Dalle urne potrebbe uscire la sorpresa degli outsider come Bozzi (Calenda) e De Jesus in corsa con REvoluzione Civica.
Il M5S non ricandida l’uscente Di Pillo. Al suo posto, il vice Alesssandro Ieva. Il PD deve cancellare l’onta di Tassone. Il centro destra compatto su Monica Picca.
IL FOCUS
Voglia di riscatto di un territorio bello e dannato. Passa anche dalle elezioni amministrative nel Municipio X, quello di Ostia, il rilancio del mare di Roma che ancora combatte la sua crisi di identità. Troppo grande per essere considerato solo un quartiere – considerato per estensione e numero di abitanti la seconda città del Lazio e la dodicesima italiana – troppo legato alla Capitale per essere una realtà a se. Eppure mire autonomiste più volte si sono affacciate sulla costa ma due referendum falliti hanno allontanato la tentazione indipendentista. Venti che soffiano però a (quasi) ogni elezione, sospinti da candidati e da gruppi di cittadini che pretendono un cambiamento e più risorse. In un contesto dove alle bellezze della città-giardino con le ville liberty sul lungomare e ai tramonti da incorniciare, c’è il contraltare del mare che non si vede – ingabbiato da muri e ringhiere – e la criminalità organizzata che, seppur indebolita dalle operazioni di polizia e carabinieri, continua a controllare i suoi affari. Quattro anni fa, le elezioni di Ostia salirono alla ribalta delle cronache per la testata di Roberto Spada – reggente del clan, secondo i pm – ai danni del giornalista della Rai. Oggi, metà degli appartenenti allo cosche locali sono in carcere e a tenere banco è la polemica sul cantante neomelodico Niko Pandetta che strizzando l’occhio ai boss di Cosa Nostra costruisce la sua carriere, per poi redimersi. La presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo, ha annunciato l’annullamento di quel concerto ma alle parole sono tardati a seguire i fatti: nessun atto è stato recapitato al rapper che ha comunicato la sua intenzione di essere comunque presente domani sera negli spazi allestiti proprio dal Municipio. Ennesimo scivolone, dopo le tante gaffe del luogotenente M5S a Ostia, Paolo Ferrara, che tra un’immagine ritoccata su photoshop e un giretto in monopattino prova a tenere a briglia i pentastellati (elettori e consiglieri) in quella che oggi rappresenta una delle roccaforti grilline della Capitale. Per Giuliana Di Pillo esclusa dalla corsa alla presidenza, ci potrà essere un posto in aula, essendo candidata al Consiglio. Al suo posto, quello che in questi anni è stato il suo vice Alessandro Ieva: “Il nostro obiettivo è la vittoria al primo turno. Rispettiamo tutti i nostri avversari, ma crediamo di possedere un valore aggiunto rispetto agli altri schieramenti in campo”, ha dichiarato in più occasioni. In casa del centrosinistra, sarà Mario Falconi, medico di lungo corso e già presidente dell’ordine dei medici di Roma, a dover convincere cittadini ed elettori che quello che è successo al PD di Andrea Tassone sarà solo un ricordo lontano. Anche se due della sua lista dem hanno fatto parte dell’amministrazione guidata dal presidente arrestato e condannato in via definitiva per corruzione. A sostenere Falconi anche l’ex – o forse non più ex – sacerdote Don Franco De Donno: “Speriamo in un assessorato, altrimenti potrei tornare a dire messa”, ha fatto saopere. Il centrodestra compatto su Monica Picca, esponente della Lega dopo decenni di militanza e di incarichi ricoperti in Fratelli d’Italia. Nel partito di Salvini e dintorni , già si è al lavoro per una possibile giunta in caso di vittoria con i meloniani e Forza Italia pronti a rivendicare un ruolo di primo piano nel dream team di governo. Ai primi andrebbe la vicepresidenza: a contendersela Pietro Malara e il veterano Pierfrancesco Marchesi, agli azzurri un assessorato forte come urbanistica e turismo. Tra i papabili, spunta il nome di Renzo Pallotta.
COLPI DI SCENA
Ma dalle urne non si escludono colpi di scena. Soprattutto ad Ostia, dove le liste civiche potrebbero far breccia nel cuore degli elettori alla stregua dei partiti nazionali. A cominciare da Andrea Bozzi in campo per Azione di Calenda e un passato da consigliere impegnato sull’autonomia. Si presenta da outsider Paula De Jesus, urbanista in lista con REvoluzione Civica di Monica Lozzi e un trascorso (ma anche presente) di mille battaglie civiche; dalla guerra al Lungomuro, alla trasparenza amministrativa soprattutto negli anni più complicati dell’amministrazione locale. A completare il quadro, Nicolas Gabrielli è sostenuto da Partito Comunista Marco Rizzo; Bruno Leonarduzzi Duranti da Potere al Popolo; Claudio Ridolfi da Il Popolo della Famiglia e Pietro l’Erario da Riconquistare l’Italia.
(Mirko Polisano per Il Messaggero, 16 settembre 2021)
#REvoluzioneCivica #pauladejesuspresidentexmunicipio #Roma2021
giovedì 16 settembre 2021
I “CITTADINI DI OSTIA CHE SI APPELLANO AL PREFETTO” DI CUI PARLA IL MESSAGGERO SIAMO NOI DI REVOLUZIONE CIVICA.
Mentre tutti fanno promesse senza conoscenza alcuna del problema e sfilate a favore di telecamera a Nuova Ostia, in silenzio, senza selfie e video, NOI di REvoluzione Civica siamo riusciti a far sistemare l’ascensore del civico 24, ma non ci arrenderemo finché anche l’ascensore di Via Vincon 22 non sarà riparato. E’ una vergogna, uno scandalo osceno, che Danilo, 23 anni, sia prigioniero in una casa del Comune di Roma, la Capitale d’Italia. Abbiamo già denunciato i giorni scorsi il VERGOGNOSO appalto degli ascensori nel Municipio X (*).
Se volete che tutto rimanga come adesso, continuate a votare quelli di prima!
“Danilo devo uscire di casa. E’ un suo diritto”. C’è un intero quartiere , quello di Ostia Nuova, che da giorni fa il tifo per questo ragazzo di 23 anni che combatte da settimane con un ascensore rotto che gli impedisce di uscire di casa. Prigioniero tra le mura domestiche in un palazzo del Campidoglio. E i residenti chiedono l’intervento del Prefetto. Succede a Roma, Capitale d’Italia nel 2021 dove le Istituzioni non rispondono neanche più al call center e di interventi non se ne parla. Danilo riesce ad andare a scuola – la mattina – o al centro riabilitativo grazie alla forza di papà Roberto che ogni giorno, tranne il giovedì che lavora di pomeriggio, lo porta giù dove lo attende il pullmino che lo accompagnerà in classe. Una fatica immensa che però non pesa a questo papà dal cuore immenso e dalle braccia tanto grandi da tenere tutto l’amore per un figlio. Ad accompagnarlo con il pensiero e lo sguardo anche mamma Concetta che non sta tranquilla finché le ruote della carrozzina di Danilo non toccano terra. “Non ce la facciamo più con questa odissea – dice mamma concetta – possibile che nessuno possa intervenire ad aiutarci?”. Accanto a loro c’è tanta gente. Sono i residenti di Via Vincon, 22 dove abita Danilo e la famiglia. “Siamo tutti con lui – dicono gli inquilini scesi in strada per manifestare il loro dissenso contro la mancata riparazione degli ascensori – stare a casa deve essere un piacere, non un obbligo. Come Danilo ci sono tante persone che da settimane sono prigioniere nelle abitazioni perché non riescono a salire le scale”. Tanti i solleciti arrivati al Dipartimento del Campidoglio e al call center dedicato, ma purtroppo di un vero intervento strutturale nemmeno l’ombra.
LA MOBILITAZIONE
“Le abbiamo provate tutte – prosegue mamma Concetta – purtroppo non sappiamo più a chi rivolgerci. L’altro giorno volevo approfittare di questi ultimi attimi di sole per poter portare Danilo al mare, ma non ce l’ho fatta a scendere. Purtroppo ogni volta è un gran dolore” Il vento di scirocco in questi ultimi giorni d’estate batte sulle facciate delle case popolari in questo quadrante di Ostia, dove il malaffare continua a fare i suoi interessi. La salsedine corrode ancora di più infissi e cornicioni che cadono a pezzi. “Qui si sono dimenticati di noi” sostiene una donna ormai sfiduciata soprattutto dalle istituzioni. “Quello che non capiscono – aggiunge un altro condomino – è che non è solo una questione di diritti, ma di rispetto ed è una battaglia di civiltà”. “Qui ci sono persone che non possono uscire in abitazioni del Comune di Roma, che situazione è questa?” afferma Luciana che vive in quegli stabili?
L’INIZIATIVA
Così un gruppo di coraggiosi cittadini si è fatto coraggio e ha impugnato carta e penna per scrivere al Prefetto di Roma “Si chiede al Prefetto – si legge nella nota – di intervenire, per quanto di competenza a ripristinare il corretto esercizio del combinato di una manutenzione ordinaria e straordinaria, secondo quanto previsto e a capo dei diretti interessati, risolvendo in particolare la questione relativa agli edifici capitolini (Larex e Moreno Estate) che distraggono fondi destinati ai beni immobili di Roma Capitale”. “A Danilo vogliamo bene e lo vogliamo incontrare di nuovo in strada” Anche in casa, Danilo non è solo.
(Mirko Polisano, Il Messaggero PAG. 63 CRONACA DI ROMA)
(*) https://www.facebook.com/104572441771147/posts/187359596825764/
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#pauladejesuspresidentexmunicipio
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DIRITTI CIVILI E POLITICHE CULTURALI PER LO SVILUPPO DEL MUNICIPIO X
Nel nostro Municipio sono presenti importanti realtà come la Biblioteca Elsa Morante e la Sandro Onofri. E’ importante potenziare il ruolo di queste istituzioni in un ottica di rete con gli istituti scolastici e il Polo di Ostia dell’Università di Roma Tre.
La proposta di REvoluzione Civica.
PER NON GETTARE LE PERLE AI ‘PORCI’…
“Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”, così si esprimeva efficacemente Matteo in un celebre passo del suo Vangelo. Più del 10% della popolazione del nostro Municipio è costituito da emigrati, in particolare romeni, srilankési, polacchi, ucraini, egiziani, cinesi. Ma prima ancora di questi sarebbero da ricordare i maggiormente ‘vicini’ provenienti dalle più diverse regioni d’Italia come i romagnoli, quei braccianti della prima cooperativa italiana, quegli ‘eroi’ che bonificarono il territorio ostiense.
Un territorio non è semplicemente uno ‘spazio’; e le culture identitarie presenti in esso sono risorse individuali e collettive fondamentali per le azioni e le politiche di sviluppo locale. Sono quelle ‘perle’ a cui si può ricorrere per dare priorità alle azioni e i programmi che tendano a recuperare, rileggere, reinterpretare le strutture consegnataci dalla memoria storica del passato, anche non troppo remoto, che condizionano il presente e in una prospettiva di cambiamento migliorativo. Non per uno, non per pochi. Per tutti.
Questo perché:
il presente, non è una sommatoria di ‘elementi’ compresenti, ma l’esito del continuo mixage di immagini, valori, rappresentazioni, miti di continuo rielaborati da soggetti spesso in transizione di identità;
le azioni di sviluppo della qualità della vita nel nostro territorio, quelle veramente pertinenti e utili, devono rispondere ai bisogni della popolazione su di essa presente e che è la vera erede di un patrimonio culturale complesso e plurale;
è indispensabile tracciare nuovi percorsi per la creazione culturale di messaggi, immagini, codici comunicativi che siano in grado di favorire l’integrazione e dare prospettive di futuro a individui, gruppi generazionali, famiglie, e le comunità già pesantemente influenzate e condizionate da una comunicazione mediatica che appiattisce tutto e svalorizza le differenze.
Nel nostro Municipio sono presenti importanti realtà come la Biblioteca Elsa Morante e la Sandro Onofri. E’ certamente importante potenziare il ruolo di queste istituzioni sfruttando meglio le tecnologie informative e comunicative – impensabili solo pochi decenni fa – per far si che le biblioteche, in un ottica di rete con gli istituti scolastici e il Polo di Ostia dell’Università di Roma Tre, siano i punti di accesso non solo ad una imprevista biblioteca globale e a un patrimonio librario e documentario che gratuitamente si offre alla fruizione attiva di tutti; ma anche, e soprattutto, alla possibilità di costruire o di appartenere a una viva comunità di interessi, di lingue, di ethnos, di orientamenti e di gusti, che rompono ogni chiusura localistica, per aprire ogni persona e la collettività presenti nel Municipio all’universalismo più autentico, proprio di una umanità che riscopre se stessa. Ecco perché occorre fare resistenza a ciò che divide e connettere ciò che è separato…per non gettare le perle ai porci!
Gianluca Piscitelli
Candidato Consigliere al Municipio X
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martedì 14 settembre 2021
OSTIA, PASTICCIO PISTA CICLABILE: SI DOVRÀ SFASCIARE TUTTO
L'ultimo scandalo della pista ciclabile: 800mila euro sottratti dagli interventi previsti per evitare gli allagamenti delle strade del Municipio. Tutti dirottati da un anno sul Lungomare e mai spesi. Un appalto aggiudicato questo febbraio dalla MAS Edilizia della durata di 8 mesi che prevede la posa in opera di 2.240 metri di tubo drenante e pozzetti assorbenti, mai partito ma che si dovrà fare, sfasciando tutto quanto finora realizzato.
Motivo del ritardo? Campagna elettorale: fare prima le opere di drenaggio avrebbe impedito di finire la pista ciclabile in tempo per l'ennesima finta inaugurazione in campagna elettorale. Responsabili dello scempio? Giuliana Di Pillo e Alessandro Ieva, uscente e candidato presidente M5S per il Municipio X, firmatari della delibera di giunta n.44 del 27 novembre 2020 con cui si sono autorizzati i lavori.
Siamo a pochi giorni dall'autunno e dunque dalle grandi piogge. Ostia e l'entroterra si allagheranno più di prima per mancanza di 4 anni di interventi, a parte le fantozziane 'photoshoppate' di Paolo Ferrara.
Per quella pista sono stati spesi 300mila euro per la 'verniciata' iniziale e tolti altri 1,8 milioni dai lavori previsti al mercato dell'Appagliatore per fare l'attuale 'ferita rossa' alla viabilità. A questi si aggiungono 800mila euro ancora non spesi come sopra detto.
Totale costo della pista ciclabile, nata per fare le vasche: 3MLN di euro, 1.500 euro al metro. Una vergogna!
Se "quelli di prima" sono stati capaci di rubare, "questi di adesso" sono stati incapaci di fare, dilapidando i soldi pubblici.
Addirittura, si legge nella relazione tecnica firmata da Nicola De Bernardini (ex direttore Municipio X, oggi Vice Capo di Gabinetto Vicario. della Raggi), che il ripristino dello scavo per la posa dei tubi sarebbe a carico non della MAS Edilizia ma della ditta realizzatrice della pista. Quindi le cose sono due: o i lavori di drenaggio non si faranno mai lasciando la pista allagabile, o si dovrà sfasciare tutto e ricominciare daccapo. Falso, come al solito, quanto affermato dal ciarliero Paolo Ferrara che le opere di drenaggio si realizzeranno sui marciapiedi: la relazione tecnica (prot. CO/115503/2020), documento di gara, parla della sede della pista ciclabile. O imbroglieranno anche su questo?
Un incapace è capace di tutto e il M5S di Ostia lo ha ampiamente dimostrato. Ecco perché serve una REvoluzione Civica nel Municipio X. Ecco perché ci saremo con le carte in mano all'evento organizzato da "Gruppo di Ostia STOP: ciclabile sì, ma non così", mercoledì, 15 settembre, ore 18 presso lo stabilimento Urbinati, a sbugiardare le "fake news" del M5S costruite intorno a questa sedicente quanto dannosa pista ciclabile.
Paula de Jesus
Candidata Presidente Municipio X
#REvoluzioneCivica
#pauladejesuspresidentexmunicipio
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Motivo del ritardo? Campagna elettorale: fare prima le opere di drenaggio avrebbe impedito di finire la pista ciclabile in tempo per l'ennesima finta inaugurazione in campagna elettorale. Responsabili dello scempio? Giuliana Di Pillo e Alessandro Ieva, uscente e candidato presidente M5S per il Municipio X, firmatari della delibera di giunta n.44 del 27 novembre 2020 con cui si sono autorizzati i lavori.
Siamo a pochi giorni dall'autunno e dunque dalle grandi piogge. Ostia e l'entroterra si allagheranno più di prima per mancanza di 4 anni di interventi, a parte le fantozziane 'photoshoppate' di Paolo Ferrara.
Per quella pista sono stati spesi 300mila euro per la 'verniciata' iniziale e tolti altri 1,8 milioni dai lavori previsti al mercato dell'Appagliatore per fare l'attuale 'ferita rossa' alla viabilità. A questi si aggiungono 800mila euro ancora non spesi come sopra detto.
Totale costo della pista ciclabile, nata per fare le vasche: 3MLN di euro, 1.500 euro al metro. Una vergogna!
Se "quelli di prima" sono stati capaci di rubare, "questi di adesso" sono stati incapaci di fare, dilapidando i soldi pubblici.
Addirittura, si legge nella relazione tecnica firmata da Nicola De Bernardini (ex direttore Municipio X, oggi Vice Capo di Gabinetto Vicario. della Raggi), che il ripristino dello scavo per la posa dei tubi sarebbe a carico non della MAS Edilizia ma della ditta realizzatrice della pista. Quindi le cose sono due: o i lavori di drenaggio non si faranno mai lasciando la pista allagabile, o si dovrà sfasciare tutto e ricominciare daccapo. Falso, come al solito, quanto affermato dal ciarliero Paolo Ferrara che le opere di drenaggio si realizzeranno sui marciapiedi: la relazione tecnica (prot. CO/115503/2020), documento di gara, parla della sede della pista ciclabile. O imbroglieranno anche su questo?
Un incapace è capace di tutto e il M5S di Ostia lo ha ampiamente dimostrato. Ecco perché serve una REvoluzione Civica nel Municipio X. Ecco perché ci saremo con le carte in mano all'evento organizzato da "Gruppo di Ostia STOP: ciclabile sì, ma non così", mercoledì, 15 settembre, ore 18 presso lo stabilimento Urbinati, a sbugiardare le "fake news" del M5S costruite intorno a questa sedicente quanto dannosa pista ciclabile.
Paula de Jesus
Candidata Presidente Municipio X
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SOCIALE E DIRITTI - I VOLTI DELLA VIOLENZA
La violenza sulle donne si manifesta in molte forme e, oltre ad essere un grosso problema di sanità pubblica, è una palese violazione dei diritti umani.
Soltanto ad Ostia, a fronte di un calo significativo degli omicidi, si è registrato un forte incremento di femminicidi, dal 35,2% del 2019 al 41,1% del 2020. Dato ancora più scioccante è che a questa impennata non ha corrisposto l’aumento delle denunce presso le autorità competenti, ed è diminuito il numero delle donne che si sono rivolte allo ‘sportello rosa’ dell’Ospedale Grassi. Se esiste una violazione dei diritti umani è ovvio che a questa consegue una compromissione dell’esercizio dei diritti civili – quanto meno nelle peculiari espressioni di libertà personale e di pensiero – le donne, in particolare, strette dalla morsa tra una cultura ancora fortemente ‘machista’, il disagio annichilente legato alla ‘povertà’ delle proprie risorse socio-relazionali e la disattenzione delle istituzioni. Tra le violenze subite dalle donne, la più comune avviene all'interno della relazione con il partner (si tratta di violenza fisica, psicologica; di abusi sessuali e, appunto, nei casi più estremi di femminicidio). Purtroppo, è assai difficile prevenire e intervenire nei casi di violenza domestica.
Fuori dal più stretto contesto familiare, la violenza ha spesso i caratteri dell’abuso sessuale, dello stalking, delle molestie per strada e sul lavoro, del revenge-porn. Proprio per il complesso di inferiorità conseguente agli abusi costanti, le vittime raramente denunciano, e se individuate spesso difendono il persecutore, perché sono state condizionate a ritenere che la violenza sia una forma d’amore e perché la loro autostima è talmente bassa da convincerle che non potranno farcela senza il loro partner. Quindi, bisognerebbe che chi opera nei servizi socio-sanitari fosse sensibilizzato a riconoscere i sintomi e depistare i fattori di rischio. In relazione a una sofferenza mentale e relazionale non spiegabile, dobbiamo pensare a una violenza domestica quando vi sono problemi emotivi continui, quali stress, ansia, depressione. Un’altra spia sono i comportamenti autolesivi, quali abusi di alcool di droghe o di farmaci, e i pensieri o i tentativi di automutilazione e di suicidio.
Ci si può chiedere se l’uscita dal confinamento dovuto alla pandemia allevierà la situazione per le donne che, durante il lockdown, hanno subito un peggioramento della violenza domestica. La risposta è difficile, perché se da un lato l’uscita da casa (con la ripresa di una vita ‘normale’) allevierà il controllo patologico da parte dei persecutori; dall’altra, i comportamenti ripetuti tendono a radicarsi, e l’insicurezza di sé sperimentata nel lockdown potrebbe perpetuarsi. I sanitari, medici di famiglia e medici di pronto soccorso, in primis, dovrebbero valutare quali sono i fattori di rischio del crescendo della violenza, e qui entrano in gioco anche i consultori famigliari.
Il consultorio familiare fa parte della rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, sociosanitari e socio-assistenziali (centri antiviolenza, telefono rosa antiviolenza e antistalking) che collaborano per un modello integrato di intervento. Ci si potrebbe chiedere: perché potenziare la rete dei consultori familiari? Perché i Consultori Familiari fanno parte, e lo sono a partire dalla costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, della rete dei servizi di base del territorio del Dipartimento delle Cure Primarie e Integrazione Socio-sanitaria.
Mai come in questi mesi dell’emergenza sanitaria covid-19, in tante occasioni, è stato evidenziato che devono essere potenziati i servizi territoriali di base. Le ragioni per cui sono da potenziare non sono nuove ma vanno ribadite con chiarezza: i consultori sono servizi ad accesso diretto e gratuito; garantiscono assistenza, consulenza, ascolto; promuovono la salute dei singoli e della comunità; sono caratterizzati da un approccio olistico alla salute e dall’integrazione con gli altri servizi sanitari e sociali del territorio. Ma alle parole, devono seguire i FATTI!
Gianluca Piscitelli
Candidato Consigliere al Municipio X
#REvoluzioneCivica #pauladejesuspresidentexmunicipio #Roma2021
lunedì 13 settembre 2021
PHOTOSHOPPATE IN TOUR DI PAOLO FERRARA
Porello, proprio non ce la fa mai a dire la verità. Passa il suo tempo a photoshoppare la realtà. Che tenerezza.Quando si raccontano favole bisogna stare attenti ai dettagli.
Ricordiamo al "mascalzone" e "cialtrone", che le ville demolite sono 18. Otto al Quadraro (demolite da Monica Lozzi e non dalla Regggina di Roma), 7 a Gregna Sant'Andrea (abbattute sempre da Monica Lozzi) e 3 se le sono autodemolite i Casamonica, dopo essersi recati presso gli Uffici del Municipio VII, governato da Monica Lozzi.
Quindi, nessuna delle ville è stata demolita dall'immmmensa Virginia.
Paula de Jesus
Candidata Presidente Municipio X
#Roma2021
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Ricordiamo al "mascalzone" e "cialtrone", che le ville demolite sono 18. Otto al Quadraro (demolite da Monica Lozzi e non dalla Regggina di Roma), 7 a Gregna Sant'Andrea (abbattute sempre da Monica Lozzi) e 3 se le sono autodemolite i Casamonica, dopo essersi recati presso gli Uffici del Municipio VII, governato da Monica Lozzi.
Quindi, nessuna delle ville è stata demolita dall'immmmensa Virginia.
Paula de Jesus
Candidata Presidente Municipio X
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SOCIALE - P.U.A., FACCIAMO... IL "PUNTO"
Nell’ambito dei servizi sociali e socio-sanitari ha assunto i contorni di una cosa pressoché oziosa la questione della sinergia e dell’interfaccia che dovrebbe diventare prassi di sistema del complesso dei presidi e delle unità operative destinate a rispondere ai bisogni dei cittadini. E, soprattutto, a non complicare la vita del cittadino che, a tal riguardo, sembrerebbe non smettere mai di essere ‘paziente’…Le idee per cercare di realizzare sia l’una sia l’altra, nel corso degli ultimi due decenni – quelli che hanno visto la ‘materiale’ applicazione nei tanti contesti territoriali denominati ‘ambiti’ o ‘distretti’ della L. 328/2000 – non sono certo mancate.L’ultima quella del P.U.A., il Punto Unico d’Accesso di cui, al di là della copiosa documentazione e normativa disponibile, si stenta ancora a capire esattamente cosa sia. Ed è per questo che spesso, laddove è stato attivato, il tutto sembra essere lasciato alla ‘creatività amministrativa’ di questo o quel dirigente responsabile, spesso delle Asl, e nel quasi totale disinteresse della componente ‘sociale’ rappresentata dal comune o dai municipi, ‘partner’ istituzionali necessari. Viene da chiedersi, allora, perché questo accade? Perché la proposta di istituire il P.U.A. che, certamente, risponde ad un’esigenza pratica e migliorativa dei servizi, poi, sembra in alcuni casi ridursi o risolversi nell’apparente sovrapposizione, ad esempio, con un altro servizio dal ‘glorioso’ passato come quello del Segretariato sociale? La riflessione sull’argomento è insufficiente? La normativa è poco chiara? Francamente non crediamo che le cose stiano così.
A livello generale, ciò che sicuramente continua a riscontrarsi è una cattiva interpretazione dell’autonomia amministrativa degli enti pubblici e dei loro uffici rappresentati dai diversi dirigenti. Se è pur vero che una disposizione deve necessariamente tener conto, nel suo momento applicativo, della realtà nella quale viene messa in pratica, ciò non dovrebbe esimere chi ha la responsabilità dell’azione amministrativa a non tenere in debito conto cosa accade in altri contesti. E ciò al fine sia di tenere conto di una certa omogeneità dell’offerta dei servizi avendo, quanto meno, come riferimento il proprio macro-contesto regionale; sia, di mantenere attivi dei momenti comunicativi preziosi per confrontarsi e scambiarsi delle buone prassi. Il che vuol dire accettare la continuità e l’imprescindibilità del feed-back organizzativo e ridurre (se non scongiurare!) l’autoreferenzialità che caratterizza, non di rado, i servizi tanto in ambito sociale quanto in ambito sanitario.
Scendendo nello specifico, pertanto, il PUA non può essere interpretato come un ufficio d’importanza marginale nella sua dimensione pratica, esecutiva e che, magari, tende a svolgere compiti di orientamento tradizionalmente d’appannaggio - seguendo l’esempio che abbiamo proposto - del Segretariato sociale. Siamo convinti che non si faccia una buona amministrazione se si rischia la sovrapposizione di funzioni, facendo sì che la complessità ceda spazio alla confusione e alla complicatezza (questa sì tutta a danno del singolo cittadino, irrimediabilmente disorientato). Crediamo, invece, nella bontà della realizzazione di una struttura che aiuti gli operatori del sociosanitario e i decisori amministrativi a favorire la comunicazione tra i servizi stimolando il sopra citato feed back organizzativo e spingendo verso la perdita di senso, di ragion d’essere dell’autoreferenzialità dei servizi stessi. Il tutto, appare ridondante affermarlo, in una prospettiva di qualità totale del sistema sociosanitario nel suo complesso e dell’insieme organizzativo proprio del distretto sociosanitario.
Ecco perché il P.U.A. non è riducibile ad uno specifico ufficio. Esso deve essere inteso, piuttosto, come l’espressione di una struttura di connessione tra servizi che – dagli aspetti più basilari, come gestire l’agenda degli appuntamenti presso i vari ambulatori o uffici; a quelli più articolati, come la rappresentazione dell’insieme degli interventi di cui ha beneficiato il cittadino o la raccolta di dati utili alla programmazione e/o al case management – davvero prenda in carico, in maniera integrata, gli utenti così da fornire un servizio più rispondente alle esigenze delle cittadine e dei cittadini.
Gianluca Piscitelli
Candidato Consigliere Municipio X
#REvoluzioneCivica
#pauladejesuspresidentexmunicipio #Roma2021 #sociale #pua
A livello generale, ciò che sicuramente continua a riscontrarsi è una cattiva interpretazione dell’autonomia amministrativa degli enti pubblici e dei loro uffici rappresentati dai diversi dirigenti. Se è pur vero che una disposizione deve necessariamente tener conto, nel suo momento applicativo, della realtà nella quale viene messa in pratica, ciò non dovrebbe esimere chi ha la responsabilità dell’azione amministrativa a non tenere in debito conto cosa accade in altri contesti. E ciò al fine sia di tenere conto di una certa omogeneità dell’offerta dei servizi avendo, quanto meno, come riferimento il proprio macro-contesto regionale; sia, di mantenere attivi dei momenti comunicativi preziosi per confrontarsi e scambiarsi delle buone prassi. Il che vuol dire accettare la continuità e l’imprescindibilità del feed-back organizzativo e ridurre (se non scongiurare!) l’autoreferenzialità che caratterizza, non di rado, i servizi tanto in ambito sociale quanto in ambito sanitario.
Scendendo nello specifico, pertanto, il PUA non può essere interpretato come un ufficio d’importanza marginale nella sua dimensione pratica, esecutiva e che, magari, tende a svolgere compiti di orientamento tradizionalmente d’appannaggio - seguendo l’esempio che abbiamo proposto - del Segretariato sociale. Siamo convinti che non si faccia una buona amministrazione se si rischia la sovrapposizione di funzioni, facendo sì che la complessità ceda spazio alla confusione e alla complicatezza (questa sì tutta a danno del singolo cittadino, irrimediabilmente disorientato). Crediamo, invece, nella bontà della realizzazione di una struttura che aiuti gli operatori del sociosanitario e i decisori amministrativi a favorire la comunicazione tra i servizi stimolando il sopra citato feed back organizzativo e spingendo verso la perdita di senso, di ragion d’essere dell’autoreferenzialità dei servizi stessi. Il tutto, appare ridondante affermarlo, in una prospettiva di qualità totale del sistema sociosanitario nel suo complesso e dell’insieme organizzativo proprio del distretto sociosanitario.
Ecco perché il P.U.A. non è riducibile ad uno specifico ufficio. Esso deve essere inteso, piuttosto, come l’espressione di una struttura di connessione tra servizi che – dagli aspetti più basilari, come gestire l’agenda degli appuntamenti presso i vari ambulatori o uffici; a quelli più articolati, come la rappresentazione dell’insieme degli interventi di cui ha beneficiato il cittadino o la raccolta di dati utili alla programmazione e/o al case management – davvero prenda in carico, in maniera integrata, gli utenti così da fornire un servizio più rispondente alle esigenze delle cittadine e dei cittadini.
Gianluca Piscitelli
Candidato Consigliere Municipio X
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domenica 12 settembre 2021
IL TUO QUARTIERE DÀ LAVORO AGLI AMICI DELLA RAGGI
Come nella 'migliore' tradizione politica di questo Paese, il M5S diventa un comitato d'affari... suoi. Avevamo noi denunciato questo scandalo già le settimane scorse. A Piazza Capelvenere ad Acilia, l'ex consigliere capitolino grillino, poi dimessosi e ora nuovamente candidato nelle fila del M5S, Nello Angelucci, ha avuto in assegnazione un locale commerciale sito in Largo del Capelvenere 2-3 di 141 mq (piano terra, bagno e interrato), 1.300 euro/mese e circa 2.000 euro di lavori da fare, per 24 mesi. Angelucci è vincitore del Lotto 1 del bando "Il lavoro nobilita il quartiere" voluto da Federica ANGELI da sempre estimatrice di Virginia RAGGI. Per entrare non serve il Green Pass e non vaccinatevi: dovete essere contagiati da questa nuova ondata di legalità e trasparenza amministrativa" (Scritto il 7 agosto 2021).
Napoletano, ex ufficiale di complemento, è stato eletto al consiglio comunale di Roma nel 2016 con 790 voti. Poi si è dimesso nel 2019 diventando il ventriloquo attivista di Paolo Ferrara. Ha proseguito a maggio 2021 prendendosi un bel locale del comune in Largo del Capelvenere a prezzi stracciati non essendoci "motivi di conflitto". Per ultimo, ad agosto 2021, si ricandida per il M5S nel municipio dove ha avuto il locale che non avrebbe avuto se fosse rimasto consigliere. A sua insaputa, ringrazia.
Se volete che tutto rimanga come prima, votate quelli di prima
#quellideprima #REvoluzioneCivica
#PauladeJesusPresidenteXMunicipio
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