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venerdì 3 settembre 2010

L'ennesima vampa d'agosto su Roma Capitale

Questa amministrazione viaggia nel caos più assoluto, mostrando tutta la sua incapacità. Il 7 maggio 2009 Berlusconi ed Alemanno hanno presentato la bozza dell’ordinamento di Roma Capitale all’interno della Carta delle Autonomie locali, un colpo al cerchio della Lega e uno alla botte di AN, finito in un bel spezzatino politico. Il 20 Luglio 2010 il Comune di Roma all’unanimità ha presentato la proposta che modifica la bozza del primo decreto attuativo per la riforma dello status del Comune nell’ottica di ridurre i costi della politica: meno consiglieri, meno assessori, meno municipi. Secondo il testo governativo i Municipi infatti dovevano passare da 19 a 12, ma il Comune di Roma ha proposto che “il numero, comunque inferiore a quello attuale, viene individuato dallo statuto di Roma Capitale in modo da garantire l’efficace ed efficiente espletamento delle funzioni di loro competenza, nonché una conseguente riduzione dei costi”. Ora, il buon funzionamento della pubblica amministrazione non è un obiettivo bipartisan, ma è strettamente correlato all’impostazione politica complessiva di chi governa. Come un problema di “finanza” si sposi con l’urbanistica rimane però un mistero.

Gli accorpamenti proposti modificano di fatto i cardini del piano regolatore, a partire ad esempio dalle Centralità, che andrebbero ricalibrate, ma soprattutto salta il concetto di 'periferia' che Alemanno, con i suoi architetti compiacenti, vuole demolire, delocalizzare, densificare, verticalizzare … ma anche no. Alcuni Municipi oggi sono 'periferia', ma se uniti ad altri interni alla cinta del GRA non manterrebbero più la stessa vocazione urbanistica, a meno di creare un secondo livello all’interno del medesimo Municipio. Per fare un esempio concreto il Municipio XIII, che ad oggi non riesce nemmeno a ricucire urbanisticamente Ostia con il suo entroterra, avrebbe dei nuovi e più ampi confini sulla base di un progetto turistico, quello del Secondo Polo, cioè un’”unità di misura” che non si applicherebbe però per tutti i Municipi. Con lo stesso principio allora non si capisce a questo punto perché non creare un solo "Municipio del Fiume" lungo tutta l’asse del Tevere da Castel Giubileo ad Ostia per coerenza e vocazione turistica, con grandi risparmi di costi. Rimane dunque un mistero come si sposino esigenze funzionali, amministrative e urbanistiche tra di loro. In tutti i workshop (presunti) urbanistici che questa amministrazione ha svolto in questi due anni e mezzo non si è mai parlato del ridisegno della città secondo questa 'innovazione'. Più che amministratori sembrano imbanditori di tavole d’affari o sarebbe meglio dire un modo per rimanere in sella altri 5 anni dopo la scadenza. Più che amministratori sembrano dei contabili creativi. La città è un luogo della vita umana, non una partita doppia.

mercoledì 21 ottobre 2009

Ostia: l'isola che non c'è.

Ieri pomeriggio si è tenuto il Consiglio Straordinario sulle isole artificiali al largo di Ostia, che qualcuno ha battezzato "isole ecologiche" (il 'dotto' Bonvicini) e che propriamente si chiamano Portoghesi, dal nome del noto Architetto. Consiglio inutile, soprattutto sotto il profilo informativo. Invitato il Vice Sindaco Cotrufo, che evidentemente preferisce venire ad Ostia solo quando c’è “pizza in tour” per sentir cantare la figlia di Claudio Villa, in compagnia di Vizzani e Bordoni (anche loro assenti in aula, così come tutta la Giunta Municipale), invece che in aula municipale a illustrare il futuro del litorale di Ostia. Ma si sa, lui di questo ne parla a Bruxelles, dove presenta i progetti, che nessuno ha mai visto (nemmeno i consiglieri) alla ricerca di sponsor finanziari. Presente invece l’Arch.Maria Vincenzina Iannicelli, dirigente della II Unità Organizzativa Tecnica Ufficio Turismo e Assetto istituzionale Roma Capitale, il cui compito è quello di monitorare le attività di pianificazione urbanistica e programmazione attuativa di localizzazioni ed interventi turistico ricettivi. Tradotto, (cito sempre dal loro sito) individuare dove si possono fare alberghi, agriturismi, campeggi e ostelli, ma anche villaggi turistici e arie attrezzate per la sosta temporanea. Gli unici due grandi progetti in programmazione sono: il parco a tema sull’impero romano e l’accoglienza turistica. Il resto: il deserto delle idee intelligenti. Dunque, delle isole Portoghesi l'Architetto non sa dire niente, così come non sa nulla del nostro territorio. Ripete a pappagallo quello che è riportato sul loro sito, una sequenza di banalità sconcertanti, quali ad esempio la “vocazione turistica del nostro territorio” ecc. ecc. Delle isole artificiali nemmeno due parole, tranne che sono previste, ma commette l’errore di parlare di cose che nemmeno competono al suo Ufficio, tirando fuori un po’ di brillantina da sbattere negli occhi dei consiglieri digiuni di tutto, parlando di centralità, di corridoi della mobilità, di ponti sul Tevere, della quarta pista dell’aeroporto di Fiumicino, dell'ovovia Eur-Ostia e di altre amene sciocchezze, come un libro dei sogni che invece è il libro degli incubi.
L’Architetto si risente quando i cittadini prendono la parola, forse perché abituata a fare monologhi di slogan pubblicitari senza contradditorio. I soliti noti spiegano all’Architetto che senza alcun riferimento cartografico, senza dati dimensionali o analisi serie sui flussi turistici sono tutte chiacchere e non è nemmeno carnevale. I riferimenti evocativi ai cittadini non interessano. Che Roma, ed in particolare Ostia e l’entroterra, abbiano un patrimonio storico-artistico di altissimo livello lo sanno benissimo. Proprio per questo i cittadini non capiscono come il rilancio del turismo del territorio si voglia costruire su un parco a tema in area archeologica. E’ come se si volesse abbattere il Colosseo per ricostruirne uno nuovo in plastica rifinito in tutte le sue parti.
L’Architetto addirittura parla di un campo da golf di 80 ettari (!!!), la cui reperibilità forse è possibile dove è prevista la centralità di Acilia-Madonnetta o abbattendo gli alberi della pineta di Castel Fusano. Non vale la pena di riportare l’elenco dello scioccheziaro di questo dirigente, così come il comportamento del Consigliere Bonvicini che sembra prepararsi a fare la controfigura dell’animale nel Circo Massimo del nuovo parco a tema sulla Roma Imperiale. Allo stesso modo non vale nemmeno la pena di raccontare che l’aula si è desertificata prima della votazione della mozione su cui i Capigruppo erano tutti d’accordo nel dire il proprio no alle isole artificiali, facendo mancare così il numero legale.
Vale invece la pena sottolineare un aspetto importante. Da mesi attendiamo il famoso decentramento amministrativo, che coinvolge anche le scelte urbanistiche, e su cui il PDL ha costruito tutta la campagna elettorale e ottenuto il consenso degli elettori. Risulta non pervenuto e non perverrà nemmeno a breve. Nel frattempo però gli appetiti degli affaristi del quartierino ostiense si sono fatti sentire sui tavoli che contano, lasciando la cittadinanza, l’imprenditoria sana e la politica sana di questo municipio fuori. Ad esempio l'Ing. Renato Papagni, che nella mattinata di ieri faceva il bulletto sull'importanze delle isole, sostenendo che ne stava discutendo sui tavoli che non erano quelli del Municipio, che, secondo lui, non conta nulla. Le cose allora sono due: o qualcuno non ha capito l'importanza del progetto delle isole artificiali o le isole artificiali sono, come direbbe Fantozzi, "una cagata pazzesca".
Ricordiamo che chi deciderà se si faranno o meno le isole artificiali sarà la cittadinanza attiva e seria di questo territorio e non i finti imprenditori sputtanati dalle Iene.

Rimaniamo comunque dell'idea che le cinque isole portoghesi sono solo un paravento per coprire la borsa degli affari sottobanco che riguardano altre cose che non sono le isole artificiali … che, come tali … sono come la canzone di Bennato … l’isola che non c’è.