

giovedì 30 aprile 2009
Quanto si risparmia con la spettacolarizzazione del dramma dell'Abruzzo ?

lunedì 13 aprile 2009
Santoro e i filistei

Stucchevole (perché inquietante mi sembra un po’ troppo, visto che non inquieta più nessuno) questa polemica di regime sulla puntata di giovedì scorso di Santoro sul terremoto in Abruzzo. Stucchevoli i commenti di Aldo Grassi su lo Spoon River all’italiana di Vespa sullo stesso tema (ho già commentato su quella puntata), ma anche (come ama intercalare Wally) dei difensori dell’ultima icona televisiva e sbiadita del giornalismo di sinistra, che ormai è diventata una caricatura di se stesso.
Chiedo a questi difensori di un baluardo fatiscente di esprimere con la stessa forza disappunto, ad esempio, per la puntata andata in onda due giovedì addietro. Una puntata scandalosa, a dir poco, dove, a parte i servizi esterni fatti bene (solo perché ci sono le nuove leve che sgomitano per farsi notare), il caro Santoro, come al solito ultimamente, non chiarisce alcun nesso tra quei servizi e l’argomento sul piano casa. Parterre in studio fatto alla carta, su ordinazione si intende dall’’alto’, una pletora di incompetenti, a parte Sansa, o di furbini come Lupi (di cui ho ampiamente scritto su l’FB del Comitato negli ultimi mesi). Non si può pretendere di fare informazione quando si invita un livello così basso di interlocutori solo per far piacere al ‘regime’ della pagnotta e della poltrona. Persino Vendola pareva andare su un binario tutto suo, quello della filosofia politica … si capiva solo lui e i pochi eletti-elettori. Io personalmente non ce la faccio più ad ascoltare una tv urlante, in cui i giornalisti interrompono qualunque discorso dell’intervistato (ma che cazzo lo intervistano a fare allora?), mentre lasciano ampiamente starnazzare oche e paperi poco giulivi. Santoro in quella puntata riesce a non far parlare i giovani di Torino per far sbraitare l’’elegante’ Signora Santaché riducendo il tutto ad una questione di ‘gusto’, rasentando così il ridicolo. Su un tema così importante come quello del piano casa Santoro è riuscito a fare una puntata, con i soldi pubblici, superficiale, mediocre e inconcludente. L’antipatico Travaglio rimane, purtroppo, l’ultima vedetta lombarda di quella trasmissione e non solo (sarà per questo che Santoro l’ha voluto, per scaricarsi della responsabilità delle patate bollenti?). Da umile e ignorante utente Rai mi chiedo dove sono i suoi difensori quando si tratta di dire in faccia a Santoro che ha fatto una pessima puntata (e purtroppo è un andazzo per lui negli ultimi anni).
Non capisco perché la maggior parte delle persone invecchiando, soprattutto quando non hanno il problema della pagnotta, ma solo quello della fama e del potere, diventino meno libere e più schiave delle altre.
Anche la sinistra è piena di furbetti e di finti moralisti, purtroppo. Io me ne vergogno.
venerdì 10 aprile 2009
I disoccupati invisibili di cui nessuno parla

L’aumento del lavoro a tempo parziale è cresciuto del 2,4 per cento e riguarda esclusivamente donne, che dichiarano che non si tratta di una loro scelta. Soprattutto, nel Mezzogiorno è poi aumentato il tasso di inattività, tra le donne, ma anche tra gli uomini.
Il tasso di attività complessivo nel Mezzogiorno si è ulteriormente ridotto rispetto a quello delle altre regioni, attestandosi al 52 per cento cioè 11 punti in meno del tasso nazionale e 17,8 in meno di quello del Nord. Nel caso delle donne la distanza è molto più consistente: quasi 15 punti in meno del tasso nazionale e 24 in meno rispetto al Nord .
L’aumento del tasso di inattività nel Mezzogiorno, tra le donne, ma ora anche tra gli uomini, per certi versi segnala una situazione ancor più grave dell’aumento del tasso di disoccupazione. Si tratta di forza lavoro scoraggiata, fuori da ogni circuito di “attivazione” e persino fuori da ogni interesse e preoccupazione pubblica. Si tratta sia di uomini sia di donne che, secondo quanto dichiarano, non cercano (più) un’occupazione perché pensano di non trovarla. Ma il loro ritirarsi dalle forze di lavoro li rende invisibili come problema da affrontare. E infatti di loro non si parla in questi giorni, in cui tutta l’attenzione, nazionale e internazionale, è concentrata sulla contabilità, pure drammatica, dei disoccupati.
Esistono delle conseguenze perverse dell’utilizzo del solo tasso di disoccupazione, in particolare femminile, come indicatore di area svantaggiata.Ad esempio la Calabria, che ha un basso tasso di disoccupazione femminile solo perché le donne hanno un bassissimo tasso di attività, è stata esclusa dagli incentivi dell’Unione Europea destinati alle imprese che assumono donne nelle “aree svantaggiate”.
C’è ora il rischio che l’abbassamento ulteriore del tasso di attività, e il coinvolgimento nel fenomeno di una quota di uomini, marginalizzi ulteriormente proprio le regioni più povere e a più basso tasso di occupazione rispetto a politiche orientate esclusivamente a contrastare la disoccupazione e sostenere il reddito dei disoccupati (e neppure di tutti).
Nel nostro paese il problema del lavoro, con le sue conseguenze per la vita dei singoli e delle famiglie, non riguarda solo la disoccupazione, ma anche la sotto-occupazione e soprattutto l’inattività – delle donne, ma anche degli uomini, almeno al Sud.
martedì 7 aprile 2009
Imbecilli sismici

"Una cagata pazzesca!"

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