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venerdì 10 luglio 2009

Denuncia di un fatto gravissimo accaduto ad Ostia stamani

Questa mattina alle ore 11.10 mi sono recata presso il Polo Natatorio di Ostia dove si teneva l'inaugurazione da parte del Sindaco e delle autorità. Compiuti circa 20 metri, dall'auto parcheggiata, con il cartello recante la scritta "STO POLO E' 'NA FICATA NE VOLEMO NARTRO UGUAGLIO", sono stata fermata da 3 persone in borghese che si sono dichiarate della Polizia di Stato. Con tono aggressivo mi è stato detto di togliere immediatamente il cartello e di fornire le mie generalità. Ho consegnato un documento identificativo chiedendo di cosa fossi accusata. Mi è stato imputato il reato di manifestazione non autorizzata. Ho spiegato che non manifestavo, visto che ero da sola e con un cartello non offensivo. Sono stata spintonata e strattonata al braccio e mi è stato tolto violentemente il cartello che si è spezzato. Il responsabile dell'ordine pubblico ha urlato di caricarmi in macchina e di portarmi immediatamente al Commissariato che "me ne avrebbe fatte vedere delle belle. Così se divertimo". Ovviamente la situazione ha attirato diverse persone anche a seguito del malore che mi ha colto.
Contemporaneamente sono state identificate senza motivo altre persone, di cui una si è sentita male e ancora adesso si trova in ospedale. Giunta l'ambulanza, chiamata dalla Polizia, il responsabile dell'ordine pubblico ha intimato in modo perentorio al barelliere di condurci direttamente in Questura in quanto la decisione spettava a lui. Al rifiuto dell'operatore sanitario sono stata condotta al pronto soccorso dell'ospedale Grassi e, una volta dimessa, accompagnata al Commissariato di Ostia, dove sono stata denunciata d'ufficio per manifestazione non autorizzata.

Ribadisco che ero da sola, che non contestavo, che il mio cartello non aveva scritte offensive o denigratorie e che nei miei confronti la Polizia di Stato ha avuto comportamenti aggressivi, fuori luogo e intimidatori, accusandomi tra l'altro di un reato che non ho commesso.

sabato 4 luglio 2009

Gelli e Piscolla: doppia "L", due volte libertà

Oggi, la polizia è venuta a casa mia per comunicarmi che sono stata denunciata d’ufficio perché avrei manifestato senza autorizzazione e ho dovuto eleggere domicilio per le notificazioni di legge relative al procedimento penale. Non è questa la sede per un dibattito processuale che stabilisca come siano andati i fatti. Se ci sarà lo farò nelle sedi opportune. Però voglio fare alcune considerazioni a più ampio respiro. Ieri sera ho assistito al dibattito alla festa dell’Unità di Ostia Antica con David Sassoli, Alessandro Fulloni e Paolo Pau sul problema dell’informazione e della libertà in questo Paese. Erano presenti diversi giornalisti locali. Senza fare il nome dell’ambasciatore (che non porta pena), mi è stato riferito che il direttore di una nota televisione locale ha chiesto di intercedere nei miei confronti perché non ha gradito i miei comportamenti. Ecco, nella stessa serata in cui si parla dello stato dell'informazione in Italia, della sua concentrazione in poche mani e del tentativo dei poteri forti di chiudere le voci libere, fuori dal coro, del fatto che la mancanza di informazione ha a che fare direttamente con la democrazia e la libertà d'espressione, della chiusura delle testate indipendenti dal potere e dalle sue direttive, della preoccupazione di un ritorno al fascismo ... ecco nello stesso preciso momento un direttore, sul cui operato, in occasione della contestazione del premio a Licio Gelli, ho fatto un esposto all’ordine dei Giornalisti, invece di rispondere alla mia mail o di telefonarmi (come ha fatto con altri), manda, come nella più antica tradizione borbonica, un emissario, non perché io possa esercitare un mio diritto e lui un suo dovere, previsto dalla categoria alla quale appartiene, ma per chiedermi di fare un passo indietro.
Questa è la mediocrità di questo misero Municipio.
Oggi, con chiaro intento intimidatorio, mi si ripete "d'ufficio"che devo stare tranquilla, guarda caso alla vigilia dell'inaugurazione del Polo Natatorio di Ostia e non solo.
Questa si chiama prepotenza, che spesso sfocia in repressione e qualche volta anche in galera.
Diceva Benjamin Disraeli che con la giustificazione della necessità si compiono i delitti più spaventosi e, aggiungo io … si alzano i toni anche degli innocenti.