martedì 19 marzo 2013

Waterfront Roma, proposta shock: con 40 euro i romani comprino i terreni che ricadono nel progetto





Nessuno conosce il destino della spiaggia di Ostia, perché dei 90 ettari che vanno dal Porto Turistico di Roma alla Tenuta del Presidente della Repubblica, l’amministrazione Alemanno non parla. Nessuno sa cosa sia uno stabilimento balneare: la proposta di delibera del Waterfront, la numero 26, li assimila a “servizio pubblico di livello urbano”, mentre invece si è di fronte ad “attività turistiche”, aperte tutto l’anno, con un conseguente carico urbanistico superiore a quanto è stato stimato dai tecnici del Campidoglio. Senza considerare, poi, il numero dei parcheggi: secondo le stime del Comune di Roma, servono nella stagione balneare 4.688+6.000 posti auto. Poiché un posto auto è 25mq, secondo gli stessi calcoli mancano più di 27 ettari di parcheggio.

Sono le prime considerazioni (L'INTERO DOCUMENTO E' RIPORTATO IN CALCE) emerse questa mattina, durante la conferenza stampa organizzata dagli aderenti al Tavolo partecipato sul Waterfront, che si è tenuta nella sala consiliare del XIII municipio di Roma Capitale, in piazza della Stazione Vecchia a Ostia.

“All'interno della sostenibilità urbanistica proposta dall'amministrazione, non viene tenuto in considerazione l'ambito della Stazione di Ostia Antica e di Stagni di Ostia (Comparti OA e SO) che però ne fanno parte. Il riferimento è solo alle tre zone censuarie dell’abitato di Ostia 13F, 13G e 13H, seppure l'area di Stagni sia ritenuta proprio dall'amministrazione ‘un contesto degradato dotato di servizi del tutto insufficienti a soddisfare il fabbisogno dei residenti’ e dunque, al suo interno mancano gli standard – spiega Paula De Jesus, urbanista di Labur che siede al Tavolo partecipato – Non solo, nel calcolare gli attuali standard urbanistici mancanti a Ostia, l'amministrazione capitolina fa due assunzioni sbagliate: considera la popolazione iscritta all’Anagrafe nel 2003, nonostante siano disponibili i dati sul sito del Comune di Roma del Censimento 2011; stima la consistenza edilizia dell’abitato di Ostia a circa 3.700.000 mq di superficie utile lorda, mentre dovrebbe essere aggiornata ad almeno 5 milioni”.

Dall’esame degli standard elencati dal Comune di Roma, “non si capisce dove abbiano ricavato i dati per il verde, considerati i numeri stratosferici che in realtà non sono aree verdi fruibili e attrezzate come verde pubblico (illuminazione, panchine, area giochi, alberature, manutenzione ordinaria, etc.) – aggiunge l’architetto del Tavolo partecipato Franco Pirone – Basti pensare che viene addirittura compresa la quota parte della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano calcolata in 391.250 mq, quando invece si tratta di aree compromesse”.

L’attenzione dei partecipanti alla conferenza si è poi focalizzata sui grattacieli, dopo il “sì, ci sono – no, non ci sono – forse ci sono”. Durante l’incontro del 19 febbraio scorso tra gli aderenti al Tavolo partecipato e l’assessorato alle politiche urbanistiche del Comune di Roma, l’architetto Vittoria Crisostomi (dirigente del dipartimento programmazione e attuazione urbanistica, incaricata del progetto Litorale di Roma) e lo stesso assessore Marco Corsini hanno affermato che i grattacieli erano stati bocciati dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. Anche questa dichiarazione è falsa. Dal piano progettuale del Waterfront risultano 3 grattacieli da edificare nell’area a ridosso della stazione Castelfusano della Roma-Lido: il più alto è di 107 metri.

“Denunceremo i tecnici che hanno lavorato sulla proposta di delibera del Waterfront – continua l’urbanista Paula De Jesus – li denunceremo agli organi competenti e agli albi professionali di appartenenza. Oggi lanciamo una campagna, un ‘azionariato popolare’. Proponiamo, vista la valutazione delle aree a 100 milioni di euro, di chiedere ai romani di comprare con soli 40 euro a testa i terreni che ricadono nel piano del Waterfront. A questo punto, decideranno i romani cosa fare dei loro beni”.

“La delibera del consiglio comunale numero 57 del 2006 – afferma Stefano Salvemme, consigliere del XIII municipio di Roma Capitale – statuisce la progettazione partecipata, definendola un ulteriore livello di partecipazione. Questo processo può essere promosso su richiesta della Giunta comunale, dell’Assessore competente, del Consiglio comunale, del Presidente del Municipio, del Consiglio municipale, ed è obbligatorio nei casi in cui è espressamente richiesto da bandi o normative regionali, nazionali ed europee. La progettazione partecipata è raccomandata nei casi in cui la rilevanza e complessità dell’intervento consiglia un processo consensuale con gli attori del territorio. A questa normativa faremo riferimento per continuare la nostra battaglia di civiltà e di partecipazione per il bene del nostro territorio”.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche i consiglieri Pd Antonio Caliendo e Paolo Orneli, il consigliere Udc Salvatore Colloca, il responsabile Cultura area metropolitana di Sinistra ecologia e libertà Leonardo Ragozzino e il capogruppo Pd nel VI municipio Gianluca Santilli. Quest’ultimo ha proposto al Tavolo partecipato di farsi itinerante nella città partendo proprio dal VI municipio, “perché stiamo parlando di un progetto che riguarda la Capitale e non un singolo quadrante della città”. (Comunicato Stampa)

(ulteriori info al LINK)

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