martedì 2 marzo 2021

L'INFERNETTO SCHIACCIATO TRA LA GUARDIA DI FINANZA E SOROS

La Caserma della Guardia di Finanza intitolata al Generale Angelo Dus all’Infernetto, in via Croviana 120, è diventata nel maggio 2002 la sede del Gruppo Polisportivo delle 'Fiamme Gialle' per il trasferimento del 1° e del 2° Nucleo Atleti.  Una struttura di oltre 73.000 mq, su un'area di ‪150.000 mq, nata come residenza sanitaria e finita nei primi anni '90 dentro lo scandalo giudiziario Italsanità per il coinvolgimento della Immobiliare San Marco Spa di Renato Bigelli. Il complesso fu poi rilevato dalla Immobiliare Romana Spa di Gianfanco Caporlingua, marito di Alessandra Bigelli, che a fine agosto del 1996 decise di completarne i lavori con l'ATI 'Maurizio Bigelli/Cogeim' e di stipulare con la Guardia di Finanza un contratto di concessione d'uso gratuito.   D'ora in avanti la caserma della Guardia di Finanza, ospitante il Centro Sportivo, sarà protagonista di una serie di vicende finanziarie, tutte da chiarire. Nel 2004, per l’esattezza il 23 dicembre, prese forma la più imponente cartolarizzazione di immobili pubblici mai realizzata dallo Stato. Due giorni prima di Natale passarono infatti di mano ben 396 edifici (tra cui la Caserma della Guardia di Finanza dell'Infernetto), il 15% del patrimonio immobiliare pubblico. L’operazione di vendita e riaffitto fu congegnata dell’ex Ministro Giulio Tremonti assieme a Domenico Siniscalco e portò alle casse pubbliche 3 MLD di euro. A fronte di quell’incasso, lo Stato si impegnò a pagare per almeno 18 anni al nuovo proprietario, il Fondo Immobili Pubblici (FIP), un lauto canone di locazione che la Corte dei Conti definì nel 2006 un’operazione “significativamente superiore ai normali valori di mercato”. I magistrati contabili fecero così intendere che gli esborsi per la finanza pubblica avrebbero potuto essere ben maggiori delle entrate. Il conto finale dell’intervento di sale-and-rent-back fortemente voluto dal “creativo” Tremonti, è stato un bagno di sangue perché, come ha rilevato anche l’Agenzia del Demanio, lo Stato nel 2015, al ritmo di poco meno di 300 milioni di euro all’anno, ha pagato in affitti quanto ha incassato, accollandosi per giunta anche i costi della manutenzione ordinaria e parte di quelli della manutenzione straordinaria, nonostante non sia più proprietario dei beni. Con il risultato che allo scadere dei primi 15 anni di vita del FIP si è generato un buco enorme.   E' in questa opaca operazione che viene inserita la Caserma ‘Gen. Angelo Dus’ all’Infernetto. Ad aprile 2015 il fondo C3 Investment Fund (del colosso americano Cerberus Capital Management, che fa capo al magnate americano George Soros e che è amministrato dalla società di gestione immobiliare Savills Investment Management Sgr), con l’assistenza dello Studio Legale Associato Carnelutti, ha acquistato l'intero complesso. Il canone annuo, di circa 7 milioni di euro, è stato pagato dal bilancio pubblico a favore del finanziere americano. Siamo a Maggio 2016. Il piano di razionalizzazione della Guardia di Finanza prevede la restituzione al Demanio della caserma ‘Gen. Angelo Dus’  a Roma e delle caserme 'Barbarisi' e 'Lega Lombarda' a Bergamo. In seguito, nel 2018, nel Piano degli Investimenti sugli immobili conferiti ai Fondi Immobiliari elaborato dall’Agenzia del Demanio e approvato dal Ministero delle Finanze, è stato previsto per la caserma dell'Infernetto un investimento pari a 3 milioni di euro a fronte dell’esigenza manutentiva manifestata dalla Guardia di Finanza circa l’esecuzione di una serie di interventi infrastrutturali che  l'impresa BRC Spa, consorziata incaricata dell’esecuzione dei lavori, ha ultimato solo in data 19 febbraio 2020.   In previsione del trasferimento della Guardia di Finanza, la Savills Investment Management SGR (dal 2015 proprietaria della struttura) ha lanciato una campagna mediatica curata dalla Omnicom Public Relations Group, società specializzata in ambito PR e Public Affairs, con l'obiettivo dichiarato "di ascoltare i bisogni degli abitanti del quartiere al fine cambiare l'Infernetto con un progetto di una realtà internazionale che ha la forza e la voglia di valorizzare la zona e di cambiarla in meglio". Per questo scopo, la Savills Investment Management SGR si avvale della collaborazione con la FB&Associati, la prima società di consulenza italiana specializzata in public affairs, advocacy e lobbying, che "supporta i clienti e il loro business nella costruzione di sistemi di relazioni a livello europeo, nazionale e locale per influenzare le opinioni e le scelte del decisore pubblico e nel posizionamento strategico all'interno della sempre più complessa arena decisionale". Dunque non un’operazione filantropica.   Nel comunicato del 18 gennaio 2021 si parla di “occasione di rigenerazione urbana … integrando destinazioni d'uso residenziale, servizi per la comunità e attività commerciali … Unendo prospettive pubbliche e private … nuove residenze, per un ingombro volumetrico in linea con la superficie presente". E qui la fiamma (gialla come l'oro) si spegne e le tenebre fanno la loro comparsa. Il complesso era nato come residenza sanitaria negli anni novanta in mezzo alla campagna, a ridosso della pineta di Castelfusano e la tenuta presidenziale di Castelporziano, con una licenza per servizi privati che prevedeva residence, albergo, clinica e casa di riposo per anziani. Con quella licenza furono però edificati e venduti dalla società Immobiliare San Marco 240 mini appartamenti di lusso alla modica cifra di 200 milioni di lire ciascuno. L’allora Assessore al Piano Regolatore di Roma, il democristiano Antonio Gerace (detto 'er Luparetta'), poco prima di essere arrestato, interrogato sull’argomento disse di non saperne nulla e che comunque la conformità del progetto spettava all’allora circoscrizione XIII (oggi Municipio X) guidata da Marco Pannella, nonostante fosse stato aperto un fascicolo in Procura.   L’allora proprietario dell’area, dopo aver ottenuto l’autorizzazione per la realizzazione di un enorme centro per anziani, aveva tentato di ottenere una variante di destinazione d’uso per trasformare il complesso in abitazioni. L’operazione non andò mai a buon fine per lo scandalo Italsanità. All’Immobiliare San Marco subentrò l’Immobiliare Romana, il cui Presidente del Consiglio di Amministrazione era Gianfranco Caporlingua, nel 2014 finito con la Quinto Immobiliare anche nello scandalo Caat (Centri di Assistenza Abitativa Temporanea) nel periodo di Mafia Capitale, che costava alle casse di Roma la bellezza di 43 milioni di euro l’anno. Il 6 aprile 1996 venne convocata da Caporlingua un’assemblea generale ordinaria avente come ordine del giorno la stipula del contratto di concessione d’uso gratuito del complesso immobiliare all’Infernetto con il comando della Guardia di Finanza e la sottoscrizione del contratto con l’ATI Maurizio Bigelli/Cogeim per l’esecuzione dei lavori di completamento e adattamento del complesso alle esigenze della Guardia di Finanza. Erano i tempi dei democristiani Vittorio Sbardella (detto lo Squalo') e Giorgio Moschetti (tesoriere DC).   Eseguendo una visura al catasto fabbricati del Comune di Roma, le strutture non risultano ancora censite risultando solo il loro traferimento alla partita speciale "area di enti urbani e promiscui". A questo punto, devono essere verificati i seguenti quattro punti:   1) La regolarità urbanistica dell’area prima di effettuarne una qualsiasi variante. 2) La regolarità del titolo edilizio dei singoli fabbricati in assenza di sanatoria 3) La verifica dell’invarianza idraulica dell'area allo stato di fatto attuale 4) L'integrazione del nuovo progetto con il recupero degli standard urbanistici previsti dai limitrofi piani di zona e ambiti di trasformazione integrati.   Pur confidando che si utilizzerà solo la cubatura di quanto già edificato, devono esser previste misure di contenimento ad eventuali densificazioni o al ricorso di strumenti come il piano casa. Vorremmo infatti evitare la scoperta dell’ennesimo scandalo giudiziario a cose fatte e soprattutto evitare che dopo 30 anni l’eredità di Sbardella e Moschetti, ‘congelata’ dalla presenza della Guardia di Finanza, torni con i propri scheletri nuovamente in vita.

Ci saremmo aspettati, il 25 febbraio scorso, che la Sindaca Virginia Raggi non si fosse limitata a farsi fotografare in visita al centro sportivo della GdF all'Infernetto, ma avesse speso qualche parola sul futuro di quell'area.


Paula de Jesus per LabUr - Laboratorio di Urbanistica


sabato 20 febbraio 2021

CASE POPOLARI: ANCHE I SINDACATI FINISCONO NEL TRITACARNE DELLA NARRAZIONE MAFIOSA. VI SBLOCCO UN RICORDO.

 

Scoppia la polemica sui media dopo le dichiarazioni della delegata alle Periferie (*). Consiglio di leggere l'articolo.
Sulla ferita più grande e ancora sanguinante, oltre che infetta, di Roma Capitale, si specula cinicamente in campagna elettorale per motivazioni poco nobili.
Ad Ostia ci siamo abituati al metodo calunnioso delle delegata. Non è dunque una sorpresa. E siccome "senza una memoria, l'uomo è ridotto al rango di animale inferiore", voglio ricordare quanto accaduto pochi anni fa. Perché "confondere i Sindacati degli Inquilini con le Associazioni e organizzazioni politiche e private" è un fatto prima di tutto deotologicamente indecente, soprattutto se si ha un ruolo pubblico e se lo si è 'accarezzato'.
"Il Comune di Roma non assegna case popolari, non lavora le domande del contributo affitto di febbraio, sta erogando con tempi biblici i contributo affitto di 240 euro a un quarto dei richiedenti, non fa manutenzioni straordinarie, fa sgomberi mandando famiglie in strutture di cooperative sociali inadeguati al costo di 20 euro a persona al giorno (tre persone dicasi 1800 euro al mese) e ha l'arroganza e la volgarità di accusare i sindacati come fiancheggiatori del racket delle case popolari"...
Il ricordo: Nuova Ostia, 2018: Con determinazione dirigenziale n. 302 del 18.06.2010 il Comune di Roma disponeva lo sgombero dell’alloggio sito in via Antonio Forni n. 22 occupato da Silvano Spada. Il 24 giugno agenti della Polizia municipale arrivati sul posto circa alle 8.30, supportati da Polizia e Carabinieri, bloccavano l’entrata del palazzo. Due ore dopo, alle 10.30, una decina di persone tentavano di varcare il cordone per salire nell’appartamento al secondo piano ma venivano respinte a forza ottenendo comunque una proroga di 15 giorni dello sfratto. Tra queste persone, oltre a Massimiliano Spada (fratello di Silvano) anche Sabrina Giacobbi, segretaria (dal 2006 al 2015) della sede del PD di via Forni 16, sede chiusa per morosità per non aver mai pagato l’affitto al Comune di Roma. Una sede che invece, secondo i collaboratori di giustizia, avrebbe regolarmente pagato per anni il ‘pizzo’ al clan Baficchio, rivali degli Spada (come riportato dalla Procura di Roma). Secondo la versione della Giacobbi, rilasciata alla stampa, Silvano Spada aveva sempre vissuto lì, prima con la nonna (che era l’assegnataria della casa) e poi, dopo la morte della nonna, con sua figlia.
Sabrina Giacobbi con l’avvocato Luca Iacopini utilizzò a quel tempo i 15 giorni di proroga dello sfratto per fare ricorso al TAR che però il 15 settembre 2010 (n.04018/2010 Reg.Ord.Sosp.) respinse la domanda incidentale di sospensione dello sfratto ritenendo che non vi fossero "gli elementi per ritenere che il ricorrente (Silvano Spada) facesse parte del nucleo familiare dell’assegnataria (la nonna)".
Non si ha notizia di cosa abbia in seguito deciso il TAR, fatto sta che quando il 9 ottobre 2018 (8 anni dopo) spararono al portoncino della casa di Silvano Spada l’indirizzo era sempre quello: via Forni 22. Una casa occupata abusivamente come ha raccontato la stampa: "maxi blitz in stile militare a Ostia per lo sgombero di un’altra casa popolare occupata abusivamente dagli Spada (dopo quello di giovedì scorso). A vivere indisturbati nell’abitazione erano la compagna e i figli di Silvano Spada, attualmente in carcere. Oltre 150 agenti del Corpo di polizia locale di Roma Capitale sono intervenuti in via Forni 22, a Ostia, per il recupero della casa popolare illecitamente occupata".
Questo faceva il circolo PD di via Forni che ad Ostia è chiamata dai residenti la ‘vietta’. In realtà è stata lo stradone della droga: rendeva fino a 15.000 euro al giorno, con tanto di dosi passate dai balconi agli spacciatori. A gestirla per molto tempo, affinchè tutto fosse tranquillo, Michael Cardoni oggi con Tamara Ianni (sua moglie) le fonti ritenute più attendibili da parte della Procura di Roma nel processo contro il clan Spada. Michael Cardoni per quel lavoro percepiva 200 euro al giorno fino a quando non venne ucciso a novembre 2011 il cugino di suo padre, Giovanni Galleoni, capo indiscusso del clan Baficchio, rivale degli Spada. Era di Giovanni Galleoni la palestra abusivamente occupata in via Forni 41-47 poi diventata degli Spada e fatta chiudere sotto Marino. Su via Forni al numero 16 c’era sempre stato il circolo del PD (chiuso il 19 maggio del 2015 per occupazione abusiva) e anche, dal 2005, al civico 39, lo sportello della Romeo Gestioni (davanti alla sede del PD, sul lato opposto) come punto di contatto per le 1042 famiglie delle case Armellini.
Non solo gli Spada furono aiutati dal PD ad occupare le case ma anche i ‘Baficchio’.
Dalle parole di Tamara Ianni, la collaboratrice di giustizia che ha denunciato il clan Spada, emerge il ruolo della ex sede del PD di via Antonio Forni a Nuova Ostia (la ‘vietta’). La sede, che non ha mai pagato per oltre 20 anni un euro al Comune occupando un alloggio che però il Comune pagava al gruppo Armellini, aiutava a ‘regolarizzare’ le occupazioni abusive collegate anche alla criminalità locale. Ciò si evince appunto dalla testimonianza di Tamara Ianni, la moglie di Michael Cardoni, figlio di Massimo a sua volta cugino di Giovanni Galleoni, quest’ultimo noto come «Baficchio» e considerato uno dei discendenti della Banda della Magliana (ucciso a Ostia nel 2011, inizio della predominanza del clan Spada). Galleoni aveva un 'libro mastro' (mai ritrovato) in cui annotava i propri proventi illeciti: pizzo, estorsioni, usura etc. Secondo i collaboratori di giustizia e la magistratura inquirente, anche la sede PD di via Antonio Forni pagava il pizzo. Per le case, il gioco allora era facile. Bastava occupare abusivamente una casa popolare, autodenunciarsi al Comune di Roma (lo sportello della Romeo era in via Forni, davanti alla sede del PD) e attendere l'arrivo dei vigili che prendevano atto dell'occupazione. Eletta la residenza in quella casa, si iniziava a pagare al Comune una indennità di occupazione per poi presentare una istanza di assegnazione della casa occupata grazie agli avvocati messi a 'disposizione' dal PD. Il Comune di Roma, con proprio ufficio, si occupava poi dell'istruttoria delle domande di regolarizzazione delle occupazioni abusive di questi alloggi di edilizia residenziale pubblica. Un metodo semplice e redditizio dal quale scaturivano centinaia di voti per il PD di Ostia. Ora che la sentenza in appello del processo chiamato ‘Sub Urbe' (racket delle case popolari a Ostia) è arrivata (tra gli altri, Massimiliano Spada condannato a 10 anni e 8 mesi) e che è in corso il processo al clan Spada (Silvano Spada, arrestato), sarebbe doveroso verificare anche le responsabilità della politica locale". (**)


(*) LINK
(**) LINK

venerdì 12 febbraio 2021

LUNGOMARE OSTIA, LE "RUSPE DELLA LEGALITÀ" DEI PARTITI DELLA "LEGALITÀ" IN PILLOLE

Nessuna descrizione disponibile.

Il Consiglio di Stato ribadisce la sentenza del Tar: “Rinnovare le concessioni balneari fino al 2033” (*). Vedremo cosa accadrà sulla messa a bando di 37 concessioni ad Ostia voluta dalla Raggi. Dunque, nuovo capitolo per il mare di Roma Capitale, che negli ultimi anni vede le amministrazioni brandire la clava della propaganda del "Ripristino della Legalità". La Sindaca Raggi anche ieri sera ha ricordato le sue "Ruspe della Legalità".

Vediamole in estrema sintesi:
2020 - Raggi abbatte l'ex ARCA-Oda in gestione alla Caritas Diocesana di Roma per anni. Motivazione: non legittimo il permesso a costruire in sanatoria.
2020 - "La Casetta", accusati di abuso edilizio vengono assolti perché il fatto non sussiste. Lo stabilimento è in rovina.
2019 - Raggi abbatte gli ultimi chioschi sulle spiagge libere. Merito suo? No, è costretta a seguito sentenza ANAC su esposto di LabUr-Laboratorio di Urbanistica (***)
2019 - MED, abbattuto dalla Raggi con l'accusa di abuso edilizio, dopo qualche mese il titolare è assolto con formula piena perché il fatto non sussiste.
2015 - Alfonso Sabella abbatte le parti eccedenti i 60mq di 5 chioschi sulle spiagge di Castel Porziano.
La Raggi promette che con il PUA (Piano di Utilizzazione degli Arenili) abbatterà il Lungomuro e così prende tempo.
Sia Sabella sia la Raggi (dopo quasi 5 anni) però non si accorgono che:
- da quanto riportato nell'ultima versione del PUA, l'arenile di Castelporziano risulta avere estensione di 1.917 metri lineari;
- da quanto risulta dalla convenzione del 14 luglio 1965 tra il Comune di Roma e la Presidenza della Repubblica, l'arenile di Castelporziano risulta avere estensione di 2.150 metri lineari;
- da quanto risulta da atti pubblici, l'ex presidente dell'allora Circoscrizione XIII, Angelo BONELLI, rinunciò di fatto, a fine mandato (1994), a 340 metri lineari dell'arenile di Castelporziano, riducendo la concessione demaniale marittima del Comune di Roma a soli 1.810 metri lineari;
Considerato che:
- l'arenile di Castelporziano costituisce dotazione del Presidente della Repubblica (Legge n.1077 del 9 agosto 1948) ma a tutti gli effetti appartiene al demanio statale ex art.822 c.c.;
- la tutela dell'arenile di Castelporziano deve essere integrale;
possibile che NESSUNO dei due paladini della Legalità abbia verificato il rispetto della convenzione del 1965 in ambito PUA?
In tutto questo, la vicenda dell'Orsa Maggiore, per anni centrale nella narrazione di Ostia come territorio in mano ai clan mafiosi. Tutti assolti perché “il fatto non sussiste” (**)
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lunedì 8 febbraio 2021

DALLA PEDONALIZZAZIONE, ALLA CICLABILE, ALLO SKATEPARK, IL GIOCO DELL'OCA

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "N'giocode Oca nula...ua cuI poi e par πιο ιαπο...ποn dimentichiamocelo e non si perda tempo! 55m Mi piace Rispondi 1 A Autore Paolo Ferrara Alessio Lotito credo settimana ndagati partito. Sono qui ne tramite propri componenti questione belle. sano serve alla collettività, mafia, ben chiaro giornalista del Corriere Alessio Lotito, come riportatoir articolo infamante, non stato stelle, gestione riguarda sulle spiagge, quelli giardini del lungomare. |bando pubblico quone questa TASSONE nong giusta FALSA INFORMAZIONE."

Dalla pedonalizzazione, alla ciclabile, allo skatepark e si passa dal VIA. E’ il gioco dell’oca di questo martoriato Municipio X.
10 Giugno 2013, Andrea Tassone viene eletto Presidente del Municipio X. All’opposizione siedono 4 rappresentanti del M5S, tra cui Giuliana Di Pillo e Paolo Ferrara nel ruolo di capogruppo. Fatevi un giro su google. E’ successo di tutto, compreso il Commissariamento, e loro non hanno visto nulla, assolutamente nulla nonostante la Di Pillo fosse in Commissione Trasparenza e Garanzia, perché come disse nel 2015 la loro attuale Delegata alla Periferia “era la migliore amministrazione mai vista”. E infatti è andato al gabbio. Lui ha pagato, gli altri che non hanno visto niente no. Tra le cose che non hanno visto c’era la “pedonalizzazione del Lungomare” del 2014 che è costata a Tassone, Saccotelli e compagnia cantando un processo che si sta celebrando in questi giorni. Però l’hanno vista “il gatto e la volpe”. Ed è bellissimo sapere che è vero il detto “se non muoiono si rivedono”, ma loro non si sono mai persi. E ricompare Alessio Lotito, che allestiva e noleggiava le aree dei chioschi della pedonalizzazione di Tassone. Ricordo anche che il 23 febbraio 2015 erano ripresi i lavori presso i giardini storici sul Lungomare Caio Duilio dopo mesi di totale abbandono successivi alla “pedonalizzazione” di tassoniana memoria. Lavori limitati al solo taglio dell'erba. La ditta a suo tempo aggiudicataria era la Società Esse Group S.r.l. che avrebbe dovuto iniziare i lavori nei 90 giorni successivi al termine della manifestazione, cioè il 19 settembre 2014. La ditta che invece eseguirà quei lavori si chiamava Mister Garden di Luca Dioguardi, uno dei tre soci della Esse Group srl. William Zanchelli ed Alessio Lotito gli altri due soci. Il Lotito che ieri inscena una siparietto con Ferrara, sapendo benissimo che ad aver risposto al bando per l’affidamento dello skatepark sono solo la società del suo amico Zanchelli e una neo società che si occupa di corsi per bambini under 14. Lo scambio lo potete ammirare in foto. La Esse Group srl aveva sede presso i commercialisti Vittorio e Paolo Luigi Proteo, arrestati per evasione fiscale il 25 settembre 2014, gli stessi dei Fasciani e di molti altri, e dove è finita anche la vicenda dei banchi a rotelle di Arcuri. Lui, Alessio Lotito, che stilò il programma urbanistico per il M5S e che Ferrara scaricò alla velocità della luce appena comparì il nome di Lotito sui giornali, ingegnere molto occupato in quegli anni nella ristrutturazione delle palazzine sul lungomare di Roma in regime di monopolio “de facto”.
Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano … al VIA. Perché non si sono persi, mai.

giovedì 28 gennaio 2021

MUNICIPIO X, LO STATO DELL'ARTE AL VERDE (Ep. 3)

Per l'Amministrazione a 5S del Municipio X (che ricordo essere l'unico ad avere sul Verde il decentramento amministrativo, eccetto i mille ettari della Pineta di Castel Fusano) il "Verde" è solo un parco giochi, con corrispettivo prezzo di tagli di quantità, in assenza di contestualizzazione storica e sociale. Ogni giorno ci regalano post trionfanti sul "Verde", senza aver chiaro se è un fine o un mezzo nella trasformazione della città, scevri sempre da ogni misurazione. Ogni loro attività infatti non viene mai misurata, il controllato è anche il controllore che decreta il proprio successo non si sa bene su quali basi. Un ambientalismo d'accatto dove il "Verde" è merce scambiabile. Insomma, un po' come gli appartenenti al movimento dei naturisti o delle diete e stili di vita che rimangono in sovrappeso (e mai, come nel caso dell'Assessore al Verde del Municipio X, un esempio fu più calzante). Come abbiamo già visto nell'Ep. 1 (LINK) e 2 (LINK), il Municipio X ha speso, nel 2020, 6MLN di euro nel Verde, 5 volte di più del Municipio più 'spendaccione' di Roma Capitale, il IV. Ma sono gli unici soldi pubblici che vengono spesi? No, perché molti dei lavori sul "Verde" vengono operati con i bandi dei LL.PP. essendo le alberature considerate "pertinenze" della strada. Prendiamo il caso più eclatante, una vera e propria ferita inferta al patrimonio pubblico, quello di Viale di Castel Porziano, un viale monumentale che dovrebbe essere un patrimonio culturale nazionale, al pari dei complessi archeologici, degli edifici, dei castelli e dei centri storici di maggior pregio, ridotto ad un problema di riasfaltatura. Del pregio architettonico vegetale, paesaggistico e storico-culturale all'Amministrazione 5S non interessa assolutamente nulla. Con riferimento all’appalto lavori di manutenzione straordinaria strade – Opera 1500440001 – P.I. Annualità 2015 – Riqualificazione della pavimentazione stradale di Via di Castel Porziano tratti da Via W. Ferrari e Via Canale della Lingua e da Via Canale della Lingua a Via del Lido di Castel Porziano, il 9 Gennaio 2020 con Prot. QL 139 il Dip. Tutela Ambientale, Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde, Ufficio Autorizzazioni Verde Privato e Cavi Stradali, autorizzava l’intervento con procedura d’urgenza per l’abbattimento di n. 37 esemplari arborei di cui n. 3 pini e n. 1 cerro sulla base della richiesta presentata dalla Direzione Tecnica del Municipio X con nota pro. CO188101 del 24.12.2019 per “l’alto rischio al ribaltamento improvviso che rappresentano gli stessi … con potenziale bersaglio su autovetture e persone”. Quindi, per garantire la privata e pubblica incolumità, il Dipartimento dà il via libera all’ “abbattimento immediato”, aggiungendo in maiuscoletto e grassetto che “l’Amministrazione del Municipio X è tenuta a procedere a successiva piantumazione di compensazione ambientale con altrettanti esemplari arborei di stessa specie”. Dove? Non si sa. Quando? Non si sa. Era talmente urgente che gli abbattimenti però iniziano solo 5 mesi dopo, il 25 maggio 2020. Sul cantiere non c’era alcuna cartellonistica, come invece sarebbe prescritto dalla normativa vigente e nemmeno alcun dottore agronomo a verificare la realizzazione di interventi volti a garantire la messa in sicurezza e la sopravvivenza delle essenza arboree (LINK). Peccato che i lavori era stati annunciati dal ricco Assessore al "Verde", Alessandro Ieva, il 10 settembre 2019 con la promessa che sarebbero iniziati entro lo stesso anno per un importo di oltre 1MLN di euro. Tralasciamo di parlare dello scandalo dei "lavori di asfalto" (termine mai più consono) sul viale, concentriamoci invece su un fatto davvero disdicevole. Non solo i pini vengono abbattutti 5 mesi dopo la dichiarazione di emergenza per la pubblica e privata incolumità, ma dopo l'istanza di accesso civico generalizzato di LabUr - Laboratorio di Urbanistica del 3 dicembre, scopriamo che l'Amministrazione non ha fatto niente per salvaguardare le alberature inquadrate in classe C e in C-D dal Dott. For. Rocco Sgerzi a cui era stata commissionata la relazione. L'agronomo aveva infatti descritto una situazione tragica chiedendo di intervenire su tutte le piante (dunque, non solo le 37 da abbattere) perché c'era anche il problema del Blastofago del Pino e di altre patologie come la Toumeyella Parvicornis (Cockerell), nota volgarmente come “cocciniglia tartaruga” che sta facendo una strage. Dunque, doveva essere effettuato un taglio urgente e portato avanti un protocollo fitosanitario che non c'è stato causando di fatto il passaggio delle piante classificate C-D a D (cioè da abbattere con urgenza perché a rischio estremo per un totale di n. 77) e le C in C-D (da abbattere a breve perché a rischio elevato per un totale di n. 405 Pini). Peccato che l'appalto prevedesse "trattamento antiparassitario, a partire da trattamento antiparassitario liquido, eseguito con mezzi meccanici atomizzatori" a 700 euro ad albero, il trattamento delle chiome e estirpazione ceppaie e taglio delle radici dei pini. Ricordo che Viale di Castelporziano è sotto vincolo paesaggistico ex legge 1497/39. Nel PTPR adottato dalla Regione Lazio e in particolare nella Tavola C (Beni dei Patrimoni Naturale e Culturale) è segnata come parte del 'sistema insediativo storico - viabilità e infrastrutture storiche (art.60, c.2, L.R. 38/99, "Definizione degli insediamenti urbani storici aggregati o centri storici e degli insediamenti storici puntuali). C1-1: Zona che comprende le aree situate tra la tenuta di Castel Porziano e la via di Castel Porziano e, in continuità, la zona che si stende in adiacenza alle pinete di Castel Fusano e di Ostia, a monte di queste, come individuate dalle Tavv. E3 . In tale zone sono vietati tagli delle alberature di alto fusto. Quindi, abbattono alberature, soprattutto Pini, dicono che li ripiantumano, ma così non è. E davanti alla richiesta di fare il resoconto degli abbattimenti e delle ripiantumazioni, semplicemente non rispondono. Perché loro sono gli unici in tutta Roma che non rendicontano nulla. Lo vedremo nell'Ep. 4 a breve. 


MUNICIPIO X, LO STATO DELL'ARTE AL VERDE (EP. 2)

 

Abbiamo visto, nell'Ep.1 (LINK), che il Municipio X ha "investito" 6 MLN di euro nel 2020 nel Verde. Ce lo dice la relazione annuale dell'Agenzia Roma, nata per controllare la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale e garantire una informazione tempestiva e documentata sulle condizioni di svolgimento degli stessi. Proprio come il ricco Assessore al Verde, Alessandro Ieva, detto Esorciccio Esorcieva. Racconterò cosa vuol dire esattamente nelle prossime puntate, perché in realtà nel Verde rientrano tanti altri soldi che non sono conteggiate nel Verde, ma nei LL.PP. L'ottimo Esorciccio ogni giorno ci regala su fb quadretti e selfie ineggianti i suoi grandi successi bucolici mentre osserva in estasi la piantumazione di nuovi alberi. E uno pensa: 'che bravo, ama la natura, finalmente qualcuno che pianta nuovi alberi'. Ecco, no. Lo riscrivo, abbattono gli alberi, non si sa quanti, la legge li obbliga a ripiantarli con prescrizioni precise, fanno una gara l'anno successivo per sostituirli ma non c'è alcuna trasparenza sul dove, come, quanti. Quindi non si capisce quale "eredità verde" voglia "donare agli abitanti", che poi mica ce la regala, paghiamo. Vabbé, il Verde si sa, ce lo ha insegnato Mafia Capitale, è un capitolo di spesa ben poco al verde e ben poco trasparente. Comunque, torniamo a noi: sempre il 2 febbraio 2020 la Giunta della Casalinga di Voghera Beach che amministra il Municipio X sotto le stelle, ci aggiorna sulle sue direttive (la n. 36): dopo Via dei Misenati si inventa "il Bosco (!!!) delle Mimose". Almeno 2.000mq di estensione, con una larghezza media minima di 20m di terreno coperto da essenze arboree e arbustive, dovrà averli per essere definita bosco. Ma Esorciccio è preciso e ci dice che nel bosco si deve piantare la specie arborea Acacia baileyana (volgarmente chiamata mimosa) di altezza 2/3m, che ha a disposizione 4.722.360 euro, che l'area è di 33.000 mq e che sarà realizzato il bosco e i camminamenti a basso impatto ambientale con installazione di panchine e pannelli con le informazioni relative alle caratteristiche degli alberi per "la ricorrenza de La Giornata internazionale dei diritti della donna". Quante mimose nel bosco? Non si sa. Quello che si sa sicuramente è che "il bosco di mimose" sarà realizzato nell'area compresa tra Via Francesco Menzio, Via Gigi Chessa e Via Antonio Calderara, cioè dove c'è Villa Fralana.
Ecco in foto il "bosco" alla data del 22 gennaio 2021, cioè un anno dopo gli annunci.
Esorciccio, le Washingtonie dove sono? Nel suo giardino di casa? E con le mimose cosa ne ha fatto? Legna da camino?

(Segue Ep. 3)

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

MUNICIPIO X, LO STATO DELL'ARTE AL VERDE (EP. 1)

 

LO STATO DELL'ARTE AL VERDE - Ep. 1

L'Agenzia Roma - ACoS Roma Capitale monitora ogni anno tutti i servizi. Ha già anticipato parte della relazione che presenterà a Febbraio 2021. Verde pubblico Municipio X n.p. perché il decentramento da parte del ricco Assessore al "verde", Alessandro Ieva (detto Esorciccio Esorcieva) viene scambiato per 'faccio come mi pare e non rendiconto a nessuno'. Quello che si sa dalla relazione è che il X municipio, proprio per la gestione in esclusiva delle aree verdi urbane presenti nel suo territorio, ha investito da solo oltre 6MLN di euro (!!!). Per capirci, il IV municipio è l’unico che supera il milione di euro impiegati. Viene però segnalata l’aggiudicazione della gara per la piantumazione di nuove alberature nel X municipio, pubblicata l'11 novembre 2020 (ma ne parlerò nelle prossime puntate) relativamente alla piantumazione di nuove essenze arboree volte a compensare gli abbattimenti avvenuti nell'anno 2019. Quanti e quali abbattimenti non si sa. Ovvio, Esorciccio fa come gli pare. Andiamo avanti. L'unico 'aggiornamento' è datato 24/2/2020 in cui si parla di Direttive di Giunta della grande famiglia della Casalinga di Voghera Beach del 21 febbraio 2020. In una di queste scrivono: le piante di Via dei Misenati ad Ostia sono talmente ammalate che bisogna "rimuoverle tutte e procedere all'acquisto e piantumazione di 25 Washingtonie (o palme della California) di medio-alto fusto, complete di tubo drenante e terra idonea e fertilizzata, sostituendo tutte le alberature presenti con la stessa essenza". Bene. Nei commenti vi faccio vedere la situazione a ieri, 22 gennaio 2021.
Chiedo: Dove sono finite caro Assessore Esorciccio Esorcieva? Nel giardino di casa sua?

- Segue Ep. 2-

mercoledì 13 gennaio 2021

ABUSO DI POTERE E FALSO IN ATTO PUBBLICO SULLA PISTA CICLABILE (TRANSITORIA) DI OSTIA

Un pasticcio amministrativo mai visto. La pista ciclabile ("transitoria") finisce sul tavolo del MIT - Ministero delle Infrastrutture e Trasporti grazie al ricorso gerarchico di LabUr-Laboratorio di Urbanistica che decreta l'annullamento della Delibera di Giunta del Municipio X del 5 agosto 2020. Quasi 20mila euro di stipendi mensili alla Giunta, oltre 115mila euro l'anno ad un Direttore che avvalla un atto illegittimo, compiendo un abuso di potere e falso in atto pubblico e causando un danno erariale.

La delibera n.25 della Giunta del Municipio Roma X del 5 Agosto 2020 concerneva l'approvazione dell'elaborato grafico in variante del Piano Strategico di gestione balneare 2020 ad Ostia. Un piano presentato a Maggio 2020 in pompa magna in Campidoglio alla presenza della Sindaca Virginia Raggi. Di quel Piano Stra-traggico, che potete ammirare nel video, è rimasta solo una pista ciclabile definita "transitoria", che giuridicamente non esiste. Talmente "transitoria" da essere ancora lì dopo 5 mesi.

Il MIT, con decreto n.598 del 28.12.2020 a firma del sottosegretario del M5S, Roberto Traversi, lo scrive a chiare lettere: "La Direzione Generale per la Sicurezza Stradale ha richiesto a Roma Capitale le necessarie controdeduzioni rimaste senza riscontro" sia il 2 settembre sia il 9 ottobre. Forse erano impegnati a spendere i quasi 20mila euro di stipendio mensile per rifarsi il guardaroba per i selfie sulla pista ciclabile "transitoria". Sempre il MIT scrive che "il Municipio X di Roma Capitale ha disciplinato" proprio con la Delibera di Giunta n.25, "la viabilità principale la cui regolamentazione rientra invece nelle attribuzioni proprie del Dipartimento della Mobilità e Trasporti di Roma Capitale". Tradotto, non potevano farlo e pertanto l'attuale disciplina del traffico che afferisce alla sicurezza di ciascuno di noi, è nulla e la Giunta del Municipio X ha "travalicato i limiti del proprio potere ... violando l'Art.7 nonché l'Art. 14 del Codice della Strada", cioè hanno fatto abuso di potere e falso in atto pubblico, cioè un reato penale, oltre a quello erariale. Un operato, dunque, strapagato e illegittimo.

E' incredibile dunque l'arrampicata sugli specchi del Movimento 5 Stelle locale, a partire dall'ex capogruppo del M5S, Paolo Ferrara, che esordisce con "un lungomare dove tutto è abusivo". Dopo 5 anni di amministrazione Raggi è un'ammissione di incapacità. L'unico abuso che hanno affrontato è stato quello di abbattere i chioschi sulle spiagge libere dopo la sentenza ANAC scaturita dall'esposto di quelli che lui definisce i "poco di buono", perché anche quando era all'opposizione con l'attuale Presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo, non aveva visto nulla. Non c'è alcun errore di interpretazione da parte del MIT, come si affanna a dichiarare l'amministrazione municipale e per altro ammettono che c'è stata una "comunicazione errata" perché "Roma Capitale non ha risposto", ma per loro è tutto normale.

Nel frattempo, giustamente, avendo il MIT decretato l'annullamento della Delibera di Giunta, LabUr-Laboratorio di Urbanistica ne chiede l'applicazione, diffidando Polizia locale, Campidoglio e Ministero affinché diano attuazione al decreto ministeriale n. 598 del 28 dicembre, cioè "l'annullamento in autotutela di ogni disciplina di traffico relativa alla suddetta pista ciclabile 'transitoria' " (LINK). L'Assessore alla Mobilità Pietro Calabrese, forse in un momento di confusione scrive: "“La ciclabile di Ostia è legittima e rimarrà dov’è. Abbiamo agito in completa trasparenza e nel rispetto delle regole. Per dipanare ogni dubbio chiariamo sin da subito che il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti non annulla il progetto della ciclabile approvato lo scorso maggio, ma un’altra delibera approvata il 5 agosto 2020 che va ad annullare la pedonalizzazione del lungomare. Gli effetti non incidono sulla legittimità della ciclabile”. Peccato che con Determinazione Dirigenziale n.1711 del 6 agosto 2020 l'ex direttore del Municipio Roma X, Nicola DE BERNARDINI, ha istituito la pista ciclabile in via transitoria in applicazione del mandato ricevuto con delibera di Giunta del Municipio Roma X n.25 del 5.08.2020, oggi annullata. 

Belli i tempi in cui sventolavano gli scontrini in aula Giulio Cesare contro Marino, poi assolto in Cassazione. 

 

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