giovedì 23 luglio 2020

PORTO TURISTICO DI ROMA, CONCESSIONI E FAVORI SUL LITORALE ROMANO


Ostia, sequestrato il porto turistico In manette il presidente ...

"Quando l’associazione LabUr (Laboratorio di Urbanistica) ha segnalato questi vantaggi concessi a Balini dalla pubblica amministrazione, i suoi membri sono stati denunciati per diffamazione; dopo sette anni di processo sono stati assolti con formula piena. Inoltre, la Procura ha usato le loro denunce per condannare Balini".


Come si vede oggi con le Autostrade, la questione delle “grandi opere” è strettamente legata a quella delle concessioni, diventate quasi sempre macchine per l’arricchimento di imprenditori privati a scapito di risorse importanti per la collettività. Uno degli esempi migliori è quello del Porto Turistico di Roma a Ostia, la grande opera a cui il Comune di fine anni Novanta affidò la “rinascita” del litorale romano. Il titolare della concessione, l’imprenditore Mauro Balini, è stato condannato il 27 giugno scorso a cinque anni e sei mesi per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta, in uno dei filoni dell’inchiesta Mafia Capitale. Tutta la vicenda del porto riassume le infinite strategie con cui un imprenditore sfrutta il meccanismo della concessione per arricchirsi, togliendo agli abitanti di Ostia le spiagge, l’accesso al mare, addirittura le case. Oggi su quell’area è previsto un nuovo investimento statale di quindici milioni, fondi CIPE, ancora con la scusa di “riqualificare” l’area. A maggio abbiamo raccontato le vicende del Porto della Concordia a Fiumicino, ora parliamo di quello dall’altro lato del Tevere: il Porto Turistico di Roma.


Il progetto fu giustificato dall’allora sindaco Rutelli per far rinascere una zona impoverita dalle peggiori politiche urbanistiche dal dopoguerra a oggi. Gli abitanti dei due quartieri di Nuova Ostia e Idroscalo avrebbero dovuto ottenere lavoro e indotti commerciali dalle imbarcazioni da diporto ancorate di fronte alle loro abitazioni. Nuova Ostia è il quartiere nato dalla deportazione di migliaia di cosiddetti baraccati negli anni Settanta, e Idroscalo l’ultimo borghetto di Roma, dove è ancora più o meno tollerata l’autocostruzione. Entrambe le zone sono state tenute artificialmente fuori dalle norme per decenni: il ricatto del “degrado” e il clamore mediatico sulla “legalità” che ha investito la zona dopo l’inchiesta Mafia Capitale hanno fatto sì che chiunque si opponesse alle politiche speculative autorizzate dalle amministrazioni venisse bollato come nemico della prosperità, amante dell’illegalità e addirittura come colluso con la mafia.
Eppure, se c’è un simbolo dell’illegalità in questa parte di Roma, è sicuramente il porto, che condensa una storia di imprenditoria speculativa e di politica corrotta che dura da un ventennio. Con l’ordinanza sindacale n. 7 del 21 gennaio 1999, cinquantaseimila metri quadri di spiaggia (quindi demaniali) vengono concessi dalla regione Lazio e dal comune di Roma all’Associazione Turistica e Immobiliare S.p.A. (ATI), creata dall’imprenditore Mauro Balini. Si suppone che i soldi con cui è stato costruito il porto vengano dagli indotti dello zio, Vittorio Balini, che negli anni Ottanta aveva venduto a Silvio Berlusconi i diritti della serie televisiva Dallas. Nel giro di due anni, l’ultima fascia di litorale prima della foce del Tevere – la spiaggia che costeggia Nanni Moretti in Vespa nella famosa scena di Caro diario – viene cementificata e chiusa da un muro lungo un chilometro.
MURO E TORNELLO
Il porto viene inaugurato da Rutelli il 23 giugno 2001. L’accordo di programma tra il Comune e il concessionario prevedeva la creazione di un Collegio di Vigilanza per verificare il corretto operato della gestione, anche in termini di verifica dei bilanci dell’utenza. Questo collegio non verrà mai istituito. L’ATI, dal canto suo, non ha mai pagato le concessioni demaniali, dal giorno dell’inaugurazione fino almeno al 20 gennaio 2017; né ha mai completato le procedure per l’iscrizione del porto nella Concessione Demaniale Marittima, sfruttando una leggina per le concessioni fluviali – cosa che, da sola, varrebbe l’annullamento della concessione. Quando l’associazione LabUr (Laboratorio di Urbanistica) ha segnalato questi vantaggi concessi a Balini dalla pubblica amministrazione, i suoi membri sono stati denunciati per diffamazione; dopo sette anni di processo sono stati assolti con formula piena. Inoltre, la Procura ha usato le loro denunce per condannare Balini.
Il porto sembra progettato per impedire l’accesso agli abitanti della zona che avrebbe dovuto far “rinascere”. Dall’Idroscalo, per accedere a questa opera definita pubblica, bisogna passare un tornello di ferro che sembra disegnato per scoraggiare il transito, e che chiude la sera. Per scongiurare le proteste degli abitanti, Balini ha usato la tipica strategia del dividere per comandare: nel 2001 ha firmato un accordo segreto con un consorzio che raccoglieva diversi abitanti delle case auto-costruite della zona, impegnandoli a sostenere il porto in cambio degli allacci all’acqua e alle fogne, e di un canale privilegiato per ottenere lavoro. Le promesse non sono mai state mantenute. In più, il muro del porto blocca il deflusso della pioggia a mare: le immagini della strada inondata vengono sistematicamente usate per gettare discredito sul quartiere. Il discredito alimenta un altro progetto di Balini: quello di far demolire le cinquecento case auto-costruite dell’Idroscalo per farne una zona verde (pubblica) a uso dei proprietari (privati) degli yacht. Quando nel 2010 l’allora sindaco Alemanno cavalcò una finta emergenza a mare per far buttare giù trentacinque case, senza neanche avvisare gli abitanti che furono deportati con la forza nei residence, i loro vicini rimasti di fronte alla zona di demolizioni collegarono l’operazione alle mire espansionistiche del porto e all’accordo con il consorzio. Il consorzio infatti aveva promesso a Balini che avrebbe collaborato a sgomberare gli abitanti non consorziati. La frattura creata nel quartiere oggi è insanabile.
Nel 2013 Balini fu coinvolto nell’operazione denominata Alba Nuova della Direzione distrettuale antimafia, che portò all’arresto di cinquantuno persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. Al centro delle indagini c’era anche il traffico di influenze per un’altra delle ambizioni di Balini: il raddoppio dei posti barca del porto, attraverso la costruzione di un altro braccio a mare. Balini sperava di ottenere un investimento di cento milioni da parte di Unipol, ma per ottenerlo mise in campo una strategia che coinvolgeva un generale della guardia di finanza, Emilio Spaziante, e un avvocato dello studio del ministro Tremonti, Dario Romagnoli. La squadra mobile di Roma, che intercettò l’avvocato Romagnoli per mesi per un’altra vicenda di tangenti, considera “quantomeno verosimile che Mauro Balini, Emilio Spaziante e Dario Romagnoli siano accomunati da uno spirito collaborativo di natura illecita”.
Nel 2012 Spaziante procurò a Balini un documento che questi provvide a far falsificare da un altro suo collaboratore, il narcotrafficante Cleto de Maria, per consegnarlo, taroccato, all’Agenzia delle Entrate, l’ente che può destinare un bene demaniale ai privati. L’avvocato Romagnoli intanto riuscì a coinvolgere il ministro Tremonti per ottenere il finanziamento di Unipol. A inizio 2013 il gruppo aveva trovato non solo i soldi ma il socio per l’operazione di ampliamento: l’associazione Italia Navigando, partecipata da Sviluppo Italia, quindi dal ministero del tesoro.
Nel 2013 arriva il fallimento dell’ATI S.p.A. Il pm Alberto Galanti aveva chiesto otto anni di carcere per Balini, considerando che il crack da diciotto milioni era il risultato di “un complesso disegno espoliativo” architettato dal titolare della concessione per incamerare i finanziamenti. La pena è stata abbassata perché per alcuni reati è stato disposto il non luogo a procedere: l’accusa di corruzione per Spaziante, a cui Balini aveva messo a disposizione un’imbarcazione di pregio in cambio di “condizionamenti favorevoli” per i controlli tributari, e l’accusa a Balini di aver tentato di corrompere il consigliere comunale Luca Gramazio (Pdl) per orientare la Giunta ad autorizzare l’ampliamento. Agli atti dell’inchiesta c’è la registrazione di una riunione nella quale il consigliere rimproverava Balini di non aver mantenuto gli impegni, e questo rispondeva promettendo “due unità immobiliari che garantiscono il debito”. Denaro in cambio di favori. Ma il reato è caduto in prescrizione, e Luca Gramazio oggi è libero.
NUOVE POLITICHE CLIENTELARI
Balini a Ostia è noto per le sue frequentazioni con il narcotrafficante De Maria e con il detenuto Roberto Giordano, detto Cappottone, autore dell’attentato a Vito Triassi: Balini manteneva la sua famiglia. Per i magistrati, Balini sarebbe legato niente meno che a ex membri della Banda della Magliana. Di questa rete faceva parte anche l’allora presidente del Municipio, Andrea Tassone (Pd), poi condannato nell’inchiesta Mafia Capitale, e che a poche settimane dalla sua elezione aveva dichiarato a Repubblica: “Mauro Balini è amico mio”. Nonostante queste evidenze, le varie amministrazioni (municipali, comunali e regionali) hanno continuato a concedere a Balini permessi e agevolazioni senza neanche aspettare l’esito delle indagini. A novembre 2013 l’ex comandante della capitaneria di porto Lorenzo Savarese ha ammesso che “le carte, così come predisposte, confermano l’estensione della concessione demaniale” per altri diciotto anni. “L’atto dev’essere registrato, certo, ma le ultime firme di approvazione della regione Lazio risalgono allo scorso settembre”, ha dichiarato. A disattendere il dovuto principio di cautela di fronte a questa storia di malaffare, insomma, è stato per primo il presidente della Regione e segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale ha prolungato la concessione a Balini fino al 2053.
L’esplosione del caso Mafia Capitale porta nel 2015 al commissariamento del Municipio di Ostia, proprio per il coinvolgimento del presidente Tassone negli affari illeciti di Buzzi e Carminati. I membri del Pd non coinvolti direttamente dalle indagini hanno cercato di fingersi paladini della giustizia e dell’antimafia, con il duplice obiettivo di salvare la faccia ma anche, paradossalmente, di assegnare altri beni pubblici ai loro amici, fuori dai controlli abituali che regolano questo tipo di concessioni. Così i favoritismi continuano anche dopo il sequestro del porto per bancarotta fraudolenta.
Dal 2013 i locali vengono posti sotto la gestione fallimentare e gettati nel grande calderone mediatico di Mafia Capitale, che con la retorica dell’urgenza e della legalità permette un enorme grado di arbitrio politico sulle assegnazioni, diventando l’ennesimo meccanismo per autorizzare politiche clientelari. Le due amministrazioni giudiziarie che hanno gestito i locali – fino a ottobre 2016 Massimo Iannuzzi, poi Donato Pezzuto – si sono caratterizzate entrambe per l’arbitrio nelle assegnazioni. Un immobile è stato destinato a diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale Gruppo Mare, un gesto a forte contenuto simbolico. Ma l’immobile non ha le caratteristiche adatte e il provvedimento ha suscitato le proteste del sindacato di polizia. Nel 2017 si annuncia la creazione di una “palestra della legalità” nei locali del porto, per sostituire la palestra di Nuova Ostia gestita da Roberto Spada, il pugile arrestato nel 2017 per la capocciata al giornalista Daniele Piervincenzi. Ma la onlus che doveva gestirla, l’Ipab Asilo Savoia, viene scelta senza alcuna evidenza pubblica, senza passare per l’Anbsc (Associazione nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata), e senza l’accordo con il prefetto Vulpiani che guidava il Municipio dopo il commissariamento. L’assegnazione avviene sotto la garanzia politica del ministero di giustizia e con la copertura economica della Regione, anche se l’immobile è situato fuori dall’area demaniale, quindi fuori dalla competenza regionale, e vincolato invece all’accordo con il Comune. Il Fondo Antiusura di Ostia (Volare Onlus) la presenta come “un passo ulteriore con l’assegnazione dei locali confiscati alla mafia”. Ma anche se inquadrata in un’azione antimafia, l’accusa a Balini era di riciclaggio, impiego di proventi illeciti, intestazione fittizia dei beni e associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta. Non di associazione di stampo mafioso.
Dopo la vicenda della palestra, Pezzuto ha formato un protocollo d’intesa con la Federazione Italiana Vela, per realizzare nel porto un anno di attività turistiche che avrebbero dovuto coinvolgere il quartiere dell’Idroscalo. Gli abitanti del quartiere non sono mai stati coinvolti, e non si capisce quale fosse il fine sociale. La retorica “degrado/mafia” e quella parallela “riqualificazione/legalità” sono usate per legittimare assegnazioni arbitrarie e gestioni clientelari. Così come la campagna mediatica montata sulla palestra di Roberto Spada, il coinvolgimento di realtà territoriali presentate come degradate o pericolose, serve a dimostrare che queste operazioni hanno una finalità sociale, rendendole più difficili da contrastare.
In questa luce dobbiamo leggere tutti gli eventi avvenuti intorno al porto, che ci vengono sempre presentati come ingarbugliati quando non oscuri, questioni che riguardano un territorio incomprensibile, proprio per non permetterci di vedere il disegno generale. Che è, chiaramente, un durevole sistema di trasferimento di risorse dal pubblico al privato, in cui gli imprenditori ottengono tutti i benefici, il pubblico tutte le perdite, mentre i territori vengono devastati, cementificati, gli abitanti ingannati e all’occorrenza strumentalizzati. Oggi Mauro Balini è stato condannato, e da indiscrezioni sembra che sia stato disposto il dissequestro del porto da tutto ciò che è stato realizzato dal 2013 a oggi. A un anno dalle elezioni, adesso torna in auge anche il progetto del suo ampliamento, cioè la realizzazione di un nuovo braccio di due chilometri e mezzo per raddoppiare i posti barca: un’opera dannosa che determinerà la sparizione anche dell’ultima spiaggia dell’Idroscalo, che speravamo fosse stata abbandonata con il processo a Balini.
Nei mesi che seguono ci troveremo a dover combattere decine di battaglie sulle nuove grandi opere in corso di autorizzazione con la scusa della rinascita dopo l’emergenza Covid. L’esempio di Ostia ci serve a ricordare che non possiamo misurare il nostro appoggio a un progetto solo sul breve termine, e che dobbiamo invece pensare a quanti danni, ecologici, sociali e politici, possono provocare queste iniezioni di capitali e di cemento sui nostri territori.

(paula de jesus / stefano portelli  per Napoli Monitor

martedì 21 luglio 2020

EX-UFFICIO TECNICO MUNICIPIO ROMA X. OSTIA CHE MATRIOSKA! (1)

Foto A. Stocchi elaborata
Prima mandano in degrado un immobile, poi ne chiedono la valorizzazione con la scusa che non hanno i soldi, che però ricicciano da un'altra parte. E' una pratica consolidata ovunque, a Roma in particolare. Non sappiamo (?!?!) se si tratti anche del caso dell'Ex Ufficio Tecnico del Municipio X, ma gli indizi ci sono tutti. Si tratta di un "immobile di pregio", 860mq, nella zona centralissima di Ostia letteralmente sulla spiaggia che viene locato a soli 1.453 euro al mese.
Il 21 marzo 2019, la Giunta del Municipio X, a guida M5S, delibera la concessione e valorizzazione dell'immobile in oggetto a cui segue il 19 aprile un avviso pubblico di manifestazione di interesse per selezionare un soggetto che sarà titolare del riuso e della valorizzazione dell'immobile a fini sociali, educativi, culturali,ambientali e sportivi gratuiti per la cittadinanza, sulla base di una concessione di 12 anni.
Partono i soliti post grillini deliranti "EX UFFICIO TECNICO: LA SINISTRA VUOLE ABBATTERLO, NOI LO VOGLIAMO RIQUALIFICARE. Questa è la risposta a ciò che resta della sinistra nel #XMunicipio e a quelle associazioni politicizzate che ne raccolgono i quattro cocci" (un esempio a caso, quello di Esorciccio Esorcieva, alias Assessore Alessandro Ieva, il 21 aprile 2019) (*) e (**).
Subito ho pensato male (perché spesso ci si azzecca) e così ho scritto lo stesso giorno: "Scommettiamo che lo prende l'IPAB Asilo Savoia?"
Ecco ... vi racconto (qui sinteticamente, ma a breve in modo dettagliato) come sta procedendo.

Rispondono 4 realtà: Caritas, Fondazione Mario Moderni, Ostia Antica Viva e Mare in Vista (le ultime due sono piccole realtà locali) che vengono convocate in questi giorni per il sopralluogo. All'apparenza Asilo Savoia non c'è. All'apparenza, perché a guardare meglio invece c'è eccome.
Il Presidente di Asilo Savoia è Massimiliano Monnanni, il quale è stato Presidente della Fondazione Mario Moderni ed è attualmente membro dell'Assemblea dei Soci della fondazione che è così costituita: Anna Riglioni, che è anche Presidente, Massimiliano Monnanni, Daniele Chirico ed Ersiliagrazia Spatafora. Queste 'associazioni', fondazioni, IPAB, ASP sono quasi sempre intrecciate fra di loro e si scambiano le 'figurine'. E' il caso anche di Nadia Salvatori, che era componente dell'Assemblea Soci della Fondazione Mario Moderni e ora consigliere per l'IPAB (nel frattempo diventata ASP) Asilo Savoia.
Attualmente Asilo Savoia (che sta facendo man bassa di immobili a Roma e nel Lazio, compreso al Salaria Sport Village implicato nello scandalo del Mondiali di Nuoto Roma '09) si è presa in assegnazione diretta 1.800mq al Porto Turistico di Roma grazie, ovviamente, a Nicola Zingaretti (detto er saponetta) e al il giudice Guglielmo Muntoni (***).
La Regione ha elargito alla benemerita Asilo Savoia, la bellezza di almeno 10MLN di euro dal 2016 (3MLN solo nel 2020 Covid-19 compreso).
Se uno guarda i criteri di aggiudicazione, cioè i criteri di valutazione dell'offerta tecnica e il metodo di attribuzione del coeficiente per il calcolo del punteggio, si accorge che solo 1 delle 4 offerte ha le carte tutte in regola per assicurarsi il massimo punteggio (essendo "tassativamente vietato utilizzare l’immobile come centro accoglienza H24 con pernottamento e come punto mensa", core business della Caritas).
L'ex Ufficio Tecnico, immobile di pregio di 860mq ubicato in una zona centralissima di Ostia (letteralmente sulla spiaggia), lasciato andare in degrado, viene locato a soli 1.453 euro al mese. Chi si può permettere un simile (ridicolo) prezzo di locazione e i soldi per metterlo a posto? Ovviamente uno importante, con amicizie altolocate, con tanti soldi ... soprattutto se sono nostri.
Ad maiora.
__________________________
(*) I "quattro cocci" sanissimi: link 1 e ancora (**) link 2
(***) Porto di Roma: il Tribunale fallimentare si è messo d'accordo con il custode giudiziario, sotto la garanzia politica del Ministro di Giustizia e la copertura economica della Regione Lazio, dunque fondi pubblici, per destinare un immobile sequestrato su area comunale (fuori dunque dall'area demaniale di competenza regionale) e senza l’accordo con il Prefetto Vulpiani, ad una Onlus, senza alcuna evidenza pubblica e senza concordare con l'ente locale la destinazione d'uso del bene. Un bene che tra le altre cose è finito nel calderone di Mafia Capitale in quanto doveva diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale – Gruppo Mare, pur non avendone le caratteristiche necessarie, tant’è che ci fu una forte protesta del Sindacato di Polizia. [...]
link 3

sabato 18 luglio 2020

OSTIA E IL MISTERO DELLE SPIAGGE LIBERE ATTREZZATE NON PREVISTE IN ORDINANZA

Foto scattata alle 9.46 del 17 luglio 2020
Demoliti i chioschi abusivi (alcuni malamente) a seguito della delibera ANAC (LINK) su esposto di LabUr - Laboratorio di Urbanistica (e non del M5S che non ha visto niente quando era all'opposizione all'epoca di Andrea Tassone), dopo oltre 15 giorni scopriamo che la spiaggia denominata "Bianca", più nota come ex-Amanusa, è una spiaggia libera attrezzata: infatti è possibile (fortunatamente) 'affittare' a prezzi modici lettini ed ombrelloni, nonostante l'Art. 13 dell'Ordinanza Balneare n°107 del 28 Maggio 2020, firmata dalla Sindaca Virginia Raggi e dalla mini-sindaca Giuliana Di Pillo "vieti il noleggio di attrezzature". Secondo quanto testimoniano molti bagnanti non si tratterebbe in effetti di un noleggio, bensì di un'iscrizione in qualità di socio ad una associazione benemerita dietro corrispettivo di un modesto pagamento per la sanificazione dei lettini e non per il noleggio, cosa di cui è perfettamente a conoscenza la Presidente del Municipio X, il capogruppo del M5S Antonino Di Giovanni e tutto la maggioranza, essendo stati sollecitati a chiarire la questione anche da parte dei giornalisti. I lettini e gli ombrelloni verrebbero depositati a fine giornata presso il Camping Internazionale di Castelfusano di Daniela Polito.
Rimaniamo dunque sconcertati di apprendere dalla bacheca della consigliera Monica Picca che durante la question-time di mercoledì scorso, 16 luglio, la Presidente abbia risposto sull'argomento che non c'è alcun accordo scritto con l'Amministrazione e di aver sollecitato (almeno da 2 settimane) l'intervento della Polizia Locale del Gruppo Mare, invitando la consigliera a non rivolgere questo genere di domande a Lei, ma alla Municipale.

Qualcosa davvero non torna ed è antipatico, quanto grave, che la Presidente accusi il Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale - Gruppo Mare di aver disatteso una sua richiesta, visto che l'anno scorso (esattamente il 3 luglio 2019), come sempre fanno, erano intervenuti nella stessa spiaggia a far rimuovere i lettini e gli ombrelloni abusivi, che venivano portati da un pulmino bianco, a seguito di un esposto (qui i LINK1 LINK2 LINK3) dove si possono apprezzare anche i commenti di Antonino Di Giovanni e dell'Assessore ALESSANDRO IEVA).
L'ennesima pagina politica nera sulla spiaggia "bianca" che quest'anno è particolarmente sfortunata.
Questa notte è stato ritrovato il cadavere di un uomo sulla battigia su cui sta indagando la polizia scientifica (LINK).
Prima ancora c'è stato un falò che ha scatenato deliranti post al grido dell'attentato mafioso da parte dell'Amministrazione Capitolina e Municipale e ancora prima l'episodio dei chiodi arruginiti (*).
Nel primo caso si è trattato di un falò di un gruppo di ragazzini, secondo quanto ha testimoniato allo stesso consigliere comunale del M5S, Paolo Ferrarra, il gestore dello stabilimento vicino. Nel secondo caso si è trattato di una non accurata pulizia dell'arenile dove è stato abbattuto malamente un chiosco. Nonostante tutti questi accadimenti risulta davvero incomprensibile perché in quella spiaggia non ci sia ad oggi, 18 luglio, una delle 3 postazioni fisse notturne di 'vigilanza armata', dalle 22 alle 5, come previsto da gara del Municipio X (LINK).

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(*) In data 19 giugno alle ore 21.47 il consigliere comunale Paolo Ferrara pubblica sulla sua pagina facebook un post dal titolo “Ascoltate le parole di questi ragazzi. Incredibile!”, girato evidentemente ore prima, in cui dei ragazzi, non identificabili, lamentavano di aver trovato “10 chiodi” (“quanti erano”, chiede Ferrara, “siamo arrivati a 10” risponde il ragazzo. “10 chiodi” ribadisce Ferrara). I ragazzi continuano a rimanere scalzi nonostante i chiodi mentre parlano con Ferrara, improvvisatosi investigatore. Secondo quanto viene riferito nel video ci sarebbero numerosi testimoni che si sarebbero messi “a scavare pure loro”.
Nel montaggio del video viene mostrata una pattuglia dei Carabinieri.
Il consigliere Ferrara afferma, a corredo del video, con certezza che siano stati posizionati “appositamente a formare delle barriere” “per far male e attaccare l’amministrazione”. Dunque ha evidenza investigativa che la presenza di chiodi arrugginiti e vetri rotti non sia dovuta ad una mancata manutenzione, ma ad un piano criminale per colpire l’Amministrazione e la cittadinanza tutta del Municipio X. Aggiunge inoltre di essere andato personalmente a sporgere denuncia presso il Comando dei Carabinieri che hanno verificato sul posto, aggiungendo che l’Amministrazione è stata “costretta a chiudere la spiaggia per alcuni giorni per procedere alla bonifica”.

Dopo poco più di un’ora, alle 22:44 sempre del 19 giungo, la Presidente del Municipio, Giuliana Di Pillo, riprendendo lo stesso video del consigliere Paolo Ferrara, ribadisce sulla sua pagina facebook quanto dichiarato da Ferrara parlando di “attacco all’Amministrazione” e che “i cittadini dovranno rinunciare a quella spiaggia per effettuare la bonifica” e aggiunge che “è stata sporta denuncia ai Carabinieri, che hanno VERIFICATO l'accaduto recandosi sul posto”.

Il giorno successivo, 20 Giugno, la Sindaca Virginia Raggi sulla sua pagina facebook, alle 11:25, pubblica il video girato e montato dal consigliere Paolo Ferrara.
Questi post, che vengono rilanciati migliaia di volte sui social, ricevono centinaia di commenti che non vengono moderati, in cui in modo esplicito si fa riferimento non ad un atto vandalico bensì ad un attacco mafioso a tal punto che un’ora dopo (12:52) la notizia viene ripresa da La Repubblica “Ostia, chiodi e vetri sulle spiagge libere: "Così i clan vogliono tornare a dettare legge". Addirittura viene intervistato un dipendente del Municipio X, addetto alla pulizia dell’arenile, che dichiara “"Ormai siamo in guerra. Ogni mattina troviamo le spiagge vandalizzate da bande criminali. Mi domando se non sia meglio rimettere i chioschi abusivi e cedere al ricatto di queste persone". Il dipendente curiosamente riporta le stesse frasi del consigliere Paolo Ferrara arricchendole di particolari investigativi incomprensibili “Stamattina abbiamo trovato un carrello di cartone di un supermercato alla spiaggia ex Amanusa e totalmente sporcata di proposito”. L’articolo conclude affermando che “il X Municipio ha già sporto denuncia, al momento contro ignoti” e che le forze dell’ordine “qualche sospetto già lo hanno”.
La notizia esce su diverse testate sempre sulla falsa riga di quella di La Repubblica, compreso su La Stampa <>
Lo stesso Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il 20 Giugno alle ore 20.02 scrive “Pronti a difendere con tutte le istituzioni le spiagge libere di Ostia contro il ricatto e le minacce della mafia”.

I cittadini del Municipio X, bollati da anni di essere mafiosi e collusi, vorrebbero sapere, vista l’eco nazionale che ha avuto la notizia e la gravità dell’accaduto definito “atto criminale” dalla Sindaca e “minacce della mafia” dal governatore del Lazio:

1) Se i Carabinieri hanno eseguito delle investigazioni sul luogo del crimine, fatto rilievi fotografici o di altra natura, sentito i testimoni e stilato un verbale. Se hanno richiesto il sequestro dell’area, scena del crimine o hanno dato il beneplacito (a chi?) a rimuovere i detriti (chiodi, vetri, carrello e quant'altro)
2) Se la denuncia depositata presso il Comando dei Carabinieri è stata fatta dal Municipio X o dal consigliere Paolo Ferrara e in questo caso se a nome dell’Amministrazione o a titolo personale. Se si tratta di denuncia contro ignoti o di un esposto e se in tale atto si fa riferimento al solo ritrovamento di chiodi nella sabbia o ad altri atti intimidatori. Se l’Amministrazione ha fatto altre denunce o esposti in passato e se sì quali e se sono stati fatti a titolo personale.
3) Quando è stata pulita la spiaggia ex-Amanusa prima del 19 Giugno? Con che frequenza viene pulita, a quanto corrisponde in termini di frequenza la pulizia della spiaggia che “avviene regolarmente (anche) con l’erpice” secondo quanto dichiara la Sindaca” - «Se quei chiodi fossero stati già lì, sarebbero stati rimossi», se tale pulizia avviene nel rispetto dell’ordinanza balneare sindacale e secondo contratto con la ditta che ha in appalto la pulizia della stessa. Perché la spiaggia è stata, contrariamente a quanto affermato dal consigliere Ferrara, dalla Presidente Di Pillo e dalla Sindaca Raggi, riaperta poche ore dopo una semplice pulizia con la vagliatrice e perché sono emersi rifiuti di ogni tipo visto che la Sindaca ha dichiarato che viene “regolarmente” utilizzato l’erpice mentre l’assessore all’Ambiente, Alessandro Ieva, dichiara sulla sua pagina facebook che le spiagge vengono vagliate 2 volte al settimana? (Il Messaggero, il 22 Giugno, scrive <<“All'ex Amanusa sabato sera è arrivata la vagliatrice a ripulire l'arenile da chiodi e schegge di vetro. Una bonifica che in realtà è stata solo superficiale, come hanno lamentato in molti già ieri mattina. «La macchina ha sollevato i rifiuti che erano nascosti sotto la sabbia dicono servirebbe una ruspa per un intervento più profondo e risolutivo». Dalla sabbia sono spuntati fuori tubi, corrugati, sassi e residui del vecchio chiosco demolito>>). Perché dopo l’abbattimento del chiosco nel 2017 l’area non è stata bonificata? Infine, sarebbe interessante capire, viste le dichiarazioni del dipende a La Repubblica sopra riportate, se la pulizia viene eseguita dai dipendenti del Municipio X o in subappalto?
Poiché nessuno del M5S ha smentito che si tratti di una atto intimidatorio di stampo mafioso, perché non è stato convocato un Consiglio Straordinario urgente con l'Osservatorio Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza, il Prefetto, i Carabinieri?

mercoledì 8 luglio 2020

PAOLO FERRARA (M5S) E LE INTERCETTAZIONI CON PARNASI

MAGO ZEPPOLINO E L'OSSESSIONE PER LA ROTONDA. LE INTERCETTAZIONI CON PARNASI
"ciò che dici, ciò che fai, ciò che pensi e ciò che sei qui da noi viene tutto da un unico posto chiamato coerenza" (2016 - Zeppolino)

"
dobbiamo capire .... quali sono nella tua testa quali sono tutti quanti quelli che qualificheremo come interventi ... ehm... diciamo da realizzare" (Parnasi Luca)


Il consigliere Paolo Ferrara, ex capogruppo del M5S in Campidoglio e reale reggente del Municipio X di Roma Capitale, è più noto con il soprannome di Paolino Zeppolino benché abbia frequentato il corso triennale di recitazione presso il teatro Dafne nel 2003. Una delle sue principali ossessioni è la "Rotonda" in fondo alla Cristoforo Colombo, ma la "Fontana dello Zodiaco" non gli ha portato fortuna in questi anni, forse perché Saturno lo abbandonerà solo a dicembre.
Presentato il progetto di riqualificazione in pompa magna il 29 marzo 2019, il restauro della fontana e della pavimentazione, chiuse nel 2016, non parte, nonostante Zeppolino dichiari che i lavori sarebbero iniziati a giugno e conclusi entro la fine del 2019.
La cantierizzazione viene dichiarata il 17 gennaio 2020, due anni dopo il finanziamento e tre mesi dopo l'aggiudicazione dell'appalto. Consegna - si saprà poi, perché all'albo pretorio la data del fine lavori stranamente non è indicata - 20 luglio 2020. "Ci sono voluti sedici mesi per attuare un provvedimento deciso e finanziato dal Campidoglio a dicembre del 2017 ...complice la noncuranza degli uffici e la carenza di personale per la progettazione dell’opera", scrive Il Faro online (*). Ma Zeppolino tuona: "negli ultimi tre anni abbiamo lavorato. In questi giorni è partito il restauro e la consegna sarà nel mese di luglio. Un lavoro così non è mai stato fatto".
Curiosa la "carenza di personale per la progettazione dell'opera" in Risorse x Roma, così sempre iperattiva sul Lungomare di Roma Capitale. I rendering sono sempre andati forte, tant'è che Zeppolino ne ha presentati a raffica in questi anni sui social, finiti anche in un'ordinanza della Procura nell'inchiesta "Stadio della Roma", con l'accusa di aver chiesto al costruttore Luca Parnasi un progetto di restyling del Litorale di Ostia che Zeppolino «presentava come proprio» (**). La sua posizione penale nella vicenda dello Stadio della Roma (progetto tornato in auge in questi giorni) verrà stralciata, ma rimane il dato politico di non aver rifiutato l’approccio di Parnasi e aver richiesto il famoso progetto di restyling, cosa che gli costerà la poltrona di capogruppo del M5S.

Ecco alcuni dei passaggi delle intercettazioni.
(Per chi se lo fosse scordato, Giampaolo Gola è l'ex Assessore allo Sport, di nomina dunque politica e fiduciaria dei grillini del Municipio X, a processo per lo scandalo dello "Stadio della Roma" (***) )

4 ottobre 2017 (Pag. 173 di 387)

- Alle ore 13.32, Luca Parnasi parla con Paolo Ferrara, che lo sollecita a raggiungerlo alle 14.30 ad Ostia. Parnasi dice che all'incontro verranno Luca (Caporilli) e Giulio (Mangosi) perché lui sta correndo a Milano per un altro impegno.

Ferrara Paolo: Luca?
Parnasi Luca: Grande Paolo come stai?
Ferrara Paolo: Ciao bene, senti maaaa .... state venendo?
Parnasi Luca: Guarda passsa Luca .... e Giulio alle due e mezza perché io purtroppo ....
Ferrara Paolo: okay!
Parnasi Luca: .... mi hanno chiamato adesso gli americani e devo andare di corsa a Milano!
Ferrara Paolo: va bene dai, okay
Parnasi Luca: due...due e mezza in punto e se .... se non è un problema per te eh? se no
Ferrara Paolo: no no figurati no no no no, va bene ma
Parnasi Luca: come ti pare a te, scegli tu
Ferrara Paolo: eee che ne so? Dimmi tu e se tu puoi sta...vuoi esserci...eh
Parnasi Luca: no io voglio .... io voglio che loro facciano un ... prima ... un ... un discorso di analisi per capire il territorio, poi intervengo io!
Ferrara Paolo: va bene, dai, okay allora va bene, aspetto che mi chiamano dai!
Parnasi Luca: io ... alle due e mezza sono esattamente lì alla Rotonda!
Ferrara Paolo: va bene!
Parnasi Luca: due e mezza, due e quarantacinque!
Ferrara Paolo: ciao, grazie
Parnasi Luca: un abbraccio ciao ciao ciao
Ferrara Paolo: ciao ciao

Dopo 10 minuti, alle 13.42, Ferrara Paolo chiama Parnasi Luca che gli ribadisce che all'incontro saranno presenti Luca (Caporilli) e Giulio (Mangosi) perché lui ha un altro impegno a Milano. Parnasi aggiunge che saranno proprio Luca e Giulio che dovranno occuparsi della questione che è al centro dell'incontro dopo che lui (Ferrara) gli avrà specificato quali sono gli inteventi che possono essere realizzati. Parnasi dice a Ferrara che se vuole che sia presente anche lui possono spostare l'appuntamento. Ferrara dice che si incontrerà con Luca e Giulio ai quali rappresenterà le idee che ha.

Ferrara Paolo: Luca di'
Parnasi Luca: Paolo scusami, no per dire ... solo per chiarezza ... io ti stavo chiamando, ti avrei chiamato tra qualche momento ma tu mi hai anticipato la telefonata .... e io volevo aspettare se tu avevi avuto qualche impegno e per cui ti avrei detto che io sono stato chiamato, dovrei prendere un treno alle tre per andare a Milano e ... con gli americani perché stiamo definendo con tutti gli investitori del pacchetto, me l'hanno anticipato, dovevo prendere l'aereo alle cinque e mi ero organizzato per venire ad Ostia però ho preferito mantenere l'appuntamento allora io pre ... preferisco che Luca come dire, faccia insieme a Giulio una parte di screening che serve come dire a ... a ... a ... a mettere in campo anche un po' di risorse su questa vicenda perché secondo me .... per fare un lavoro fatto bene ... è molto importante molto molto molto importante, uscire dalla parte della teoria alla parte pratica, per fare la parte pratica dobbiamo capire .... quali sono nella tua testa quali sono tutti quanti quelli che qualificheremo come interventi ... ehm... diciamo da realizzare la cui finalità poi, diciamo dal punto di vista operativo io guardo dal ... dal ... dal punto di vista finanziario economico perché è chiaro che per fare una roba fatta bene devi andare a inve...a ... a coinvolgere degli investitori. Quindi questo è il senso, io ho preferito mantenerlo ma se vuoi spostarlo perché preferisci anche la mia presenza io lo sposto, scegli tu per ... come ti pare a te, magari io ... io penso che mi stavi chiamando perché c'avevi la campagna in corso e quindi è ... è ... è giornata calda pure per te! Però ripeto, come tu preferisci io faccio, per me se ... se lo manteniamo perché poi ... loro si erano tenuti il tempo e saremo venuti in tre e ... e quindi diamo è ... è .... vale la pena perdere un'ora per dargli tu quali sono i tre-quattro bullett points su cui operare, se invece pensi che la vuoi rifare perché sei incasinato e ... è meglio che ci sono anche io in prima battuta lo rispostiamo mi chiedo ... chiedo scusa ma a me m'hanno chiamato gli americani pochi minuti fa m'hanno detto "Luca devi ... devi prendere il treno delle tre perché c'abbiamo una riunione alle sei" e io purtroppo in questo momento ... sono soggetto un po' alla questione del montaggio finanziario, perché poi alla fine 'sto stadio toccherà pure ... costruirlo ... pronto? ... Paolo? Mi senti? ecco mi senti? ... m'hai sentito che ho detto?
Ferrara Paolo: sì sì sì, assolutamente sì.
Parnasi Luca: eh!
Ferrara Paolo: ma va benissimo, mi incontro con loro e gli ... gli ... gli relaziono ...
Parnasi Luca: perfetto dai
Ferrara Paolo: ... due o tre idee che abbiamo dai!
Parnasi Luca: perfetto ... e poi ... e poi ci penso io ... e poi guarda tanto in tempo reale io domani sono a Roma!
Ferrara Paolo: ma sì, sì sì!
Parnasi Luca: eeee mi metto a lavorare!
Ferrara Paolo: stai tranquillo, grazie Luca ciao, ciao!
Parnasi Luca: scusa, scusami Paolo, un abbraccio
Ferrara Paolo: figurati ciao ciao
Parnasi Luca: ciao Paolo
Ferrara Paolo: ciao

Il 20 ottobre 2017 Caporilli chiede al sodale Teofili Sergio, altro cugino di Parnasi Luca, nonché dipendente di Eurnova, di reperire documenti catastali relativi al Lungomare di Ostia all'altezza dell'incrocio con la via Cristoforo Colombo dove, dice "c'hanno chiesto di pensare ad una potenziale .... diciamo ... offerta di riqualificazione" e Caporilli aggiunge "ne parliamo con qualche progettista per fargli presentare quattro tavole".


E' il 17 giugno scorso: l'imprenditore chiamato a gestire le ristrutturazione della fontana realizzata da Pier Luigi Nervi si presenta alla stazione di via dei Fabbri Navali per denunciare ai carabinieri una serie di pesanti minacce subite, che finisce con tre arresti (****).

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(*) https://www.ilfaroonline.it/2019/04/26/ostia-restauro-della-rotonda-appalto-al-via-16-mesi-attesa/271805/

(**) https://www.nextquotidiano.it/paolo-ferrara-parnasi-lungomare-ostia/

(***) https://www.nextquotidiano.it/stadio-della-roma-processo/

(****)
Ostia, pizzo sull'appalto della RotondaTentata estorsione al cantiere della fontana dello Zodiaco Minacciato un imprenditore: «Cinquemila euro o brucia tutto»
L'OPERAZIONE
«Stiamo con i napoletani, quelli di Ostia: dacci 5mila euro o ti bruciamo il cantiere». Un'estorsione con il metodo mafioso è stata scoperta dai carabinieri del Gruppo Ostia. Al centro l'appalto del Comune di Roma per la ristrutturazione della fontana dello Zodiaco, quella che collocata sulla Rotonda alla fine della Cristoforo Colombo. A far partire la gara è stata la giunta M5S del X Municipio, ma una volta aggiudicata sono arrivati i problemi. In tre si sono presentati davanti all'imprenditore che aveva vinto il bando per chiedergli soldi. I tre, due italiani ed un albanese, tutti residenti nel comune di Fiumicino, avevano contattato il titolare del cantiere agli inizi del mese di giugno scorso e, dopo aver paventato l'appartenenza al gruppo criminale dei napoletani, radicato da tempo ad Ostia ed analogo ai noti clan Fasciani e Spada, avevano richiesto la somma di 5mila euro, sotto la minaccia di danneggiare il cantiere in caso di rifiuto.
LA TESTIMONIANZA
Per i tre estorsori, per cui è stata ipotizzata l'aggravante dal metodo mafioso, identificati anche grazie alla tempestiva denuncia dell'imprenditore, si sono aperte le porte del carcere romano di Regina Coeli. «Mi hanno detto che non erano né Spada, né Fasciani, ma che appartenevano ai cosiddetti napoletani di Ostia e che qui ora comandavano loro», ha raccontato la vittima agli inquirenti. Una minaccia pesante soprattutto alla luce del nuovo riassestamento criminale nel litorale che, appunto, racconta l'ascesa dei «napoletani». Il gruppo degli emergenti che fa capo a Barboncino, quello per il quale si scomodò perfino Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, per firmare con un Casamonica il patto di Grottaferrata che avrebbe dovuto garantire la pax criminale su Ostia. Con gli Spada e i Fasciani in carcere, si impone sulla piazza di Ostia Marco Esposito, alias Barboncino, uno dei pregiudicati più temuti di Ostia per la dimestichezza con le armi. Messo alla porta da don Carmine, perché troppo imprevedibile e ingovernabile Esposito entra prima nella batteria dei Triassi e poi in quella degli Spada con cui però entra in aperto conflitto nel 2013, sparando a una gamba, in una notte di luglio, Ottavio Spada e mancando per un soffio lo zio di Romoletto, uscito indenne dal conflitto a fuoco Secondo la testimonianza dell'imprenditore, due fratelli pugili di Fiumicino (insieme a un picchiatore albanese) lo aveva contattato telefonicamente per ammonirlo del fatto che sarebbe stato lo stesso professionista a dover chiamare loro, e non viceversa, per «non avere problemi» e «proseguire i lavori senza incidenti». Minacce fatte anche di presenza al cantiere con il gruppo dei tre che, sistematicamente, faceva pressioni alla vittima. L'attività investigativa dei carabinieri del Gruppo Ostia, agli ordini del colonnello Pasqualino Toscani, è stata minuziosa e capillare quanto brillante: l'arresto dei tre, infatti, è arrivato in flagranza di reato. Un'inchiesta portata avanti con l'attenzione e la professionalità che contraddistingue gli uomini dell'Arma del Lido che stanno dando filo da torcere alle organizzazioni criminali che nel giro di tre anni, dall'insediamento del nuovo comandante, sono completamente messe all'angolo. L'operazione di ieri evidenzia anche la fiducia della gente nei confronti dei militari di Ostia. Le cose sono cambiate davvero: ora denunciare non fa più paura. (Mirko Polisano, Il Messaggero - 8 Luglio 2020)

domenica 14 giugno 2020

LA PUNTASACRA DELL'IDROSCALO DI OSTIA



I post lunghi non sono più alla portata del nostro cervello. Spiegare cose complesse in poche righe è estremamente difficile e spesso impossibile e forse nemmeno giusto.
Forse alcuni dei miei contatti vedranno il film di Francesca Mazzoleni, "Punta Sacra". Nutro la speranza che qualcuno abbia voglia di saperne di più e magari conoscere cosa ci sia al di là della storia narrata. Voglio sperare che non ci si limiti a vivere sempre e solo come spettatori il mondo che ci circonda. Sono 10 anni che lotto con loro, senza alcun pregiudizio, una battaglia per il diritto all'abitare, che non è il diritto alla casa.
La città, che è un sistema complesso, è stato ridotto negli anni a città della paura, in nome della quale si può sospendere il diritto ad una città giusta, che è un principio giuridico, addirittura costituzionale della “pari dignità sociale”. Il sistema sociale - di cui tutti noi facciamo parte, costituito da una cittadinanza attiva e partecipe messa in moto dal basso (e imprescindibile dai principi costituzionali, in quanto espressione dei diritti fondamentali degli individui e della società), è stato smantellato con la retorica securitaria e legalitaria. Il diritto all’abitare ridotto al dovere di costruire un’abitazione.
Gli abitanti dell’Idroscalo di Ostia possono e devono essere i custodi di una “punta sacra” (come lo sono stati i “curatores” nell’antica Roma o i Custodia di Terrasanta del 1342). Un luogo mai tutelato dallo Stato che avrebbe avuto l’obbligo di farlo, così come prescritto dalla stessa Costituzione (“tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione”). Anzi, in 60 anni della sua storia, quello Stato (in tutte le sue declinazioni) ha scientemente e volutamente aggravato i suoi problemi ambientali, compromettendo quel paesaggio definitivamente, oltre ad aver alimentato i problemi degli esclusi, dei diversi, degli ultimi, agendo sempre in modo ostile, e dopo aver causato, con le sue scelte, l’esclusione sociale, conseguenza della crescente sperequazione economica di politiche liberiste sulla città.
L’obiettivo di questa amministrazione, l'ultima in ordine di tempo, è quello di rendere più agile la propria (di)gestione amministrativa, cancellando l’identità (comune) attraverso la cancellazione della sua storia e delle sue tracce a favore di una confortevole “nuova narrazione” (parole testuali ad es. dell’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale). La realtà dunque scompare in favore di una narrazione, che è quella del diverso (per ceto, censo, razza, religione ecc.) che diventa automaticamente socialmente escluso, generando un sentimento di insicurezza per chi lo osserva, e che viene alimentato perché si trasformi almeno in paura strisciante.
Investimenti copiosi sono stati portati avanti negli anni (bieche operazioni spacciate per salvifiche - si pensi al punto luce di Save the Children, al mercato sociale, alla distribuzione dei pacchi alimentari, sgomberi selettivi, residence ecc). E ora, che la crisi economica si farà sempre più recrudescente, si farà sempre più potente una forma di welfare della crisi o welfare dell'emergenza, che servirà a compensare la crescente abdicazione dello Stato (sono centinaia di migliaia le istituzioni e organizzazioni che hanno almeno 1 milione di lavoratori, 5 milioni di volontari, con fatturati che superano il 3% del PIL nazionale). Questo serve in modo perverso a dichiarare la perenne emergenza della povertà.
La dignità che dovrebbe essere la premessa fondamentale (e lo è anche di tutto il sistema costituzionale) viene cancellata grazie da una comunicazione martellante da parte di 'donne e uomini dello Stato' nel solco (esarcebandolo) dello scontro bipolare (e perciò violento) tra posizioni “Legalitarie e securitarie” vs “il diritto ad avere diritti” di arentdiana memoria.
Invece di impedire derive nell’evoluzione della società (che lo ribadisco è un sistema complesso) la 'politica' prosegue a concentrare il disagio in un dato luogo (in questo caso a Nuova Ostia), lo stressa e poi cala dall'alto operazioni spacciate per riqualificazione con valore salvifico, come appunto lo Skate-Park o il Punto Luce. Le noccioline.
E' un'operazione facile sul piano mediatico: si ripetono come un mantra alcune parole d'ordine, gli si dà una parvenza di logica che la pancia riconosce, per poi arrivare al punto di dire che l' "abusivismo di necessità è un'invenzione" e che si tratta semplicemente di abusivismo criminale, che va dunque estirpato alla radice. La parolina magica è la "resilienza", che significa tacere, obbedire, non opporre resistenza. E’ la parola più abusata negli ultimi anni e contiene un paradosso, perché se c’è qualcuno che è resiliente è proprio il povero, il diverso, l'emarginato.
Il bene comune (come previsto dalla Costituzione) include il paesaggio, ma anche l'identità storica in opposizione all’appropriazione privata e allo sfruttamento economico di stampo neoliberista, con logiche di mercato e di profitto privato. Lo Stato-comunità, non è Stato-persona che vive di asservimento a finalità politiche di immediato e breve periodo. Lo Stato è una comunità di cittadini liberi, consapevoli e partecipi e non stato come istituzione a sé, entità imposta ai cittadini dall’alto e a cui si devono conformare. L’art. 2 della Costituzione su questo punto è chiarissimo e parla di formazioni sociali, che vanno intese come luoghi e strumenti nei quali (e attraverso i quali) l’individuo realizza la sua personalità, e che va difeso da prevaricazioni e offese. Per questo la formazione sociale, fra le più significative, è un bene comune e riguarda ciascuno di noi. Lo spazio urbano è uno spazio di relazioni, quindi bene comune, spazio antropologico, fatto di tattiche del quotidiano, dunque “voce dei passi perduti” (Certeau - e all'Idroscalo di Ostia c'è un cancello della vergogna dello sgombero del 2010 a ricordarlo).
La coesistenza civile non è mai, dico mai, securitaria o legalitaria.
La dimensione pubblica è la socialità, cioè la sfera pubblica è cittadinanza e appartenenza e non esistono sudditi, ma persone attive e partecipi al sistema stato, quindi pubblico (perché rimanda alla discussione, al dibattito, alla produzione collettiva delle decisioni, quindi partecipazione attiva alla società urbana).
Il "progresso democratico", di cui troppi si riempiono la bocca, non è un dialogo con gli specialisti, ma con un pubblico costituito da cittadini, perché la città non è un’impresa economica, non sono scatole inanimate. Il diritto alla città è un diritto alla città giusta. Non è una cornice soltanto tecnica e/o estetica, quindi va salvata anche e soprattutto la sua forma sociale.
Qualunque sradicamento dal proprio ambiente incide negativamente sulla sua identità, inducendo insicurezza, intolleranza e tendenza all’isolamento, aggressività ed esasperazione. Ma questo è esattamente l'obiettivo che si vuole ottenere. Un progetto che riguardi una comunità deve, costituzionalmente, tenere conto delle relazioni, esigenze, umanità, fragilità, storia, spirito e gioco di forze. Ma non è ciò che sta avvenendo.
Grazie se siete arrivati fin qui a leggere. Buona visione del film. Spero che le mie parole vi aiutino a guardarlo non come guardereste gli animali di uno zoo, un corpo estraneo a voi, magari vagamente nostalgico delle vite violente di pasoliniana memoria e dunque inesorabilmente perse.
Se penserete che loro sono dalla parte sbagliata della storia e voi quelli fortunati, il problema siete voi.
Io sono qui affianco a loro. Se ne avrete voglia e soprattutto coraggio sedetevi accanto a loro. Non sarà una poltrona confortevole come quella di un cinema, ma la realtà è più bella del film, una realtà di protagonisti pricipali e non di comparse.

martedì 21 aprile 2020

CHI E PERCHE' SPARGE LA BUFALA DEL #COVID19 PRODOTTO E FUORIUSCITO DAL LAB CINESE.

Lo aspettavo questo articolo come la manna nei giorni del deserto cerebrale. Il testo originale lo trovate a questo link (*) con i documenti, a firma di Max Blumenthal, giornalista USA pluripremiato.
E' lungo, ma per smontare una fake ci vuole molto, ma molto più tempo che costruirne una. Qui la traduzione fatta da me alla buona.

Dopo oltre 40mila morti in USA per complicazioni legate alla nuova pandemia si propagano come un virus anche le più assurde teorie della cospirazione secondo cui il CoVID-19 sarebbe un virus prodotto nel laboratorio di ricerca biologico cinese di Wuhan, sfuggito per una perdita accidentale causata da ricerche non sicure sui coronavirus sui pipistrelli, forse deliberatamente, per fabbricare un'arma biologica. Facciamo un po' di cronistoria.
La notizia esce per la prima volta a gennaio sul Washington Times (giornale di destra). Viene respinta e screditata subito da da giornalisti e scienziati.
Ad aprile Trump, che non sa bene che pesci prendere (tranne quelli in faccia), la butta in caciara dando tutta la colpa ai cinesi e sguizaglia Fox News e il Washington Post, che ripescano la storia di gennaio perfezionandola ad uso e consumo del proprio pubblico repubbblicano.
Sia Fox News sia Washington Post non pubblicano una sola prova concreta a supporto delle loro affermazioni, ma trovano sponda anche tra gli anti-trumpiani dell'establishment politico.

Vediamo adesso invece le fonti scientifiche.
1) Un team di ricercatori americani, britannici e australiani lo scrive chiaramente il 17 marzo sulla rivista scientifica Nature: “non crediamo che qualsiasi tipo di scenario di laboratorio sia plausibile…. Le nostre analisi mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è un virus costruito in laboratorio o un virus appositamente manipolato".
2) Un gruppo di 27 scienziati della sanità pubblica di 8 paesi ha firmato una lettera aperta lo scorso marzo sulla rivista medica Lancet fornendo supporto a scienziati e professionisti della Sanità in Cina "condannando fermamente teorie complottistiche che suggeriscono che il COVID-19 non abbia un'origine naturale“. I risultati scientifici fino ad oggi fatti "concludono in modo schiacciante che questo coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica, così come molti altri agenti patogeni emergenti".

Dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni a difendersi da false informazioni propagandate sui media mainstream e da personaggi del c.d. "deep-state" che hanno costruito campagna mediatica per dipingere lui e i suoi alleati come collaboratori russi (Russiagate), Trump ora sta usando le stesse tattiche che ha condannato nei confronti della Cina. E come lo fa? Usando anonimi funzionari statunitensi e fake news ribollite. Lo stesso metodo usato dall'amministrazione di George W. Bush sulle armi irachene di distruzione di massa grzie alla giornalista del New York Times Judith Miller.

La buona reputazione del Times ha conferito legittimità alla storia delle armi di distruzione di massa, consentendo all'amministrazione Bush di ottenere il consenso per l'invasione dell'Iraq. Alla fine la giornalista Miller fu stanata e accusata di essere una truffatrice e andò in prigione proteggendo le sue fonti neocon, ma morirono migliaia di soldati americani e milioni di iracheni.

Oggi, mentre l'amministrazione Trump porta la sua guerra di propaganda contro la Cina a un nuovo livello inquietante, un editorialista neocon al Washington Post riesce a far sembrare la Miller una giornalista alle prime armi.

La teoria secondo cui il virus Covid-19 è sfuggito da un laboratorio di ricerca biologica a Wuhan, in Cina, è stata ripresa il 14 aprile sul Washington Post da Josh Rogin. Neocon ha lavorato in passato presso l'ambasciata giapponese e trascorso il suo tempo a chiedere cambi di regime dei paesi c.d. dell' "asse del male", come li definiva Bush. Verso la fine del suo articolo, Rogin scrive "Non sappiamo se il coronavirus sia nato nel laboratorio di Wuhan" dopo aver passato tutto il resto dell'articolo ad offrire ogni possibile insinuazione che il virus fosse effettivamente fuoriuscito dall'Istituto di Virologia di Wuhan. L'ipotesi di Rogin poggia in gran parte su un cablo del gennaio 2018 dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Pechino (che lui sostiene di aver "ottenuto" in modo del tutto casuale). Il cablo avvertiva che "il lavoro del laboratorio di Wuhan sui coronavirus di pipistrello e la loro potenziale trasmissione umana rappresenta un rischio di una nuova pandemia simile alla SARS". Ma come spiega Blumenthal, Rogin ha distorto la natura della ricerca in questione e successivamente si è rifiutato di pubblicare il cablo quando gli scienziati glielo hanno chiesto.
Rogin a questo punto non sa come uscirne e si rivolge a Xiao Qiang, un attivista filo-americano che chiede il cambio di regime in Cina, definito ingannevolmente "ricercatore", al fine di sostenere la tesi complottista. Peccato che non sia né un virologo né un epidemiologo. Nessun virologo o epidemiologo è stato mai citato e ascoltato da Rogin.

L'articolo di Rogin è stato oggetto di aspre critiche da parte della dott.ssa Angela Rasmussen, una virologa della Columbia University, che ha definito le sue affermazioni sul laboratorio cinese "estremamente vaghe" e senza alcuna dimostrazione di "un rischio chiaro e specifico". Ma era troppo tardi. Il virus della disinformazione è diventato pandemico.

Il 15 aprile, il giorno dopo l'articolo di Rogin, il corrispondente di Fox News (per i non vedenti la tv di Trump) Bret Baier ha pubblicato un articolo straordinariamente simile a quello di Rogin che affermava che "c'è una crescente fiducia nel fatto che l'epidemia di Covid-19 abbia probabilmente avuto origine in un laboratorio di Wuhan ..." Come Rogin , Baier non porta prove concrete a sostegno della sua tesi, ma si basa, così scrive, su "documenti classificati e open source" non meglio specificati provenienti da "fonti statunitensi" che però ammette di non aver visto personalmente.
La sera stessa del 15 aprile, il senatore repubblicano neocon Tom Cotton va in onda su Fox News e tuona "Il rapporto di Bret Baier mostra che il partito comunista cinese è responsabile di ogni singola morte, ogni posto di lavoro perso ... da questo coronavirus ... Xi Jinping e tutto il cucuzzaro di comunisti cinesi la pagheranno cara". Ecco il bollino dell'amministrazione Trump sulla banana del complotto.

Nel frattempo, le più importanti voci liberal anti-Trump hanno bruciato l'articolo di Rogin con la lucentezza della rispettabilità bipartisan. Dopo che è stato condiviso dall'editorialista del New York Magazine Yashar Ali, l'editorialista del New York Times Charles Blow ha espresso il proprio stupore per la presunta rivelazione, della serie non mi sono accorto di niente, dormivo. Tom Gara di Buzzfeed ha fatto un ulteriore passo avanti, proclamando che fosse un'ipotesi "decisamente plausibile". Perfino la Columbia Journalism Review ha scritto che l'articolo di Rogin "conteneva una notizis bomba". Anche Chris Hayes su MSNBC sembrava essersi fatto prendere dalla teoria della cospirazione di Rogin. Tutto documentato nel testo di Blumenthal.

Il 17 aprile, il segretario di Stato Mike Pompeo ha portato la teoria infondata sulla scena globale dichiarando: “Stiamo ancora chiedendo al Partito Comunista Cinese di consentire agli esperti di entrare in quel laboratorio di virologia in modo da poter determinare esattamente da dove è iniziato questo virus”.

Lo stesso giorno, Trump dichiara che "sembra avere senso" che il virus sia stato prodotto in un laboratorio di Wuhan. Come Cotton e Pompeo, non ha offerto prove a sostegno del suo 'sesto' senso.

A sei mesi da un'elezione presidenziale e nel mezzo di una pandemia che ha portato già a 43mila morti e l'economia americana in estrema difficoltà, una teoria complottista contro la Cina è diventata l'argomento di distrazione di massa.
Quindi, prendono un vecchio articolo, già bollato come bufala, del 24 gennaio, con un titolo scioccante, uscito sulle pagine del Washington Times, giornale di destra di proprietà della Chiesa dell'Unificazione,  culto sudcoreano "Il coronavirus potrebbe essere nato in un laboratorio collegato al programma di guerra biologica cinese". Chi era la fonte? Un ex tenente colonnello in un'unità di intelligence militare israeliana di nome Danny Shoham. "I coronavirus [in particolare la SARS] sono stati studiati nell'istituto e probabilmente lì conservati", dice Shoham al Washington Times, riferendosi al Wuhan Institute of Virology.

Sebbene Shoham abbia suggerito che "la fuoriuscita del virus verso l'esterno potrebbe avvenire sia come perdita sia come infezione di qualcuno che non osservi le norme di sicurezza" ha infine ammesso (come praticamente ogni altro esperto fino ad oggi): "finora non ci sono prove o indicazioni che un tale incidente sia avvenuto"

Shoham è attualmente membro del Begin-Sadat Center for Strategic Studies, un centro di ricerca collegato al partito Likud con sede presso l'Università israeliana di Bar-Ilan. Uno sguardo al suo lavoro nell'istituto rivela una chiara dedizione all'agenda del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con particolare attenzione a contenere l'Iran e insistere sul cambio di regime in Siria. Il Centro Begin-Sadat in passato ha sollecitato l'Occidente a non sconfiggere l'ISIS, ponendo il gruppo jihadista come uno "strumento utile" per minare il governo siriano e l'Iran.

Oltre a Shoham, il Washington Times cita nel suo articolo di Gennaio una puntata radiofonica di Radio Free Asia (RFA) che insinuava che il Wuhan Institute of Virology avrebbe potuto essere la fonte di Covid-19. La RFA è un'agenzia di stampa del governo degli Stati Uniti creata durante la guerra fredda come parte di una "Rete di propaganda mondiale costruita dalla CIA", secondo il New York Times. RFA è gestito dall'Agenzia statunitense per i media globali (ex Broadcasting Board of Governors), un'agenzia federale del governo degli Stati Uniti che opera sotto la sorveglianza del Dipartimento di Stato. Descrivendo il suo lavoro come "vitale per gli interessi nazionali degli Stati Uniti", l'obiettivo principale della radiodiffusione dell'Agenzia degli Stati Uniti è di essere "coerente con gli obiettivi generali di politica estera degli Stati Uniti".

Larry Klayman, un avvocato repubblicano di destra con una propensione a presentare azioni di disturbo contro i nemici politici, si è fiondato sull'articolo del Washington Times per proclamare l'intento di una causa legale da 20 miliardi di dollari contro la Cina presso il tribunale federale degli Stati Uniti. (Il senatore Cotton e il neocons Henry Jackson si sono accodati) .

Giorni dopo l'articolo del Washington Times, il principale rivale del giornale, il Washington Post, ha pubblicato un lungo articolo che citava i virologi che confutavano la teoria secondo cui il Covid-19 non è un virus da laboratorio, a testimonianza della qualità della ricerca presso il Wuhan Institute of Virology e versando acqua fredda sulla teoria incendiaria che il virus fosse un'arma biologica.

Il 25 marzo, due mesi dopo la sua prima pubblicazione, il Washington Times ha aggiunto un editoriale all'articolo precedente, negando se stesso: "Da quando questa storia è andata avanti", si legge "scienziati al di fuori della Cina hanno avuto la possibilità di studiare il virus SARS-CoV-2. Hanno concluso che non mostra segni di essere stato fabbricato o manipolato intenzionalmente in un laboratorio, anche se l'origine esatta rimane oscura e gli esperti discutono se possa essere sfuggito da un laboratorio cinese che lo stava studiando".
Lo stesso giorno, Danny Shoham dichiara al quotidiano israeliano Haaretz: "Al momento non ci sono ancora risultati inequivocabili che ci dicano chiaramente quale sia la fonte del virus".

La teoria della cospirazione sembrava essersi fermata. E invece nel tentativo disperato di far rivivere la storia apparentemente morta dopo due mesi, l'amministrazione Trump torna a bomba.
14 aprile, sempre lo stesso giornale, Josh Rogin del Washington Post riporta in vita la cospirazione del laboratorio di Wuhan sollevando sospetti su presunti problemi di sicurezza in un laboratorio che studiava i coronavirus presso il Wuhan Institute of Virology (WIV).

La struttura cinese è un laboratorio di livello 4 di sicurezza biologica (BSL-4), il più alto standard internazionale di precauzione di sicurezza biologica. Dozzine di strutture BSL-4 sono operative in tutto il mondo, tra cui 13 strutture negli Stati Uniti sono nate nel 2013. "L'obiettivo finale della ricerca BSL-4", secondo Scientific American, "[è] avanzare verso la prevenzione e il trattamento di malattie mortali".

Rogin ha basato i suoi timori su potenziali problemi di sicurezza con il laboratorio cinese su un unico, vago commento dei funzionari dell'ambasciata americana a Pechino senza alcuna competenza scientifica. "Durante l'incontro con gli scienziati del laboratorio WIV", si legge nel cablo, "hanno notato che il nuovo laboratorio ha una grave carenza di tecnici e investigatori adeguatamente formati necessari per operare in sicurezza in questo laboratorio ad alto contenimento". Peccato che Rogin non faccia menzione di tutto ciò che è scritto nei cablo. Nei documenti, i funzionari statunitensi hanno posto maggiormente l'accento sul valore della ricerca condotta nel laboratorio di Wuhan per predire e prevenire potenziali focolai di coronavirus, più che sulla sicurezza. "Soprattutto", è scritto sul cablo "i ricercatori hanno anche dimostrato che vari coronavirus simili alla SARS possono interagire con ACE2, il recettore umano identificato per il coronavirus SARS. Questa scoperta suggerisce fortemente che i coronavirus tipo SARS dei pipistrelli possono essere trasmessi all'uomo causando malattie simili alla SARS. Dal punto di vista della salute pubblica, ciò obbliga alla sorveglianza continua sui coronavirus tipo SARS nei pipistrelli e lo studio dell'interfaccia animale-umana fondamentale per la futura previsione e prevenzione dell'epidemia di coronavirus emergenti".

La dott.ssa Angela Rasmussen, virologa e ricercatrice associata presso il Center of Infection and Immunity alla Columbia University School of Public Health, ha sottolineato che il cablo "sostiene che è importante continuare a lavorare sui COV di pipistrelli a causa del loro potenziale come agenti patogeni umani, ma non suggerisce che esistano problemi di sicurezza relativi in ​​particolare al lavoro di WIV su COV di pipistrelli in grado di utilizzare ACE2 umano come recettore".

Alla fine, Rogin è stato costretto ad ammettere che non c'erano prove a sostegno delle sue insinuazioni, scrivendo nel penultimo paragrafo dell'articolo, "Non sappiamo se il coronavirus sia nato nel laboratorio di Wuhan".

Mentre Rogin ha affermato che è stato "insolito" per i funzionari dell'ambasciata americana visitare il laboratorio di Wuhan,in realtà  gli scambi internazionali sono estremamente comuni, così come la collaborazione tra ricercatori americani e cinesi. Dall'apertura nel 2015, WIV ha ricevuto molte visite di scienziati, esperti e funzionari governativi di oltre una dozzina di paesi.

La struttura in questione, il laboratorio nazionale di biosicurezza di alto livello, è il prodotto della collaborazione congiunta tra Cina e Francia e certificata dalle autorità di entrambi i paesi insieme agli standard dell'Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO) nel 2016. Dal 2015, otto delegazioni di funzionari del governo francese, scienziati e professionisti della salute hanno visitato il laboratorio.

È importante notare che la Francia, il paese con la maggiore esperienza e conoscenza del laboratorio di Wuhan oltre alla Cina, ha respinto con forza le notizie secondo cui il nuovo coronavirus è nato in laboratorio. "Vorremmo chiarire che fino ad oggi non ci sono prove concrete a conferma dei recenti rapporti sulla stampa americana che collegano le origini di Covid-19 e il lavoro del laboratorio P4 [o BSL-4] di Wuhan, in Cina", così un funzionario dell'ufficio del Presidente Emmanuel Macron il 18 aprile.

Secondo l'OMS, "sono stati fatti molti investimenti nella formazione del personale", con la formazione di ricercatori negli Stati Uniti, in Francia, in Canada e in Australia e poi anche in Cina prima che il laboratorio diventasse operativo. I ricercatori cinesi sono stati schietti e trasparenti nel loro protocollo di sicurezza, pubblicando, a maggio 2019, una panoramica del programma di formazione per utenti del laboratorio in una pubblicazione del CDC statunitense sulle malattie infettive emergenti.
Invece di discutere le questioni relative alla WIV con esperti scientifici, Rogin ha tentato di rafforzare le sue affermazioni basandosi sulla speculazione di funzionari anonimi dell'amministrazione Trump e Xiao Qiang, un attivista del governo anti-cinese con una lunga storia di finanziamenti del governo USA. Rogin definisce Xiao semplicemente come un "ricercatore", tentando disonestamente di fornire credibilità accademica ad un professionista della dissidenza politica. In effetti, Xiao non ha esperienza in nessuna scienza e tiene lezioni su "attivismo digitale", "libertà su Internet" e "blog sulla Cina". Rogin cioè ha completamente omesso di dire il vero record di Xiao Qiang come attivista del governo anti-cinese.

Per oltre 20 anni, Xiao ha lavorato ed è stato  finanziato dal National Endowment for Democracy (NED), il braccio armato principale degli sforzi di cambio di regime del governo degli Stati Uniti nei paesi presi di mira da Washington. Il NED ha finanziato e addestrato movimenti di opposizione di destra dal Venezuela al Nicaragua a Hong Kong, dove elementi violenti separatisti hanno trascorso gran parte del 2019 a chiedere la fine del dominio cinese.

Xiao è stato Direttore Esecutivo della ONG di New York "Human Rights" in Cina dal 1991 al 2002. Come collaboratore di lunga data della NED, è stato Vice-Presidente del Comitato Direttivo del World Movement for Democracy, la "rete delle reti" internazionale fondata dal NED e "per la quale il NED funge da segretariato". Xiao è anche caporedattore di China Digital Times, una pubblicazione da lui fondata nel 2003, anch'essa finanziata dal NED.

Per suggerire subdolamente che il Wuhan Institute of Virology fosse la fonte dell'epidemia di Covid-19, Rogin ha attaccato Shi Zhengli, a capo del gruppo di ricerca del WIV che studiava i coronavirus dei pipistrelli, distorcendo il suo lavoro scientifico per dipingerla come una scienziata pazza e spericolata. Rogin è arrivato ad affermare che "altri scienziati hanno messo in dubbio il lavoro di Shi e del suo team e che stavano correndo rischi inutili" e che "il governo degli Stati Uniti aveva imposto una moratoria sul finanziamento" sulla ricerca che il team di Shi stava portando avanti.

Per timore che il suo articolo venisse riproposto con noncuranza dai teorici della cospirazione per suggerire che il coronavirus fosse stato progettato in laboratorio, gli editori di Nature hanno posto un disclaimer in cima all'articolo a marzo in cui affermava: “Siamo consapevoli che questa storia viene utilizzata come base per teorie non verificate secondo cui il nuovo coronavirus che causa COVID-19 è stato progettato. Non ci sono prove che questo sia vero; gli scienziati ritengono che un animale sia la fonte più probabile del coronavirus. "

Secondo Nature, lo studio condotto dagli americani era "in corso prima dell'inizio della moratoria americana e il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti gli ha permesso di procedere mentre era in fase di revisione da parte dell'agenzia".

Gli scienziati hanno massacrato Rogin per non aver intervistato alcun esperto e fatto affidamento su vaghe insinuazioni al fine di promuovere un'agenda guidata dalla politica.

Il dott. Rasmussen, il virologo della Columbia University, ha criticato le affermazioni sensazionali di Rogin sui protocolli di sicurezza del laboratorio cinese come "estremamente vaghe", affermando che non è riuscito a "dimostrare un rischio chiaro e specifico". Il Dr. Rasmussen ha continuato a criticare Rogin per aver rappresentato in modo inesatto i cablo del Dipartimento di Stato USA e l'uso disinvolto del virgolettato per sostenere la sua narrazione.

Il Dr. Stephen Goldstein, un altro virologo e ricercatore presso la School of Medicine dell'Università dello Utah, ha accusato Rogin di "molteplici lacune sostanziali e scientifiche" e di basarsi su "insinuazioni non supportate". Rogin ha sempre respinto le loro richieste di pubblicare i cablo del Dipartimento di Stato americano nella loro interezza.

Dopo essere stato sfidato dal Dr. Rasmussen, dal Dr. Goldstein e da altri per i suoi rapporti irresponsabili e l'incapacità di consultare esperti scientifici, Rogin ha affermato di aver parlato con "i migliori virologi", ma si è rifiutato di elaborare o spiegare perché non includesse le opinioni di questi presunti esperti nel suo articolo.
Un articolo di Forbes del 17 aprile del Dr. Jason Kindrachuk, un assistente professore di patogenesi virale all'Università di Manitoba, ha anche minato le affermazioni di Rogin, affermando che non esistono prove scientifiche a sostegno della teoria secondo cui il nuovo coronavirus sia trapelato da un laboratorio cinese.

Ricordiamo che è Rogin del Washington Post: ha fatto carriera pubblicando articoli sensazionalistici quando non di propaganda neocon, mascherata da cronaca. Dopo un periodo di lavoro presso un quotidiano giapponese ha lavorato all'Ambasciata del Giappone. Rogin si è fatto un nome come trasportatore di acqua presso gli uffici della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Al Daily Beast, ha collaborato con il neocon Eli Lake su una storia fasulla del 2013 sostenendo che la "Legion of Doom" di Al Qaeda si era riunita per una "conference call". Il classico prodotto di fughe di notizie da parte di sostenitori della sicurezza nazionale che cercavano di dipingere Obama come debole nei confronti del terrorismo. Rogin e Lake sono stati infine costretti a confessare che la "chiamata" era inesistente dopo che lo hanno deriso per giorni e infine criticato anche da esperti di sicurezza nazionale.

Due anni dopo, Rogin si è inventato un'altra falsa storia con tanto di foto: una colonna di carri armati russi che rifornivano separatisti filo-russi in Ucraina. Le foto risultarono vecchie di anni e raffiguravano carri armati russi nell'Ossezia meridionale.
Le cadute di Rogin lo hanno portato accanto a Bloomberg, dove lui e il collega neocon Eli Lake sono stati premiati con stipendi da $ 275.000 all'anno per fare copia e incolla dei comunicati dei sostenitori della politica estera nel Congresso e nel Dipartimento di Stato.

Da quando Rogin è entrato a far parte del Washington Post di proprietà di Amazon dal 2017, ha fatto pressioni sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton affinché seguisse la sua etichetta "Troika of Tyranny" con operazioni di cambio di regime contro gli stati socialisti in America Latina; ha fatto pressioni, dopo l'uccisione da parte degli Stati Uniti del leader dell'ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, per chiedere agli Stati Uniti di assassinare il presidente siriano Bashar al-Assad; ha chiesto a gran voce agli Stati Uniti di sostenere le milizie estremiste nella provincia siriana di Idlib controllata da Al Qaeda; e ha suggerito che un ex funzionario di Obama sia processato davanti al tribunale federale per aver fatto pressioni sulla società di comunicazione cinese privata, Huawei.

All'inizio di quella che divenne una crociata lunga anni per denigrare il rappresentante Tulsi Gabbard per la sua opposizione alla guerra per procura americana in Siria, Rogin fu costretto a pubblicare una correzione di 70 parole dopo aver accusato Gabbard di agire come "portavoce di Assad a Washington."

Nonostante la sua lunga storia di gaffes e retorica febbrile, Rogin è riuscito a imbastire e veicolare sui mainstream una teoria della cospirazione respinta dagli scienziati come pura fantasia. Il documento costruito per fare opposizione a Trump, ha fornito all'amministrazione Trump il veicolo perfetto per consegnare al pubblico la propaganda della guerra fredda.

Come avverte il motto del Post, "La democrazia muore nelle tenebre".

(*) https://thegrayzone.com/2020/04/20/trump-media-chinese-lab-coronavirus-conspiracy/amp/?__twitter_impression=true&fbclid=IwAR1a1K5ap21TbK9HYytRyX8LbqjPWYO0oCQygNPbYrNFTebKWG-TSuXywGk