mercoledì 17 aprile 2019

"GRASSI" CHE COLA: ZINGARETTI, QUANDO CE NE OCCUPIAMO?

"Confido nella capacità di valutazione e nel senso di responsabilità", così Zingaretti sul caso Sanità Umbria. E nel Lazio? A quando le valutazioni? Quello che viene definito "un sistema di potere che permea ogni spazio della sanità regionale", non è solo in Umbria, evidentemente, a prescindere dalla regolarità o meno dei concorsi o dei bandi. Il problema non è infatti solo penale. Spesso si tratta di "ordini di scuderia", di infornate "motu proprio", come in queste ultime settimane in Regione Lazio, di ex tutto del Municipio X, che hanno brillato per i loro fallimenti politici e le relazioni, parentali e non, ben poco 'onorevoli nel mondo di mezzo'. Dirigenti che, come nel caso di Oliverio (PD), governatore della Calabria accusato di corruzione, agiscono "per un mero tornaconto politico". Ma chi paga il conto è la collettività.

Nicola Zingaretti, che sulla Sanità nel Lazio ha raccolto a mani nude ortiche (che a differenza dei 39 "non ricordo" di Micaela Campana, non risponde proprio [*]) ci dovrebbe spiegare cosa sta succedendo ad esempio all'Ospedale Grassi, dove si fanno interrogazioni urgenti a risposta scritta e mozioni sul declassamento della UOC di Anestesia e Rianimazione, ennesimo capitolo di una saga triste (per gli utenti e i lavoratori) inziata con la procedura concorsuale indetta alla fine del 2015 per la direzione della UOC di Anestesia e Rianimazione, con accuse pesanti circa la legittimità degli atti.

Prima si indice una procedura concorsuale per la copertura dell'incarico di Direzione della UOC Anestesia e Rianimazione e, successivamente, all'esito della stessa, si assumono provvedimenti di depotenziamento della UOC, invece di conferire l'incarico, con le relative funzioni e competenze per il quale era stata indetta la procedura originaria. La UOC Anestesia e Rianimazione, che opera nel blocco operatorio, blocco parto, reparto rianimazione, emergenza ospedaliera, ha sempre sopperito alla carenza di organico dell'ospedale Grassi che ha un bacino di utenza di oltre 300mila abitanti (che nel periodo estivo aumenta esponenzialmente), potendo contare sull'unità del gruppo di lavoro. Mentre ora gli operatori lamentano che la suddivisione in due strutture distinte e separate (che sembra dettata da motivazioni di scontri di potere) afferenti a due diversi centri di costo e a due dipartimenti diversi, rischia di pregiudicare (ma sembra che abbia già pregiudicato) il tempestivo intervento in presenza di criticità di organico, oltre che rallentamenti decisionali e inutili conflitti, con ripercussioni nefaste sulla sicurezza dei pazienti e per le tasche di tutti i cittadini.  Uno sconvolgimento organizzativo che non esiste, come modello, in nessun ospedale su tutto il territorio nazionale, con la divisione di Anestesia e Rianimazione.

L'interrogazione a risposta scritta di Fratelli d'Italia, si aggiunge alla mozione del M5S del 14 marzo scorso (n° 128), avente come oggetto "ingerenze politiche nella gestione dell'Ospedale Grassi di Ostia", nella quale si denuncia anche la "pressione di partiti e sindacati" e di un "sistema di potere", presentando una lista parziale a cui ci sarebbero da aggiungere "mariti e mogli di sindacalisti che lavorano nello stesso ospedale o di personaggi che si affiliano a questo o quel sindacato per fare carriera". 
Ecco l'elenco.
Gregorini, Coiro, Di Turi, Niutta, Marra (che tiene bloccato un anestesista per le cataratte), Moscato, Cioffi, Callì, Conforzi, Andreani, Martinelli.  
Attendiamo, confidenti, che Zingaretti responsabilmente, faccia le sue valutazioni ... perché cambia il direttore d'orchestra, ma la musica ci sembra sempre la stessa.

Il Messaggero, 19 aprile 2019



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[*] LINK 1, LINK2, LINK3, LINK4, LINK5 ... per citarne solo alcuni ai quali si dovrebbe aggiungere la "gara truffa" del CUP LINK 6.

lunedì 15 aprile 2019

LUNGOMARE DI OSTIA PONENTE, LA "RIQUALIFICAZIONE" FANTASMA.

Era il 27 ottobre 2017: la Sindaca Raggi e l'ex Assessore Pinuccia Montanari presentavano al Porto di Ostia un progetto di "riqualificazione del Lungomare", che in realtà era un'operazione di decoro, con queste parole: "Nuova vegetazione, più ombra, spazio alla pista ciclabile". Costo del progetto, con supercazzola di architetti paesaggisti, 250 mila euro e prevedeva «il ripristino delle famose vele, che sono state tolte lasciando solo i pali, riqualificazione delle panchine, la piantumazione di nuove specie arbustive in coerenza con la macchia mediterranea, rifacimento della pavimentazione» e poi «Giù il lungomuro presto» e poi il Pua, il Piano di utilizzo degli arenili «A breve, tra pochi giorni approveremo il Pua, che è il progetto di riqualificazione vera (!!!) del lungomare». A gennaio 2018 (dopo solo poco più di 2 mesi) le piante erano tutte morte. 250mila euro buttati.
15/4/2019, cosa è stato fatto delle promesse è sotto gli occhi di tutti, ma questa volta il progetto di eliminare la vera (questa sì) macchia mediterranea viva e vegeta per sostiturla non si sa bene con cosa non si conosce e non solo quello. Ad maiora.

MODELLI CRIMINALI: MAFIE DI IERI E DI OGGI

"Modelli criminali: mafie di ieri e di oggi - Ed. Laterza), il libro di Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino (rispettivamente Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma e Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma), rappresenta un testamento del lavoro svolto nella Capitale. Un capitolo è dedicato interamente ad Ostia ed è ben lontano dalla descrizione che ne ha fatto certa stampa tossica e fintamente antimafiosa quando non collusa (un giorno anche questo altarino sarà scoperto).

Non è banale ricordare quanto più volte, anche nel libro, hanno riportato i due magistrati: «Anche dove non parliamo di organizzazioni di tipo mafioso – ha spiegato Prestipino – c’è una fortissima espansione dell’utilizzo del metodo mafioso. Non siamo più nel campo di applicazione del 416 bis ma siamo nel campo di applicazione di quello che oggi si chiama articolo 416 bis punto 1, cioè l’aggravante mafiosa. Perché molte di queste organizzazioni criminali, che hanno avuto contatti con le mafie tradizionali, e che NON diventano associazioni mafiose, e probabilmente non hanno neanche interesse a diventarlo, hanno cominciato a capire che se praticano il metodo mafioso hanno tutto da guadagnare. Infatti, negli ultimi anni, si è assistito alla reiterazione di comportamenti che sono la più eclatante testimonianza di questa espansione del metodo mafioso». Le parole sono importanti. Perché "se tutto diventa mafia, niente è mafia".
Questo è uno snodo fondamentale, che demolisce il pressapochismo di certa retorica che ha imperato in questi anni a Roma e soprattutto ad Ostia. Proprio per questo è particolarmente interessante un altro capitolo del libro dedicato alla "Corruzione vecchia e nuova", cioè al "rapporto che intercorre tra la criminalità di tipo mafioso e i reati dei colletti bianchi". Un'analisi che rappresenta ovviamente il punto di vista di due magistrati, uomini dello Stato, che hanno una visione profonda, ma anche selettiva, di un fenomeno criminale, ma che però è un importante punto di partenza per l'esercizio di critica.

Pignatone e Prestipino partono da un dato macroeconomico che per le sue dimensioni è non solo quantitativo, ma qualitativo: la Banca d'Italia ha calcolato che almeno negli ultimi anni, il riciclaggio coinvolge somme di denaro di importo pari a circa il 10% del PIL proveniente, in prevalenza, oltre che dalla criminalità organizzata, dall'evasione fiscale e dalla corruzione, aggiungendo che questa percentuale abnorme (quasi il doppio degli altri paesi occidentali) deriva dall'incidenza in Italia di alcune multinazionali del crimine. Definiscono inoltre approssimativa la stima di 60 MLD di euro per il fenomeno della corruzione, per cui deducono che non è pensabile che i due mondi criminali siano entità del tutto distinte e separate, senza rapporto e condizionamenti reciproci. E' quello che la Cassazione chiama "capitale sociale delle mafie", cioè l'insieme di relazioni con il mondo esterno alle mafie che però ne costituiscono la vera forza, l'elemento che spiega la loro potenza, molto più della mera forza militare. Lo strumento penale non è la soluzione miracolosa per qualsiasi problema, tanto più se questo ha carattere e dimensione colletivi. Lo conferma anche l'attuale Pontefice Francesco, rispondendo alla domanda su cosa può fare il diritto penale contro le corruzione: "La sanzione penale è selettiva. E' come una rete che cattura solo i pesci piccoli e lascia quelli grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con maggiore severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economia e sociale".

I procedimenti per corruzioni in Italia non sono molti e troppo spesso derivano da altre inchieste e dunque "per obbligatorietà dell'azione penale", tant'è che i detenuti "colletti bianchi" in Italia sono 1/10  delle media europea. A Roma i reati di concussione accertati sono pochissimi, quindi più che il danaro si tratta di altre utilità. La strategia della mafia è cambiata insieme al paese. Gli stessi Pignatone e Prestipino mettono in guardia su una facile analisi delle realtà: "cosa ci fanno intravvedere oggi le indagini [...] è la punta dell'iceberg [...] inevitabile approssimazione".

Che tipo di corruzione esiste?
1) C'è sicuramente una "corruzione pulviscolare", cioè una miriade di fatti, anche di minima entità, basata sullo scambio di somme anche modeste con condotte od omissioni del pubblico ufficiale che costituiscono a loro volta quasi una routine, che viene socialmente tollerata, favorita da una cattiva amministrazione che rende più difficili i controlli dei processi decisionali, allunga i tempi di risposta e riduce la qualità dei servizi prestati.   
2) C'è poi la "corruzione sistemica" (in cui prevalgono modelli non pianificati di regolazione delle attività dei partecipanti) e di "corruzione organizzata", nella quale vi è un riconoscibile centro di autorità che ricopre il ruolo di garante dell'adempimento dei patti di corruzione e di rispetto delle corrispondenti norme di comportamento grazie alla sua capacità di risolvere dispute e comminare sanzioni, così da assicurare ordine, prevedibilità, stabilità nei rapporti. Di volta in volta possono essere partiti politici, clan politico-burocratici, alti funzionari, imprenditori o boss mafiosi o organizzazioni criminali.  Comunque la caratteristica fondamentale è la natura non occasionale né isolata degli episodi. Quindi è stabile, seriale, con una consolidata serie estesa e ramificata di relazioni informali, a volte illegali, tra una pluralità di attori che operano in settori diversi, cioè la "deprimente quotidianità della corruzione".

Purtroppo, come rilevano Pignatone e Prestipino, in questi schemi si trovano sempre più spesso anche i magistrati (amministratori contabili e ordinari) perché questioni importantissime sul piano economico vengono decise in sede giurisdizionale. Trovare il nesso, che spesso non esiste né sotto il profilo logico né documentale, tra chi eroga danaro (o altre utilità), il titolare dell'interesse che decide l'erogazione e il pubblico ufficiale che ne beneficia, è difficile. E questo rende complicato anche il piano probatorio e/o giuridico, come nel caso emblematico della figura del "faccendiere".

Accanto dunque alla banale corruzione basata sullo scambio immediato denaro/atto del pubblico ufficiale, si riscontrano schemi molto più articolari in cui non c'è più la diretta corrispondenza tra corruttore e beneficiario dell'illegalità politico-amministrativa perché la corruzione non è più connessa a singole attività amministrative, ma programmaticamente utilizzata da gruppi affaristici come strumento di potere per cui parlare di corruzione significa parlare di reati associativi, cioè criminalità economica e spesso anche mafiosa. In questa fase di debolezza della politica è un fenomeno molto grave.  Lo conferma anche la Cassazione: le mafie in questi anni hanno sempre fatto ricorso a metodi corruttivi, collusivi, come strumento per il conseguimento dei loro fini, ma la corruzione in questi casi non costituisce di per sé manifestazione del metodo mafioso né tanto meno il suo "capitale sociale". Sotto questo profilo e a dispetto di certi cialtroni della stampa giudiziaria che hanno derubricato alcune posizioni politiche per salvarsi la faccia, proprio l'indagine "mondo di mezzo" ha offerto alla Cassazione l'occasione per fare un passo in avanti importante riconoscendo che "una sistematica attività corruttiva posta in essere dall'associazione può determinare essa stessa, a certe condizioni, l'acquisizione della forza intimidatrice che caratterizza le organizzazioni mafiose".

C'è molto su cui riflettere ad Ostia. Ogni riga potremmo scrivere un nome e non solo del passato (anche recente), ma del presente.

OSTIA, SAVE THE CHILDREN (ATTO III)

 Salta, per la seconda volta, la presentazione del "Punto Luce" alla scuola Guttuso di Save the Children Italia a Nuova Ostia, nonostante l'annuncio forzato a seguito di un mio post (LINK). Le carte ancora non sono apposto, ma la motivazione ufficiale è "per impegni del Presidente". Attendiamo fiduciosi che la signora Giuliana Di Pillo, faccia "luce" sul "punto luce" e risponda alle domande poste nei giorni scorsi chiarendoci anche perché è stato presentato agli inizi di marzo il progetto del nuovo skate park in un luogo diverso da quello originale, ma il 12 maggio 2018 Save the Children Italia annunciava anche sulle pagine di Repubblica: "il recupero dello skate park di Ostia sequestrato cinque anni fa per abuso edilizio e da allora in stato di degrado".  Scriveva infatti nel 2017 sul sito del suo programma a Presidente del Municipio: "Attuarla la trasparenza, oltre che decantarla, porta dei vantaggi oggettivi e molto più concreti di quanto si possa pensare. Significa controllare l'operato dei rappresentanti politici, riducendo automaticamente zone d'ombra, clientelismo e corruzione. Tutti fenomeni che producono un risparmio delle casse pubbliche."

Intanto, nelle ultime 3 settimane, l'ONG cerca per Lido di Ostia un "Logistics, Procurement e Partnerships Head of Department". Stay Tuned.

FORMULA E NEL MUNICIPIO X: LE ANALISI DELL'IMPATTO ECONOMICO

Gli esaltati dei "grandi eventi", in assenza di idee, propongono di spostare la Formula E ad Ostia. Una proposta fotocopia vecchia trita e ritrita. Addirittura esibiscono una mozione (la n°23 del 3 maggio 2018) in cui si impegnava il presidente del Municipio X e la giunta ad adottare gli atti opportuni affinché la Formula E fosse ospitata ad Ostia.  Risultato dell'impegno? Nullo. Forse era meglio non ricordarlo. La Sindaca Virginia Raggi ha replicato la Formula E all'Eur e i colleghi di partito a Ostia chiedono nuovamente di ospitarla facendo copia e incolla di una proposta vecchia. La sindaca ospita le finali del beach-volley World Tour (l'ennesima a Roma) al Foro Italico e quelli di Ostia non si "impegnano" sulla questione. Gli altri Municipi si esprimono sulla pubblica utilità dello Stadio della Roma e Ostia tace.
Così, alla chiusura del grande evento, i pentastellati riproducono come pappagalli sulle loro bacheche articoli di esaltazione economico/finanziaria della Formula E, cioè di quanto dice il 'padrone' dell'osteria (com'è il vino oste? Buono!), ma nessuna prova a riflettere su questa frase: "Ospitare grandi eventi non è davvero un processo democratico". Ma per rispondere alle 'analisi' propinate sui media mainstream, vale la pena ricordare alcune cose.

Quando si propone un grande evento si presenta uno studio di impatto economico diretto che, oltre ad essere fatto ex ante, si basa sulle seguenti voci: la costruzione di infrastrutture/strutture sportive e l'attività commerciale totale che si svolge durante l'evento, che tiene conto di una stima del numero di visitatori, il numero di giorni che un visitatore dovrebbe spendere e quanto in media spenderà. A prescindere dal non secondario problema di considerare le persone consumatori e il consumo neutro rispetto alla sua eticità o non eticità, il metodo di calcolo è stato respinto da molti studiosi come fondamentalmente errato. Infatti, la maggior parte dei consumatori (perché di questi parla l'oste) dispone di budget per il tempo libero relativamente rigido, per cui la spesa per un evento come l'acquisto di biglietti sostituisce altre spese con altre attività nell'economia locale, come teatri, parchi di divertimenti o sale da concerto e altro. Questo è il motivo principale per cui gli "studi di impatto" sono così grossolanamente esagerati. La spesa del consumatore locale non è una nuova attività economica ma una riassegnazione della spesa che si sarebbe verificata se l'evento non fosse stato organizzato. Quindi, in termini netti, l'effetto sulla comunità locale è tendente a zero.
Inoltre, queste analisi non tengono conto delle spese dirette di coloro che NON partecipano all'evento ma che lo subiscono, così come non tengono conto delle esternalità negative di coloro che modificano il comportamento di spesa proprio perché c'è l'evento. Gli esempi sono tantissimi e qui sarebbe lungo citarli, ma due esempi su tutti: l'effetto della Coppa del Mondo FIFA sul turismo in Corea del Sud, dove è stato stimato che il numero totale di visitatori stranieri in quel periodo era identico a quello nello stesso periodo dell'anno precedente. Altro esempio: in termini di spesa dei consumatori, sebbene i beni di consumo come gli articoli sportivi vendessero bene, alcuni casinò e hotel presentavano drop-off, cioè i clienti abituali e i viaggiatori evitavano i fastidi della World Cup.
Poi c'è l'uso, ma sarebbe meglio chiamarlo abuso, dei moltiplicatori nello studio di impatto, cioè le spese "dirette" stimate come risultato dell'evento sono utilizzate per dedurre gli effetti "indiretti", che sono spesso soggetti a esagerazioni. Per capirci: c'è una grande difficoltà nel tenere conto delle varie perdite che potrebbero verificarsi. Bisogna cioè distinguere se i visitatori spendano i loro soldi nell'economia locale o nelle camere d'albergo e nei ristoranti, che a loro volta appartengono a catene nazionali/internazionali. In quest'ultimo caso, i profitti guadagnati durante un evento non confluiscono nell'economia locale ma negli azionisti di tutto il mondo. Cioè, i grandi eventi sono economie a se stanti. Quindi, il vantaggio netto non viene dimostrato.

Gli eventi di mega-sport sono estremamente soggetti a studi di impatto sportivo non accurati. Queste analisi possono sopravvalutare i benefici, minimizzare i costi e utilizzare in modo improprio i moltiplicatori. Il costo delle opportunità rimane un problema vitale, ma ciò non ha impedito che eventi come le Olimpiadi diventassero una nuova panacea per lo sviluppo economico e urbano. E mentre alcuni benefici possono essere ottenuti dall'ospitare eventi sportivi, sono accompagnati da grossi problemi, in primis il valore ereditario.

giovedì 4 aprile 2019

MUNICIPIO X: SAVE THE CHILDREN, SAVE YOURSELF FIRST. (ATTO II)

Dopo un mio post di ieri sera su “Save the Children” ad Ostia, il Presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo, scrive un comunicato stampa, in cui annuncia che “la ex Scuola Guttuso diventerà un Punto Luce delle Arti … un progetto che verrà portato avanti da Save the Children”.
Tutto molto fumoso, per usare un eufemismo. Vediamo perché.
Secondo quanto riferisce la presidente Giuliana Di Pillo, è stato “firmato un accordo” di comodato d’uso. Tra chi? Tra Save the Children e il Municipio X? Se così è, un comodato d’uso deve essere firmato tra chi lo prende in comodato e chi ne ha la proprietà. Dunque, la Guttuso è del Comune di Roma?
Altra questione fumosa è, a che titolo? Il comodato d’uso è a titolo gratuito o oneroso? Non sappiamo, perché non ci viene detto. Inoltre, sempre nei contratti di comodato d’uso è necessario specificare la durata, altra questione che non ci viene chiarita. Cos’è un progetto “sine die”, cioè vietato per legge?
Ma il top lo raggiungiamo su un'altra questione: viene chiamata una conferenza stampa diversi giorni fa ed era prevista per oggi. Poi ci si accorge di un fatto davvero incredibile: l’avviso pubblico (repertorio 2019/2965) <> è stato pubblicato il 1° febbraio 2019 con fine pubblicazione 18/02/2019. Ma sparisce, perché manca la firma del Direttore Luca Di Maio. Quindi, la conferenza di presentazione slitta perché è tutto da rifare. Oggi esce l’annuncio, ma la pubblicazione non c’è. Poteva essere firmato un comodato d’uso senza pubblicazione dell’avviso? Nessuna aggiudicazione sull’albo pretorio. Tutto regolare? Tutto trasparente?
Ora, ricordo agli smemorati di Collegno, le parole di sdegno della Di Pillo non solo quando ai tempi di Vulpiani era delegato al Litorale, ma anche a gennaio 2018 in cui scriveva che “La Regione Lazio ha deciso di accorpare l' Istituto Comprensivo Amendola-Guttuso a quello di via delle Azzorre, nonostante il parere negativo di questa Presidenza […] La scelta dell'accorpamento va contro la volontà di questa Amministrazione […]Riteniamo sia necessario mettere in campo tutte le azioni possibili affinché Zingaretti torni indietro su questa decisione che in questo momento non fa bene ad Ostia Ponente”.
Quindi, alcune domande:
1) Come ha il Municipio X sopperito o risolto i problemi/disagi causati ai bambini a seguito dell’accorpamento? Almeno con delle navette? No.
2) “la scuola è il punto di riferimento più importante per una rinascita del Territorio”, così scriveva sempre la Di Pillo, che ora ci propone al posto della scuola uno “spazio di aggregazione” di un non meglio precisato “progetto educativo”.
3) Esiste un regolamento comunale che riguarda la tanto sbandierata “partecipazione”, cavallo di battaglia in campagna elettorale. Avete forse chiesto alle famiglie di “bambini ed adolescenti” di cosa avessero bisogno? Avete fatto un percorso con loro? Perché avete fatto un avviso pubblico di interesse generale che ha coinvolto solo un’associazione, cioè Save the Children? Una manifestazione di interesse generale in cui risponde uno solo?

mercoledì 3 aprile 2019

SAVE THE CHILDREN A NUOVA OSTIA (ATTO I)

MUNICIPIO X: EMERGENZA UMANITARIA BAMBINI. NON LO SAPEVATE?
(la mia risposta a Save The Children. Atto I. Stay Tuned)
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< Detto questo, la manfrina che ripetete come un mantra ad ogni comunicato stampa o intervento sui media, anche social, sta diventando stucchevole. Nello scrivere, ad esempio, che siete "finanziati da privati" lasciate intendere che ci sono tante persone comuni che aderiscono alla vostra ONG per spirito di bontà (se posso chiamarlo così per sintetizzare). Il che è sicuramente vero, peccato che la frase possa configurarsi come una manipolazione. 1) Voi siete finanziati anche da enti pubblici (spero di non dover indicare gli importi) e affermare che però non li avete utilizzati nel Mediterraneo ha la consistenza dello zero atomico. 2) Tra i vostri sottoscrittori ci sono privati, certo, ma non solo il Signor Rossi, ma banche, sempre per fare un esempio, le stesse banche che hanno le mani sporche di sangue in quel cerchio (magico) degli affari che vede offrire/ospitare danaro di/a chi bombarda per poi con l'altra mano aiutare generosamente le ONG affinché salvino le vite dei bombardati. Si chiama nuova economia, quella che purtroppo stiamo vivendo a livello mondiale. Così come si è presenza di una manipolazione quando scrivete che l'operazione fosse solo di "Search & Rescue": il vostro Presidente, sempre per fare un esempio, Claudio Tesauro, ricopre la medesima carica anche in Invitalia ma voi questo non lo dite. Così come non dite (e qui, per velocizzare copio e incollo da internet) che Invitalia "è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e si occupa di edilizia; Invitalia gestisce la quasi totalità delle agevolazioni dello stato alle imprese e alle startup a contenuto innovativo, fornisce un supporto tecnico e operativo alla pubblica amministrazione in particolar modo al Ministero dello Sviluppo Economico, e provvede all’attuazione degli accordi di programma riguardanti i progetti finanziati dall’Unione Europea. Dal 2014, Invitalia si occupa anche di edilizia ed è proprio questo settore che genera un chiaro conflitto di interessi" (problema forse almeno etico, tralasciando quello della trasparenza da voi sbandierata? Per voi evidentemente no, perché le "responsabilità sono personali" solo che lo avete scelto sapendo questa cosa benissimo, senza dire che questo signore lavora, nientepopodimeno, per la Bonelli Erede Pappalardo (!!!!) ... che ha molto a che fare lo shipment ... e mi fermo qui perché non mi pagano per fare inchieste). Quindi Tesauro, grazie alla missione di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo di Save The Children di cui è presidente ha fatto arrivare i migranti in Italia, e poi grazie a Invitalia gli ha offerto l’accoglienza migliore, e in questo caso non a “scopo umanitario” essendo Invitalia una società per azioni e non una onlus. La società è la responsabile degli appalti per il Ministero dell’Interno della “progettazione e realizzazione di interventi di adeguamento strutturale e impiantistico degli immobili da destinare alle finalità dell’accoglienza dei migranti”. Ma potrei parlare anche di Gerry Salole, che vi collega eccome a Open Society Foundations. Poi, se vogliamo dire che non c'è reato perseguibile per legge siamo su un altro piano, che interessa solo le aule di giustizia.
Che voi pagavate 50 euro i vostri "volontari" per ogni salvataggio sulle coste libiche è cosa provata. Poi vi siete appellati al diritto penale italiano che sancisce la responsabilità personale per le accuse che vi sono state rivolte. La frase è vera, ma moralmente inaccetabile per una ONG, che così si è deresponsabilizzata, ma solo penalmente. Come dire, è sempre colpa del dipendente e non del manager, come se si muovessero per i fatti loro, che se fosse vero, vorrebbe dire che la vostra organizzazione è pessima, perché non controlla i suoi collaboratori. Dunque, un autogol.
Infine, per non dilungarmi oltre (ho già abusato con questa lunga risposta, non esaustiva, per le regole di un social come questo), vorrei sapere perché vi viene affidata una scuola, con modalità che fanno decisamente sorridere fino alla data di oggi, tolta ai ragazzi per ragioni che qui non sto a spiegare (e che ora devono fare molti km per giungere ad un plesso), nel quartiere di Nuova Ostia. Vorrei saperlo proprio perché non mi risulta (e se non risulta a me è sicuramente così) che ci sia un'emergenza umanitaria, tanto meno bambini che muoiono di fame o bombardati o la cui vita è a rischio.
Spero che si sia capito il senso del mio intervento (e ne sono certa), per cui vi chiederei cortesemente di non fingere di non averlo capito e dunque trattare le persone come se avessero l'anello al naso o come fossero degli odiatori seriali o dei fascisti/sovranisti/antiONG o affini, con le risposte copia e incolla perché così ha detto un superiore di una ONG che ha delle opacità. Assomigliano a dei falsi positivi. Fateci una cortesia: cercate di non essere ipocriti, perché onestamente parlando (e sarebbe ora che lo faceste anche voi), giocare sul filo del rasoio della legalità propinandoci spot con personaggi famosi per rendere tutto più credibile e vendibile, e poi essere decisamente un po' claudicanti sotto il profilo morale ed etico (e della trasparenza e lealtà), a me fa veramente ribrezzo. Alzate il livello delle vostre risposte, se potete. Se il capo ve lo consente.

Ci vediamo ad Ostia.>>