sabato 15 aprile 2017

Mariti in Affitto


(per Il Quotidiano del Litorale)

In Italia i padri separati, con il loro dramma silenzioso, sono 4,8 milioni sulla soglia della povertà. Si tratta di ex mariti che non vogliono rinunciare ad essere padri e lottano ogni giorno per non finire nel baratro della solitudine, dell’abbandono, ma soprattutto della negazione dei loro diritti genitoriali. Il 13% delle persone separate/divorziate fanno la fila alla Caritas e il problema dell’emergenza abitativa, soprattutto nelle grandi città, colpisce solo gli uomini. Storie di un’umanità silente. Storie di guerra tra sessi che diventa guerra tra poveri. Storie di equilibristi (per citare un film di Ivano di Matteo con Valerio Mastrandrea uscito nel 2012), perché “la verità è che il divorzio è per ricchi, quelli poveri non se lo possono permettere”.   Alla difficoltà economica che attraversa il nostro Paese, si aggiunge quella della dissoluzione familiare, dei propri sogni, di valori mai messi in discussione, e al dramma degli affetti subentra quasi subito la difficoltà a far fronte alle spese familiari. Storie di esistenze ai limiti dell’accettabilità, spesso destinate a degenerare, dove non c’è tempo per elaborare le conseguenze emotive della fine di un rapporto. Storie dove la dignità è misurata ed in stretta relazione con la parola necessità. Storie di vergogne inconfessabili, di fallimenti vissuti con sensi di colpa, di reticenze a mostrare il proprio dolore. Storie di suicidi. Storie fatte di frasi di circostanza.

Storie come quella di Luca (nome di fantasia), di Acilia, che per sopravvivere e poter mantenere le sue due figlie, di 7 e 9 anni, ha aperto su facebook la pagina “un marito in affitto”, scrivendo di se “Sono un padre italiano di Roma separato, rimasto senza lavoro, ma con grande manualità e voglia di lavorare!  Quindi ho pensato di offrire la mia esperienza per piccoli e grandi lavori di casa! Caldaie, condizionatori , problemi sull'impianto elettrico ed idraulico piccoli problemi di muratura imbiancatura e tutto ciò che potrebbe risolvere un marito a casa e sulla vostra automobile, perché oltre a tutto ciò sono anche un meccanico! Con una piccola spesa potreste risolvere piccole e grandi problemi di casa!”. Luca, 51 anni e 10 anni di matrimonio alle spalle, vive per le sue figlie. Luca vive grazie alla rabbia. Non si nasconde e mi racconta la sua vita seduti ad un tavolino di un bar di Vitinia. Tiene in mano una sigaretta che riesce a non accendere per tutto il tempo dell’intervista, nonostante per ben due volte si commuova e le lacrime gli solchino il viso.

(G) Ho sempre fatto il libero professionista e lavorato dall’età di 14 anni come meccanico. Negli anni ’90, come molti, ho attraversato un periodo d’oro. Sono riuscito a mettere da parte dei soldi. I miei genitori mi avevano lasciato lo scheletro di una casa molto grande, complicata da gestire. Un giorno al Faber Beach ho conosciuto la bambina di mia moglie e poi la madre. Mi si avvicinò perché voleva giocare a racchettoni. Allora la mia ex moglie conviveva con il padre della bambina, che lei descriveva come un violento. Io avevo 39 anni. Mi ero goduto la vita e avevo voglia di costruirmi una famiglia sui dei valori solidi, lontani dall’apparire. Mi ero sistemato parte della casa, con cura e amore, la casa che mio padre aveva tirato su con tanti sacrifici e che non ha mai vista finita. Mia moglie, di origini russe, aveva innato un forte senso della cura della dimora familiare, del marito, della famiglia, ma presto tutto questo è diventato una forma di controllo totale e patologico nella gestione delle cose e delle persone.  Non ricordo una sola volta in cui ci siamo seduti insieme sul divano, abbracciati, magari a guardare un film o a prendersi a cuscinate, ridere insieme. Lei aveva sempre qualcosa da fare. Poi semplicemente calava il giorno portandosi via le tenerezze e le complicità mancate. In casa nostra tutto era asettico. Io non le facevo mancare nulla, né a lei né alle bambine.  Qualunque sue desiderio veniva esaudito. Ho ridimensionato l’officina per poterle aprire una lavanderia, le ho comprato una macchina di lusso, mentre io giravo con lo scooter.  Finché un giorno mi sono reso conto che non ero innamorato di lei, ma che mi ero innamorato di una certa idea di famiglia e ho cominciato a vederla non più come una moglie, ma come una sorella. Nonostante questo sono rimasto con lei per le figlie, perché io sono un cristiano, un cattolico. Poi ho scoperto lo squallore dei suoi tradimenti e le ho proposto di dividere la casa, la casa di mio padre. Non ha accettato e così è iniziata una guerra infinita, fatta di denunce e di provocazioni. Allo squallore del tradimenti si è aggiunto il calvario delle menzogne, di costanti indagini sul mio conto, dell’onta di crimini mai commessi sbandierati come panni stesi ad asciugare sul balcone, di terra bruciata attorno a me, di violenze psicologiche, di carte bollate, di ripicche, di maltrattamenti. Circondati da assistenti sociali, da psichiatri, da psicologi, da CTU, da ATP, da giudici, da avvocati … insomma, il business che gira attorno alle separazioni. Tutto questo di fronte alle mie figlie, perché ho voluto bene alla sua prima figlia come se fosse stata la mia. I figli diventano un arma di distruzione dell’altro. E il conto da pagare del proprio dolore, il dolore di una vita fatta di violenza, finisce per pagarlo chi non è stato la causa. La vittima diventa aguzzino e la quotidianità si popola solo dello squallore della perdita di umanità.
Luca si commuove.  
(L) Non so come ho fatto a sopportare tutto questo. Le ho proposto di dividere casa, per rimanere vicino alle mie figlie, ma non ha accettato. Il suo unico scopo era di togliermi tutto, di rovinarmi, di distruggere la mia immagine di fronte alle bambine. Ho perso la lavanderia, poi l’officina e infine la casa su cui grava un mutuo. Poi una falsa denuncia mi ha costretto all’allontanamento da casa e oggi vivo in affitto in un bilocale dove ho comunque ricreato uno spazio per le mie due bambine con i loro pupazzi, le loro cose. Sono diventato semplicemente un disoccupato. Per questo mi sono inventato “un marito in affitto”, un’idea  tutta da costruire, un grido di dolore, perché ho bisogno di un secondo lavoro, l’officina in cui mi appoggio non mi basta per sopravvivere. Ho molto esperienza, ma l’esperienza costa e nessuno la vuole pagare. Sul mercato del lavoro si preferisce prendere ragazzetti inesperti  e pagarli poco. A 51 anni sono disponibile persino a pulire i cessi. Alla mia età trovare lavoro non è facile.  

(P) Possiamo dire che è l’altra faccia di un fenomeno di cui molto si parla negli ultimi anni, quello delle violenze domestiche contro le donne?
(L) Sì. Nonostante esista la prima legge in Italia che cerca di tutelare i padri separati, la Giurisprudenza continua a privilegiare le madri quali punto di riferimento educativo, mentre al padre gli viene concesso solo il ruolo di sostegno economico e più della metà di loro ha la licenza elementare e questo li pone a rischio povertà. Ricordo che la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver garantito i diritti dei padri separati. Uno Stato, con la esse maiuscola, dovrebbe scoraggiare la povertà, non favorirla e avere una visione più bilanciata dei diritti. La Giustizia così finisce spesso per essere ingiusta. E’ per questo che sto portando avanti la mia battaglia, una battaglia di verità. Sono riuscito ad ottenere l’affidamento congiunto. E’ stata una prima vittoria.

(P) Lei è un papà o un compagno di gioco per le sue figlie
(L) Questa domanda mi piace molto: se c’è una cosa che adoro fare con le mie figlie è essere il loro compagno di gioco. Certo, quando ci vuole, le strillo anche. Sorride finalmente.

(P) La dignità secondo lei è in relazione con la necessità?
(L) Sì, se io avessi lasciato che le cose andassero come lei voleva, ma ho lottato perché la mia ex moglie non me la togliesse. La dignità non si tocca. Fa parte dei miei valori.

(P) I valori, di cui parlava all’inizio, quelli di una famiglia, che fino hanno fatto?
(L)Sono rimasti.  Non le ho permesso di devastarmi. Ho cercato di essere resiliente. Non posso permettere che un mio errore, quello di non essere stato razionale e quindi capace di discernere l’amore dal sogno di famiglia, compromettesse in modo definitivo la mia vita. Voglio continuare a credere in quei valori.

(P) Che cosa si rimprovera?
(L) Io non mi sento un fallito. Sento solo il dolore di non essere riuscito a dare l’amore di due genitori alle mie figlie. Io mi sento adesso un padre a 360°. Non lo sono mai stato in casa. Incredibile. L’ho capito solo dopo.  L’ipercontrollo della mia ex moglie su tutto mi aveva tolto anche questo, anche il ruolo genitoriale. Il mio unico ruolo era pagare i conti. Non ho mai nemmeno cambiato il pannolino alle mie figlie, perché secondo lei non ero buono a fare nulla, perché nessuno era bravo a fare le cose come lei.

(P) Lei ha sensi di colpa?
(L)No, perché non credo di essermi mai comportato male.

(P) Il senso della vergogna per tutto il calvario che ha passato, che lei ha definito “l’onta di crimini mai commessi sbandierati come panni stesi ad asciugare sul balcone”?
(L) Vergogna no, perché so che non è così, perché la verità prima o poi viene a galla e le persone che prima mi guardavano con sospetto e mi allontanavano hanno poi capito come stavano realmente le cose.

(P) Il sentimento che la domina?
(L) La rabbia, ma il tempo è galantuomo. La rabbia mi ha consentito di alzarmi ogni giorno. Certo, l’ho dovuta gestire, perché non mi consumasse, perché non sfociasse in agiti violenti. Avrei fatto il suo gioco e io non sono quel tipo di uomo.

(P) La vita ha mai smesso di appartenerle?
(L) No. Ho i miei amici, faccio il mio percorso psicologico su consiglio del mio medico di base che mi sta dando un grosso supporto. Non sono un supereroe e devo cercare di non farmi crollare il mondo addosso. Mi faccio aiutare per cercare di avere un rapporto ottimale con le mie figlie, mi documento, compro libri per comprenderle in questa età preadolescenziale così delicata. Ho i miei limiti e ne sono cosciente e voglio imparare a superarli.

(P) Lei che ha attraversato il deserto della quotidianità popolata “solo dello squallore della perdita di umanità”, il senso di umanità lo ha perso?
(L) No.

(P) Riesce ancora ad amare, a credere negli altri, a scommettere in un rapporto?
Luca si commuove una seconda volta
(L)Sì.

(P)Torniamo a parlare di dignità. Per lei è un diritto o un lusso oggi?
(L) E’ un diritto averla, ma un dovere preservarla, essere dignitosi.

(P) Una delle prerogative più importanti per essere “un marito in affitto” è l’affidabilità. Lei si sente una persona affidabile?
(L) Assolutamente sì.  Lo sono sempre stato.

(P) Coltiva ancora un sogno?
(L) Che la mia ex moglie si rendesse conto che così si va solo verso il baratro, dove ci portiamo anche vittime innocenti. Vorrei tornare in possesso anche solo di una parte della casa di mio padre perché andandomene  ho perso una parte di me e destabilizzato le bambine. Spero che le mie figlie siano felici. Il loro amore è la mia forza. Spero che la salute mi assista perché purtroppo ho problemi alla schiena che non posso curare perché non me lo posso semplicemente permettere.
 
La storia di Luca è una storia come tante.
Storie vissute davanti allo specchio del film l’ “Hotel paura” dove gli ex mariti a voce alta ricordano a se stessi “non sono alcolizzato, non sono drogato, non son matto, sono solo disoccupato”, come diceva Sergio Castellitto.
 

Buona Pasqua e buona fortuna.

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