lunedì 15 luglio 2019

A Lido Nord il Pantheon della Sinistra con il placet del M5S

"Due murales adornano la facciata della stazione Lido Nord: fondi pubblici su spazio pubblico per celebrare non si sa bene chi e cosa" ... o forse sì?

“Una provocazione dietro ai manifesti di Casapound”, così uno dei ragazzi coinvolti nel progetto del Decimo Libero, in cui rientra anche il murale sul cavalcavia della stazione Lido-Nord ad Ostia, storica bacheca del movimento di estrema destra, che sarà terminato martedì prossimo. Sarà comunicato ad opera ultimata l’iter e il concept, un fatto anomalo visto che si tratta di un progetto finanziato con 50 mila euro dal Ministero MIUR (“Giovani Cittadini Solidali del Municipio X di Roma per la Legalità”) e patrocinato dal Municipio X a guida grillina. “Il senso dell'opera”, secondo quel poco che si è saputo da Mirko Pierri del collettivo a.DNA, “è di esprimere una contro-informazione mostrando a tutti la Ostia che resiste”. L’ultima tappa di un percorso di attività durato 2 mesi con lo scopo di promuovere e sostenere associazioni quali Libera, Croce Rossa Italiana, Eccomi, Comici Camici, Protezione Civile, ANT, Mare Libero, Curtis Dragonis, Befree, Comitato Disabilità Municipio, Comunità di Sant’Egidio, Centro x la vita, Ciao ONLUS, Anucss, Peter Pan, Homo Ridens. Dunque, “la memoria come strumento di resistenza e di lotta alle ingiustizie sociali e alla criminalità organizzata”. Le polemiche però non si sono fatte attendere, soprattutto per quanto riguarda la poca trasparenza anche nelle modalità di coinvolgimento dei cittadini e su chi abbia deciso i personaggi da raffigurare. I volti, non tutti riconoscibili, non presenterebbero coerenza con quanto dichiarato dal collettivo. Si va da politici di sinistra a giornalisti della stampa mainstream. Da personaggi storici come Andrea Costa, primo parlamentare socialista della storia d'Italia e uno dei promotori della bonifica di Ostia di fine Ottocento da parte dei Ravennati, a Gianni Sepe, fondatore e poi direttore del Giornale di Ostia di Mauro Balini, l’ex patron del Porto arrestato nel 2015 per bancarotta fraudolenta e considerato dagli investigatori, un imprenditore “contiguo ad ambienti malavitosi operanti sul Litorale di Ostia e in costante collegamento con personaggi di notevole spessore criminale”. Da Roberto Ribeca, ex Presidente di circoscrizione e punto di riferimento per tutta la classe dirigente dal PCI al PD, al cane di Diego Gianella attivista nel sociale e candidato consigliere alle ultime elezioni della lista Laboratorio Civico X del parroco Don Franco De Donno che si è vista archiviata la denuncia per aggressione da parte di Casapound. Da Mariam Moustafa, la 18enne italo-egiziana cresciuta a Ostia e morta per un malore a Nottingham a seguito di una aggressione di stampo razzista, a Manuel Bortuzzo colpito da un proiettile per uno scambio di persona il 3 febbraio scorso nel quartiere AXA. Da Massimo Di Somma, morto dopo solo un anno e mezzo dalla sua elezione a Presidente circoscrizionale ai tempi in cui era sindaco Rutelli ma che comunque riuscì a mettere le basi dei grandi investimenti sul mare della capitale come il Porto, a Giorgio Jorio, pittoscultore e intellettuale comunista che coinvolse Pasolini nel progetto di cultura diffusa.
Una scelta politica ad alta visibilità dunque che farà sicuramente molto discutere di questi tempi in cui imperversa l’equazione antimafia-antifascismo, soprattutto perché non solo finanziata da fondi pubblici, ma perché patrocinata dal M5S, che esulta sui social: "grande lavoro del Municipio X". Il capogruppo grillino, Antonio Di Giovanni, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

L'articolo completo al seguente LINK


Update: Ennesima triste storia di questo Municipio. Una storia di furbetti del quartierino. Contenta di aver ricevuto per 9 ore insulti e scoprire che non avevo sbagliato una virgola ... ah sì, forse "il cane di Gianella". 

Ostia, il M5S: “Chiediamo la rimozione del murales a Lido Nord”

Dopo aver dato il patrocinio al murales della stazione, il M5S ci ripensa: "Difforme dal progetto" (LINK all'articolo)

sabato 13 luglio 2019

OSTIA, VOGHERA BEACH: IL RALLY A 5 STELLE

Vorrei capire dalla Casalinga di Voghera Beach e dall'Assessore ai Grandi Eventi Silvana Denicolo', con quale criterio, per la seconda volta, dichiarano un evento privato di "pubblico interesse".
Vorrei capire anche perché una memoria di giunta firmata proprio da loro due sfrutta, biecamente, la mafia come motivazione per dare il loro placet ad una manifestazione privata. Non sarebbe ora di finirla? Quale sarebbe il "riscatto agli occhi della Pubblica Opinione"? (*)
Vorrei capire quale sarebbe il "percorso virtuoso" di cui parlate, soprattutto nel mandare in tilt la Cristoforo Colombo cioè la via di fuga (evacuazione) secondo la Protezione Civile.
Vorrei capire perché ogni giorno pubblicate post su fantomatiche piste ciclabili, auto elettriche, plastic-free, cicche free e compagnia cantando del perfetto talebano ambientalista e poi portate i motori inquinanti.
Vorrei capire se sul Pontile, per cui siete dovuti andare in deroga ad una delibera che proibisce qualsiasi autorizzazione al suolo pubblico, questi signori paghino l'occupazione e se sì, se questi soldi rimangano in questo Municipio.
Vorrei capire quanto cuba percentualmente la ricaduta in termini occupazionali per il nostro territorio nello staff di 1.000 persone e 200 volontari.
Vorrei capire chi paga gli straordinari dei VV.UU (dipendenti pubblici a servizio dei privati) varie ed eventuali in piena stagione balneare.
Vorrei capire con che criteri avete valutato l'impatto da un punto di vista paesaggistico che avete definito minimale.
Vorrei capire cosa lascerà il rally al nostro Municipio? Strade nuove? Occupazione? Maggiori incassi per i privati? Pubblicità gratis al mare di Ostia?
Vorrei infine capire se c'è una sola volta in cui calcolate il mancato guadagno dovuto a quelli che staranno a casa e rinunceranno anche ad andare al mare. L'avete mai fatto un calcolo delle diseconomie di scala che vengono prodotte da questi pseudo grandi eventi o si dice sì a prescindere?

Una cosa è certa, i salti artificiali (motivo di polemica in molti rally) non dovrete metterli, perché il manto stradale che ci ritroviamo è perfetto per questo genere di competizioni. Il rally i cittadini del Municipio X lo fanno tutti i giorni e non li paga nessuno. Anzi, ci rimettono.
La prossima volta che mi parlate di mobilità sostenibile non prendetevela se qualcuno vi farà notare che avete qualche problema di coerenza.
Attendo fiduciosa, come sempre, una vostra cortese risposta.
________________

(*) "che il Municipio Roma X sta vivendo un particolare momento di attenzione mediatica causato da brutti eventi di cronaca che lo hanno visto protagonista; che tale immagine ricade su tutti i cittadini del Municipio che hanno necessità di riscattarsi agli occhi della Pubblica Opinione; che tale immagine si ripercuote negativamente anche sulle attività produttive e sull’indotto economico locale; che al fine di convogliare una nuova immagine di questo territorio, è necessario attivare percorsi virtuosi ed iniziative che possano richiamare nel Municipio tante persone, anche da altre zone"

venerdì 12 luglio 2019

PONTE DELLA SCAFA, L'ASSE CALTAGIRONE-PD CONTRO IL M5S.

Va in onda la seconda mega sfilata di propaganda pro Montino/Zingaretti sul Ponte della Scafa, utilizzata come ennesima arma di distrazione di massa. Dopo i rifiuti, ecco i ponti, un ponte che doveva crollare (quello della Scafa) e un ponte che sta crollando (il viadotto di Fiumicino) di cui nessuno si sta particolarmente preoccupando. Ma l'importante è parlare di quello nuovo in campagna elettorale mentre i cittadini continuano a transitare su quelli vecchi. Peccato che si devono fare ancora 272 sondaggi di profondità. E peccato anche che siamo ancora in fase di VERIFICA PREVENTIVA di interesse archeologico che si DOVEVA FARE prima dell'appalto della gara vinta da un consorzio che ha dato a Italiana Costruzioni il mandato di realizzarlo, ma si racconta che "partono i lavori del nuovo Ponte della Scafa". Falso.
E che fa il PD? Piazza i cartelli (di fatto di propaganda elettorale) per dare la linea al Comune, nel tentativo di forzarne le scelte, facendo credere ai cittadini non solo un falso (cioè che partono i lavori) ma che sia merito della Regione, quando quest'ultima mette solo i soldi mentre è il Comune l'ente appaltante e dunque a lui spettano le scelte. Nel frattempo non si sa nemmeno se l'ANAS abbia iscritto il sedime stradale nell'ambito del demanio pubblico.
#lepercolatecontinuano.

martedì 2 luglio 2019

INTEGRAZIONE ESPOSTO - PORTO TURISTICO DI ROMA, RIPASCIMENTO.

In sintesi: un'Amministrazione Giudiziaria, che è di fatto un privato al Porto di Roma, intepreta, nonostante dovrebbe masticare la materia, la legge come gli pare e fa come gli pare. Come un padrone del mare ...

INTEGRAZIONE ESPOSTO - PORTO TURISTICO DI ROMA, RIPASCIMENTO.

A conferma di quanto sostenuto nell’originario esposto e cioè che il ripascimento costiero del tratto del litorale romano tra il I e il II pennello a levante del Porto Turistico di Roma, con sabbie provenienti dal dragaggio di fondali marini provenienti dall'avamporto del porto medesimo, non poteva essere eseguito in piena stagione balneare, si è accertato che il Municipio X di Roma Capitale aveva pubblicato in data 18 aprile 2019 un avviso informando la cittadinanza di una temporanea interdizione “tra il 1 maggio e il 15 giugno 2019” dell’area interessata dal ripascimento costiero “situata a sud del porto turistico, compresa tra il primo ed il secondo pennello, meglio individuata nell’autorizzazione rilasciata dalla Regione Lazio con Determinazione g172210 del 20.12.2018, direzione lavori pubblici, stazione unica appalti, risorse idriche e difesa del suolo“.
Peccato che la pubblicazione di tale avviso ne sottintende la necessità per poter eseguire i lavori di ripascimento durante la stagione balneare; che l’interdizione alla pubblica fruizione del tratto di arenile in questione, contenuta nell’avviso del 18 aprile 2019, non è confermata dalla Ordinanza sindacale di balneazione n.73 del 24 aprile 2019 e neppure dalla sua successiva rettifica (Ordinanza sindacale n.90 del 27 maggio 2019) e che anzi entrambe le ordinanze contemplano la fruizione di quel tratto di arenile, annullando di fatto l’avviso del 18 aprile 2019 anche perché rispetto ad esso successive; che in un articolo del quotidiano La Repubblica del 17 giugno 2019 i responsabili dell’attività di ripascimento, Stefano CAVALLARI e Donato PEZZUTO, assicurano la regolarità dei lavori in corso, previsti terminare per venerdì 21 giugno 2019, ben oltre dunque la data indicata del 15 giugno di fine interdizione dell’area.

(Paula Filipe de Jesus per conto di LabUr-Laboratorio di Urbanistica 1° Luglio 2019)

LA GRANDE MONNEZZA. CONTINUATE A FARVI PERCOLARE.

Il Ministero dell’Ambiente, in mano al M5S, dice che non paiono ingiustificate le preoccupazioni per la situazione dei rifiuti a Roma e mette sotto vigilanza la Sindaca. Il tavolo a breve e speriamo serva almeno a scudisciare questa banda di amministratori monnezza.
Sia la Regione sia il Comune non stanno gestendo il problema, cioè chiudere il ciclo dei rifiuti. I miracoli non esistono, non lo sapevate? Nel mondo occidentale i paesi, sulla base delle norme europee, puntano sì sulla raccolta differenziata MA con il trattamento dei residui per produrre energia. L’ultimo residuo del trattamento dei residui, che è minimo, va in discarica. A Roma CAPITALE questo non si fa perché sia il pessimo Zingaretti, sia il Sindaco Virginia Raggi, senza alcun senso di responsabilità istituzionale, anche loro non hanno trovato una discarica DI SERVIZIO (che è cosa diversa dalla discarica). Eh già, perché l'ex governatore del Lazio, Renata Polverini, e il genio dell'ex Sindaco Ignazio Marino, hanno pensato bene di chiudere Malagrotta prima di aver trovato una soluzione. Non essendoci un termo combustore e una discarica e nemmeno aree di stoccaggio, la discarica è diventata Roma, per cui c'è la monnezza in strada. I romani pagano una tassa rifiuti salatissima dovendo ESPORTARE LA MONNEZZA per carenza di impianti di termovalorizzatori, con i quali GLI ALTRI, che ce li hanno, producono ricchezza, cioè energia. Ora, capisco che l'inchiesta del PM Galanti nel 2014 sui rifiuti a Roma ha paralizzato e sequestrato tutto (e che in primo grado è evaporata come neve al sole) producendo un contraccolpo sui decisori politici, ma la tesi sedicente ambientalista della differenziata al 100% che vi propinano e del tabù all’incenerimento entra nel guiness delle percOlate per i fondelli, contro ogni evidenza empirica. A Roma si producono 5 mila tonnellate al giorno, che sono dunque un flusso, non uno stock, quindi va gestito nei tempi giusti, altrimenti semplicemente i rifiuti rimangono per strada e il sistema va al collasso. Rifiuti zero con la differenziata senza impianti NON ESISTE! Mentre esiste la solita sindrome NIMBY per cui siamo arrivati al paradosso del "non a casa mia", ma per tutte le strade di Roma invece va benissimo. Ricordo che se non ci fossero i 2 termocombustori a Colleferro e a San Vittore, tutto il Lazio sarebbe in emergenza e Zingaretti lo sa benissimo. E' NECESSARIO governare il processo, il ciclo dei rifiuti, anche con scelte impopolari, ma il sempre assente e pessimo governatore del Lazio, Zingaretti, per salvare piccoli equilibri locali ha finito per scontentare tutti i romani e i turisti, con pubblicità mondiale della grande monnezza, ma a lui non gliene frega niente, tanto mica è il Sindaco di Roma, lui. Il macellaro Zingaretti, ha infatti pensato bene di chiudere Colleferro, di proprietà dell’AMA (quindi PUBBLICO) che era in fase di revamping. A febbraio di quest'anno ha fatto finta di svegliarsi proponendo una discarica di 3 milioni di tonnellate che dovrebbe durare fino al 2025, ma in assenza di impianti, la discarica si esaurirà in soli 3 anni e il restante 1,5 milioni di tonnellate che non si possono smaltire dove le mettiamo? E' MATEMATICA. Il gassificatore di Albano che doveva essere realizzato da Colari, AMA, ACEA fa lo scheletro. I termocombustori privati sono fermi o chiusi perché nessuno li autorizza e non si capisce il perché. A fuoco i 2 impianti AMA sulla Salaria e Rocca Cencia, che smaltivano la metà dei rifiuti. In nome degli equilibri politici tra Zingaretti e M5S è stato persino chiuso l’impianto di trattamento energetico, termocombustore, degli ospedalieri. Anni di studi, di approvazioni regionali e comunali buttati al macero.
Insomma, per non essere impopolare, il pessimo politico infarcisce da anni la gente di propaganda di luoghi comuni, figli di una cultura massimalista.
Avete perso ogni credibilità istituzionale creando l'ennesimo danno alla società, tra l'altro su un argomento sensibile. Poi, se arriva la criminalità nella parte del salvatore della patria, non dite che VOI eravate diversi.

venerdì 21 giugno 2019

ESPOSTO: RIPASCIMENTO SPIAGGE LIBERE OSTIA PONENTE PORTO DI OSTIA

ESPOSTO

CAPITANERIA DI PORTO
Comando Generale, Capitaneria di porto di Roma Fiumicino, Delegazione di Spiaggia di Ostia
COMUNE DI ROMA
Municipio Roma X (Presidente, Direttore, Assessore Ambiente, Commissione Ambiente), Segretariato
REGIONE LAZIO
Direzione Regionale Lavori Pubblici, stazione unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo (Direttore, Dirigente dell’Area Tutela del Territorio)
CARABINIERI
Comando Generale, NOE, TA Roma
GUARDIA DI FINANZA
Comando Generale (AOO), II Gruppo Roma (via delle Fiamme Gialle 16/A, 00122 Roma), Sezione Operativa Navale Lido di Ostia (porto di Ostia)
Roma, 21 giugno 2019
La sottoscritta dr.ssa Paula FILIPE DE JESUS, per conto di LabUr – Laboratorio di Urbanistica (http://www.labur.eu), a difesa di un interesse pubblico, intende esporre quanto di seguito chiedendo urgente riscontro da parte delle autorità di vigilanza preposte.
I FATTI
A seguito di istanza presentata dalla società Gestione Servizi Porto di Roma srl rappresentata da Stefano CAVALLARI per il ripascimento costiero del tratto del litorale romano tra il I e il II pennello a levante del Porto Turistico di Roma, con sabbie provenienti dal dragaggio di fondali marini provenienti dall’avamporto del porto medesimo, la Regione Lazio[1] ha rilasciato apposita autorizzazione di cui all’art.109 D.Lgs 3 aprile 2006, n.152 e ss.mm.ii. come disciplinato dal D.M. n.173/2016.
I lavori sono iniziati in piena stagione balneare e sono tutt’ora in corso, in apparente violazione di quanto prescritto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, D.M. n.173/2016, art. 2.6.1 dell’Allegato Tecnico[2] in cui è testualmente riportato che in caso di ripascimenti costieri, i sedimenti possono essere collocati nel sito di destinazione solo al di fuori della stagione balneare[3].
VISTO
  • che in data 12 giugno 2019 il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti – Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto (reg.uff. u.0079128, a firma del capo reparto C.V. (CP) Pietro PREZIOSI), rispondeva via PEC di “rivolgersi direttamente ai competenti Enti territoriali (Regione, Comune)” relativamente all’istanza a loro pervenuta in data 6 giugno 2019 da parte della sottoscritta con la quale si richiedeva se fosse possibile operare in piena stagione balneare un ripascimento morbido chiedendone altresì i vigenti riferimenti normativi;
  • che il Municipio X di Roma Capitale e la società Gestione Servizi Porto di Roma srl fornivano a livello mediatico ogni rassicurazione sulla regolarità di tale attività di ripascimento morbido, a seguito della protesta dei cittadini.
SI CHIEDE
immediato riscontro sulla regolarità dell’attività di ripascimento in corso in funzione delle disposizioni riportate nell’art. 2.6.1 dell’Allegato Tecnico del D.M. 173/2016 sopra citato, riservata ogni integrazione successiva del presente esposto con libertà di interessare le sedi giudiziarie preposte qualora emerga qualsiasi omissione di atti di ufficio, di controllo e di vigilanza.
In fede,


[1] determinazione n. G17210 del 20 dicembre 2018, a firma di Wanda D’ERCOLE, Direttore della Direzione Regionale Lavori Pubblici, stazione unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo, su proposta del Dirigente dell’Area Tutela del Territorio, Maria Cristina VECCHI
[2] Decreto attuativo dell’art. 109, comma 2 lettera a), D.lgs.  152/2006 e ss.mm.ii.
[3] https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/09/06/16G00184/sg

domenica 16 giugno 2019

SUL TEVERE IL PD "S'INSALA" IL M5S E L'AUTONOMIA.

Ennesima dimostrazione, se ce ne fosse stato bisogno, di come la Regione Lazio a guida Zingaretti (PD) mangi in testa al M5S, incapace di avere persino contezza del suo ruolo politico istituzionale.
Il, 15 giugno, l'amministrazione municipale guidata dal presidente Giuliana Di Pillo (M5S) ha organizzato un incontro presso la LIPU di Ostia a favore di una Onlus, Agenda Tevere, sedicente "rete di associazioni di cittadini", per parlare di contratto di fiume. Premesso che non sempre gli interessi collettivi (posto che qualcuno li rappresenti e non è questo il caso) fanno capo a soggetti di diritto, si aggiunge alla complessa catena di 18 soggetti che si 'occupano' del fiume Tevere, anche una onlus destinata a scomparire (dunque a trasformarsi) in quanto abrogata dal nuovo codice della riforma del terzo settore. Viene cioè propinata una finta partecipazione dal basso in perfetto stile Caltagirone, che tirava su finti comitati di quartiere per abbassare il livello dello scontro e della partecipazione reale, inquinando le idee e creando un disturbo pilotato per raggiungere altri obiettivi, quelli personali.
Dietro ad Agenda Tevere Onlus ci sono i soliti che hanno bazzicato queste territorio da anni con proposte che di partecipato dal basso non avevano e non hanno nulla. L'incontro è stato infatti abbandonato da tutti, anche da Agenda Tevere Onlus, che non ha nemmeno ascoltato gli interventi dei cittadini. E questo basterebbe per non concedergli nemmeno due righe a ricordo di una presa per i fondelli.
Quello che invece vale la pena sottolineare è che l'incontro è stato la sintesi del fallimento delle politiche ambientali e di partecipazione. Si è parlato di Lipu per difendere dalle esondazioni un porto che inquina. Si è parlato di relitti e non di cantieristica navale che inquina. Si è parlato di piene a duecento anni e non degli argini che mancano o di quelli attuali che non hanno alcuna funzionalità idraulica. Si è parlato del nulla per normalizzare un problema creato dalla negligenza e ignavia degli enti partecipanti. Non è un Contratto di fiume. È il collasso del fiume. E come se non bastasse, non si è parlato di quello di cui si DOVEVA parlare: il 13 giugno si è tenuto presso la Regione Lazio un incontro sul Piano di Riqualificazione Tevere e Fiumara in cui è stata illustrata la bozza di Master Plan di riqualificazione delle sponde del Tevere in corrispondenza di Isola Sacra dall'imboccatura di fiumara grande allo sbocco del Canale di Fiumicino che prevede 4 aree: cantieristica, cantieristica minore e circoli, zona paesaggistica, zona urbanizzata. Ebbene, a questo incontro è stato invitato solo il Comune di Fiumicino, dunque Montino (PD), e l'idea della Regione, tradotto in soldoni, è quella di spostare tutte le attività produttive sulla riva destra del fiume (Fiumicino) e rendere la sponda sinistra (Roma) paesaggistica (cioè un grande parco fluviale), affogando così ogni idea ad esempio secessionista di Ostia e Ostia Antica o progetti di riqualificazione dell'Idroscalo di Ostia che propongono i cittadini e dove vivono 500 famiglie. Per la felicità del M5S, interessato solo a costruire una pista ciclabile sull'argine del Tevere (che nemmeno c'è) e a fare da zerbino, nonostante rappresentino l'Istituzione, ad una Onlus funzionale e strumentale al potere. Quelli che Lenin chiamava "utili idioti".
Nel frattempo, ad esempio, l'Idroscalo di Ostia attende da anni l'appuntamento richiesto per parlare del loro futuro. I cittadini del Municipio X di conoscere i livelli di inquinamento del fiume e quello di antropizzazione nel momento in cui si realizzeranno gli argini (visto che metà di Ostia è a rischio R4, così come molti altri quartieri), di sapere perché non si draghi il Tevere, di conoscere i valori di scarico del deputatore di Ostia (che copre anche Fiumicino) da parte di ACEA ATO 2 che non ha mai comunicato i valori ne gli investimenti che intende fare per il futuro.

I grillini di Ostia, i moderni Ruggeri degli Ubaldini de noatri.

(scritto per la Comunità Foce del Tevere)

venerdì 14 giugno 2019

L'EFFETTO NIMBY DEL CIRCO DELLE STELLE

Ieri, il Consiglio del Municipio X ha approvato un atto che autorizza l’Amministrazione ad intensificare i controlli, oltre che sui gestori di spettacoli circensi che utilizzano animali, anche su coloro che dando in locazione aree private consentono ai circhi di superare la mancata disponibilità di aree pubbliche. A stretto giro di boa risponde Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi: "I circhi sono le attività con animali più controllate in assoluto, perché ad ogni cambio di città scattano le 'visite' dei veterinari dell'ASL e spesso anche quelli della Forestale e di ogni altro organismo preposto. Si arriva all’intimidazione nei confronti di coloro che danno in locazione aree private consentendo ai circhi di superare la mancata disponibilità di aree pubbliche. Una legge vigente dello Stato, la n. 337 del 1968, prevede che i Comuni mettano a disposizione aree per l'attività dei circhi. Se non lo fanno per inadempienza o per qualsiasi altro motivo, i circhi sono liberissimi di allestire i loro chapiteaux su aree private, anzi, sono costretti a farlo quando, purtroppo, i Comuni non hanno adempiuto ai doveri di legge”.
Ecco l'ennesimo comportamento NIMBY tipico del cittadino comune perfettamente incarnato nel politico di turno. "Attraverso eventi, conferenze, comunicati stampa e altre forme mediatiche" l’amministrazione del Municipio X targata 5 stelle "favorirà la fruizione di spettacoli circensi che non fanno uso di animali".
Visto che governano il Municipio X, Roma Capitale e Governo, perché non spendono tempo e soldi dei contribuenti per sensibilizzare il loro Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che il 16 dicembre scorso sul suo profilo Facebook rassicurava di voler applicare, fuori tempo massimo, la legge 175 del 22 novembre 2017 che “riordinava” e “revisionava” le disposizioni in materia di spettacolo, tra cui i circhi con il “graduale superamento (quindi non l’eliminazione n.d.r.) dell'utilizzo degli animali”? Quella legge per essere applicata aveva bisogno di decreti attuativi che dovevano essere licenziati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, cioè entro il 22 novembre 2018. I dodici mesi previsti sono scaduti e non ci sono stati i decreti legislativi né per indicare come “superare l’utilizzo degli animali” nei circhi, né su cosa fare degli animali già utilizzati. Per altro non è stata istituita nemmeno una commissione. Al momento dunque è tutto come prima, con i circhi regolati dalla legge 337 del 1968 di cui parla Buccioni. Non c’è stata neanche una proroga che permettesse al governo di rinviare l’emissione dei decreti legislativi.
Premesso che l’articolo 2 della legge 175/2017 parla di revisione della normativa vigente tramite decreti legislativi, che possono superare la legge in corso e modificarla stabilendo le procedure per eliminare gli spettacoli di animali dai circhi attualmente consentiti dalla legge, il Ministro nel video parlava di decreti attuativi che sono una cosa diversa: non cambiano le leggi vigenti, ma servono a riempire gli spazi vuoti, a fornire i dettagli tecnici e operativi della legge esistente, (per esempio individuando gli elenchi dei circhi, o le norme sulla sicurezza degli spettacoli circensi regolando i controlli sugli animali dei circhi, o stabilendo come sono fatti i moduli per fare il verbale in caso di infrazione alla legge vigente). Per fare un decreto legislativo, occorre invece una legge delega del parlamento, e le deleghe hanno per forza un tempo stabilito, scaduto il quale non possono più essere esercitate. In assenza di proroghe, i tempi per mettere in pratica e attuare l’articolo 2 della legge sono scaduti, e, non essendo più modificabile, sul punto rimane lettera morta. Il governo, in base all’articolo 2 di quella legge, a tempo scaduto, non può emanare decreti legislativi per cambiare la legge sull’utilizzo degli animali nei circhi. Per cui bisognerebbe approvare una nuova legge delega, riprendendo da capo tutto l’iter: fare la scelta politica di riscrivere la legge, farla riapprovare da Camera e Senato e poi emanare, da parte del Governo, nei nuovi, giusti termini che la nuova legge prevederà, i decreti legislativi per metterla in pratica. L'alternativa è “riaprire” la delega scaduta, modificando solo l’articolo 2 della legge n. 175/2017, senza approvare una nuova legge delega, persino - è accaduto nella prassi - con un emendamento introdotto in sede di conversione di un decreto legge giustificato da necessità e urgenza straordinarie. Ma si tratta di una strada che solleva molti, e assai gravi, dubbi di costituzionalità e che, almeno in un caso (nel 2002) ha anche incontrato "l’alt” del Presidente della Repubblica.