martedì 19 marzo 2013

Canale Palocco: Infernetto un quartiere Bengodi

Della serie: "Facciamo un po' come ci pare nel paese di Bengodi". Ecco infatti l'ennesimo episodio accaduto all'Infernetto, XIII Municipio.


Canale Palocco, altezza di via Ettore Pinelli. Medesimo tratto coinvolto nella morte di un uomo (LINK). Un ampio terreno viene chiuso con un cancello. Con una ruspa demoliscono l'argine appena realizzato e mettono 4 blocchetti di tufo per poter montare un cancello su cui compaiono due cartellli identici.
Un fatto grave: innanzitutto dovevano lasciare 4m di spazio dal bordo del canale (per altro area demaniale) sempre accessibile ai mezzi di servizio e non come hanno fatto con un'apertura attraverso cui passa a malapena un uomo. Inoltre, i residenti hanno chiamato la Polizia Municipale, che non è intervenuta, dopo di che si è rivolta al CBTAR chiedendo se avessero mai ricevuto la fantomatica raccomandata del cartello. Il CBTAR ha risposto di non esserne a conoscenza e di rivolgersi alla sede di Focene.
LabUr presenterà a questo punto un esposto al CBTAR e alla Porcura insieme ai residenti oltre a chiedere la riparazione immediata in danno alla propietà verso cui ci si riserverà un'azione diretta contro di essa.

Evidentemente un morto non è bastato.
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da Il Messaggero - Ed. Ostia - G. Mancini

Alberi e cartelli caduti, protezione civile allertata.
MALTEMPO
Due alberi crollati, i semafori girati dalle raffiche di vento e la sabbia risucchiata per la forte mareggiata.
Sono le conseguenze del maltempo che sferza la costa romana. Il vento ha raggiunto la velocità di 60 km l’ora e ha strappato cartelloni e due alberi, caduti entrambi in via Terpandro, non distante da piazza Eschilo all’Axa. Grossi rami sono caduti al suolo nei pressi di via Ermanno Wolf Ferrari all’Infernetto. Sul lungomare la forza delle raffiche ha spostato le alte «giraffe» portasemaforo, mettendo in difficiltà gli automobilisti.
Il mare ha accelerato il già pronunciato fenomeno erosivo ai danni delle spiagge di Ostia Ponente. L’acqua ora batte in più tratti contro la massicciata della panoramica ed è ormai prossimo al crollo il chiosco dell’Happy Surf, dichiarato inagibile da diversi mesi.
La Protezione civile municipale, temendo esondazioni dei canali di bonifica dell’entroterra, domenica ha provveduto a liberare dai detriti la foce del Canale Palocco, al confine tra tenuta presidenziale e spiaggia libera di Castelporziano.
A proposito di paura per possibili onde di piena lungo i canali, una manomissione sull’argine del Palocco è stata denunciata dai residenti dell’area tra via Ettore Pinelli e via Giuseppe Gabetti. «Con una ruspa - denuncia Paula De Jesus, del Laboratorio Urbanistico Labur - ignoti hanno non solo demolito l'argine allestito dalla Protezione civile sostituendolo con quattro blocchetti ma addirittura chiuso con un cancello su cui compaiono due cartelli identici. Siamo di fronte a un fatto grave: innanzitutto dovevano essere lasciati liberi quattro metri di fascia di rispetto dal bordo del canale sempre accessibile ai mezzi di servizio e invece sottoposto a chiusura con cancello. Inoltre, nonostante si possano creare pericoli per le abitazioni esposte al rischio di esondazione, nessuna delle autorità locali è intervenuta per il ripristino dei luoghi».
Il Labur presenterà un esposto al Consorzio di bonifica Cbtar e alla Procura, sottoscritto da tutti i residenti dell'area a rischio. Inoltre verrà sollecitata «la riparazione immediata in danno alla proprietà verso cui ci riserviamo azione diretta di rivalsa».


Waterfront Roma, proposta shock: con 40 euro i romani comprino i terreni che ricadono nel progetto





Nessuno conosce il destino della spiaggia di Ostia, perché dei 90 ettari che vanno dal Porto Turistico di Roma alla Tenuta del Presidente della Repubblica, l’amministrazione Alemanno non parla. Nessuno sa cosa sia uno stabilimento balneare: la proposta di delibera del Waterfront, la numero 26, li assimila a “servizio pubblico di livello urbano”, mentre invece si è di fronte ad “attività turistiche”, aperte tutto l’anno, con un conseguente carico urbanistico superiore a quanto è stato stimato dai tecnici del Campidoglio. Senza considerare, poi, il numero dei parcheggi: secondo le stime del Comune di Roma, servono nella stagione balneare 4.688+6.000 posti auto. Poiché un posto auto è 25mq, secondo gli stessi calcoli mancano più di 27 ettari di parcheggio.

Sono le prime considerazioni (L'INTERO DOCUMENTO E' RIPORTATO IN CALCE) emerse questa mattina, durante la conferenza stampa organizzata dagli aderenti al Tavolo partecipato sul Waterfront, che si è tenuta nella sala consiliare del XIII municipio di Roma Capitale, in piazza della Stazione Vecchia a Ostia.

“All'interno della sostenibilità urbanistica proposta dall'amministrazione, non viene tenuto in considerazione l'ambito della Stazione di Ostia Antica e di Stagni di Ostia (Comparti OA e SO) che però ne fanno parte. Il riferimento è solo alle tre zone censuarie dell’abitato di Ostia 13F, 13G e 13H, seppure l'area di Stagni sia ritenuta proprio dall'amministrazione ‘un contesto degradato dotato di servizi del tutto insufficienti a soddisfare il fabbisogno dei residenti’ e dunque, al suo interno mancano gli standard – spiega Paula De Jesus, urbanista di Labur che siede al Tavolo partecipato – Non solo, nel calcolare gli attuali standard urbanistici mancanti a Ostia, l'amministrazione capitolina fa due assunzioni sbagliate: considera la popolazione iscritta all’Anagrafe nel 2003, nonostante siano disponibili i dati sul sito del Comune di Roma del Censimento 2011; stima la consistenza edilizia dell’abitato di Ostia a circa 3.700.000 mq di superficie utile lorda, mentre dovrebbe essere aggiornata ad almeno 5 milioni”.

Dall’esame degli standard elencati dal Comune di Roma, “non si capisce dove abbiano ricavato i dati per il verde, considerati i numeri stratosferici che in realtà non sono aree verdi fruibili e attrezzate come verde pubblico (illuminazione, panchine, area giochi, alberature, manutenzione ordinaria, etc.) – aggiunge l’architetto del Tavolo partecipato Franco Pirone – Basti pensare che viene addirittura compresa la quota parte della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano calcolata in 391.250 mq, quando invece si tratta di aree compromesse”.

L’attenzione dei partecipanti alla conferenza si è poi focalizzata sui grattacieli, dopo il “sì, ci sono – no, non ci sono – forse ci sono”. Durante l’incontro del 19 febbraio scorso tra gli aderenti al Tavolo partecipato e l’assessorato alle politiche urbanistiche del Comune di Roma, l’architetto Vittoria Crisostomi (dirigente del dipartimento programmazione e attuazione urbanistica, incaricata del progetto Litorale di Roma) e lo stesso assessore Marco Corsini hanno affermato che i grattacieli erano stati bocciati dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. Anche questa dichiarazione è falsa. Dal piano progettuale del Waterfront risultano 3 grattacieli da edificare nell’area a ridosso della stazione Castelfusano della Roma-Lido: il più alto è di 107 metri.

“Denunceremo i tecnici che hanno lavorato sulla proposta di delibera del Waterfront – continua l’urbanista Paula De Jesus – li denunceremo agli organi competenti e agli albi professionali di appartenenza. Oggi lanciamo una campagna, un ‘azionariato popolare’. Proponiamo, vista la valutazione delle aree a 100 milioni di euro, di chiedere ai romani di comprare con soli 40 euro a testa i terreni che ricadono nel piano del Waterfront. A questo punto, decideranno i romani cosa fare dei loro beni”.

“La delibera del consiglio comunale numero 57 del 2006 – afferma Stefano Salvemme, consigliere del XIII municipio di Roma Capitale – statuisce la progettazione partecipata, definendola un ulteriore livello di partecipazione. Questo processo può essere promosso su richiesta della Giunta comunale, dell’Assessore competente, del Consiglio comunale, del Presidente del Municipio, del Consiglio municipale, ed è obbligatorio nei casi in cui è espressamente richiesto da bandi o normative regionali, nazionali ed europee. La progettazione partecipata è raccomandata nei casi in cui la rilevanza e complessità dell’intervento consiglia un processo consensuale con gli attori del territorio. A questa normativa faremo riferimento per continuare la nostra battaglia di civiltà e di partecipazione per il bene del nostro territorio”.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche i consiglieri Pd Antonio Caliendo e Paolo Orneli, il consigliere Udc Salvatore Colloca, il responsabile Cultura area metropolitana di Sinistra ecologia e libertà Leonardo Ragozzino e il capogruppo Pd nel VI municipio Gianluca Santilli. Quest’ultimo ha proposto al Tavolo partecipato di farsi itinerante nella città partendo proprio dal VI municipio, “perché stiamo parlando di un progetto che riguarda la Capitale e non un singolo quadrante della città”. (Comunicato Stampa)

(ulteriori info al LINK)

mercoledì 13 febbraio 2013

Dal 16 febbraio una Legge per garantire il verde pubblico ai cittadini

Verde non significa, come ovvio, solo superfici non edificate e disponibili per la vegetazione, ma anche qualità: però una cosa non esclude l'altra. Con qualche ironia, contenuti e innovazioni della nuova legge.Scritto da me per Eddyburg e disponibile anche a questo  LINK.



Finalmente una legge per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. Si tratta della Legge 14 gennaio 2013, n. 10,  “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” (GU n.27 del 1-2-2013), anche se manca ancora il decreto del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per definire la composizione e le modalità di funzionamento del "Comitato per lo sviluppo del verde pubblico". Sarà questo Comitato a monitorare l'attuazione della disattesa legge 29 gennaio 1992, n. 113 che impone l'obbligo ai comuni con più di 15mila abitanti di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica. Se è vero che la messa a dimora può essere differita in caso di avversità stagionali o per gravi ragioni di ordine tecnico, di fatto nessuno sa dire dove sono stati piantati tutti questi alberi e se sì difficilmente è in grado di dire se sono ancora vivi e vegeti. Con l'entrata in vigore del provvedimento il 16/02/2013 saranno i Sindaci a dover render noto il bilancio arboreo del proprio Comune, indicando il rapporto fra il numero degli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica rispettivamente all'inizio e al termine del mandato stesso. A prescindere dalle ravvicinate scadenze di mandato, come nel caso di Roma, di fatto i Sindaci delle grandi città italiane difficilmente forniranno questi dati. I motivi principali? Rendita fondiaria, moneta urbanistica, consumo del territorio e soprattutto malgoverno, tanto che da anni sono saltate tutte le misure per la salvaguardia e la gestione delle dotazioni territoriali di standard previste nell'ambito degli strumenti urbanistici attuativi dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444. La dotazione di verde pubblico per ogni abitante, così come previsto per legge, infatti non c’è. Dunque, se non ci sono le aree verdi, dove si potranno piantare i nuovi alberi?  Forse nelle rotatorie o nelle fasce intermedie o nelle superfici inaccessibili che indegnamente si fanno rientrare negli standard di verde pubblico? Il verde pubblico deve essere fruibile e non essere semplicemente un'area di colore verde non fruibile.
La nuova legge (che prende spunto dal riconoscimento del 21 novembre quale «Giornata nazionale degli alberi», con l’obiettivo di perseguire il rispetto del protocollo di Kyoto, la valorizzazione del patrimonio arboreo e boschivo, la riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico, il miglioramento della qualità dell'aria e la valorizzazione delle tradizioni legate all'albero), interviene in realtà su un aspetto del tutto dimenticato da parte delle amministrazioni italiane: la vivibilità degli insediamenti urbani. Come possiamo vivere in agglomerati di cemento e ferro senza pubblici spazi verdi di 'natura'? Vediamo come l'articolo 4 di questa legge protegge il decreto del Ministro dei lavori pubblici del 2 aprile 1968, n. 1444,
- rapporto annuale del Comitato sull'applicazione nei comuni italiani delle disposizioni del decreto ministeriale 1444
- obbligo per i comuni di approvare le necessarie varianti urbanistiche per il verde e i servizi entro il 31 dicembre di ogni anno
- destinazione delle maggiori entrate derivanti dai contributi per il rilascio dei permessi di costruire e dalle sanzioni previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, alla realizzazione di opere pubbliche di urbanizzazione, di recupero urbanistico e di manutenzione del patrimonio comunale in misura non inferiore al 50 per cento del totale annuo.
E' finita dunque l'era di amministrazioni che mistificano i parcheggi pubblici con le aree verdi per raggiungere gli standard? E' finita l'era in cui le varianti urbanistiche servono solo per consumare territorio? E' finita l'era in cui le amministrazioni battono moneta urbanistica per concedere cemento ai costruttori solo per pagare i consulenti del Sindaco, lasciando città senza opere di urbanizzazione?
Sembrerebbe di sì, ma solo a patto che venga istituito il Comitato di vigilanza (e bisognerà vedere come sarà composto, perché nulla si dice a riguardo) libero da influenze politiche, altrimenti la Legge non trova di fatto applicabilità, venendo a mancare l’organo essenziale, quello di controllo, cosa che accade sovente nel nostro Paese. Lo strumento di legge ora c’è e sicuramente può consentire comportamenti meno discrezionali da parte dei Sindaci. Addirittura con la nuova legge i Sindaci possono incentivare iniziative finalizzate a favorire l'assorbimento delle emissioni di anidride carbonica (Co2) dall'atmosfera tramite l'incremento e la valorizzazione del patrimonio arboreo delle aree urbane, senza contare le nuove disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali o la promozione di iniziative locali per lo sviluppo degli spazi verdi urbani per consentire l'assorbimento delle polveri sottili e per ridurre l'effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane.
Il prossimo 21 novembre è ancora lontano, ma non troppo. E’ necessario però fare pressione perché almeno per quella data il “Comitato per lo sviluppo del verde pubblico" sia già stato istituito e sia soprattutto libero da influenze politiche, altrimenti avremo in Italia l'ennesima bella legge non attuabile.

martedì 12 febbraio 2013

Movimento 5 Stelle XIII Municipio: l'unica cosa che avanza è l'ignoranza


Progetti segreti, investitori sconosciuti, imprenditori dell'ultima ora. Questa la ricetta del Movimento 5 Stelle nel XIII Municipio. A dichiararlo, dalle pagine di uno dei tanti loro forum, un trentacinquenne grillino, di professione ingegnere, autore di un imbarazzante “progetto turistico-urbanistico-archeologico”: Alessio Lotito. Strano per un ingegnere, che si occupa, in regime di monopolio “de facto”, della ristrutturazione delle palazzine sul lungomare di Roma, definire “progetto” ciò che non può in alcun modo esserlo. Il documento, che dovrebbe definirsi più appropriatamente un commento da bar dello sport, è uno zibaldone di banalità con velleità tecniche ad effetto boomerang, visto l’uso improprio di termini ben lontani dalla termologia dei settori in cui azzarda addentrarsi. La frase più ricorrente è: “Studio e valutazione di fattibilità e costi di eventuali progetti esistenti e ipotesi progettuali alternative sostenibili”, che tradotto per la 'casalinga di Voghera' suonerebbe circa così: ‘Se ci sono dei progetti li studio e li valuto. Non so quali siano e non mi interessa, ma nell’eventualità lo farò. Dopo di che farò delle ipotesi alternative, se ci sono i progetti si intende, altrimenti non li faccio … però li faccio … forse … anzi … comunque … cioè farò delle ipotesi, che non sono progetti, sono ipotesi, sia chiaro, perché i progetti sono costosi e a me non mi paga nessuno per scriverli sul programma elettorale del movimento … poi caso mai si vedrà …’ della serie, “il Presidente si impegna …”, in voga da decenni su tutti gli atti politici di questo Municipio e non solo. Che l’impegno sia solo intestinale e non produca alcuna fuoriuscita ha poca importanza, l’importante è impegnarsi, come a scuola “Il ragazzo si applica, ma i risultati non ci sono, mica per colpa sua, per colpa del sistema …”. E’ sempre colpa del sistema.
In estrema sintesi: aria fritta: nessun progetto, ma ipotesi nebulose. Non è dato nemmeno sapere con quale strumento tecnico venga valutata la bontà dei progetti altrui e quelli eventualmente proposti, ma si sa, si tratta di sciocchezze da tecnici, di quelle che servono al buon amministratore. Forse Lotito interpellerà le Stelle per avere un responso. Un esempio di trasparenza.

Il Lotito-pensiero, guru dell’urbanistica dei grillini del XIII Municipio, ha però un barlume di chiarezza sul modello urbanistico al quale si ispira: fare del litorale romano una 'Riviera romagnola in salsa romana', ma non è chiaro se la piadina la proporranno con la porchetta o la coda alla vaccinara. Comunque, ai “tecnici”, quelli veri, ma soprattutto a quelli che conoscono il territorio del XIII Municipio, è noto il valore etimologico del termine “Riviera”. Lo impiegano tecnicamente e adeguatamente ai tratti di costa marina nati per l'approdo (dal latino "ripa") e, a livello geografico, lo riservano al tratto della costa ligure. Il litorale romano non ha mai avuto questa funzione e gli storici porti fluviali di Ripa e Ripetta ne sono la prova, ma questo Lotito non lo sa.
Ignoranza storica anche sui porti di Ostia e di Porto: per giustificare il termine 'Riviera', il ‘tennico’ Lotito afferma che Ostia era un 'centro residenziale' destinato a 'piccoli scambi marittimi'. In effetti bisognava conoscere la differenza tra città (come era Ostia sotto l'Impero Romano) e 'centro residenziale', ma questo Lotito non lo sa. Così come non sa l'attività del porto fluviale di Ostia e le difficoltà, dovute ai venti del quadrante ovest, che ha sempre avuto il litorale romano, che hanno portato all'insabbiamento del Porto di Claudio, poi a quello di Traiano (entrambi oggi nel comune di Fiumicino, non di Roma, anche questo Lotito non lo sa), fino a quello odierno costruito alla foce del Tevere, scandaloso esempio di progettazione portuale. Anche questo il 'tennico' Lotito non lo sa.

Perché allora la “piadina urbanistica” romagnola? Ce lo dice la ricetta in salsa romanesca del guru dell’urbanistica dei grillini del XIII Municipio: "trarre vero valore e beneficio dalle risorse d’attrattiva turistica" di Ostia! Caspita, sono rimasta sbalordita! Illuminata dalle 5 Stelle ho avuto un momento di commozione.  Peccato che la cittadinanza che vi risiede abbia bocciato (per fortuna) questa ‘visione di città’ al tavolo partecipato sul Waterfront, quello dove il M5S ha ‘partecipato’ subdolamente filmando di nascosto e sempre in silenzio, forse perché Casaleggio non aveva ancora dato istruzioni su come comportarsi nei processi di partecipazione alle scelte urbanistiche, perché impegnato ad inventarsi un modello finanziario per ripianare i debiti della società per azioni.
I cittadini hanno detto no al modello “turistico-urbanistico-archeologico” Rimini-Riccione (che per altro tecnicamente non esiste), fotocopia in salsa 'noisemodeostiamacepiacericcione' dell’idea cafonal della coppia Cutrufo-Alemanno, modello Dubai, che ha partorito l’ipotesi  progettuale del Secondo Polo Turistico. Questo Lotito lo sa, perché ha visionato tutti i filmati ‘rubati’, al tavolo partecipativo del Waterfront, senza autorizzazione degli interessati secondo la legge sulla privacy, ma se ne infischia, perché come hanno scritto sull’invito alla conferenza stampa “vieni alla presentazione del programma, abbiamo bisogno del tuo contributo”, dopo averlo scritto si intende.

Insomma, speravamo in molti di leggere qualcosa di nuovo dal “nuovo che avanza” e invece nemmeno l’ombra.
Certo, in tema di conflitto di interessi ci sarebbe qualcosa da sollevare: Alessio Lotito, ingegnere molto occupato, in regime di monopolio “de facto”, nella ristrutturazione delle palazzine sul lungomare di Roma, compreso quella contestatissima ad Ostia ponente, vicino al moderno Porto, afferma: "All’interno del nostro progetto non sono previste demolizioni o alterazioni degli edifici esistenti o nuove edificazioni, occorre PRIORITARIAMENTE restaurare, recuperare e salvaguardare quanto già a nostra disposizione". Almeno su questo è stato trasparente, perché uno che si presenta dicendo "c'ho i progetti, ma non li faccio vedere sennò me li copiano" è contro ogni logica partecipativa, in cui vige la regola della trasparenza, mentre è molto vicina alla logica imprenditoriale e affaristica, che nulla ha a che vedere con la loro sbandierata "politica dal basso". Anche perché, come ha osservato qualcuno, se un’idea (perché non è un progetto) “è segreto perché altrimenti sarebbe appetibile da ‘forze oscure’, vuol dire che tanto buono poi non deve essere".
Comunque i tecnici attendono con ansia di conoscere i nomi e cognomi degli urbanisti che hanno “visto” e “stimano” questo idea vaga del 'progetto piadina con la porchetta’, perché millantano anche questo, ma non è dato sapere chi siano.

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: ricordano in effetti il ricettacolo di cialtroni, riciclati e affaristi che hanno attraversato la storia politica di questo Paese.
Il nuovo non “avanza”, è proprio avariato.

(Le amenità di Lotito a questo LINK)


domenica 23 dicembre 2012

Cultura nel XIII Municipio: Spazi all'Arte e l'ordinaria spazzatura municipale

Questa è la mia lettera di risposta al comunicato stampa di "Spazi all'Arte" che troverete in calce, insieme alla cronistoria, i video e i commenti che si sono susseguiti. E' la "Qultura" bellezza, una vera monnezza!


Carissimo Giorgio Jorio,
senza franzoli, arrivo subito al punto:

1) Te/ve la siete presa con Roberto Fraschetti che non sapeva nulla di quello che avrebbe fatto la Comunità Foce del Tevere , come si evince chiaramente dal filmato a cui fate riferimento. Franca Vannini, la portavoce, si scusa proprio con Roberto per l'incursione.
2) La signora, con la "s" minuscola, che si firma in qualità di Presidente dell'Associazione "Spazi all'Arte", era presente, ci ha aperto i cancelli, ci ha fatto entrare, ha ascoltato l'intervento della Comunità Foce del Tevere, non ha eccepito nulla, dopo di che ha fatto il suo logorroico, quanto non professionale, intervento sulla 'Qultura' stile Casalinga di Voghera, ed è rimasta per tutto il tempo della presentazione di Roberto Fraschetti, ha brindato con noi, ha scambiato anche gli auguri di Natale ed è rimasta a parlare con tutti (facendo il solito pianto sulla difficoltà di fare 'Qultura' nel nostro territorio) fino alle ore 20, cioè 2 ore!
Nessuno di noi ha insistito per entrare. La signora non è stata costretta con la forza, né con le minacce o con gli spilli nel deretano, non l'abbiamo torturata, né tanto meno seviziata. La signora, nel pieno (desumiamo) delle sue facoltà mentali, ha aperto il cancello con le chiavi di sua spontanea volontà (a meno che non fosse sotto l'influsso ormonale del buono, bravo, quanto bello Fraschetti) quindi ha aperto la porta e aiutato ad accendere le candele, sottoponendo anche la soluzione idiota "bicchierino più grande che contiene più cera"
3) Il guasto tecnico è avvenuto la mattina, secondo quanto ha riportato la "signora", presidentessa dell'associazione, colta forse da un raptus di demenza senile, per essere gentile, perché sarebbe più opportuno chiamarlo delirio tremens da "ti tolgo la sala se non fai subito un comunicato stampa in cui prendi le distanze". Peccato che il povero e ignaro Roberto Fraschetti sia stato avvisato 2 ore prima dell'evento. Ora, siccome io ancora non vedo i buchi nel mio naso, a parte quelli che mi servono per respirare, in cui infilarci un anello, desumo una semplice e banalissima cosa: che la storia del black-out elettrico fosse una BUFALA. E tralascio di spiegare il perché si fosse montata una simile panna di latte di bufala (anche per me è Natale e anche io sono più buona).
4) Tu, in particolare, sei stato un gran maleducato: spettava a te essere presente ad accogliere e scusarti non solo con Roberto, ma anche con tutto il pubblico che non hai potuto raggiungere con il tuo 'messagino' su FB. Anche perché le persone hanno altro da fare, soprattutto il 23 dicembre alle 16 di pomeriggio, che stare davanti al PC a commentare le foto sadomaso di 'lolite stagionate'. Ma naturalmente hai risposto a Fraschetti al telefono alle 18 (orario dell'evento) che avevi altro da fare.
5) Non ho mai visto fare proteste o blitz (come lo avete chiamato voi stessi, perché altrimenti non sarebbe un blitz) inviando comunicazione anticipata via fax ... e sono certa che nemmeno tu, in tutta la tua lunga storia politica.
6) Non c'era alcuna frase ostile nel Comunicato letto dalla Comunità Foce del Tevere. C'era semplicemente la verità, che è visionabile sempre su youtube, basta digitare "Affari d'acqua". Il signor (anche questo minuscolo) Alessandro Polinori definì L'Idroscalo di Ostia un cancro. Non mi pare di aver letto tuoi comunicati di presa di distanza tua o degli associati di Spazi all'Arte su questa nefandezza. Anzi, vedo che mentre prendi le distanze da Fraschetti, che poverino non c'entrava proprio nulla, non le hai mai prese da Polinori e nemmeno ti sei indignato. Ovvio, mentre Fraschetti non può offrirti una sede, con libera offerta, Polinori sì, e allora "Parigi val bene una messa", anche se ci si professa anticlericali.
7) Fraschetti non ha prodotto alcun video. Il video l'ho prodotto io e dispongo di tutta la sequenza che è chiarissima. Disponibile per chiunque la voglia visionare, comprensiva del logorroico intervento della signora presidentessa da delirio tremens. Inizia così: Fraschetti parla, Vannini interrompe, la signora presidentessa con il delirio tremens sproloquia sulla 'Qultura', Fraschetti finalmente fa la sua presentazione del suo libro "Tabacco"
8) Visto che vi date così tante arie pompose nello statuto scrivendo "la nostra associazione che ha per finalità la diffusione della cultura e per statuto si dichiara ed è metapolitica", che la prima diffusione dovrebbe essere quella della Cultura della Verità. Ecco, iniziasse la signora presidentessa da delirio tremens a dirla, la verità, che non è quella che ha scritto nel comunicato stampa. Senza parlare del tuo vergognoso commento sulla bacheca di Fb dell'associazione di cui fai parte. Per altro siete in malafede e affermate un falso. Nel video su youtube della Comunità non viene nemmeno nominata la vostra associazione. C'è scritto chiaramente TITOLO: "La Comunità Foce del Tevere alla presentazione di "Tabacco". DESCRIZIONE: Per ricordare le parole indegne del co-responsabile del CHM LIPU di Ostia

"Ci scusiamo per questa incursione, ma siamo entrati in questo luogo solo perché presenta il suo libro un amico, ma non abbiamo dimenticato le parole che ci ha rivolto il responsabile di questo spazio pubblico, gestito come se fosse privato, e che ha potuto realizzarsi a spese degli abitanti dell'Idroscalo di Ostia. Da tre anni stiamo combattendo la nostra rivoluzione, forse piccola rispetto a quella Cubana, ma non meno importante per noi. E ci auguriamo che il vento della rivoluzione spazzi via la mala politica, la speculazione becera e le parole indegne, come quelle che ci sono state rivolte. Grazie Roberto e "hasta la victoria siempre!".

Nel video di Roberto Fraschetti TITOLO: Spazi all'Arte ospita "Tabacco" di Roberto Fraschetti. DESCRIZIONE: Presentazione del libro "Tabacco" di Roberto Fraschetti presso CHM Lipu di Ostia.
Tutte info che corrispondono alla verità, anche perché l'ho caricato io ed io ero testimone oculare di quanto è successo, insieme ad una decina di persone.

Di cosa dunque andate parlando??? Se c'era qualcuno che poteva eccepire qualcosa era Fraschetti, visto che il suo romanzo è collegato al "blitz" della Comunità Foce del Tevere (che secondo l'associazione fondata sulla metapolitica avrebbe dovuto essere comunicato all'associazione medesima magari con una bella raccomandata A/R con su scritto "Scusate, vorremmo fare un blitz, perché si parla di rivoluzione in un luogo che ci ha definito un cancro. Possiamo aprire uno striscione e dire due parole? Grazie e scusateci ancora se abbiamo disturbato il manovratore").
9) Da cosa dunque prendete le distanze come direttivo? Dalla verità??? Di cosa vi scusate con la LIPU? La prima cosa che ha detto Franca Vannini è stata proprio quella che era dispiaciuta che non ci fosse il signor, sempre minuscolo, Polinori, perché l'Idroscalo ama dire le cose in faccia (come me, per questo sono miei amici), tant'è che non le manda a dire (come me), ma filma e mette in rete le sue parole perché non ha nulla da nascondere. Voi invece sì, evidentemente. Solo che filmato canta e il resto vola.
10) Roberto Fraschetti non si è reso responsabile di un bel niente. Cosa avrebbe dovuto fare? Zittire la Comunità Foce del Tevere? Picchiare la Vannini facendo cadere tutte le candele così avrebbe preso fuoco la LIPU? E per quale ragione? E con quale diritto? La LIPU è uno spazio pubblico, pagato con soldi pubblici. Non è uno spazio privato! Non è della LIPU. E' gestito dalla LIPU, che prende danaro fumante pubblico.
11) Di quale slealtà parlate? La parola lealtà evidentemente non sapete cosa voglia dire. La lealtà imponeva che tu, Jorio, alzassi le tue chiappe e venissi al CHM LIPU di Ostia. Di quale contesto inappropriato parlate? Cosa scrivete?! Usare la cultura per altri fini? Ma Jorio, ma non sei tu ad aver partecipato all'occupazione del Teatro del Lido, fondato il centro di Affabulazione? Parlato di spazi pubblici? Fatto battaglie civili? E cosa scrivi ora? Parli di strumentalizzazione della cultura? Vuoi forse dirmi che in questi due luoghi si parla solo di pittura e di teatro? O forse si parla di Cultura con la C maiuscola?

Di quale umiliazione della cultura parli? Quella che avrebbe perpetrato un comitato di cittadini che deve battersi ogni giorno contro la sottocultura di cui fai parte?
Non parlare per la Comunità Foce del Tevere, lo sanno fare benissimo da soli, non dare giudizi sul valore politico della loro azioni. Tu non li hai mai appoggiati.

Ti dai un sacco di arie da intellettuale. Forse per la disperazione ti sei omologato, sei diventato esattamente come tutti gli altri contro cui hai gridato allo scandalo per anni, quelli che "per un pugno di dollari" si vendono anche la propria dignità storica e politica. Ora, siccome tu non sei amico dell'Idroscalo, siccome tu hai bannato Fraschetti che non c'entrava proprio nulla, da questo momento in poi non sei nemmeno più amico mio. Anche perché, se stai cercando un nuovo nemico, hai sbagliato indirizzo.
(Quanno ce vo' ce vo', come dici tu)

paula

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Pubblicati su Fb i due video, Jorio commenterà sulla bacheca dell'Associazione Spazi all'Arte:  "E' proprio vero che gli artisti e Spazi all'Arte non si fermano davanti a nulla. Peccato che quando sono stato avvertito che l'iniziativa (rimandata in un primo momento) si sarebbe svolta lo stesso. Ma io ero già ad Ostia Antica per un impegno "alternativo" che avevo preso una volta comunicato l'annullamento e a tornare indietro con i mezzi ci avrei messo troppo tempo. Un vero peccato!"

Dopo due ore esce il seguente comuniciato stampa dell'Associazione Spazi all'Arte:

Il consiglio direttivo di “Spazi all’Arte” in merito ai fatti avvenuti al Centro Habitat Mediterraneo di ieri pomeriggio 23 dicembre dichiara quanto segue:
• Era prevista per “I cammei” la presentazione dell’opera di Roberto Fraschetti “Tabacco” come da proposta del nostro associato Giorgio Jorio;
• L’iniziativa era stata annullata per un guasto tecnico, ma su insistenza dell’autore Roberto Fraschetti che aveva invitato un gruppo di amici, in mancanza degli associati che dovevano essere presenti per quell’eventi, la stessa Presidente si era offerta ad accoglierli per un saluto, aprendo la sede del Centro Habitat mediterraneo;
• Il gruppo degli invitati dallo scrittore, senza che l’Associazione Spazi all’Arte ne fosse stata avvertita ha aperto uno striscione del Comitato dell’Idroscalo e una sua rappresentante ha letto un comunicato sulla situazione degli sfollati contenente frasi ostili contro la Lipu e i responsabili del Centro Habitat Mediterraneo che hanno gratuitamente ospitato la nostra mostra collettiva
• Di questo vero e proprio blitz si è provveduto da parte dello stesso Fraschetti e del Comitato dell’Idroscalo a produrre un video che gira in rete coinvolgendo la nostra associazione che ha per finalità la diffusione della cultura e per statuto si dichiara ed è metapolitica.
Per quanto accaduto il Consiglio Direttivo di Spazi all’Arte mentre si scusa con i responsabili della LIPU per l’accaduto da cui prende con fermezza le distanze, richiama il nostro associato Giorgio Jorio a selezionare con maggior attenzione gli artisti che chiama a partecipare alle nostre iniziative e manifesta la più ferma disapprovazione per il comportamento di uno scrittore, Roberto Fraschetti, che si è reso responsabile di una intrusione sleale in un contesto inappropriato usando la cultura per altri fini e violando il rispetto per l’ospitalità della LIPU rendendoci corresponsabili della violazione.

La Presidente
Paola Guia Muccioli
La Segretaria
Daniela Taliana

Dopo pochi minuti Jorio, folgorato sulla via di Damasco, commenterà con queste parole il Comunicato dell'Associazione: 
 "Chiedo scusa a tutti gli associati di Spazi all'Arte. Si tratta di un'azione, quella di ieri pomeriggio, che strumentalizza e quindi umilia la cultura e anche l'agire politico di un Comitato che io personalmente ho sempre appoggiato."

giovedì 20 dicembre 2012

Comune di Roma: denuncia per i funzionari del Dipartimento di Urbanistica


“In piena campagna elettorale e, come sempre, sotto le festività, in Campidoglio si approvano delibere urbanistiche tenute nel cassetto per concludere gli ultimi affari di fine mandato, come ad esempio le densificazioni delle 167 (Piani di Zona) B36 Acilia-Saline e C10 Malafede (XIII Municipio), e C22 Casale Nei (in IV Municipio) o come lo scandalo della Piccola Palocco. Il pacco dono di Natale di Alemanno ai cittadini è servito” – dichiara Riccardo Corbucci (PD), vice Presidente del IV Municipio – “E’ ora di dire basta. Partiranno denunce nei confronti di tutti quei funzionari del Dipartimento di Urbanistica del Comune di Roma che hanno firmato, approvandoli, processi partecipativi farsa”.

“Ormai è diventato un vizio di questa amministrazione capitolina. I processi partecipativi, obbligatori per legge, vengono gestiti da dirigenti prostrati ad un sistema affaristico romano ormai marcio. In aula Giulio Cesare arrivano delibere con documenti che i cittadini non hanno mai visto. Siamo di fronte ad un vero e proprio abuso in atti d’ufficio e omissione di atti d’ufficio da parte di volenterosi carnefici dell’urbanistica romana” – tuona Paula de Jesus, urbanista di LabUr, Laboratorio di Urbanistica.

“La moneta urbanistica, l’assecondare i voleri dei palazzinari, il seguire le decisioni della mala politica romana di questa pessima amministrazione di centro destra, non può essere pagata solo dai cittadini, ma avrà un prezzo anche per tutti quei dirigenti che le assecondano e le avvallano” – prosegue Corbucci.

“Il primo ad essere denunciato sarà il responsabile del procedimento per il raddoppio del Porto di Roma in località Ostia” – dichiara Andrea Schiavone Presidente di LabUr – “Per ben due volte (il 7 e il 19 dicembre 2012) il Segretariato Generale ha richiesto al responsabile l’elenco completo degli atti necessari per la pubblicazione presso l’Albo Pretorio, senza ricevere, ad oggi, alcuna risposta. Vedremo cosa faranno anche con Piccola Palocco”.




giovedì 13 dicembre 2012

Roma, XIII MUNICIPIO: UDC - Urbanisti Di Caltagirone


Il XIII Municipio, da sempre oggetto di speculazione edilizia, è spesso finito sulle pagine di cronaca giudiziaria. Un municipio dove i partiti sono in difficoltà ad eccezione dell’UDC che ‘assume’ i transfughi sotto lo slogan “costruiamo una nuova alternativa politica, per cambiare davvero”. In realtà a costruire nel XIII Municipio sono soprattutto i “palazzinari” di nuova e vecchia generazione, quelli nati per finanziare prima DC, PCI, PSI e PSDI e che ora si sono convertiti verso le nuove sigle, accompagnati da imprenditori edili piuttosto discutibili. Cosa lega l’UDC a questo scenario? Tre temi, molto in voga nel XIII Municipio. Il waterfront di Ostia, il raddoppio del Porto di Ostia, l’edilizia selvaggia e becera dell’entroterra ostiense, cioè i quartieri pseudo-residenziali, fatti di villette o palazzoni tutti uguali e privi di servizi. Insomma, dei dormitori. Senza dimenticare la nascita di nuove chiese (come San Corbiniano all’Infernetto, legata a Benedetto XVI) a botte di 5 milioni di euro, ricavati dall’8 per mille degli Italiani.  Anche questa è edilizia.
Manca tutto nell’entroterra, ma le Chiese no. Deo volente, chissà che non arrivino anche i servizi entro il giorno dell’Apocalisse.

L’Urbanistica e l’Ambiente sono di competenza della Regione Lazio, struttura da sempre romanocentrica, dove oggi siedono nella sala dei bottoni due uomini UDC. Il primo è Roberto Carlino fondatore dell’Immobildream S.p.A (quella che “non vende sogni ma solide realtà” di mattoni e cemento armato) e Presidente della Commissione Ambiente. Il secondo è Luciano Ciocchetti, Assessore all’Urbanistica dopo analoga esperienza nel 2000, mancato Sindaco di Roma nel 2008 e artefice del famigerato Piano Casa, vera e propria deregulation in ambito urbanistico, soprattutto sul litorale romano cui ha regalato premi di cubatura fino al 100%. Tra gli altri nomi della squadra regionale, il neo-profugo Mario Mei, ex-Pd, ex-API, passato alla cronaca nel 2010 per aver dichiarato spese elettorali per 216.346 euro con un reddito di soli 46.069 euro mentre era consigliere comunale del PD a Roma. (fonte Corriere della Sera).
Insomma, è proprio la Regione Lazio, con il triplice potere di Urbanistica, Demanio Marittimo e Piano Casa (UDP, quasi un UDC) a controllare le sorti del finto progetto del waterfront di Alemanno, di cui fa parte il raddoppio del Porto di Ostia: 88 milioni di euro e un complesso turistico (albergo più residence, chiamato “Porto di Roma”). Il direttore dei lavori è Paolo Solvi, ex PD e ex Assessore ai LL.PP del XIII Municipio, ora coordinatore UDC XIII Municipio. Il caso vuole però che l’unico albergo che esiste in zona portuale è l’ARAN Blu, dove ARAN sta per Armellini Angela, moglie di Bruno Tabacci (UDC fino al 2008) e figlia del famoso costruttore che realizzò quello scempio che si chiama Ostia Ponente (44 palazzine fatte con sabbia di mare nel cemento che tutti i partiti vorrebbero ‘abbattere per riqualificare l’area’ usando i premi di cubatura del Piano Casa di Ciocchetti). Come se non bastasse, aggiungiamo il recente schieramento UDC in Campidoglio a favore del raddoppio del Porto di Ostia pur sedendo nei banchi dell’opposizione.
Passando nell’entroterra di Ostia, le cose non cambiano. ‘Giardini di Roma’, nome che evoca quelli di Babilonia. In realtà si tratta di un quartiere di palazzoni uguali ad altri sparsi nella periferia romana (stesso identico stampo, basta andare ad esempio a Ponte di Nona), tant’è che è noto più propriamente con il nome di Quartiere Caltagirone, in zona Malafede, una Babele urbanistica. Gli unici spazi verdi sono quelli lasciati a vegetazione spontanea. Le vendite dei palazzoni furono affidate proprio all’Immobildream di Roberto Carlino. Coincidenze, caso.
Che Caltagirone sia legato all’UDC non lo si può negare: “l’UDC ha incassato nel periodo 2008-2011, circa 66,3 milioni di euro, a fronte di circa 35 milioni di spese elettorali e nell’anno delle elezioni politiche, il gruppo Caltagirone, su ben 4,4 milioni di euro di contributi, ne ha elargiti 2,15 milioni” (fonte: Dagospia). Dunque, il 50% delle azioni dell’ “UDC S.p.A.” è di Caltagirone. A seguito dell’entrata nelle fila dell’UDC nel XIII Municipio del transfugo Salvatore Colloca, ex capogruppo PDL, il capogruppo UDC alla Regione Lazio, Francesco Carducci, ha dichiarato “Quella di Ostia è una realtà complessa e molto importante nell’ambito dell’economia dell’intera regione. Il rafforzamento della nostra presenza nel XIII Municipio ci consentirà di essere ancora più incisivi nell’azione di sostegno e sviluppo dell’attività produttiva litoranea”. Forse si riferiva alla fauna, alla flora, alle dune, alle pinete del XIII Municipio? Dubitiamo. I terreni del XIII Municipio rimasti ancora edificabili sono molti. Di scempi edilizi se ne sono visti tanti in questo Municipio: dalle famigerate ‘Terrazze del Presidente’, senza concessione edilizia ma sanate da una discutibile sentenza, alla zona Stagni di Ostia, zona sotto il livello del mare (come ricorda il nome) dove però arriverà presto molto cemento anche grazie al progetto waterfront, nonostante si trovi a 5 km dal mare. E poi c’è l’ennesima nuova mega chiesa di Sant’Agostino, patrono di Ostia, dopo quella appena realizzata, non a caso, proprio nel quartiere Caltagirone, dedicata, su espresso volere di Papa Ratzinger, al Beato Padre Pio da Pietralcina. Insomma, nomi altisonanti che aumentano il consenso popolare, nel classico stile dei palazzinari amici del clero.
L’UDC fa miracoli urbi et orbi: ha promesso lo sblocco in Regione Lazio del risanamento delle periferie abusive, chiamate tecnicamente toponimi. Un affare enorme che il buon Ciocchetti sta conducendo in prima persona, compreso il piano particolareggiato dell’Infernetto, dimenticando completamente il rischio idrogeologico di queste aree.
Se questa è urbanistica, se questi sono gli urbanisti, se questi sono gli Urbanisti Di Caltagirone (UDC), siamo messi male, anzi malissimo.