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giovedì 29 aprile 2010

Il revisionismo "chiagne, chiagne e poi futte" … tutti

Il 1° Maggio ad Ostia, come in molte città, i negozi saranno aperti perché c’è “la crisi economica” e “si tratta di un sabato d'inizio mese, la gente ha lo stipendio in tasca e può spendere”, dicono dalla Confesercenti. Dunque la festa del lavoro la si celebra lavorando e spendendo. Chi non può fare né l’una né l’altra cosa, guarderà le vetrine o andrà al concertone del 1° Maggio a Roma centro.

In pochi giorni ad Ostia accadono due fatti importanti.
La festa della Liberazione diventa la festa della Libertà, furbescamente evocativa del Popolo della Libertà, di fronte alla stele dei caduti di tutte le guerre, con tanto di omissione delle parole nazifascismo e partigiano e identificazione dei cittadini che hanno cantato “Bella Ciao”.
La festa del lavoro diventa la festa del consumo, in un quartiere di Roma che ha un numero impressionante di sportelli bancari.
In effetti una cosa è certa: c’è crisi, “c’è grossa crisi” come direbbe Qelo, non tanto e non solo economica, ma soprattutto neuronale e, visto che è primavera, una ‘curetta’ per la memoria sarebbe opportuna.
Mentre va in onda un revisionismo storico che sa di falso, di artificioso e di rancoroso, si trova una mediazione per la manifestazione di CasaPound del 7 Maggio.

L’importante è mediare … anche con la Storia. Peccato che questo tipo di mediazione renda tutti meno liberi e più poveri, alla faccia del Popolo della Libertà e dei portafogli pieni il primo sabato del mese.
Chissà se il 1° Maggio ad Ostia celebreranno la giornata del lavoro mettendo un insegna con su scritto “Arbeit macht frei” (“Il lavoro rende liberi”).

venerdì 23 aprile 2010

I cortigiani della denigrazione della Resistenza

Saranno tutti lì, consiglieri di centro-destra e di centro-sinistra del XIII Municipio, a deporre le corone per i "caduti di tutte le guerre" il 25 Aprile, a riprova che non c’è rispetto per la verità. Come disse Revelli il 25 Aprile è diventato ‘terra di nessuno’.
Tutti uguali. I morti partigiani e i morti combattenti di Salò, la morte di Matteotti e quella di Gentile, i morti di San Sabba e quelli delle foibe. Peccato che il 25 Aprile “giudica” il comportamento dei vivi, di chi era affianco dei nazifascisti. E’ la festa della liberazione dalla dittatura e della speranza di un mondo giusto e libero e non la festa della riconciliazione nazionale fra oppositori e sostenitori del regime fascista. Dall’antifascismo e dalla Resistenza è nata la Repubblica e la Costituzione Italiana, quella che, con la complicità e il silenzio di troppi, viene picconata ogni giorno da Berlsconi & C.

Chiunque partecipi a questo revisionismo storico è colpevole oltre che complice. I morti non sono tutti uguali perché non erano uguali le idee e i valori per cui sono morti.
Pertanto, cari compagni o amici, cortigiani della denigrazione della Resistenza, consiglio di seguire Berlusconi, che come disse un giorno “Mussolini mandava gli antifascisti in vacanza sulle isole”, perché sta per organizzare un viaggio anche per voi. Portatevi una sana lettura: un libro di storia contemporanea.

Evito di commentare il comportamento dell'ANPI nel XIII Municipio. Credo che i partigiani, quelli veri, quelli morti, si stiano rivoltando nella tomba a vedersi commemorati insieme ai repubblichini e ai nazisti, ai vigliacchi e alle spie, che hanno combattuto.

martedì 5 gennaio 2010

Revisionismo che fa rima con craxismo

Oggi il Giornale di Ostia ha pubblicato la lunga lettera del segretario circolo socialista "Andrea Costa", nonché ex Presidente del Municipio XIII, Gioacchino Assogna. Alcuni brevissimi passaggi (presi fuori dal contesto dell'intera lettera) forse sono anche condivisibili, ma affermare che Craxi e il craxismo abbiano lasciato il segno di una sinistra moderna ed innovativa è davvero di quanto più lontano dalla verità. Tra l'altro Assogna dimentica che quasi tutti i transfughi del PSI entrarono in FI. Accostare poi Nenni a Craxi è come accostare la cioccolata con gli escrementi solo perché hanno lo stesso colore.
Non me ne voglia Gioacchino, ma forse quando c'era Craxi lui stava nel piccolo e ridente borgo di Ostia Antica e non, come me e molti altri, a Milano, che quel periodo se lo ricordano benissimo, soprattutto ricordano perfettamente cosa accadeva nel suo ufficio o a casa sua in Via Solari.
In tempi di revisionismo immemore, un po’ di storia e le affinità elettive col premier attuale che Assogna nega esistano.

paula de jesus - un'ex elettrice del PSI

Craxi: i conti che non tornano
Craxi? Non solo corruzione: né riformatore, né statista
Gianfranco Pasquino - http://domani.arcoiris.tv/, 3 gennaio 2010