lunedì 23 luglio 2012

XIII Municipio: Lucarelli alla presidenza un film horror

Non è Carlo, bensì Antonio. Non è un giallo bensì un noir (o forse sarebbe meglio dire un horror). In comune hanno solo il cognome. Antonio Lucarelli non fa lo scrittore di gialli bensì è vice capo di gabinetto del sindaco e Capo della Segreteria. Sarebbe il Presidente in pectore del Municipio Roma XIII per il PDL. Perché forse non tutti i cittadini sanno che settimana scorsa, sotto il solleone, non avendo nulla di urgente di cui occuparsi in consiglio municipale, hanno parlato delle primarie (in effetti un problema importante nell’amministrazione di un municipio di 300 e passa mila anime) e pare se le siano date anche di santa ragione. Pare infatti che agli ex aennini proprio non vada giù l’imposizione dal Campidoglio di Lucarelli a candidato mini-sindaco. Con buona pace dell’Inca al sociale e dei sottoaceti Olivolìolivolà. In tempi di sbandierata autonomia da Roma, con tanto di delibera mai attuata sul decentramento pilota, costata tra fanfare, bambini, piantini e gonfaloni migliaia di euro, Alemanno e Bordoni trovano la quadra su Lucarelli, con brindisi annesso degli Assobalneari di Papagni, sceso nell’aren-ile politico. Lucarelli, ex Forza Nuova (LINK), di recente colpito dallo scandalo dei Punti Verde Qualità (LINK) in cui dichiara di non ricordare se conosce Scarozza, il cognato del faccendiere Gennaro Mokbel (LINK). Onnipresente ad ogni sgombero, compreso quello nei confronti di un pastore per un casale da regalare ad una delle associazioni della galassia di Casapound (LINK), sgambetta una ragazza in aula Giulio Cesare durante la bagarre scoppiata nella seduta dell'assemblea capitolina sulla vendita dell'Acea. Si mormora ci sia anche lui dietro all’esilio forzato del "dormiente fratello Massone del Grande Oriente d'Italia, Aldo Ing. Papalini, Dirigente della UOT (Unità Organizzativa Tecnica) e della UOAL (Unità Organizzativa Ambiente e Litorale) del Municipio XIII del Comune di Roma dopo la goccia che ha fatto traboccare “punta di Malafede”. Un film Horror dunque la sua paventata candidatura, ma d'altronde si sa, nella terra di frontiera del XIII Municipio in cui alla cronaca, anche nera, non manca niente, nemmeno le finte bombe (dalle infiltrazioni mafiose alla massoneria, dagli sceicchi watercloset al Casinò, fiumi di soldi più o meno puliti), mancava solo il sigillo di garanzia di gattopardiana memoria "Tutto cambia affinché nulla cambi", se non in peggio.

venerdì 13 luglio 2012

Giovanni Malagò e il "reato" senza schizzi


Assolto ieri Giovanni Malagò "perché il fatto non sussiste" nel processo sui 'presunti' reati edilizi compiuti negli impianti realizzati per i Mondiali di Nuoto Roma 2009. Il presidente dell’Aquaniene era accusato di non aver mai ricevuto dal Comune di Roma il necessario permesso di costruire, ma solo l'autorizzazione del Commissario Delegato per i Mondiali di Nuoto, Claudio Rinaldi. Il perché lo spiegano le 64 pagine della sentenza n.5799 del 28 ottobre 2011 del Consiglio di Stato, sez. IV, che l'avvocato Rodolfo Murra del Comune di Roma ha così sintetizzato: "In sostanza, …, se il Commissario aveva persino il potere di variare il Piano regolatore, di autorizzare interventi edilizi in deroga agli strumenti urbanistici, di prescindere dai nulla osta delle Autorità preposte alla tutela dei vincoli gravanti le varie aree di intervento, volete che non avesse anche quello, minimale, di rilasciare i titoli edilizi?". In altre parole, il permesso di costruire, mai rilasciato dal Comune di Roma, poteva essere sostituito dall'autorizzazione a costruire da parte del Commissario Delegato. Quindi, alla luce di questa sentenza, nell'attuale processo penale si sarebbe dovuto cambiare il capo di imputazione nei confronti di Malagò e trasformarlo nella verifica di conformità delle opere eseguite presso l'Aquaniene rispetto a quanto autorizzato da Rinaldi. In realtà, non c'è stato neanche bisogno di farlo nella fase dibattimentale perché nell'udienza del 5 luglio scorso l'avvocato difensore di Malagò, Carlo Longari, senza opposizione del PM, Antonio Di Maio, invece di passare per la Cancelleria ha potuto direttamente depositare al giudice, Marina Finiti, ben 13 corposi allegati, ottenendo per Malagò lo stralcio dal processo e un'udienza a lui riservata, fissata in tempi rapidissimi, cioè una settimana dopo, il 12 luglio. Motivo: la pendenza del procedimento penale in corso avrebbe impedito a Malagò di candidarsi alla presidenza del CONI prima della sentenza finale. Il 12 luglio il PM Di Maio, dopo aver letto in 7 giorni i 13 corposi allegati, chiede il proscioglimento di Malagò perché "il fatto non costituisce reato".

Tutto è bene quel che finisce bene: Malagò è riuscito ad ottenere un percorso privilegiato e riservato rispetto al lunghissimo iter del processo (che con buona probabilità cadrà in prescrizione nel 2014); la documentazione comprovante la conformità dell'impianto Aquaniene esiste, perché è arrivata al processo, sebbene mesi (se non anni) dopo la fine dei Mondiali di Nuoto Roma 2009, malgrado fosse stato riconosciuto “impianto pubblico” grazie a due delibere del Comune di Roma, secondo una cronologia davvero singolare (riportata nello schema in calce); la verifica di tutti i vincoli gravanti sui terreni dove è sorto l'Aquaniene, su cui il Commissario Delegato non poteva andare in deroga, evidentemente era superflua.
Insomma, l’impianto accusatorio era granitico, l’azione di controllo della mano pubblica da parte del Comune di Roma ferrea nell’ “ora per allora”, la bistrattata Giustizia italiana finalmente celere ed efficiente, tanto da formulare la sentenza in soli 7 minuti per un reato amministrativo in ambito urbanistico e il Consiglio di Stato, preciso come un orologio atomico, sentenzia tra la fase procedimentale e quella processuale della vicenda dei Mondiali di Nuoto Roma 2009 cambiando di fatto in corsa la situazione di diritto.
L’ultimo chiuda la porta.
***

31 marzo 2009 – data ultima per la consegna dell'impianto, come previsto, pena annullamento della concessione, dalla delibera del Consiglio Comunale nr.85 del 21 maggio 2007
02 agosto 2009 - chiusura Mondiali di Nuoto
04 agosto 2009 – collaudo statico dell'Aquaniene
14 dicembre 2009 – fine lavori dell'Aquaniene (data desunta dal primo certificato di agibilità)
28 dicembre 2009 – primo certificato di agibilità (dichiarazione dell’avvocato Carlo Longari)
24 febbraio 2010 – collaudo tecnico-amministrativo dell'Aquaniene
12 aprile 2010 – data consegna al Comune di Roma del progetto di realizzazione
04 maggio 2010 – data consegna al Comune di Roma del progetto architettonico esecutivo
10 maggio 2010 – data consegna al Comune di Roma del progetto architettonico definitivo
04 giugno 2010 – validazione del progetto da parte del Comune di Roma (Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde – Promozione dello Sport)
30 giugno 2010 – prima delibera salva-Aquaniene
20 settembre 2010 - seconda delibera salva-Aquaniene
06 ottobre 2010 - nuovo certificato di agibilità (determinazione dirigenziale 995, allegato n.11 agli atti del processo) 


(paula de jesus per LabUr. Nella foto Gianni Petrucci, attuale Presidente CONI e Giovannino Malagò)

lunedì 9 luglio 2012

L'elegia funebre del piano regolatore: “Centri commerciali, è emergenza”




CONTROCORRENTE. Urbanista da “guerriglia urbana”, Paola de Jesus sceglie Affaritaliani.it per analizzare le scelte sul consumo del territorio. Dal suo blog urla contro il “pianificar facendo” di Rutelli, l'urbanistica contrattata di Veltroni e Alemanno che va in giro per il mondo a svendere il litorale al miglior offerente. “C'era una volta la cura del ferro”.. E ai colleghi con “il cuore a sinistra e il portafoglio a destra" manda a dire: “Non parlo male di chi è in difficoltà”
Lunedì, 21 maggio 2012 - 09:42:00

di Patrizio J Macci

Cittadina, "politica" e urbanista. Una laurea in economia con indirizzo urbanistica presso la Cattolica di Milano, Paula de Jesus, più che di urbanistica ama dire che si occupa di “guerriglia urbana”. Sue le "battaglie" di denuncia per lo scandalo degli impianti costruiti durante i Mondiali di nuoto a Roma e per il "No alle Olimpiadi". La sua analisi ironica, lucida e ostinata in difesa del territorio della Capitale consumato dal cemento, attraverso gli interventi sulle pagine del suo blog, non risparmia nessuno dei protagonisti della politica romana.
Roma è una città espropriata, dove sembra non esistere più una regola il cemento la consuma giorno dopo giorno. Si continua, sotto ogni amministrazione ad edificare a scopo residenziale. E' una analisi che chiunque può fare guardandosi indietro nel tempo.

"Sì. residenziale e commerciale, soprattutto si costruiscono grandi centri commerciali, con il paradosso che aumentano le case e contemporaneamente aumenta l’emergenza abitativa, dato che si costruisce non per chi ha bisogno ma per meri interessi privatistici di tipo speculativo, mentre ogni giorno chiudono decine di negozi."

Ma il rispetto del piano regolatore?

"Moribondo con il “pianificar facendo” di Rutelli, morto con l’”urbanistica contrattata” di Veltroni e resuscitato come Lazzaro da Alemanno alla ricerca di un miracolo per riempire le casse esangui del Comune di Roma”.

Il partito del cemento è trasversale...

"Certamente. A Roma soprattutto, dove la subordinazione alla rendita fondiaria ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Vige a destra come a sinistra il pensiero dominante che i “palazzinari” sono i protagonisti delle scelte urbanistiche, gli stessi che sono anche proprietari di banche, assicurazioni e giornali e al tempo stesso siedono in fondazioni, enti, istituzioni comunali. D’altronde in assenza di radicamento dei partiti sul territorio gli unici interlocutori solo loro".

La situazione dei trasporti pubblici è insostenibile. Per tanti anni si era parlato di "cura del ferro", poi cosa è successo? Nel 2001 con la sostituzione di Walter Tocci all'assessorato della mobilità qualcosa si è rotto...

"La “cura del ferro”, slogan di Walter Tocci, è rimasta sui ricettari medici. Roma è prigioniera delle auto e le scelte che si continuano ad operare vanno nelle direzione opposta a quella del ferro. Negli ultimi giorni del suo mandato Tocci scrisse “Se non si modificano le regole della trasformazione urbanistica non ci può essere nessuna politica della mobilità in grado di risolvere il problema. Anche i piani di traffico più ambiziosi sarebbero come il tentativo di svuotare il mare con un secchiello" e si domandò anche perché “non sia stato possibile compiere una svolta nella politica urbanistica”. Se non lo sai lui che è stato vicesindaco di Roma e Assessore alla Mobilità dal 1993 con Francesco Rutelli".

Il Sindaco Alemanno va in giro per il mondo a vendere progetti. Ultimamente è stato a Cannes. Noi abbiamo messo il naso in quello che con una definizione pomposa viene chiamato Waterfront, e sarebbe il lungomare di Ostia in un prossimo futuro. Ci sembra di assai difficile realizzazione, i costi insostenibili per i cittadini in termini di vivibilità.

"Alemanno è dall’inizio del suo mandato che insieme all’ex vicesindaco Cutrufo, va in giro per il mondo a spese dei contribuenti nel tentativo vano di (s)vendere il litorale al miglior offerente. Lo stesso Assessore all’Urbanistica, Marco Corsini, ha definito il “progetto” waterfront un’operazione “meramente di carattere edilizio”. Il Sindaco, mancando di originalità, segue la moda degli ultimi 10 anni che vede un proliferare di finti progetti “waterfront” in Italia, troppo spesso ambiziosi e costosi, poche volte interessanti architettonicamente, ma di difficile fattibilità non solo in cantiere ma soprattutto in termini di gestione. Forse dovrebbe visitare meno expò e andare a vedere come si pianificano i veri waterfront in tutto il mondo. Basterebbe che andasse a Reggio Calabria, forse il più bel waterfront del Mediterraneo. Sono straordinari spazi pubblici, luoghi per le persone, in cui esiste una rete che collega bene tutta una serie di destinazioni, spazi pubblici multi-uso, progettati su una base di obiettivi condivisi con tutta la comunità e non sulle logiche di campagna elettorale. Il waterfront di Alemanno è uno spazio lineare in cui si fanno becere speculazioni edilizie svendendo i beni comuni..."

Lo stop alle Olimpiadi di Roma è l'inizio di qualcosa?

"Senz’altro è stato un segnale importante e di forte responsabilità da parte del Governo, ma credo isolato. Non possiamo contare ogni volta sui “potenti equilibri europei”.

Ci sono suoi "colleghi" che hanno "il cuore a sinistra e il portafoglio a destra". Quando non "lavorano" più passano all'attacco rilasciando interviste e urlando il loro disappunto ai quattro venti oppure presidiando trasmissioni televisive dove si fanno inchieste sull'urbanistica a Roma.

"Io non parlo mai male di chi è in difficoltà".

Lei a Roma vive e lavora nel XIII Municipio, uno dei territori più estesi della Capitale. Da solo è una città di media grandezza. Un territorio problematico, con la spaccatura entroterra-mare, i sospetti di infiltrazioni della 'ndrangheta nella gestione delle attività turistiche, la lobby dei balneari sembra averla spuntata contro le disposizione europee che vorrebbero l'asta delle concessioni. Il "lungomuro" che impedisce di vedere e accedere liberamente al mare di Ostia rimarrà così com'è...

"Nel XIII Municipio di lungomuri ce ne sono molti, da quello dell’omertà a quello di calcestruzzo. E’ un territorio ricco di professionisti, anche di professionisti dell’antimafia, come li chiamava Sciascia. Non servono a niente, tranne a loro stessi."

(da Affari Italiani)

martedì 3 aprile 2012

Mare in Vista: parte il 15 Aprile sul Litorale di Roma la seconda edizione

È stata presentata nel chiostro del XIII Municipio, la seconda edizione di “Mare in Vista”, la manifestazione che già lo scorso inverno ha animato il lungomare di Ostia ponente, rendendolo pedonale per sei domeniche, tra ottobre e novembre. Dopo la premiazione del concorso fotografico della prima edizione, si è passato ad illustrare le novità di Mare in Vista 2012, che partirà il prossimo 15 aprile.

Se nel 2011 è stato centrato, con grande successo di pubblico, l’obiettivo di costruire un’immensa isola pedonale con vista sul mare, dove arte, cultura, sport e sociale si sono fusi in un evento collettivo, quest’anno “Mare In Vista” vuole essere ancora più ambizioso, facendo tesoro dell’esperienza delle associazioni e degli imprenditori e di quanto i cittadini hanno manifestato nel libro bianco e nello speaker-corner.

Passare da un’isola pedonale ad un vero e proprio waterfront, cioè che esprima la peculiare identità locale fatta di visione condivisa con la Comunità, di eredità storica e di vocazione. Non più dunque uno spazio lineare dove le associazioni offrono nei singoli spazi ai cittadini arte, cultura, sport, intrattenimento e sociale, bensì un luogo con una serie di ‘destinazioni’ in cui le associazioni si fondono, cioè un vero e proprio straordinario spazio pubblico, un luogo per le persone e delle persone in cui ci si possa sentire Comunità.

Questi spazi, nati sulla base dei contributi delle associazioni partecipanti e dei cittadini coinvolti nella prima edizione, che ne hanno condiviso gli obiettivi, come debbono sempre fare le vere comunità, saranno multi-uso in una visione che non è la semplice somma delle sue parti, bensì una sola visione, quella di un lungomare come bene intrinsecamente pubblico, verso il quale tutti (cittadini, associazioni, imprenditori) sentono orgogliosamente di appartenere.

Per questa ragione sono state individuate 7 aree con destinazioni chiave e dunque definiti gli usi e le attività da realizzare in quel luogo, in modo da abbracciare il maggior numero di persone appartenenti a target diversi:

  1. Macromix (coordinato da Affabulazione e Severiana): area multiuso dove troveranno posto l'info-point, il centro congressi, l'auditorium, la biblioteca, mostre fotografiche, seminari, laboratori, speaker-corner e libro bianco.
  2. Greenworld (coordinato da Ostia in Bici) dedicata all'educazione ambientale, alla mobilità, alla balneazione e al mondo dell'ecologia e del riciclaggio.
  3. Sport (coordinato dal chiosco Punta Ovest): un'area dedicata al mondo degli sport acquatici.
  4. Wellness (coordinato dalla Severiana) sarà il luogo dedicato alla gastronomia e all'elioterapia dall'antichità ad oggi, con laboratori tematici.
  5. Handicraft (coordinato da Affabulazione) il luogo di promozione dell'artigianato locale con laboratori inerenti.
  6. h2o (coordinato dal chiosco Blanco): l'acqua come elemento principe, che in un vero waterfront viene declinato in tutte le sue forme e usi. Nei più importanti waterfront infatti si trova sempre ad esempio l’Aquarium. Ne sarà realizzato uno virtuale che crescerà con il tempo grazie al contributo delle associazioni che svolgono lavori di artigianato e al lavoro dei bambini presso i laboratori didattici.
  7. Relax: (coordinato dalla Comunità Foce del Tevere) sarà l'area giochi per eccellenza, giochi degli scacchi e carte, museo giocattolo, giochi di una volta, laboratori per bambini.

Le aree restanti potranno essere occupate come aree pic-nic o di mobilità pura, per mostre di pittori o aree sport per pallavolo e skate-board, di fatto luoghi per inventare nuove destinazioni. Anche quest’anno a dare vita a “Mare in Vista” saranno sia gli stessi cittadini, che le associazioni promotrici: Approdo alla Lettura, Affabulazione, Comunità Foce Tevere, Ostia in Bici XIII, Severiana e altre.

Durante la serata, è stata anche inaugurata la mostra delle fotografie vincitrici del concorso bandito nella prima edizione di “Mare in Vista”, che sarà riproposto anche quest'anno insieme al concorso di cortometraggio e quello dei castelli di sabbia. Gli scatti vincitori saranno in esposizione nel chiostro del XIII Municipio fino al prossimo 14 aprile, negli orari di apertura degli uffici.

per ulteriori informazioni visitate il sito di mare in vista a questo link

lunedì 2 aprile 2012

Mare in Vista - il filmato

Il bel filmato di Mare in Vista - domeniche ecologiche sul lungomare di Ostia, realizzato da Mirko Polisano.


sabato 24 marzo 2012

Ostia, 36 milioni al Polo Natatorio. Indaga la Procura

Tra le varie amenità, mi scriveva il 1° novembre 2011 Corrado Zunino di La Repubblica " ... la centocinquantesima denuncia a una Procura sullo spostamento terre del Polo Natatorio di Ostia (archiviata come tutte le altre tue 149) ..."

Avevi proprio ragione Corrado. Comunque, su Il corriere della Sera oggi il nome di LabUr è citato, mentre su La Repubblica ovviamente no.
Già che ci sono, visto che Gatti fa sempre parte della stessa famiglia, anche del Gruppo l'Espresso, do ragione anche a lui: non c'era trippa per gatti al Polo di Ostia.
Un saluto sincero (come ami chiudere) da parte mia.


Sul Polo Natatorio di Ostia che, dal 2008, in prossimità dei Mondiali di Nuoto costò 26 milioni di euro (finanziamenti pubblici), la Procura ha avviato un'inchiesta. Come si legge nell'esposto presentato dall'associazione LabUr (Laboratorio Urbanistico) della cittadina sul litorale "le opere realizzate sono ancora da terminare e, quindi, ancora non è stato eseguito il collaudo tecnico amministrativo come previsto per legge". Nell'impianto, che "ha già ricevuto tutti i finanziamenti", il cantiere dei lavori non è mai stato chiuso in via definitiva. Sul Polo finanziato ed incompiuto c'è già un'istruttoria aperta dai magistrati della Corte dei Conti. Alla quale, ora si aggiunge quella del pm Maria Cordova, che ha delegato le indagine alla Guardia di FInanza: l'ipotesi di reato è l'abuso d'ufficio. Per i magistrati, i finanziamenti (quei 26 milioni di euro) potrebbero essere stati erogati con un bando irregolare, non legittimo. L'impianto fu inaugurato a luglio 2009 in pompa magna. Presenti Paolo Barelli (FIN), Giovanni Malagò (comitato organizzatore) Claudio Rinaldi (commissario dei Mondiali di Nuoto), Gianni Alemanno e le autorità municipali. Per la sua realizzazione, si legge ancora nell'esposto, "fu bandita una gara a procedura aperta dall'Ufficio del Commissario Delegato per i Mondiali di Nuoto 2009 ... Tale gara è stata aggiudicata provvisoriamente in data 4 Agosto 2008 e poi definitivamente in data 8 Agosto 2008 all'ATI srl", un consorzio di imprese.
Ad alimentare le perplessità dei residenti molti fattori. Ad esempio il coinvolgimento nella vicenda del Polo, di Angelo Zampolini, nello staff dei lavori per il Polo, nonché l'architetto dell'ormai famosa "cricca" del G8 che diresse i lavori del Salaria Sport Village. Irrita l'inacessabilità del Polo da parte di chiunque non sia della Ati srl (la costruttrice): "In data 11 dicembre 2009 - ricostruisce la denuncia - l'avvocato Stefano Ciavarro, delegato da Paolo Barelli, presidente FIN (Federazione Italiana Nuoto), ha depositato presso la Cancelleria del Tribunale di Ostia un ricorso perché il 6 dicembre 2009 veniva inibito alla FIN l'accesso al Polo Natatorio da parte del servizio di vigilanza predisposto dall'Ati" Ricorso tuttora pendente. La domanda, insomma, è una: come mai un'opera finanziata con denaro pubblico resta frammentaria e incompiuta come la scenografia di un teatro di posa? (Ilaria Sacchettoni - Il Corriere della Sera)

Ostia, inchiesta sulle piscine d'oro dei Mondiali
L'impianto da 36 milioni è ancora incompleto

La procura indaga sull'appalto e la Corte dei Conti ipotizza un danno erariale. I magistrati vogliono capire che fine abbiano fatto quei 12 milioni di euro spesi in più rispetto alla cifra prevista inizialmente

Un grande evento con investimenti degni di una piccola Olimpiade. Quasi 26 milioni di finanziamenti pubblici per uno dei fiori all'occhiello dei Mondiali di nuoto 2009. Eppure ad oggi il polo natatorio di Ostia resta ancora un'opera incompiuta, una costruzione ambiziosa per dimensioni e per costi iniziata quattro anni fa e mai completata. Due le indagini che corrono parallele sull'impianto sportivo, un progetto che ha fatto parte del grande piano dei Mondiali affidato alla Protezione civile.


E risultato inadeguato con una piscina un metro e mezzo più lunga del previsto, come si accorsero gli stessi nuotatori inglesi durante gli allenamenti. Da un lato c'è la Corte dei Conti, che ha avviato un'inchiesta per danno erariale. E dall'altro la procura di Roma, che ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di abuso d'ufficio. Il pubblico ministero Maria Cordova, infatti, vuole fare luce su tutte le procedure di assegnazione dell'appalto vinto nell'agosto 2008 dall'A. t. i. Un consorzio formato da tre diverse società, la ge. co. m. srl, la m. c. g. srl e la Group Impianti srl, che si aggiudicò la gara indicando una spesa di 14 milioni di euro. L'ipotesi al vaglio degli inquirenti è che il bando non abbia rispettato le regole previste dall'Unione Europea. Ma non solo.

I magistrati vogliono capire che fine abbiano fatto almeno quei 12milioni di euro spesi in più rispetto alla cifra prevista inizialmente. Come mai, cioè, il 30 aprile 2009 il commissario delegato del governo, Claudio Rinaldi, presentò al comitato provinciale del CONI la richiesta di parere tecnico favorevole, indicando un importo complessivo di 26 milioni di euro. È per questo motivo che gli inquirenti avrebbero disposto una serie di accertamenti bancari.

Pur non essendo ancora completato, l'impianto era stato inaugurato il 10 luglio 2009. Alla cerimonia parteciparono, tra gli altri, il sindaco Alemanno e Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore dei mondiali. I collaudi non sarebbero ancora oggi terminati, e solo di recente alcune aree della struttura sarebbero state aperte al pubblico. (di ANGELA MARIA ERBA – La Repubblica)


Polo del nuoto a Ostia due inchieste sui costi (dalle prima pagina di Cronaca de Il Messaggero)

Il polo natatorio di Ostia, costato 26 milioni di euro, non ancora completato a quattro anni dal via ai lavori, è al centro di un’inchiesta della Procura e della Corte dei Conti. L’impianto doveva essere uno dei fiori all’occhiello di Roma per i Mondiali di nuoto del 2009. Ma i problemi iniziarono quasi subito, quando ci si accorse che la piscina olimpionica era un metro e mezzo più lunga del previsto. La Corte dei Conti ha avviato un’inchiesta con l’accusa di danno erariale per capire se i finanziamenti pubblici erogati da Claudio Rinaldi, commissario delegato del governo per i Mondiali di Nuoto Roma 2009, siano stati spesi in modo oculato. L’indagine dei giudici contabili viaggia a braccetto con quella aperta dalla Procura, secondo cui vi sarebbero lati oscuri nella procedura per l’assegnazione dei lavori di appalto.
Servizio all’interno

Un’opera faraonica dal costo enorme, costruito con tempi biblici. È il Polo Natatorio di Ostia, costato circa 26 milioni di euro, ma che a distanza di quattro anni dall’inizio dei lavori non è stato ancora completato. Per questo, la Procura di Roma e la Corte dei Conti hanno aperto due inchieste parallele su quello che doveva essere uno dei fiori all’occhiello tra le strutture costruite in occasione dei mondiali di nuoto del 2009. Un impianto che risultò subito inadeguato, come segnalò il team inglese, che si accorse che la piscina olimpionica era un metro e mezzo più lunga del previsto. La Corte dei Conti ha avviato un inchiesta con l’accusa di danno erariale per capire se i finanziamenti pubblici erogati da Claudio Rinaldi, Commissario Delegato del governo per i Mondiali di Nuoto Roma 2009, siano stati spesi in modo oculato senza arrecare danni alle casse del Stato. L’indagine della giudici contabili viaggia a braccetto con quella aperta dalla Procura di Roma che ha aperto un fascicolo senza indagati con l’accusa di abuso d’ufficio. Secondo il pm Maria Cordova, avrebbe dei lati oscuri la procedura per l’assegnazione dell’appalto vinto nell’agosto 2008 da un consorzio costituito da tre società. Il pubblico ministero ha avviato una serie di consulenze per chiarire che destinazione abbiano avuto circa 12milioni di euro. Per la costruzione finale dell’impianto sono stati stanziati 26 milioni di euro. Tuttavia nel 2008 il consorzio si aggiudicò l’appalto mettendo nero su bianco che avrebbe speso circa 14 milioni di euro. Ma il 30 aprile 2009 il commissario Rinaldi indicò al Comitato Provinciale del Coni una spesa complessiva di 26 milioni di euro. Il Polo era stato inaugurato nel luglio del 2009, anche se solo di recente la struttura è stata aperta al pubblico.
G. De San.



mercoledì 21 marzo 2012

Tor Bella Monaca, LabUr: nuova denuncia contro Alemanno

Dopo le affermazioni di oggi su Tor Bella Monaca, denunceremo Alemanno per falso ideologico presso la Procura di Roma, reato previsto quando si sostiene il falso in un documento ufficiale. Oggi infatti il sindaco di Roma, dopo l'abbattimento delle strutture fatiscenti dell'ex mercato rionale del quartiere, ha dichiarato che i cantieri previsti nel progetto di demolizione e ricostruzione di Tor Bella Monaca apriranno "entro fine consiliatura" e comunque dopo l'approvazione della necessaria delibera di Assemblea Capitolina, del successivo bando di gara e della sua assegnazione. Peccato che appena 4 mesi fa nel Piano della Performance di Roma Capitale 2011-2013, documento ufficiale rivolto alla cittadinanza, sia stato scritto: "Ricostruzione Tor Bella Monaca - cantierizzazione del primo comparto e demolizione della prima torre fine 2012" (pag.27). Ricordiamo che lavorare per conseguire i risultati che la cittadinanza si attende significa dare risposte ai bisogni e agli interessi della collettività, approccio che trova sostegno nel regolamento sulla disciplina del “Ciclo della programmazione, pianificazione, controllo, misurazione e valutazione della performance” (Allegato K.6), che con deliberazione di Giunta Capitolina n. 116/2010 (Allegato K. 8, detta le norme sul processo, sulle responsabilità e sui documenti di programmazione e pianificazione degli obiettivi di performance. Siamo stufi di essere presi in giro producendo documenti falsi per pura propaganda che però vengono portati in giro per il mondo alla ricerca di finanziatori di opere inutili e dannose.
Aggiungiamo che questa è la seconda denuncia che LabUr presenta contro Alemanno su Tor Bella Monaca, per false dichiarazioni. La prima, su cui è stato aperto un fascicolo, è del 6 novembre 2010 per aver procurato un generalizzato allarme nei residenti di Tor Bella Monaca dichiarando alla stampa che le torri "stanno per crollare". Concludiamo consigliando maggior prudenza anche al presidente della commissione Urbanistica di Roma Capitale, Marco Di Cosimo, che oggi dichiara frasi tipo "dall'amministrazione, fatti concreti". Fu lui che mise in dubbio le nostre affermazioni durante il processo partecipativo del 25 marzo 2011 riguardo al fatto che, neanche fossimo in un film di fantascienza, il Comune di Roma avrebbe previsto durante la demolizione delle torri "di selezionare e riciclare i materiali di risulta (ferro e cemento armato) con un impianto di riconversione sul posto". Eppure questa strampalata idea l'aveva scritta e diffusa proprio l'Ufficio Stampa del Comune di Roma. Un'altra menzogna in un documento ufficiale?

paula de jesus per LabUr

domenica 11 marzo 2012

Infernetto, Vigili del Fuoco: scudi umani per la speculazione

Un caso eclatante dello Stato che imbroglia se stesso, contro le leggi costituzionali. Su una reale esigenza abitativa per i Vigili del Fuoco si fa ricorso a leggi speciali, quella delle “opere pubbliche di interesse nazionale”, con lo scopo di favorire aziende che non hanno brillato per trasparenza e per il raggiungimento degli obiettivi. Se si realizzeranno, le case sorgeranno in un’area supervincolata e a rischio idrogeologico.


Lo ha reso noto il Direttore Regionale Lazio dei Vigili del Fuoco, Ing. M.Stocchi, il 1° Luglio 2010 (prot.10756): realizzare un distaccamento di pronto intervento all'Infernetto serve per ‘snellire le procedure autorizzative’ al fine di ‘reperire alloggi per il personale a prezzi decisamente inferiori rispetto ai minimi di mercato’. Il documento precede di 4 mesi l'approvazione dell'intervento in Assemblea Capitolina (del. n.10 del 4 novembre 2010) e di 6 mesi l'autorizzazione ad edificare concessa il 14 gennaio 2011 dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Provveditorato Interregionale alle OO.PP. per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna.
Ma come è possibile far costruire 20 mila mc di cemento in un'area agricola supervincolata a livello paesaggistico e a forte rischio idrogeologico per la presenza di canali di bonifica? In maniera molto semplice, spacciando per "opera pubblica di interesse nazionale" la realizzazione di una “sede di pronto intervento” dei Vigili del Fuoco di appena 100 mq su un unico livello. Un trucco per costruire tre edifici, a ridosso della pineta di Castel Fusano, destinati a 70 alloggi di civile abitazione per il personale dipendente dei Vigili del Fuoco in servizio nella Regione Lazio. Importo complessivo dei lavori 7.100.000 euro. Durata de lavori, 760 giorni. Acquisto, in diritto di superficie della durata di 150 anni.
Lo consente l'art. 3 del DPR n.384/94: quando l'unica localizzazione possibile di un'opera pubblica, ritenuta di interesse nazionale, non può rispettare i piani urbanistici ed edilizi vigenti, si convoca un’apposita conferenza di servizi che, approvando all’unanimità il progetto, si sostituisce ad ogni effetto agli atti di intesa, ai pareri, alle concessioni, anche edilizie, alle autorizzazioni, alle approvazioni, ai nulla osta, previsti da leggi statali e regionali. Peccato però che il modesto distaccamento dell'Infernetto, di dubbio interesse nazionale, abbia finito per non rispettare quanto previsto dalla Legge n.109 dell'11 febbraio 1994, in termini di mancata programmazione dell'opera e di mancato recupero dell'esistente patrimonio pubblico (art.14).
Non solo, ma la Legge n.109, che non è annullata dal DPR n.384/94, ha un principio generale inderogabile (art. 1): in attuazione dell'art. 97 della Costituzione l'attività amministrativa in materia di opere e lavori pubblici deve garantirne la qualità ed uniformarsi a criteri di efficienza e di efficacia, secondo procedure improntate a tempestività, trasparenza e correttezza, nel rispetto del diritto comunitario e della libera concorrenza tra gli operatori. Ed invece così non è stato.

A realizzare i lavori sarà la Immobiliare Argo 2008 srl, proprietaria dei terreni, che, in assenza di concorrenza e dunque di possibili migliori condizioni per l'erario pubblico, l'11 gennaio 2010 ha stipulato una convenzione con il Ministero dell’Interno – Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile del Lazio.
In quella data, cioè un anno prima dell'autorizzazione a costruire, i giochi erano dunque fatti, rendendo solo formali le successive espressioni di parere del Comune di Roma e del Ministero delle Infrastrutture, tanto che le ‘manifestazioni d’interesse all’acquisto’ del personale dipendente dei Vigili del Fuoco del Lazio si sono già iniziate a raccogliere dal 9 settembre 2010.
A dare il colpo di grazia alla trasparenza amministrativa dell'operazione, il cambio di proprietà dell'Immobiliare Argo 2008 srl avvenuto l'8 giugno 2011, 5 mesi dopo l'autorizzazione a costruire, 3 mesi prima dall'inizio dei lavori (7 novembre 2011) e a sondaggi archeologici conclusi. Insomma, una compravendita a rischio zero.

A subentrare a Stefano Pizzicannella (precedente proprietario e oggi progettista delle strutture da realizzare), due note società: la Tordivalle Costruzioni Spa e la S.A.I.S.E.B. Spa, entrambe al 50%. E' soprattutto la seconda ad aver fatto parlare di sé. Fondata nel 1929, con sede a Roma, si è sempre occupata di appalti nei lavori pubblici, di strade, dighe e bonifiche tanto che tra il 1969 e il 1970, cioè negli anni immediatamente successivi al sisma che devastò la valle del Belice, ha avuto in appalto per decine di miliardi i lavori di costruzione delle infrastrutture, sia nella zona di Garcia sia nella valle del Belice. Da quella data, la S.A.I.S.E.B. Spa ha radicato le sue attività in Sicilia, tanto che il suo nome è in una informativa dei ROS inviata, in data 16 febbraio 1991, all'allora Procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, dottor Giovanni Falcone, all'interno di un quadro complesso di legami tra imprenditoria e mafia.
La S.A.I.S.E.B. Spa non ha mai avuto problemi con la giustizia, così come non ha mai denunciato minacce e ritorsioni in ambienti difficili come la Sicilia o durante gli appalti in Campania dopo il terremoto degli anni '80. E' invece entrata in contenzioso quest'anno con i comuni di Castelvetrano (3 milioni di euro) e soprattutto Licata (quasi 8 milioni di euro) per lavori protrattisi troppo a lungo o mai finiti, risalenti a 20 anni fa.

Nel caso dei Vigili del Fuoco all’Infernetto, oltre ai problemi sopra esposti, rimane grave il fatto che il Dipartimento di Urbanistica del Comune di Roma non abbia ancora effettuato i conteggi degli oneri concessori che la Immobiliare Argo 2008 srl (cioè, la Tordivalle Costruzioni Spa e la S.A.I.S.E.B. Spa) deve pagare, stimati in circa 1 milione di euro. Il timore è che si ripetano situazioni anomale. All'Infernetto si è finora costruito prima di aver realizzato le opere di urbanizzazione: in un'area pregiata come quella in questione, già violentata da una dubbia interpretazione della legge, sarebbe inammissibile il ripetersi anche di tale negligenza.