lunedì 19 luglio 2021
OSTIA, “CONTRATTO DI FIUME”: INGERENZA DEL MUNICIPIO X
mercoledì 16 giugno 2021
IL DEMOCRISTIANO MARIO FALCONI ESPRESSIONE SINISTRA
Ricordo, giusto qualche episodio (perché sono davvero troppi e tutti disdicevoli)
che dal 2010 abbiamo assistito agli sgomberi all'Idroscalo (*) per far posto al
progetto del raddoppio del Porto finito sequestrato e confiscato per bancarotta
fraudolenta a Mauro Balini, dove il direttore dei lavori era l'Ing. Paolo Solvi
(condannato nel processo Mondo di Mezzo) coordinatore della campagna elettorale
di Tassone e coordinatore UDC del Municipio X, per arrivare a Mafia Capitale.
Ora, le cose sono due: o Falconi era troppo impegnato da non aver tempo di
conoscere cosa stessero facendo i suoi 'coordinati' (mentre chiudeva protocolli
di intesa con Alemanno) e dunque il territorio non lo conosce, o lo conosce, ne
ha condiviso le vicissitudini politiche del suo partito e dunque si replica il
solito disegno degli ultimi 32 anni.
Abbiate pietà. Levate la parola sinistra.
___________
(*) ricordo che l’UDC non ha partecipato alla votazione dell’ordine del giorno
per la messa in sicurezza dell’Idroscalo di Ostia, per altro dovuta sul lato
fiume, mentre ha votato a favore, solo 13 minuti prima su un ODG del PD di
Nuova Ostia, opere previste già dalle amministrazioni precedenti e che non sono
mai state realizzate.
PS: Elezioni 2013 ipse dixit.
"Mi è stato chiesto da parte di autorevoli esponenti del Centro
democratico di impegnarmi in prima persona per le prossime elezioni
amministrative per il comune di Roma e soprattutto per il nostro Municipio.
Dopo ampia e meditata riflessione ho deciso di mettermi in gioco in questa
avventura, senza candidarmi, ma favorendo la formazione di una lista di giovani
donne e uomini , dando il mio pieno sostegno e appoggio incondizionato.
Chi come me vive ad Ostia da circa 45 anni, territorio in cui sono nati i miei
3 figli, dove ho operato e opero come medico sia all'ospedale G.B. Grassi che
nel territorio del X Municipio che considero mia vera patria, anche se
adottiva, non può non ribellarsi al degrado ambientale e sociale cui è
purtroppo giunto, sia per la scarsa attenzione del comune di Roma ai nostri
reali bisogni, sia per l'incapacità amministrativa locale di una dirigenza
mediamente inadeguata. Ci piacerebbe poter continuare ad "amare" un
territorio che per le sue caratteristiche ha delle enormi possibilità di poter
essere vissuto pienamente e felicemente e non anche "maledetto" per
le gravi carenze e inefficienze di cui è permeato.
Il primo successo lo abbiamo già conseguito con la partecipazione di Patrizia
Salis candidata del Centro democratico alle primarie nella coalizione di
centro-sinistra. Con pochissime giorni a disposizione abbiamo ottenuto che circa
1.100 cittadini siano andati nei vari uffici elettorali a scrivere il suo nome.
Con l'entusiasmo che tutti i candidati hanno manifestato, possiamo realmente,
votando la lista del Centro Democratico, contribuire ad un profondo cambiamento
gestionale del nostro municipio e anche del comune di Roma.
L’impegno che ho personalmente preso con tutti i componenti della lista del
Centro Democratico è che, anche se non candidato, sono e sarò sempre uno di
loro e che in ogni caso il gruppo di amiche e amici che abbiamo coinvolto non
si disperderà all'indomani della proclamazione degli eletti, ma continuerà ad
operare quale cittadinanza attiva e sarà non solo di supporto, con le proprie
competenze, agli amministratori pubblici eletti ma anche di verifica e controllo
del loro operato”.
domenica 13 giugno 2021
NUOVA OSTIA, CASE EX ARMELLINI: TUTTI FUORI IL 12 AGOSTO 2021
Dopo le palazzine della Larex a Via Fasan, arriva
l’ordinanza di sgombero per le palazzine ex Armellini. Tutti fuori entro il 12
agosto 2021. Con sentenza TAR Lazio 10833 del 4 luglio 2018 e pubblicata il
12/11/2018 si davano 90 giorni dalla pubblicazione della sentenza per
l’esecuzione del rilascio del complesso immobiliare (cioè fino al 12 febbraio
2019) e veniva nominato commissario ad acta il Prefetto. Con ordinanza 14076
del 9 dicembre 2019 veniva invece concessa, su richiesta del Prefetto, la
proroga del termine per l’esecuzione del giudicato di ulteriori 18 mesi, a
decorrere dalla scadenza del termine già assegnato dalla sentenza n.10883 del
2018 (cioè fino al 12 agosto 2020). Di nuovo il Prefetto ha richiesto proroga
il 5 marzo 2021, come da noi riportato , poi riconosciuta in altri 12 mesi
a decorrere dalla scadenza del precedente termine prorogato, cioè fino al 12
agosto 2021 con ordinanza 07028 del 9 giugno scorso e pubblicata l’11 giugno.
L’Amministrazione comunale a guida Raggi dunque ha avuto ben 3 anni dalla prima
sentenza per trovare una soluzione alloggiativa per le 5.000 persone che
“versano in condizioni di fragilità”. Nonostante le promesse della Sindaca già
a gennaio 2019 su un ipotetico acquisto degli immobili da parte del Comune di
Roma, la Raggi pensa solo a giocare con lo skate park, la pista ciclabile, la
fontana e il villaggio dello sport e a spacciare arte d’accatto a Nuova Ostia.
Non si comprende davvero con che coraggio l’Amministrazione continui a fingere
che nulla stia accadendo. Un comportamento davvero criminale. La bomba sociale,
come sempre, sta per esplodere in piena estate.
martedì 11 maggio 2021
NUOVA OSTIA, CASE DI VIA MARINO FASAN: CONDANNATA DI NUOVO ROMA CAPITALE.
venerdì 23 aprile 2021
La saga della “Fontana dello Zodiaco” ad Ostia meglio di Twin Peaks
La vera storia della Fontana dello Zodico ad Ostia.
Doveva essere riaccesa nel giorno del Natale di Roma e invece la Sindaca ha anticipato all’ultimo per evitare contestazioni. Un momento molto atteso da parte degli ostiensi, tagliati fuori insieme ai giornalisti e ai fotografi, trasformato in una saga degna di Twin Peaks.
Nelle puntate precedenti:
Il restauro della “Fontana dello Zodiaco” compare la prima volta nelle intercettazioni tra Luca Parnasi e il consigliere Paolo Ferrara nella vicenda “Stadio della Roma”. Viene restaurata grazie ad una interpretazione creativa del decentramento amministrativo dal Municipio X, nonostante non ne avesse la competenza. La fontana si trasforma in pertinenza stradale e così i soldi vengono presi dai fondi destinati alla manutenzione delle strade, in questi anni divenute vere e proprie piscine per i pneumatici e puntellate da cartelli con limiti a 30Km/h. I costi del restauro levitano di ben 4 volte, così come i tempi di consegna e di riapertura, e per giustificarsi, come perfette casalinghe di Voghera, si inventano che si tratta di “opera d’arte”, addirittura un “tesoro architettonico della Capitale”, un getto continuo di falsi che raggiungono l’altezza imperiale di Pier Luigi Nervi con lo scopo di enfatizzare il restauro, una vera e propria photoshoppata in perfetto stile grillino di Paolo Ferrara. Si tratta di un’opera pubblica, per quanto concerne la terrazza, dove è stata posizionata successivamente una vasca modesta con la funzione di serbatoio di riserva per l’impianto antincendio.
Il plot si fa sempre più intrigante. Il 20 aprile si arrabbiano tutti, persino i fotografi professionisti storici di Ostia, esautorati dall’Ufficio Stampa della Sindaca che riproduce in mondovisione scatti fotografici con l’orizzonte della Capitale d’Italia storto, lo stesso ufficio che ha confuso l’arena di Nimes con il Colosseo. Poi il dilemma: sono stati o no realmente restaurati i mosaici ad intarsio o sono dei falsi? Ferrara assicura che non ci sono mai stati mosaici.
I droni inquadrano gli zampilli di una vasca in cemento. Sullo sfondo solo abbandono e degrado, strutture fatiscenti e occupate da disperati. Una vasca in cemento appoggiata al centro di una terrazza nata esclusivamente per essere non un luogo di aggregazione bensì area scenografica del punto terminale di una strada ad alto scorrimento, ora priva anche di parcheggi. Tant’è che non ci sono panchine o zone d’ombra, ma solo telecamere per ora non funzionanti. Un set mordi e fuggi, il tempo di un selfie dopo aver parcheggiato l’auto in divieto di sosta sotto il sole di agosto. Perché questa è l’idea di città che ha questa amministrazione. Scenografica.
Mai fu più vero lo slogan del Comune “spaccioarte”, cioè roba tossica.
Solidarietà alla buon anima dell’ingegnere comunale Mario Ferrero, padre di quella fontana.
Tutti ne parlano, pochissimi ne conoscono la sua storia, la sua funzione e il suo ruolo urbanistico.
Per chi volesse non fare la solita figura de “#oggituttisovrintendenti” auguro buon proseguimento di lettura.
La manutenzione è inclusa nel mezzo milione di euro? No, non è stata prevista. Ora come allora.
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Il piazzale con la Fontana dello Zodiaco costituisce il
fondale scenografico di viale Cristoforo Colombo nel punto terminale di Ostia
Lido: frutto di una storia lunga e complessa avviata negli anni Cinquanta del
secolo scorso. La sua realizzazione rappresentò il punto di arrivo di una lunga
pianificazione urbanistica iniziata sin dai primi Anni Trenta quando Benito
Mussolini decise di espandere Roma verso il mare ideando la “via Imperiale”:
una grande arteria a due carreggiate e doppia corsia, inserita nel Piano
Regolatore del 1931.
La via, partendo dalla passeggiata archeologica presso le Terme di Caracalla,
doveva giungere fino a Ostia Castel Fusano. Nell’intento del capo del Governo
c’era anche quello di collegare il Lido di Ostia al nuovo quartiere dell’Eur,
progettato per accogliere l’Esposizione Universale che nel 1942 si sarebbe
dovuta svolgere a Roma, ma che, come noto, lo scoppio della Guerra non rese
possibile. Il Piano del ’31 – seguito da quello particolareggiato del 1931-1936
– prevedeva che il Lido diventasse un nuovo e moderno quartiere di Roma dotato
di tutti i servizi necessari affinché fosse abitato tutto l’anno ed entrasse in
tal modo a far parte della Capitale. Pertanto era necessario «prolungare il
Lungomare al lido di Roma lungo la Pineta di Castel Fusano fino all’incrocio
con la via Imperiale», come si legge in una nota ufficiale del Governatorato,
del 15 agosto 1939. Quindi gli assi di Ostia diventarono due: la via Ostiense
attorno alla quale si andava sviluppando il centro abitato e la via Imperiale,
nuovo limite dello stesso. Così venne abbandonata l’idea del fondatore di
Ostia, il senatore Paolo Orlando (1858-1943), che all’inizio del XX secolo
aveva avviato l’ambizioso programma di ‘rinnovamento’ del Lido, destinandolo a
«ridente borgata marittima» 1 . Nel 1938 fu avviata la costruzione della nuova
strada – all’epoca la più grande d’Europa - che però, per lo scoppio del
conflitto mondiale, venne completata solo nel 1954, anno in cui fu intitolata a
Cristoforo Colombo.
Nei primi anni Cinquanta quindi, in vista dell’apertura del lungo rettilineo,
si progettò anche la parte finale di questa via di comunicazione: una grande
terrazza che dava sul mare costituita da un enorme piazzale con rotonda
centrale di circa 4000 mq di superficie. Sulla terrazza sarebbe dovuta essere
posta una “fontana artistica”, scelta tra quelle dismesse depositate nei
magazzini della Ripartizione X Antichità e Belle Arti, progetto che non si
concretizzò. Infatti, i documenti, rinvenuti presso l’Archivio Storico
Capitolino, svelano che il progetto di abbellimento della “rotonda” ha avuto un
percorso “accidentato”, con ben due fasi distinte di lavorazione: in un primo
periodo la realizzazione del piazzale coi segni zodiacali, poi la costruzione
della fontana. Tra il 1953 e il 1955, uno scambio di lettere tra i diversi
Uffici comunali coinvolti nel progetto (A.C.E.A., Ripartizioni VI, X e XIII,
Assessorato preposto alle Municipalizzazioni e SS.TT.), rivelano intenzioni contrastanti
circa la volontà di costruire una fontana in loco. Il 26 marzo 1953 l’A.C.E.A.
(Azienda Comunale Elettricità ed Acque) comunicò alla Ripartizione X che, «in
occasione dell’inaugurazione del nuovo Acquedotto del Lido di Roma, alimentato
con acqua del Peschiera, si doveva provvedere per incarico della
Amministrazione Comunale alla costruzione di una fontana artistica al Lido, in
Piazzale Cristoforo Colombo». A tal proposito si «chiedeva di conoscere quale
fontana artistica depositata nei magazzini comunali» fosse adeguata allo scopo,
e si allegava uno schizzo quotato dell’area . La Ripartizione X rispose
all’A.C.E.A. il luglio successivo che «nessuna delle fontane artistiche
demolite esistenti nei magazzini può ritenersi adatta» e consigliava, inoltre,
considerata la posizione del piazzale di fronte al mare, di non eseguire una
fontana isolata. Nella nota si riferiva anche che si era a conoscenza che
l’Ufficio Tecnico della Ripartizione Lido stava predisponendo il progetto. Nelle
successive comunicazioni formali, tra il mese di luglio e agosto del 1953,
entrambe le Ripartizioni coinvolte, X e VI, suggerirono l’opportunità di
bandire un concorso pubblico: in particolare, la Ripartizione VI, specificava
che la competenza della scelta «fra noti artisti romani» doveva essere della
‘Sovrintendenza’ di allora. A tale richiesta, la Ripartizione XIII, rispose:
«la Direzione Tecnica non ha ritenuto utile inserire nel progetto esecutivo le
fontane decorative ai lati delle scale, in un primo tempo previsto, e ciò per
ragioni tecniche ed economiche». Esclusa quindi la costruzione di fontane, si
proseguì con la realizzazione del piazzale che avvenne in due tempi distinti.
In data 26 giugno 1951 la Giunta Municipale sottopose al Consiglio Comunale la
Delibera n. 978 - “Costruzione della terrazza a mare antistante il piazzale
Cristoforo Colombo” - sulla base della seguente premessa: «il Litorale di Castel
Fusano, al Lido di Ostia, va rapidamente sviluppandosi con il sorgere di
moderni e importanti stabilimenti balneari e che, data l’imminente attivazione
della quarta stazione ferroviaria litoranea, si rende ormai urgente e
necessario provvedere alla sistemazione della zona terminale del grandioso
viale Cristoforo Colombo (già via Imperiale), secondo quanto previsto dal piano
particolareggiato predisposto per la località». Successivamente alla
pubblicazione del bando, dopo due licitazioni andate deserte, a seguito della
Delibera n. 1839 del 7 maggio 1952, si rese ancora «necessario provvedere alla
definitiva sistemazione del piazzale» affidando l’appalto a un’impresa
specializzata nella realizzazione di grandi opere pubbliche. Per questo, con
trattativa privata, venne scelta la ditta di Calantoni Arnaldo - molto attiva
sul territorio romano negli anni Cinquanta - che, in data 8 gennaio 1953, firmò
il Contratto di Servizio con il Comune di Roma per l’affidamento di un “Appalto
dei lavori per la costruzione della terrazza a mare antistante il piazzale
Cristoforo Colombo al Lido di Ostia, suddiviso in due lotti”. Il primo
comprendeva: opere murarie, fognatura, il rilevato, il marciapiede e la
gradinata (verbale di consegna datato 26 gennaio 1953). Il secondo lotto,
consegnato il 25 luglio 1953, che riguardava il piazzale includeva: «opere in
travertino per fare pavimenti e recinzioni, opere in marmo per pannelli e
mosaico». L’esecuzione dei lavori, però, non fu consequenziale: una serie di
documenti allegati al Verbale di collaudo dell’opera del 7 maggio 1956 (inviato
dalla Ripartizione V Divisione Strade e Ponti, Roma Sud, alla Divisione I)
rivelano che essi vennero interrotti e che fu concordata anche una variante del
prezzo. Pertanto in data 16 marzo 1953 venne effettuata una perizia suppletiva
che stabilì, come nuovo termine utile per completare l’opera, il 15 dicembre
1954 con collaudo dopo un anno, in quanto si ravvisò «l’opportunità di
arretrare l’accesso della terrazza rispetto al filo stradale e di sollevare la
quota di pavimentazione onde ottenere una più completa visuale panoramica». I
lavori vennero quindi sospesi il 18 novembre 1953 – come si legge nel verbale
di riferimento - per apportare una variante finalizzata a rendere esteticamente
più gradevole il luogo ma anche per studiare un sistema migliore di smaltimento
delle acque pluviali. Si stabilì dunque, come evidenziato nella Relazione della
Ripartizione V (Divisione Lido del 16 marzo 1953) un “Nuovo prezzo per la
fornitura di lastre di pietra di Bagnoregio nei lavori della pavimentazione
della terrazza a mare antistante il piazzale Cristoforo Colombo al Lido di
Roma” per «migliorare l’estetica architettonica della pavimentazione della
terrazza a mare apportando la variante delle fasce e bordure in lastre di
pietra di Bagnoregio anziché in travertino onde realizzare con il colore bruno
di detto materiale un maggiore risalto congiunto ad un notevole effetto decorativo
dei motivi della pavimentazione sul campo chiaro del lastrame di travertino
lavorato; ad opera incerta». I lavori ripresero il 16 luglio 1954 e ultimati il
15 dicembre dello stesso anno, come confermato dal Direttore dei lavori nella
relazione finale del 12 ottobre 195514 . Pur non avendo trovato riscontro
sull’autore dei mosaici del piazzale, si ha certezza che la «fornitura e
collocazione in opera di pannelli a mosaico o a intarsi in travertino di Bagnoregio
con figurazioni dello zodiaco» venne effettuata dell’Impresa Colantoni
(intervento documentato nel “Registro di contabilità” della stessa ditta, in
data 29 ottobre 1953). Oltre ai segni dello Zodiaco, al centro del piazzale,
venne rappresentata l’immagine della rosa dei venti che, a seguito del
sovrapposizionamento della fontana, sparì. Tale simbolo, infatti, appare
disegnato a matita nel progetto grafico del piazzale. Ultimato il piazzale,
nell’aprile 1955, venne firmato un secondo contratto con l’Impresa Colantoni
Arnaldo: “Appalto dei lavori per la pavimentazione del marciapiede antistante
la terrazza a mare sita al piazzale Cristoforo Colombo al Lido di Ostia”. Il
Capitolato, allegato all’atto, fornisce informazioni tecniche dettagliate circa
l’esecuzione dei lavori elencando, in termini di costi, gli interventi da
eseguire e i materiali scelti, gli stessi utilizzati anche per il piazzale
pavimentato (pezzame di travertino e basaltina). Finalmente il 2 maggio 1955
anche il marciapiede venne portato a termine. Nell’agosto successivo, la
rivista del Governatorato Capitolium dedicò un articolo alla nuova costruzione
definendola «l'opera pubblica più notevole del nuovo centro balneare di
levante» e così descriveva il piazzale: «una pavimentazione in travertino,
decorata da grandi liste geometriche e dalla raffigurazione delle 12
costellazioni dello Zodiaco in pietra nera di Bagnoregio». Al centro della rotonda,
contornata dai segni zodiacali, faceva bella mostra di sé una rosa dei venti,
di cui rimangono 8 vertici.
Non avendo rintracciato alcuna documentazione in merito, unico riferimento
possibile è quello stilistico che rimanda ai mosaici in bianco e nero di età
imperiale presenti negli scavi di Ostia Antica, e che avevano un precedente nei
graffiti che decorano l’ex Palazzetto del Governatorato di Ostia (oggi sede del
Municipio X) affidati al prof. Umberto Calzolari dal progettista e architetto
Vincenzo Fasolo. Come si evince da quanto fin qui detto, la costruzione della
fontana avvenne in un secondo tempo, non troppo distante, anche con funzione di
serbatoio di riserva per l’impianto antincendio a servizio delle aree verdi del
vicino Parco di Castel Fusano: era costituita da due vasche circolari
concentriche, realizzate in muratura di mattoni, rivestite in cemento. «Si era
pensato di creare una fontana la cui vasca consentisse un accumulo d’acqua
capace di sopperire allo scopo originario», con un serbatoio di circa cento
metri cubi di capacità, alimentato mediante un pozzo artesiano da trecento litri
al minuto. A causa delle esigue risorse finanziare, si riuscì a realizzare
un’opera modesta, almeno per quanto riguarda la struttura architettonica,
utilizzando anche materiali di recupero. Infatti, il 4 novembre 1957 - come
riportano i quotidiani dell’epoca - la fontana del “Belvedere di Ostia”, venne
inaugurata alla presenza del Sindaco di Roma, Umberto Tupini, di fronte a un
pubblico stupito e plaudente «quando il primo zampillo si è innalzato per oltre
20 metri verso il cielo», insieme a musiche e luci. Gli effetti luminosi erano
ottenuti mediante 100 lampade, con potenza fino a 500 W, nascoste nelle nicchie
delle vasche, mentre il circuito idrico funzionava con l’ausilio di quattro
ugelli rotativi che si attivavano con un comando idraulico (l’incarico di
realizzare l’impianto di illuminazione era stato affidato all’A.C.E.A. ). Un
progetto avveniristico, ideato dall’ingegnere comunale Mario Ferrero, che
permetteva di aumentare e diminuire il getto d’acqua a seconda delle
circostanze: poteva raggiungere i 25 metri di altezza, creare effetti luminosi
spettacolari con cinque variazioni di colore, con accompagnamento di un
sottofondo sonoro. Era un sistema talmente complesso da gestire, da richiedere
una vera e propria regia guidata da una tastiera provvista di trenta comandi
(poteva essere telecomandato a distanza, dall’abitazione dell’ingegnere che la
ideò, non lontano dalla piazza stessa). Doveva essere un sistema permanente e
radiocomandato, anche dal pubblico che, tramite una gettoniera a pagamento,
avrebbe potuto creare effetti sonori e luminosi a proprio piacimento. Purtroppo
però, alla morte improvvisa dell’Ingegnere nel 1963, non si trovò un successore
che si prendesse cura del complesso meccanismo e la fontana cessò di brillare.
Diversi tecnici provarono a farla funzionare, ma nessuno ci riuscì, così «è
rimasta senza acqua, senza luci e senza musica». Tuttavia, cinque anni dopo la
morte dell’ideatore della fontana, il Comune decise di ripristinare gli
impianti luminosi ed elettrici dando l’incarico all’A.C.E.A. Nell’ottobre 1968,
con questo scopo, venne redatto un progetto per la «Nuova sistemazione
dell’impianto» volto a ridimensionare il suo funzionamento che prevedeva
l’eliminazione del telecomando. La fontana riprese a vivere. Di lì a poco però,
nel periodo dell’austerity, tutti gli impianti di illuminazione artistica della
capitale – e non solo - vennero spenti per motivi economici, quindi anche la
fontana di Ostia rimase oscurata per un lungo periodo. Come racconta un
testimone dell’epoca, Pietro Stocchi (Perito tecnico dell’A.C.E.A., progettista
responsabile dell’illuminazione pubblica, monumenti e fontane artistiche tra il
1980 e il 1990), la fontana tornò di nuovo a diffondere luce a metà degli anni
Ottanta. Con l’intento anche di diminuire il consumo energetico, in base alle
nuove normative introdotte, venne ridotto il numero di fari subacquei (che da
100 passarono a 20) e sostituiti con quelli a basso consumo, orientati in modo
da dare risalto ai getti d’acqua che si intrecciavano a forma di campana
assieme allo zampillo centrale. Le lampade, inoltre, erano collegate al sistema
di illuminazione pubblica stradale, mediante un timer che le teneva accese ogni
sera, per sei ore. Successivamente a questa importante opera di
riqualificazione, l’impianto idrico è stato ripristinato più volte, mentre la
pavimentazione, i cui materiali nel corso del tempo si erano notevolmente
deteriorati, hanno subito diversi interventi di restauro, tra cui i più
significativi, effettuati dal Municipio e dalla Sovrintendenza Capitolina ai
Beni Culturali nel 1993, nel 2001 e nel 2005. La fontana ha cessato di
funzionare definitivamente circa 10 anni fa, con conseguente interruzione
dell’accessibilità dell’area per questioni di sicurezza. Nel corso degli anni,
infatti, i fenomeni di degrado si sono ulteriormente accentuati sull’intera
superfice della pavimentazione, in particolare sulla decorazione a mosaico,
interessando inoltre la balaustra che la circoscrive. La fontana e la
pavimentazione con i segni zodiacali sono state oggetto di diversi interventi
di manutenzione nel tempo. Nel primo, risalente al 1993 a cura dell’Ufficio
Tecnico della XIII Circoscrizione, è stata incaricata dei lavori la ditta M.
Bigelli. L’intervento è consistito nel ripristino della fatiscente balaustra,
nel rifacimento della scalinata di accesso e dell’intonaco delle due vasche,
nella ripresa della pavimentazione della rotonda e dell’area antistante,
nell’integrazione delle porzioni mancanti di due segni dello Zodiaco
(probabilmente Cancro e Leone). Inoltre è stata installata una rampa di accesso
alla “rotonda” per persone con disabilità. Con il secondo intervento, avvenuto
a cura del Dipartimento XII di concerto con la U.O. Monumenti Medievali e
Moderni della Sovrintendenza Capitolina, ed eseguito nell’aprile-giugno 2001
dal consorzio Restaurea e dall’impresa D’Ortensi, sono state effettuate diverse
operazioni per recuperare alcune zone del mosaico che si presentavano in un
avanzato stato di degrado. Nello specifico si è proceduto al consolidamento dei
vari segni per la presenza di fenomeni di scagliatura e di fessurazione, e alla
tassellatura del Capricorno, Sagittario e Ariete che risultavano mancanti di estese porzioni di basaltina, mentre, dal segno
zodiacale dell’Acquario, sono state rimosse le sedimentazioni calcaree. Nel
dettaglio le operazioni eseguite sono state le seguenti: bendaggio temporaneo
delle aree in fase di distacco, pulitura di tutte le superfici, consolidamento
in profondità con malte idrauliche e pozzolana/cocciopesto superventilati,
integrazione delle parti mancanti in basaltina previa pulizia delle zone per il
nuovo allettamento della tassellatura, rimozione delle stuccature inidonee,
microstuccatura e stuccatura delle lacune e dei giunti, applicazione di un
protettivo superficiale. In quella circostanza è stata effettuata anche la
ripresa e la tinteggiatura del bacino più interno della fontana in cemento. Nel
marzo del 2005 un nuovo progetto di manutenzione, sempre a cura della U.O.
Monumenti Medievali e Moderni della Sovrintendenza, ha interessato ampie
porzioni di alcuni segni zodiacali risanando anche alcune parti della
pavimentazione in travertino. In particolare è stata ripristinata la
tassellatura di tutta la parte anteriore del Toro, che era andata totalmente perduta,
rimosse le stuccature inidonee quindi si è proceduto al loro rifacimento. Da
ultimo, sono state realizzate delle stuccature tra basaltina e travertino di
molti segni con malte fibrorinforzate, dopodiché sono stati consolidati in
profondità, con resina epossidica, i segni del Sagittario, della Bilancia e del
Leone che presentavano dei rigonfiamenti.
(dalla Relazione a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali in conferenza di servizi)
lunedì 19 aprile 2021
"OSTIA CRIMINALE": 77 MINUTI DI SMORFIA
mercoledì 14 aprile 2021
'SPACCIOARTE' E L'ASINO BENDATO
Solo amarezza a Nuova Ostia nel vedere un pullman verde girare in tondo per due ore sull'asfalto dissestato di piazza Gasparri, come un asino bendato alla mola. Attorno saracinesche abbassate da anni, tetti d’amianto e palazzi che cadono a pezzi, dove oltre 5.000 persone in fragilità sono sotto sgombero per uno dei più grandi scandali di Roma Capitale.
Affermare che l’asino bendato che raglia stornelli intonati sia un “messaggio forte e decisivo nella lotta a qualsiasi forma di illegalità … e sia il rilancio e il riscatto delle periferie” rende plastiche le parole di Thomas Reid, “non esiste più grande impedimento per l’avanzare della conoscenza che l’ambiguità delle parole”.
A Roma il tema casa è legato a doppia maglia a quello della legalità.
Un asino bendato, e per questo ‘scortato’ dalle forze dell'ordine, è apparso come un’orrenda operazione muscolare travestita da arte, un’applicazione selettiva, parziale e distratta della legalità.
Decenni di abbandono delle periferie non hanno generato un nuovo pensiero che ne chieda davvero il riscatto sociale in un quadro di ripristino della legalità a partire da chi la dovrebbe rappresentare.
La città ha bisogno di costruire, con il coinvolgimento pieno degli abitanti, un progetto di recupero sociale e fisico delle periferie per trasformarle radicalmente e in cui tutti, nessuno escluso, è chiamato a partecipare e a discutere. La buona cultura è l’unica via verso la buona politica.
E proprio perché la legalità è una cosa seria non può essere ridotta né a questioni meramente di ordine pubblico, né ad esibizioni folkloristiche o sedicenti operazioni di decoro spacciate per riqualificazione urbana. Richiede una strategia complessiva, che va dagli interventi sociali all’integrazione culturale e politica. Questa è la via maestra verso una sicurezza che non smantelli le garanzie, ma le faccia penetrare più profondamente nel tessuto cittadino, se questo era l’obiettivo.
Un’iniziativa come “Spaccio Arte” appare così solo una esibizione dello “zelo dei giusti” accecando qualunque approfondimento e dibattito politico. Una rappresentazione autocelebrativa di un sedicente primato morale, che riduce una questione complessa ad uno scontro bipolare che assume tratti classisti, nell’intento fallimentare di generare nei destinatari un obbligo morale ad aderirvi, per certificare la propria appartenenza alla schiera dei migliori e finendo per amplificare archetipi ancestrali e radicati.
La “periferia” è la città, che condivide con civiltà il medesimo etimo (civitas), “la villa (cascina, podere e, per sineddoche, la campagna tutta) partorisce non solo il villico, ma anche il villano e l'inglese villain, cioè l'antagonista, il malvagio, l'irredimibile cattivo delle fiabe”, una narrazione tra le più semplicistiche, banali e scontate di una politica non più presente a se stessa.
L’obiettivo non era neppure quello di misurare la qualità della “gente” meritevole perché diligentemente plaudente. Anzi, il flop inevitabile serviva a rafforzare la narrazione di una periferia omertosa e pertanto silente. Non c’era dunque alcuna speranza di “riscatto” per quella “piazza dello spaccio”. E se i residenti avessero gettato pomodori dalla finestra e gridato ‘vergogna che ci fate vivere in queste condizioni abitative’ avrebbero confermato comunque la narrazione che li vuole mafiosi e violenti.
Il politico buono non è quello onesto e il popolo buono non è quello che fa i compiti a casa senza interrogarsi sulla bontà del progetto politico sotteso.
Quell'asino bendato che si aggira nelle piazze di spaccio non dovrebbe stornellare, ma essere un urlo dionisiaco.
Confondere il proprio ruolo politico travestendosi da vigile di quartiere canterino per due ore ha sancito il fallimento delle politiche di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine e quello politico da parte dell’amministrazione, in cui permangono le condizioni politiche che ostacolano l'adesione alla legalità.
L’iniziativa non è riuscita nemmeno ad essere una valvola di sfogo simbolica e mutilata in tempi pandemici così difficili, ancora più difficili nelle “periferie”, e nemmeno è riuscita ad allestire nel virtuale la sceneggiatura di uno spazio pubblico verosimile e sempre deformabile a comando.
Questa idea di ‘spacciare’ arte su un mezzo dell’ATAC (scopiazzata malamente da altri) risponde ad una delle regole fondamentali dell'insiemistica, non si può salvare qualcuno condannando tutti. E quella piazza era già condannata. Per altro tradisce l'illusione di superare la fatica del confronto e della riflessione politica per agganciarsi a un principio insindacabile, incorruttibile e superiore, cioè quella del politico buono perché onesto. La “cosa giusta” infatti non è discutibile, non è opinabile, non si può parlarne, non la si può dibattere, non la si può criticare. Se lo si fa si diventa nemici del “giusto” e quindi malvagi, criminali, fiancheggiatori. Si può solo tacere portando la croce dell’omertoso.
E come gli antichi monarchi, le ‘autorità’ presenti, come un codazzo ad un funerale, si sono ingraziate l’appoggio dell' ‘autorità’ religiosa per accreditare i propri messaggi. E così abbiamo visto il prete accanto alle ‘autorità’, ma non quello di Santa Monica, bensì di San Basilio.
Così è, se vi pare.
lunedì 29 marzo 2021
SKATEPARK DI OSTIA: "NON POTRÀ OSPITARE GARE INTERNAZIONALI"
Interpellata la FISR, così risponde:





