia non si "impegnano" sulla questione. Gli altri Municipi si esprimono sulla pubblica utilità dello Stadio della Roma e Ostia tace.
Così, alla chiusura del grande evento, i pentastellati riproducono come pappagalli sulle loro bacheche articoli di esaltazione economico/finanziaria della Formula E, cioè di quanto dice il 'padrone' dell'osteria (com'è il vino oste? Buono!), ma nessuna prova a riflettere su questa frase: "Ospitare grandi eventi non è davvero un processo democratico". Ma per rispondere alle 'analisi' propinate sui media mainstream, vale la pena ricordare alcune cose.

Quando si propone un grande evento si presenta uno studio di impatto economico diretto che, oltre ad essere fatto ex ante, si basa sulle seguenti voci: la costruzione di infrastrutture/strutture sportive e l'attività commerciale totale che si svolge durante l'evento, che tiene conto di una stima del numero di visitatori, il numero di giorni che un visitatore dovrebbe spendere e quanto in media spenderà. A prescindere dal non secondario problema di considerare le persone consumatori e il consumo neutro rispetto alla sua eticità o non eticità, il metodo di calcolo è stato respinto da molti studiosi come fondamentalmente errato. Infatti, la maggior parte dei consumatori (perché di questi parla l'oste) dispone di budget per il tempo libero relativamente rigido, per cui la spesa per un evento come l'acquisto di biglietti sostituisce altre spese con altre attività nell'economia locale, come teatri, parchi di divertimenti o sale da concerto e altro. Questo è il motivo principale per cui gli "studi di impatto" sono così grossolanamente esagerati. La spesa del consumatore locale non è una nuova attività economica ma una riassegnazione della spesa che si sarebbe verificata se l'evento non fosse stato organizzato. Quindi, in termini netti, l'effetto sulla comunità locale è tendente a zero.
Inoltre, queste analisi non tengono conto delle spese dirette di coloro che NON partecipano all'evento ma che lo subiscono, così come non tengono conto delle esternalità negative di coloro che modificano il comportamento di spesa proprio perché c'è l'evento. Gli esempi sono tantissimi e qui sarebbe lungo citarli, ma due esempi su tutti: l'effetto della Coppa del Mondo FIFA sul turismo in Corea del Sud, dove è stato stimato che il numero totale di visitatori stranieri in quel periodo era identico a quello nello stesso periodo dell'anno precedente. Altro esempio: in termini di spesa dei consumatori, sebbene i beni di consumo come gli articoli sportivi vendessero bene, alcuni casinò e hotel presentavano drop-off, cioè i clienti abituali e i viaggiatori evitavano i fastidi della World Cup.
Poi c'è l'uso, ma sarebbe meglio chiamarlo abuso, dei moltiplicatori nello studio di impatto, cioè le spese "dirette" stimate come risultato dell'evento sono utilizzate per dedurre gli effetti "indiretti", che sono spesso soggetti a esagerazioni. Per capirci: c'è una grande difficoltà nel tenere conto delle varie perdite che potrebbero verificarsi. Bisogna cioè distinguere se i visitatori spendano i loro soldi nell'economia locale o nelle camere d'albergo e nei ristoranti, che a loro volta appartengono a catene nazionali/internazionali. In quest'ultimo caso, i profitti guadagnati durante un evento non confluiscono nell'economia locale ma negli azionisti di tutto il mondo. Cioè, i grandi eventi sono economie a se stanti. Quindi, il vantaggio netto non viene dimostrato.

Gli eventi di mega-sport sono estremamente soggetti a studi di impatto sportivo non accurati. Queste analisi possono sopravvalutare i benefici, minimizzare i costi e utilizzare in modo improprio i moltiplicatori. Il costo delle opportunità rimane un problema vitale, ma ciò non ha impedito che eventi come le Olimpiadi diventassero una nuova panacea per lo sviluppo economico e urbano. E mentre alcuni benefici possono essere ottenuti dall'ospitare eventi sportivi, sono accompagnati da grossi problemi, in primis il valore ereditario.