martedì 22 novembre 2016

INFERNETTO, VIA PREDOI: GIU' LE BARACCHE SU I VILLINI. TUTTO REGOLARE?



Un'enorme buca in zona archeologica senza alcun sondaggio preventivo, eternit sbriciolato senza alcuna evidente procedura di smaltimento, casupole inabitabili demolite per raddoppiarne la cubatura e costruire delle ville. Questo l'inquietante scenario a cui si assiste da oltre un mese presso il terreno su via Bedollo, angolo via Predoi, all’Infernetto, un quartiere residenziale senza servizi del Municipio X, quello commissariato per mafia. Ciò che più colpisce è la totale mancanza di legalità apparente che anche un piccolo cantiere come questo dovrebbe rispettare.
A poche centinaia di metri sono ancora  visibili i resti dell'acquedotto romano di via Bedollo salvato in extremis anni fa dai residenti e dall'associazione culturale Severiana eppure, contrariamente a quanto previsto per legge, qui si sono sbancati in fretta e furia metri cubi di terra senza alcun controllo, così come sono state demolite le quattro casette fatiscenti il cui tetto in eternit è stato smantellato senza preoccuparsi di utilizzare prima dei fissanti o di impiegare ditte specializzate per il suo smaltimento, nonostante nei pressi ci sia anche un asilo nido. In fondo, se ci sarà qualche caso di cancro ai polmoni, lo sapremo tra 15 anni.
Ciò che lascia più perplessi è la fretta con cui tutto questo è avvenuto. I lavori sono iniziati utilizzando due recenti 'furberie' legalizzate:

- la Legge Regionale 11 Agosto 2009, n. 21 (Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale sociale)
- la Super DIA, cioè la combinazione della CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) e la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), introdotte nel 2010.

Le casupole avevano un regolare titolo abitativo? LabUr – Laboratorio Urbanistico, verificherà la conformità dell'operazione in corso con il contenuto degli artt. 2 e 3 della legge sopra citata, che parla espressamente, p.es., di rispetto degli standard urbanistici e delle opere di urbanizzazione primaria o di interventi che devono essere eseguiti “nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dagli articoli 8 e 9 del decreto del Ministro per il lavori pubblici 2 aprile 1968". Se consideriamo poi che il progettista ed il direttore dei lavori sono legati in maniera 'lavorativa' molto stretta con gli uffici tecnici del Municipio, a pensare male sarà peccato ma spesso ci si azzecca.
Ricordiamo inoltre che la Super DIA è stata consegnata il 13 luglio 2016 e che i lavori sono iniziati il 29 settembre (finiranno il 30 settembre 2018 per un importo di 1,1 milioni di euro). C'è stato dunque tutto il tempo per verificare gli elaborati e i documenti necessari, tra cui anche la richiesta di una autorizzazione sismica da parte del Genio Civile.
Per altro, in questa stagione,  quando si opera uno scavo si procede subito alla realizzazione dei plinti di fondazione, cosa che non è ancora avvenuta, nonostante l’arrivo delle piogge. Perché allora tutta questa fretta di demolire? Si doveva cancellare qualcosa che ora non si può più vedere e lasciar parlare solo le carte e le successive autorizzazioni?
Non si conosce il progetto e comunque non c'è alcun Permesso di Costruire. La Super DIA è utilizzabile in alternativa al Permesso di Costruire solo nei seguenti casi:

• per interventi di ristrutturazione edilizia che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici
• per interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica, purché realizzati in esecuzione di piani urbanistici attuativi approvati che rechino precise indicazioni di carattere volumetrico, tipologico, formale e costruttivo
• per gli interventi di nuova costruzione, qualora siano in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni plano-volumetriche.

LabUr seguirà con molta attenzione ogni sviluppo su quel terreno perché è impensabile che all'Infernetto si continui a costruire in ogni francobollo di terra con ogni escamotage possibile, arrivando addirittura a demolire dei manufatti per utilizzarne le cubature senza garantire il rispetto degli standard urbanistici. Via Bedollo e Via Predoi non sono strade in manutenzione al Municipio X ed insistono in un quadrante dell'Infernetto come quello della convenzione di Riserva Verde, da sempre afflitto da gravi carenze urbanistiche. LabUr chiederà all’amministrazione come mai non si sono svolti i dovuti sondaggi archeologici e come mai è stato rimosso materiale in eternit senza alcuna precauzione, come dimostrano le foto in nostro possesso.

paula de jesus per LabUr

sabato 24 settembre 2016

OLIMPIADI ROMA: RICATTI E MENZOGNE DI RENZI-MALAGO'



L'ignobile ricatto al Comune di Roma fatto in questi giorni da Giovanni Malagò, Presidente del CONI, a seguito del ritiro della candidatura della Capitale dai Giochi Olimpici del 2024, non ha alcun fondamento giuridico o amministrativo. Malagò non può invocare alcun 'danno erariale' alla giunta Raggi. Infatti ad oggi, esiste solo la Mozione di Assemblea Capitolina del 25 giugno 2015 con la quale si impegnava il Sindaco Marino a proporre la candidatura olimpica di Roma e mai tale mozione è stata seguita dalla necessaria deliberazione con cui tale impegno doveva essere formalizzato a livello amministrativo. Perché gli organi dell’informazione non lo dicono? Malagò ha minacciato di agire contro il Comune di Roma per presunto 'danno erariale', in quanto il ritiro della candidatura comporterebbe una, inesistente, interruzione della "continuità amministrativa". Il 'danno' sarebbe, sempre secondo il CONI, di circa 20 milioni di euro, quasi 700 mila euro imputabili a ogni singolo consigliere capitolino del M5S. Invitiamo dunque Malagò, il PD e la stampa, in particolare La Repubblica, di informarsi sul significato di Mozione di Assemblea Capitolina, così come descritto anche nel "Regolamento del Consiglio Comunale" di Roma:

Articolo 109 (Contenuto, forma e discussione delle mozioni)

1. La mozione è un atto di indirizzo deliberato dal Consiglio Comunale per impegnare il Sindaco e la Giunta al compimento di atti o all’adozione di iniziative di propria competenza


Quindi, la 'mozione' non è un atto giuridico né tantomeno amministrativo, ma un atto di indirizzo politico che ha il solo fine di promuovere un dibattito su una specifica questione per poi fornire alla Giunta o al Sindaco orientamenti su come trattare la questione stessa. Nel caso specifico della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, nulla di più di un testo sottoposto al voto dell'Assemblea Capitolina teso ad indirizzare la politica del Comune (rappresentata dal Sindaco e dalla sua Giunta) sulla questione Olimpiadi.
Dopo la 'mozione' per la candidatura sarebbe stata necessaria una deliberazione che impegnasse e vincolasse il Sindaco Marino e la sua Giunta ad adempiere al contenuto riportato nella deliberazione stessa, perché una Deliberazione di Assemblea Capitolina rappresenta un atto giuridico e amministrativo attraverso il quale l'Assemblea adotta le proprie decisioni che hanno la precisa natura di 'regolamento'.

E’ curioso rilevare che sotto l'ex Sindaco Gianni Alemanno, l'iter seguito fu il seguente (corretto da un punto di vista sia politico sia amministrativo)
21 gennaio 2010 - ordine del giorno n.21 che, approvato all’unanimità dall'Assemblea Capitolina, impegna il Sindaco a presentare al CONI la candidatura di Roma ad ospitare i XXXII Giochi Olimpici e ai XVI Giochi Paralimpici del 2020;
18 maggio 2010 - il Consiglio Nazionale del CONI accoglie la candidatura di Roma;
08 giugno 2011 - il Direttore del Dipartimento Sport esprime parere favorevole circa la regolarità tecnica della deliberazione in oggetto;
12 luglio 2011 - il Ragioniere Generale esprime parere favorevole circa la regolarità contabile della deliberazione in oggetto;
14 luglio 2011 - con deliberazione n.54 dell'Assemblea Capitolina approva con 51 voti favorevoli, 2 contrari e l’astensione dei Consiglieri Rossin e Storace, la "Autorizzazione alla candidatura della città di Roma ai XXXII Giochi Olimpici e ai XVI Giochi Paralimpici del 2020 e costituzione del relativo Comitato Promotore".

Monti ‘bocciò’ la candidatura alle Olimpiadi 2020. Con l’arrivo di Ignazio Marino e Matteo Renzi, le cose andarono diversamente:  

15 dicembre 2014 - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, annuncia che Roma si candiderà alle Olimpiadi del 2024 e che Giovanni Malagò, presidente del CONI, assumerò la guida del Comitato Promotore anche se tale dichiarazione non ha mai rappresentato un impegno formale per il Comitato Olimpico Internazionale (CIO);
25 giugno 2015 - L'Assemblea Capitolina approva la mozione per impegnare il Sindaco e la Giunta alla candidatura di Roma 2024;
02 luglio 2015 - il Consiglio Nazionale del CONI accoglie la candidatura di Roma;
15 settembre 2015 - Roma presenta la sua candidatura ai giochi olimpici nella cosiddetta "prima fase";
17 febbraio 2016 - consegna al CIO della fase 1 del dossier;
Fino ad oggi dunque c’è stata solo una manovra politica del Governo Renzi, nata per far dimenticare anche le vicende di Mafia Capitale. Non a caso, mentre si votava la mozione, Francesco D'Ausilio si dimetteva da capogruppo capitolino del PD e veniva partorito un dossier ricco di imbarazzanti affermazioni. Ne riportiamo alcune:

1)      "La vera forza della candidatura italiana è disporre del 70% degli impianti sportivi" (tra questi, due 'chicche': il Marco Simone Golf & Country Club e i padiglioni della Fiera di Roma per sport indoor);
2)      "Le Olimpiadi consentiranno di realizzare, potenziare e mettere a sistema opere che cambieranno la mobilità a Roma. La “cura del  ferro” sarà il cuore degli interventi infrastrutturali previsti" (tra cui, ovviamente, il potenziamento della Roma-Lido!)
3)      "I costi operativi sono pari a circa 3,2 miliardi e riguardano organizzazione, sicurezza, anti-doping, gestione eventi e impianti temporanei, e saranno interamente coperti dal CIO, dalle sponsorizzazioni, da “marketing”, “merchandising” e proventi della biglietteria. I costi di investimento (2,1 miliardi) riguardano il Villaggio Olimpico, i centri Media, gli impianti sportivi permanenti, gli impianti di allenamento e saranno a carico dello Stato e non delle singole amministrazioni comunali"

In pratica, un insieme di interventi urbanistici (p.es. il Villaggio Olimpico) e infrastrutturali (p.es., il Grande Raccordo Anulare delle Biciclette), che spaziano dal rifacimento e/o adeguamento degli impianti sportivi fino alla mobilità, pagati dal CIO (1,7 miliardi di euro), dai privati (1,5 miliardi di euro) ma soprattutto dalla pubblica amministrazione (2,1 miliardi di euro). Tutto questo senza che il CONI abbia concordato con il Comune di Roma (città ospitante per volontà di Matteo Renzi), almeno i seguenti punti:
- lo Statuto del Comitato Promotore, per condividere e concertare obiettivi e finalità dell'evento (ma anche la composizione dell'organico)
- un organo di controllo per sovraintendere insieme l’impatto dell’evento sulla città in termini di vivibilità urbana, opere pubbliche e assetto urbanistico, nonché la ricaduta dei progetti anche oltre l’evento olimpico e paraolimpico per il potenziamento dell’impiantistica sportiva e dello sport di base;
- strumenti amministrativi per coordinare le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’evento olimpico e paraolimpico, stimolando la partecipazione della cittadinanza anche in termini di idee e progetti.

Nulla di tutto questo è stato fatto dal trittico Renzi-Malagò-Marino eppure oggi strillano ad un presunto “danno erariale” compiuto dalla giunta Raggi, senza avere in mano alcun strumento giuridico a supporto e senza aver mai ottemperato all’obbligo di giustificare la spesa di quasi 20 milioni di euro da parte del Comitato Promotore in 18 mesi di attività.

paula de jesus per LabUr- Laboratorio di Urbanistica

venerdì 2 settembre 2016

IL LITORALE ROMANO FRONTIERA DI LEGALITA’



La recente determinazione dirigenziale con cui il Municipio X ha dichiarato la decadenza dalla titolarità della Concessione Demaniale Marittima dello stabilimento balneare MED (ex art.47 del codice della navigazione) desta, a livello urbanistico, elementi di preoccupazione. Da quanto è dato sapere, tra le diverse contestazioni di carattere amministrativo ed edilizio sollevate si sostiene anche che i manufatti realizzati in quell’area, dunque su Demanio Marittimo, non sarebbero conformi alle grandezze edilizie previste dal Nuovo Piano Regolatore Generale (NPRG) del Comune di Roma. Senza scendere nei dettagli, vale la pena ricordare che le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del NPRG, secondo la Delibera di approvazione del Consiglio Comunale n. 18 del 12 febbraio 2008, individuano il Demanio Marittimo come zona di “Verde pubblico e servizi pubblici di livello locale” (cfr. Elaborato 3a Stralcio della pianificazione vigente: Piano Regolatore Generale: sistemi e regole, normato dall’art. 85 delle NTA). Inoltre, tra le funzioni ammesse in tale area, le uniche destinazioni possibili sono quelle di verde pubblico ed in particolare di “aree per il gioco dei ragazzi e dei bambini e per il tempo libero degli adulti: eventualmente attrezzati con chioschi, punti di ristoro, servizi igienici” (comma 1, lettera d). A tale destinazione corrispondono (comma 2) determinati parametri e grandezze urbanistico-ecologiche, che si riassumono (per la realizzazione di tali servizi di livello locale) in un indice di edificabilità pari a 0,05 mq/mq. Ciò vuol dire che sui 1.700 mq di concessione del MED sarebbero edificabili solo 85 mq.
Ora, secondo l’elenco delle Concessioni Demaniali Marittime ricadenti nel territorio del Municipio Roma X (pubblicato il 4 gennaio 2016 ed aggiornato recentemente, il 3 agosto 2016) il MED avrebbe 125 mq di opere di facile rimozione (chioschi, cabine, rimessa attrezzi, etc), dunque 40 mq in più. Tale eccedenza esisteva già nella determinazione dirigenziale n.846 del 24 marzo 2014, con cui la concessione dello stabilimento balneare MED è stata dichiarata valida fino al 31 dicembre 2020. Allora cosa è cambiato da quella data ad oggi da determinare la decadenza della concessione? Questa è la domanda che una corretta amministrazione pubblica dovrebbe porsi. In altre parole, per il principio della continuità amministrativa, la prima indagine dovrebbe svolgersi all’interno dei propri uffici per verificare la regolarità della proroga della concessione fino al 2020, avvenuta sotto l’amministrazione di Andrea Tassone, PD, arrestato per Mafia Capitale il 4 giugno 2015. Nulla di questo è stato fatto e la determinazione dirigenziale 846/2014 dal 29 agosto 2016 continua a valere per tutti ad eccezione che per il MED, ledendo un principio fondamentale della legalità e cioè l’applicabilità delle norme e dei regolamenti per tutti e non solo per alcuni.
Questa dislessia amministrativa nella gestione di un bene pubblico, come quello demaniale, pone due questioni: l’interesse pubblico della fascia demaniale e l’attuazione prossima ventura del PUA, cioè del Piano Urbanistico degli Arenili.
Secondo gli studi del Comune di Roma, risulta che su tutto il Litorale romano esiste una capacità insediativa residua che ammonta a ben 17.086,03 mq di SUL (la Superficie Utile Lorda è, in urbanistica, “la somma delle superfici di tutti i piani fuori terra, seminterrati ed interrati” comprensive di tutti gli elementi quali, p.es., scale, portici, etc.). Dunque ancora molto è edificabile ed è per questo che occorre disciplinare la fascia demaniale marittima ai fini del rilascio e della regolamentazione delle concessioni. L’obiettivo generale dovrebbe essere il miglioramento dei servizi alla balneazione nel rispetto dei vincoli ambientali e paesistici, cioè in altre parole, riconoscere un interesse pubblico, un interesse collettivo, da tradurre non solo nel diritto di accesso al mare ma, in forma più estesa, nel diritto di fruire del mare e dell’arenile. Potervi accedere, ma non usufruirne non ha alcun senso. Un cattivo esempio, sotto gli occhi di tutti, sono i servizi negati quest’anno sulle spiagge di Castelporziano e di Capocotta, oggetto di un discutibile comportamento amministrativo che ha demolito senza ricostruire, per cui il cittadino trova arenili senza bagnini di salvataggio e relative postazioni, senza servizi igienici, senza presidi sanitari e aree d’ombra assenti o inadeguate, senza alcuna regolamentazione di accesso ai mezzi di trasporto pubblici e privati. Dunque, gli arenili sono stati di fatto sacrificati per una discutibile applicazione della legalità e non si comprende (o forse sì) a favore di chi. Certamente non dei cittadini.
In questo confuso contesto si è inserita la nuova Legge Regionale del 26 Giugno 2015, n. 8 (Pubblicata nel BURL n° 52 del 30 Giugno 2015), “Disposizioni relative all’utilizzazione del demanio marittimo per finalità turistiche e ricreative. Modifiche alla L.R. del 6 agosto 2007, n. 13, concernente l’organizzazione del sistema turistico laziale, e successive modifiche”, di cui recentemente è stato pubblicato anche il Regolamento attuativo. Vale la pena ricordare che da alcuni anni gli stabilimenti balneari sono a tutti gli effetti imprese turistiche e dunque deve esserne ampliato il periodo di apertura delle attività, promuovendo la destagionalizzazione dell’offerta turistica e “lo svolgimento di attività collaterali alla balneazione” mediante utilizzo delle “strutture di facile rimozione utilizzate per finalità turistiche e ricreative, eventualmente presenti sull’area demaniale marittima assentita in concessione“. Una rivoluzione, che dovrà passare per ogni Assemblea Comunale di tutti i comuni marittimi del Lazio, compresa Roma Capitale e dunque Ostia.
Quello a cui si assiste in questi mesi va nella direzione opposta. Ostia, commissariata per mafia per “salvare Roma Capitale dal Commissariamento”, senza alcuna pianificazione territoriale che faccia riferimento ai punti sopra citati, si è caratterizzata durante questa stagione balneare per la spasmodica ricerca delle irregolarità amministrative od edilizie all’interno delle singole concessioni marittime, decontestualizzate da un inquadramento urbanistico che invece doveva avere come riferimento ‘alto’ il raggiungimento dell’interesse pubblico del mare tramite anche l’utilizzo della nuova legge regionale.
Si assiste dunque a inutili (e costose) prove di forza tra amministrazione e concessionari, finalizzate a rimuovere poche decine di mq, demonizzando un’intera categoria, che divengono così gli unici colpevoli, senza ‘indagare’ l’operato degli amministrativi che hanno firmato le precedenti autorizzazioni e senza alcun rispetto verso gli interessi del Cittadino, primus inter pares.
Il mare non è frontiera per l’esibizione del machismo della legalità.
Paula de Jesus per LabUr

giovedì 18 agosto 2016

OSTIA, CAMPING CAPITOL: CHI SI VUOLE PROTEGGERE DISINFORMANDO?



Prosegue senza sosta la disinformazione de La Repubblica sul camping Capitol (LINK 1) da parte di un giornalista che ha difeso per mesi Andrea Tassone (PD), il mini-sindaco di Ostia arrestato per Mafia Capitale, e che nulla ha avuto da dire sul suo vice, Sandro Lorenzatti (SEL), che per 9 anni non ha visto niente nonostante sia stato per 6 anni membro della Commissione di Riserva e 3 anni in Municipio X. Mai un accenno neppure alle intercettazioni di Mafia Capitale tra Buzzi e Fabrizio Testa proprio sul camping Capitol, che abbiamo ampiamente documentato (LINK 2).

GLI ESPOSTI
L’annosa questione Capitol si è riaperta dopo l’esposto di LabUr del 2 marzo 2016, indirizzato al Comune di Roma, al X Municipio, al CBTAR, alla Regione Lazio e al Corpo Forestale dello Stato, al quale è seguito, il 7 marzo, un controllo presso le strutture del campeggio da parte del Municipio X e dal comandante del X Gruppo 'Mare' del Corpo di Polizia Locale, Antonio Di Maggio. Falso dunque che l’unica “denuncia” sia di Angelo Bonelli (Verdi), di cui La Repubblica tesse incomprensibili lodi, che interviene sulla questione, dopo l’esposto di LabUr, il 12 marzo 2016 su Facebook, ripreso dal Corriere della Sera solo il 13 maggio 2016. L’articolo del Corriere si riferisce ad un'inchiesta su 11 campeggi di Roma condotta dal pool di PM Antonio Calaresu, Francesca Passaniti e Antonino Di Maio, coordinati dall’aggiunto Roberto Cucchiari. Gli approfondimenti sul Capitol sono stati delegati proprio al comandante Antonio Di Maggio, in possesso dell’esposto di LabUr del 2 marzo. I reati denunciati erano gli stessi contemplati nella determinazione n.919 del 15.06.2016, con la quale è stata ingiunta la rimozione o demolizione delle opere abusivamente realizzate nel campeggio. Quindi, l'ispezione del 7 marzo avviene a seguito dell'esposto di LabUr che riguardava proprio le strutture igienico sanitarie del campeggio, in funzione dello stato dei lavori, in forte ritardo, e dei loro futuri collaudi, motivo per cui il campeggio non ha mantenuto la promessa di aprire nella primavera del 2016. Sembra che Bonelli abbia solo fatto un  esposto (non una denuncia) alla Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) il 25 maggio 2016 quando ormai le indagini erano state avviate dalla Procura di Roma. A confermarlo su facebook lo stesso Bonelli, che non manca mai, da navigato politico, di pubblicizzare le sue attività. Dunque, nessuna denuncia da parte sua prima del 2 marzo 2016, così come non v’è traccia nella storia di sue denunce sul Porto di Roma ad Ostia per quanto accaduto nel 2008, e come sia andata a finire è cosa nota; la LIPU è lì a testimoniarlo. Chiediamo dunque a Bonelli di rendere pubblica la sua denuncia in Procura sul Capitol, se esiste. Una denuncia che non viene menzionata neppure quando un utente su facebook gli scrive "vi svegliate sempre troppo tardi". Bonelli risponde: “nel 2007 i lavori furono sequestrati grazie ad un mio esposto !!!". Vero, le denunce di Bonelli sono ferme al 2007. Perché dunque La Repubblica, dopo aver confuso un decreto con una sentenza, si comporta come se fosse l’ufficio stampa di Bonelli? “Cui prodest scelus, is fecit”?


L’ANOMALIA E GLI OMESSI CONTROLLI
Il 3 maggio 2016, sulla base di una decisione presa il 26 aprile, il Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), Salvatore Mezzacapo, ha dichiarato 'perento' il ricorso numero di registro generale 2489 del 2009, proposto dalla Società SIL Campeggi Srl per l'annullamento del provvedimento di cui alla nota Regione Lazio – Dipartimento Territorio – Direzione Generale Ambiente e Cooperazione tra i Popoli – Area 2S/04, prot. n. 8177/09. In altri termini, la SIL non ha più presentato istanza di fissazione di udienza nel termine di 180 giorni dopo la comunicazione, avvenuta in data 18 giugno 2015 a mezzo pec, perché evidentemente era confidente di aprire nella primavera 2016. Chi o cosa gli garantiva questa certezza?
Sul Capitol molti hanno omesso di controllare, come dovuto, in tutti questi anni: la Regione Lazio, il Comune di Roma, il Municipio X, a partire dall’amministrazione Tassone a quella di Sabella, nonostante LabUr avesse dal 2012 (LINK 3) denunciato e chiesto chiarimenti sia sulla questione del taglio dei pini sia sul procedimento di VIA (Prot. 478964 del 8/11/11), di cui non si sa più nulla.
Infine, il commissariamento di Galletti è un'altra inutile sovrapposizione alla gestione straordinaria della Riserva. Infatti, con decreto del Presidente della Regione Lazio (n. T00468 del 16 dicembre 2014), in ottemperanza alle Sentenze T.A.R. Lazio nn. 3764/2009 e 12651/2009, era già stato nominato il Dott. Vito Consoli, Direttore dell’Agenzia Regionale Parchi (A.R.P.), Commissario ad acta, con il compito di attivare tutti gli adempimenti necessari ai fini della conclusione della procedura amministrativa di adozione del Piano di Gestione e del Regolamento attuativo della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Tutto ignorato sia dall’ex Sindaco, Ignazio Marino, sia dall’Assessore alla Trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, sia dal Municipio X, con Tassone e Lorenzatti e poi con Sabella. Partirà a questo punto una dettagliata denuncia in Procura.


paula de jesus per LabUr