giovedì 20 agosto 2015

Giubileo: piano interventi e visioni mistiche a Tor Vergata



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Con l’emanazione della Bolla papale “Misericordiae vultus” il Santo Padre ha indetto, in data 11 aprile 2015, il Giubileo straordinario della Misericordia, fissando alla data dell’8 dicembre l’apertura dell’Anno Santo.
Il 17 aprile l’Assessore alla Trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, dichiarava alla stampa che, in occasione del Giubileo, ci sarebbe stato un restyling delle periferie con ben 38 interventi fuori dal GRA, di cui i primi 10 da completare entro il 2015 ed altri 10 nei primi mesi del Giubileo, per un importo totale di spesa intorno ai 95 milioni di euro, di cui solo 47 straordinari. Addirittura Caudo ha lanciato la proposta di una nuova Basilica per il Giubileo a Tor Vergata dal costo di 3,5 milioni, la cui prima pietra sarà posata da Papa Francesco. L’obiettivo di Caudo è quello di rifare piazze e piste ciclabili per le chiese, “ricucendo così le periferie”.
Dopo un breve periodo, gli interventi attorno al GRA da 38 scendono a 29, in 10 luoghi e 21 parrocchie. 69 milioni di euro di opere tutte in attuazione del piano regolatore. La versione ricambia il 6 agosto, alla data dell’adozione della delibera di Giunta Capitolina e gli interventi passano a 16.
La deliberazione di giunta capitolina n°274 del piano degli interventi (che dovrà essere trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le autorizzazioni), sottolinea, sinteticamente, che il Piano rispetta un elenco di obiettivi strategici tutti volti a migliorare la mobilità, fluidificare il traffico e ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico. E siccome mancano pochi mesi, bisogna “abbreviare i tempi di affidamento degli interventi” e dunque la Giunta Capitolina chiede che gli Uffici, in accordo con la Prefettura di Roma, predispongano tutti gli acceleratori necessari al raggiungimento dell’obiettivo. La trasparenza, la tempestività ed efficacia dei lavori sarà controllata da una struttura interdisciplinare apposita di cui però non viene specificato nulla.

GLI INTERVENTI
Vediamo gli obiettivi. 131 gli interventi in elenco, ma si scopre che per 102 di loro (il 78%) “i tempi previsti dalle procedure ordinarie non consentono la realizzazione dell’opera in tempo utile per l’evento giubilare“, 15 sono in “contrazione dei tempi di realizzazione” e per 14 si deve garantire la tempestiva realizzazione delle opere rispetto alla data di inizio del Giubileo. Si scopre anche che per migliorare la mobilità, fluidificare il traffico e ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico, sono necessari, incredibile ma vero, incrementi delle operazioni di pulizia settimanale nelle strade, raccolta differenziata nelle aree verdi, incremento dei cestini per la differenziata, fornitura eco-box, bagni chimici, 80 mezzi a vasca che hanno bisogno di un presidio, una centrale operativa e un help-desk dedicati a cui si sommano il presidio per pulizia e igienizzazione dei bagni e punti informativi in loco, il porta a porta del Municipio I, lavaggio delle strade per contenere le polveri, rimozione di future scritte adesive abusive, derattizzazione e disinfestazione, rimozione discariche abusive per futuro abbandono indiscriminato dei rifiuti, manutenzione delle aree verdi, acquisto materiali per allestimenti floreali, acquisto arredo urbano, acquisto automezzi e attrezzature tecniche specialistiche e DPI. Totale voci 17 di decoro urbano dentro ad una futura ordinanza sulla mobilità.
Tra le opere da realizzare si fanno apprezzare sagrati in area vaticana, che non si comprende perché debbano pagarli i cittadini, piste ciclabili verso chiese che non esistono e amenità su questa falsa riga, che tratteremo in dettaglio nelle prossime settimane. Per 84 di esse la stima, secondo l’Assessore ai Lavori Pubblici, Maurizio Pucci, è di 200 milioni di euro. Per le altre 47 non si sa. Nel frattempo il Campidoglio ha ipotecato 50 milioni di euro del gettito che arriva dalle tasse pagate dai romani, che saranno anticipati dal mutuo della Cassa Depositi e Prestiti. 125 milioni sono stati stanziati in bilancio dal Comune di Roma lo scorso aprile. E siamo a 175 milioni. Ne mancano 25 per raggiungere i 200 milioni di Pucci per le 84 opere, e ancora nulla si sa sulle restanti 47.
L’aspetto che vale la pena rimarcare è il seguente. Pucci è già stato commissario alle opere per il Giubileo del 2000 e l’attuale Prefetto, Franco Gabrielli, allora era a capo della Digos di Roma, poi promosso direttamente dal vicequestore a capo dei Servizi segreti, dunque nominato prefetto di L’Aquila e infine a delfino di Bertolaso nella Protezione Civile Nazionale e poi a capo della stessa.

Il traffico di Roma già nel 1971
L’EMERGENZA SINE DIEM
La Protezione Civile nazionale si è preoccupata dal 2006 fino al 2012 della situazione del traffico e della mobilità a Roma, affidando i poteri di Commissario delegato al Sindaco della Capitale. Depotenziata la Protezione Civile con la legge 10/2011, dal 2013 ad oggi gli stessi poteri sono rimasti attribuiti al Sindaco di Roma, grazie a un ingegnoso stratagemma. Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, D.P.C.M. 4 agosto 2006 (“Dichiarazione dello stato di emergenza determinatasi nella città di Roma nel settore del traffico e della mobilità“, Pubblicato nella Gazz. Uff. 9 agosto 2006, n. 184) il Presidente del Consiglio dei Ministri ha decretato ai sensi e per gli effetti dell’art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, lo stato di emergenza nel settore del traffico e della mobilità nella città di Roma.
Successivamente con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, O.P.C.M. 26 settembre 2006, n.3543 (“Emergenza nel settore del traffico e della mobilità a Roma. Interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare l’emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nel territorio della Capitale della Repubblica”, Pubblicata nella Gazz. Uff. 30 settembre 2006, n.184) il Presidente del Consiglio dei Ministri ha nominato (con poteri di Protezione Civile) il Sindaco di Roma, Commissario delegato per l’attuazione degli interventi volti a fronteggiare l’emergenza dichiarata nel territorio della Capitale.
La costituzione della struttura commissariale è stata regolata con Ordinanza del Commissario delegato n. 1 del 11 ottobre 2006, emanata in applicazione dell’art.2 dell’ordinanza 3543. Per effetto di tale ordinanza si è provveduto: alla nomina dei Soggetti attuatori, all’istituzione del Comitato di coordinamento per l’emergenza traffico e mobilità, all’istituzione dell’Ufficio speciale emergenza traffico e mobilità e alla redazione di un dettagliato Piano degli Interventi.
Poco è nulla è stato fatto in 6 anni, tant’è che il sindaco del Comune di Roma (cioè, il Commissario delegato) ha chiesto ed ottenuto, anno per anno, con successivi D.P.C.M., la proroga dello stato d’emergenza, al fine di consentire la prosecuzione delle iniziative programmate all’interno del suddetto Piano degli Interventi, fino al 31 dicembre 2012.
A partire dal 1 gennaio 2013 “non è stata predisposta alcuna proroga dell’emergenza in questione“. Infatti, a specifico esposto di LabUr, venne confermato che era ancora in corso di definizione “l’ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile con cui viene disposto il subentro dell’Ente ordinariamente competente, cioè il Comune di Roma” (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Protezione Civile, prot.n. CTZ/0010044 del 15 febbraio 2013 a firma autografa dell’allora Capo del Dipartimento, Franco Gabrielli).
Solo il 26 aprile 2013, con il decreto legislativo n.51 (“Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 18 aprile 2012, n. 61, concernente ulteriori disposizioni di attuazione dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento di Roma Capitale”) con l’articolo 1, comma 4, veniva aggiunto all’articolo 10 del decreto legislativo n.61 del 2012, il seguente comma:
«1-bis. Per l’attuazione degli interventi da effettuare sul territorio di Roma Capitale per rimuovere le situazioni di emergenza connesse al traffico, alla mobilità ed all’inquinamento atmosferico o acustico, il Sindaco provvede con proprie ordinanze, anche in deroga ad ogni disposizione di legge e comunque nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, in esecuzione di un piano autorizzato con delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché nei limiti e secondo i criteri indicati nella stessa delibera, con oneri a carico di Roma Capitale».
Insomma, si era depotenziata la Protezione Civile, ma per la città di Roma i poteri di protezione civile rimanevano gli stessi solo che il ‘potere assoluto’ lo aveva il Sindaco di Roma (senza alcuna necessità di proroga annuale), soprattutto i poteri “per rimuovere le situazioni di emergenza connesse al traffico, alla mobilità ed all’inquinamento atmosferico o acustico”, cosa mai riuscita a Roma nei precedenti 6 anni. Siamo all’emergenza sine diem.
Pensavamo di aver sconfitto la logica di “governance” dei Grandi eventi a carattere strutturale, una vera e propria Shock Economy all’italiana in cui hanno proliferato le Cricche del capitalismo nostrano. Di aver debellato la prassi che ha sottratto l’iniziativa del Governo ad ogni controllo istituzionale e finanziario da parte del Parlamento e della Corte dei Conti e che, insieme all’abuso della decretazione d’urgenza, ha contribuito a stravolgere l’ordinamento costituzionale. Ci siamo sbagliati. A 3 mesi dall’inizio del Giubileo della Misericordia, ci troviamo che si svuota di poteri una parte, ma si riempie di poteri un’altra, ma gli uomini sono sempre gli stessi. Tutto questo mentre va in onda Mafia-Capitale e sulla “struttura interdisciplinare apposita” dedita al controllo non si dice nulla. Il controllore va a braccetto con il controllato, e si paventa di nuovo il ‘potere assoluto’, questa volta non più nella mani della Protezione Civile, bensì del Prefetto Gabrielli. Ancora lui.

Il sito dove sorgerà la nuova chiesa.
Sullo sfondo, la 'vela' incompiuta di Calatrava
foto di pdj
IL CASO EMBLEMATICO DELLA CHIESA DI TOR VERGATA
La storia della Basilica a Tor Vergata è molto diversa da come l’ha raccontata alla stampa l’Assessore Caudo (*). E’ legata alle vicende della Parrocchia Maria Regina della Pace, appartenente alla Diocesi di Frascati. In via di Tor Vergata 309 la comunità locale aveva costruito a proprie spese, dopo il Giubileo del 2000, una chiesa in legno andata distrutta da un casuale incendio scoppiato il 21 novembre del 2012. Il luogo, dai fedeli, viene ancora oggi definito “un piccolo paradiso nel deserto di Tor Vergata“, visto che non c’è nulla (neppure l’asilo nido promesso dal 2001), nonostante siano costretti a svolgere le attività pastorali e di culto nei container della Protezione Civile, “quei simil-barattoli di ferro, mt. 3x15x2,20, per intenderci, che nemmeno ai terremotati danno più“. Qui è ospitata anche la Caritas, che però d’estate va in ferie.
E’ di questi giorni la forte contestazione del comitato locale contro la Curia Vescovile di Frascati, nella persona del suo Vescovo, Mons. Raffaello Martinelli. L’accusa è di negligenza, “perché non si può restare senza una Chiesa dopo 15 anni“. La situazione della ‘costruenda’ chiesa è la seguente. La nuova chiesa di Tor Vergata deve rispettare la competenza della CEI (principale finanziatore dell’opera) sul come realizzarla (criteri architettonici e liturgici). L’ultimo progetto è stato bocciato dalla CEI a novembre 2014, ma lo studio SER.T.ING è stato riconfermato (indicato già oltre 8 anni fa, quale studio architettonico incaricato della progettazione). Dunque ad oggi, lo studio SER.T.ING sta lavorando per presentare alla CEI, entro la fine del 2015, il progetto completo definitivo ed esecutivo della nuova chiesa, per la sua approvazione ufficiale, mentre si sta completando la pratica burocratica-amministrativa con il Comune di Roma.
A questo punto non si capisce la posizione di Caudo che sembra non conoscere la questione e che parla per quell’area solo della sistemazione di un parco archeologico antistante la ‘costruenda’ (?) chiesa, quando ancora della chiesa non c’è neppure il progetto. Cosa c’entra il parco archeologico (i cui ritrovamenti sono di modesta fattura se confrontati con altri della campagna romana, abbandonati) con il Piano degli Interventi straordinari per l’evento giubilare? E cosa c’entra con il meccanismo della Protezione Civile volto a migliorare ‘traffico e mobilità‘?
In assenza di risposte (e di misericordia), invochiamo almeno pietà per i cittadini.

(*) GIUBILEO, CAUDO: PER ANNO SANTO 11 INTERVENTI “OLTRE-GRA”
Un Giubileo oltre-Gra. Saranno 11 gli interventi realizzati nell’immediato che diventeranno il lascito che resterà alla città anche dopo l’Anno Santo della Misericordia. “In queste ore siamo impegnati a cogliere l’opportunità del Giubileo della Misericordia perche’ a Roma, quella che vive oltre-Gra, resti il lascito importante dell’Anno Santo ‘di strada’, migliorando le condizioni di vita di chi ancora aspetta strade, piazze, spazi verdi. Abbiamo individuato luoghi e interventi, 11, per un ammontare di circa 6 milioni e li abbiamo presentati ieri sera alla presidenza del Consiglio per avere agevolazioni per i tempi di realizzazione”. Lo ha annunciato l’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, durante la conferenza stampa di illustrazione dei risultati dei primi due anni di mandato. “Il Giubileo deve servire a ricucire la città. Si tratta di piccoli interventi ma significativi che possono essere realizzati nell’immediato. Noi avevamo 29 interventi nel cassetto, opere che dovevano essere realizzati in 10 luoghi per totale per 69 milioni di euro. Noi abbiamo individuato una lista più ristretta di 11 interventi per il Giubileo”, ha aggiunto Caudo. Gli 11 interventi sono a Ponte di Nona-Castelverde, Tor Bella Monaca, Tor Vergata, Primavalle, Fidene-Val Melaina, San Basilio. (6 agosto 2015) (omniroma.it)


lunedì 3 agosto 2015

OSTIA, VARCHI - LA CARITAS DI SABELLA CON I SOLDI DEI CITTADINI



I famosi 'varchi di Ostia' sono ancora in alto mare: chiusi, sporchi, senza sorveglianza e non idonei per i diversamente abili, gli anziani e le carrozzine, come invece prevede l'ordinanza balneare del 2015 (dunque, obbligo di legge). I finti varchi non sono neanche idonei per l'accesso al mare dei mezzi di salvataggio o per eventuali evacuazioni del Litorale (obbligo di legge). Insomma, gli spot pubblicitari del Sindaco Ignazio Marino, ma soprattutto del suo Delegato, l’Avv. Alfonso Sabella, alla guida il Municipio X dopo l'arresto dell'ex-presidente Tassone per Mafia Capitale, lasciano il tempo che trovano. Imbarazzanti i silenzi della Capitaneria di Porto (il cui Comandante, Lorenzo Savarese, è troppo concentrato sulla nomina del capo dell'Autorità Portuale di Civitavecchia) e dei Radicali (che hanno presentato il 15 giugno un ricorso al TAR, chiedendo l'annullamento dell'istituzione dei varchi). Ancora più imbarazzante la situazione che riguarda la Colonia Marina “L'Arca”, spazio demaniale balneare adibito a servizi di accoglienza e assistenza per bambini, anziani, disabili e cittadini a basso reddito situato davanti al capolinea della Roma-Lido.  Lo stabilimento Balneare “L'Arca” è gestito dalla Cooperativa Sociale Roma Solidarietà (C.R.S.), Società Cooperativa Sociale ONLUS, promossa dalla Caritas di Roma, il cui legale rappresentante è il Monsignor Enrico Feroci. Dal 24 aprile 2015, presente già il nuovo Direttore Tecnico, l’Arch. Cinzia Esposito (la stessa che discuteva con Balini e D'Ausilio i permessi per il raddoppio del Porto di Roma), è in atto il contenzioso per l'apertura del varco situato tra la Colonia Marina L'Arca e l'adiacente stabilimento balneare Gambrinus (storico stabilimento balneare di Cesare Urbinati che due anni fa è passato nelle mani dell'imprenditore De Sando). Il varco però è interamente dentro la colonia marina. A rappresentare in tale data il Monsignor Feroci, Mario Urbinati, operatore della Mensa Caritas, da vent'anni e nel servizio notturno itinerante in strada per aiutare i poveri. Proprio nella riunione del 24 aprile è emersa la disponibilità da parte della Caritas di mettere a disposizione delle scolaresche le zone d'ombra installate nell'area in concessione, ma non la realizzazione del varco, a causa delle difficoltà economiche in cui versa la Caritas. Si parla di un importo intorno ai 10/12 mila euro. Colpo di scena: Alfonso Sabella, insediatosi in Municipio il 29 aprile (cioè pochi giorni dopo la riunione) avrebbe garantito la copertura economica da parte del Comune di Roma per l'apertura del varco. 
Nonostante l’esposto presentato da LabUr, nonostante i varchi siano stati spacciati per un’operazione di Legalità, il Segretario Generale del Comune di Roma, Stefania Buarnè, ha negato l’accesso civico all’ ‘operazione varchi ad Ostia’, alla faccia della trasparenza. Il varco Caritas è ad oggi ancora chiuso H24 e Sabella non ha alcuna intenzione di usare le “ruspe della legalità”. Campeggia sempre sul cancello il cartello “Abbiamo iniziato la bonifica delle superfici per poter effettuare i lavori e creare il varco di accesso libero al mare. Prevediamo nella settimana prossima (dal 20/4 al 26/4) di iniziare i lavori. Ci scusiamo per il disagio arrecato”. Insomma, della serie ‘attendere prego: Dio è occupato, ma Sabella no.’  La pubblicità sui giornali amici ormai l'ha avuta e in vista del Giubileo si è portato avanti col lavoro con un atto di Misericordia, ma con i soldi dei cittadini ovviamente, dimenticandosi che il ruolo che ricopre lo obbliga ad attenersi a precise disposizioni amministrative che devono andare a vantaggio dell'intera collettività e non del singolo privato.

paula de jesus per LabUr

sabato 4 luglio 2015

Ostia, l'abbattimento dell'Ufficio Tecnico e la spiaggia che non c'è.


spiaggia La Conchiglia dietro l'Ufficio Tecnico

Il simbolo del degrado istituzionale di Ostia è il decadente scheletro dell’Ufficio Tecnico sul Lungomare Paolo Toscanelli 137, chiuso da mesi. Dietro, una bella spiaggia che prima Andrea Tassone (ex-presidente del Municipio X (dal 4 giugno agli arresti domiciliari per Mafia Capitale), poi i comitati, avrebbero voluto che diventasse una spiaggia libera con l’abbattimento dell’edificio. Oggi però ben due concessioni demaniali marittime si dividono la spiaggia a metà, escludendo di fatto ogni possibilità di realizzare una spiaggia libera attrezzata.

Comprendere nei dettagli la situazione è impresa ardua perché ad Ostia, in un “territorio mafioso”, come ama descriverlo Alfonso Sabella, delegato dal Sindaco in sostituzione di Tassone, regna molta omertà.
Partiamo dal Piano di Utilizzazione degli Arenili (P.U.A.) approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 36 del 14 febbraio 2005, ormai scaduto e che non costituisce strumento urbanistico (secondo il PRG vigente, tav. 3.23, è “verde pubblico e servizi pubblici di livello locale”). A pagina 14 delle Norme di Attuazione del PUA, si legge: “L’amministrazione comunale entro la durata del PUA dovrà trasferire altrove il proprio Ufficio Tecnico del Municipio XIII, demolire l’edificio e realizzare la completa riqualificazione del tratto di arenile fermo restando i vincoli anche promuovendo un bando internazionale“. E’ su queste basi che i Radicali insistono nel chiederne la demolizione in funzione anche di un accordo del 13 febbraio 2015 fatto proprio con l’ex-presidente Tassone. Contemporaneamente il M5S ha sollevato a riguardo un pesante dubbio: “… la spiaggia che stavano per assegnare a Buzzi e Carminati, infine, quella per cui l’ex minisindaco del Pd Andrea Tassone si stava dando da fare. La proposta era l’abbattimento dell’ufficio tecnico per ricavarci uno stabilimento balneare, ovviamente in modo illecito e in favore della criminalità“.
Precisiamo che con la nuova legge regionale sull’utilizzo del demanio marittimo si rimanda di fatto di almeno 2 anni la procedura di adozione/approvazione del nuovo PUA da parte del Comune di Roma e dunque anche l’abbattimento dell’Ufficio Tecnico stesso. Esiste però il problema che riguarda il lotto assegnato alla Cooperativa Sociale “La XIII”, confinante a ponente con l’Ufficio Tecnico, con ingresso sul Lungomare Paolo Toscanelli al civico 137/A. Si tratta del Lotto n.6, riservato ai sensi della Delibera di Giunta Capitolina n.124/2009 alle Cooperative Sociali di tipo B iscritte nell’elenco speciale istituito ai sensi della legge 381/91 presso il Dipartimento V di Roma Capitale, di 5.274,35 mq di superficie. Analogamente per il tratto di spiaggia dietro l’Ufficio Tecnico in concessione allo stabilimento balneare “La Conchiglia”, confinante a levante, confermato fino al 2020. Sia l’affidamento alla cooperativa sociale “La XIII” che il rinnovo della concessione de “La Conchiglia” sono avvenute sotto l’amministrazione Tassone, ma gli atti, di cui siamo in possesso, sono gli stessi visionati dalle forze politiche che chiedono l’abbattimento dell’Ufficio Tecnico, che non si può realizzare fino ad approvazione del PUA. Inoltre, in base alla legge regionale sopra menzionata, il Comune di Roma eccede già di quel 50% di arenile, richiesto ad ogni Comune, a spiagge libere o libere con servizi.
Insomma, l’unico che deve aprire gli occhi, invece che propagandistici varchi a mare, è Sabella. Dopo aver detto che tutti gli stabilimenti balneari non sono a norma (pena decadimento della concessione), che ad Ostia c’è la mafia, che serve l’accesso libero al mare per far ‘pomiciare’ i ragazzi, dovrebbe far chiarezza sulla grave affermazione sostenuta dal M5S e comunque attivarsi, in qualità di delegato per il Litorale, affinché il PUA del Comune di Roma prenda il via. Per l’abbattimento dell’Ufficio Tecnico c’è tempo, anche perché la spiaggia di questo futuro stabilimento balneare ad oggi non esiste, con buona pace dei Radicali e del M5S.
Scritto per LabUr

martedì 16 giugno 2015

Ostia, varchi a mare: tutto da rifare



FOTO PAULA DE JESUS
Chiarezza da parte del Consiglio di Stato sui 10 presunti varchi ‘aperti’ lungo il litorale romano: sono tutti irregolari, per dimensioni e posizionamento. Questa l’intera vicenda
Tra gli altri provvedimenti, il Municipio X, Direzione Ambiente e Territorio – Ufficio Demanio Marittimo, in data 8 aprile 2015, ha emesso due determinazioni dirigenziali imponendo l’apertura di un varco di accesso al mare, sia allo Stabilimento balneare “Marechiaro” in concessione alla Kelly’s s.r.l. (d.d. n. 655) che allo Stabilimento balneare “La Rotonda” in concessione a La Turistica srl (d.d. n.654).
I due stabilimenti hanno subito presentato ricorso che, in data 10 aprile 2015, il TAR del Lazio ha respinto fissando, per la trattazione collegiale, la camera di consiglio del 6 maggio 2015, così motivando: “Rilevato che non è ancora aperta la stagione balneare e che, in ogni caso, l’apertura dei varchi deve essere oggetto di specifiche indicazioni in ordine alle dimensioni, all’effettivo posizionamento e alle opere da realizzare eventualmente allo scopo; a tale stregua l’apertura in questione potrà essere effettuata solo quando l’autorità comunale avrà reso esplicite le su richiamate indicazioni”.
Il Comune di Roma ha dunque integrato in data 14 aprile 2015 le precedenti determinazioni dirigenziali con la d.d. n. 689 (per “Marechiaro) e la d.d. n.688 (per “La Rotonda”).
In data 6 maggio 2015, il TAR del Lazio ha dunque emesso due ordinanze con le quali imponeva ai due stabilimenti balneari l’apertura dei varchi, così motivando: “Il punto 2.2.3 del disciplinare tecnico del Piano di Utilizzo degli Arenili di Roma Capitale prevede espressamente che “dovrà essere lasciato libero sul confine fra due concessioni un corridoio di non meno di mt 2 per permettere l’accesso libero” e che “tale corridoio graverà sull’area delle due concessioni interessate e confinanti” “.
Il ricorso in appello dei due stabilimenti non ha avuto esito positivo perché in data 9 giugno 2015 il Consiglio di Stato ha emesso due nuove ordinanze confermando quanto già stabilito il 6 maggio dal TAR del Lazio.
Tutto terminato, come ha trionfalmente annunciato il Sindaco di Roma, Ignazio Marino? Neanche per sogno, perché così motivando il Consiglio di Stato ha di fatto dichiarato irregolari i 10 varchi pubblici fino ad oggi sbandierati dal Comune di Roma, inseriti tra le altre cose all’interno dell’ordinanza sindacale di balneazione n.89 del 24 aprile 2015. In pratica, se devono essere rispettate le condizioni di larghezza (almeno 2 metri) e di posizionamento dei varchi (gravanti su due concessioni confinanti) previste dal PUA vigente (deliberazione del Consiglio Comunale n.36 del 14.02.2005, “Adozione del Piano di Utilizzazione degli Arenili, di cui alla deliberazione”, G.R.L. n. 2816/99), ad Ostia è tutto da rifare, con buona pace del Sindaco di Roma.

Di seguito il nostro nuovo esposto con documentazione video allegata (per il precedente esposto, questo è il puntatore)

ESPOSTO DEL 14 GIUGNO 2015 INOLTRATO ALLA CAPITANERIA DI PORTO

lunedì 11 maggio 2015

Ostia, esposto contro i varchi




ESPOSTO

________________________________________
PROCURA DI ROMA (Mario Palazzi)
COMUNE DI ROMA
Sindaco di Roma (Ignazio Marino)
Vice Capo di Gabinetto (Rossella Matarazzo)
Delegato Presidente X Municipio (Alfonso Sabella)
Dirigente U.O.A.L. X Municipio (Cinzia Esposito)
CAPITANERIA DI PORTO
Comando Generale – Amm. Isp. Capo (CP) (Felicio Angrisano)
Roma Fiumicino – Comandante C.V. (CP) (Lorenzo Savarese)
Del.ne di Spiaggia di Ostia – 1° M.llo Np (Rosario Febbraro)
Da LABUR – Laboratorio di Urbanistica
Oggetto VARCHI PUBBLICI LITORALE DI OSTIA
Pagine 2
________________________________________
Il “Laboratorio di Urbanistica – LabUr” , nella persona del Consulente Tecnico dr.ssa Paula Filipe de Jesus, nata a Montreal (Canada) il 26 Settembre 1967, telefono 348-772....,
ESPONE I FATTI DI SEGUITO RIPORTATI

L’apertura da parte del Comune di Roma di alcuni varchi pubblici per l’accesso al mare lungo il litorale di Ostia, non censiti in alcun elenco di pubblico accesso, non pertinenti ad alcuno strumento urbanistico e non attrezzati per una completa e corretta fruibilità degli stessi, non garantisce la tutela della pubblica e privata incolumità, generando invece possibili situazioni di pericolo che, in concomitanza con l’inizio della stagione balneare, devono necessariamente essere eliminate.

PREMESSO


01) che l’Ordinanza del sindaco di Roma, n.89 del 24 aprile 2015 (Stagione balneare anno 2015. Norme e disposizioni per il litorale marittimo di Roma Capitale), da adesso in avanti chiamata Ordinanza, non è mai stata pubblicata presso l’Albo Pretorio online del Comune di Roma, ricorrendo al potere sindacale di ordinanza contingibile e urgente, previsto dall’articolo 54 del TUEL;
02) che non esiste, per la materia di cui trattasi, alcuna sussistenza dei presupposti previsti dalla legge per tale applicazione di contingibilità ed urgenza, vale a dire:
– ricorrenza di situazioni di oggettivo pericolo per la privata e/o la pubblica incolumità;
– inevitabilità del ricorso a tale rimedio straordinario sussidiario per l’accertata insufficienza, agli effetti del conseguimento del fine perseguito, dei mezzi giuridici ordinari messi a disposizione dall’ordinamento;
03) che l’Ordinanza introduce per la prima volta la definizione di ‘varco pubblico’ per il libero accesso e transito alla battigia in ogni orario, anche notturno, senza però specificare le caratteristiche del ‘varco pubblico’;
04) che ogni varco pubblico ad oggi realizzato non rispetta le necessarie caratteristiche per la possibile necessità di consentire il rapido deflusso dalla battigia in caso di emergenza o di pericoli per l’incolumità pubblica ovvero quelle concernenti l’agevole accesso di mezzi e personale di protezione e soccorso, risultando di fatto non segnalato e non conforme secondo la normativa vigente in materia;
05) che i varchi pubblici ad oggi realizzati, non essendo distribuiti in maniera sufficiente lungo il litorale marittimo di Roma Capitale, sono integrati dagli ingressi degli stabilimenti balneari (definiti genericamente ‘varchi’) dalle ore 07.00 alle ore 19.00 e, in via eccezionale, fino alle ore 22.00 qualora, non oltre i 150 metri lineari dall’ingresso dello stabilimento, non sia presente un fruibile varco pubblico di accesso;
06) che l’Ordinanza non risulta essere allineata con l’Ordinanza di Sicurezza Balneare n.55/2014 emessa il 29 maggio 2014 dal Capo del Circondario Marittimo di Roma – Comandante del porto di Fiumicino, in tema di esposizione di opportuna cartellonistica trilingue (italiano, inglese e tedesco) recante indicazione circa l’orario di balneazione, tassativamente compreso dalle ore 09.00 alle ore 19.00 (orario di apertura dei servizi degli stabilimenti balneari), non corrispondente con l’apertura degli stabilimenti balneari per il raggiungimento della battigia e dunque con il servizio di salvataggio;
07) che non è previsto alcun impegno di spesa per la stagione balneare 2015 da parte del X Municipio di Roma Capitale che è tenuto, secondo l’Ordinanza, a garantire la sicurezza e la pulizia dei varchi, siano essi quelli pubblici che quelli rappresentati dagli ingressi degli stabilimenti balneari, come previsto anche dalla deliberazione n.28 del Consiglio del Municipio X di Roma Capitale adottata nella seduta del 17 luglio 2014, parte integrante della Ordinanza;
08) che tali varchi oggi realizzati non rispettano quanto indicato dal Piano di Utilizzazione degli Arenili (P.U.A.) approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 36 del 14 febbraio 2005;
09) che i varchi pubblici oggi realizzati non soddisfano i requisiti minimi per l’accesso al mare dei soggetti diversamente abili e alle mamme con bambini, in passeggino, fino a 3 anni, con la predisposizione di idonei percorsi;
10) che l’Ordinanza non è stata pubblicata all’Albo Pretorio di Roma Capitale e non è stata notificata ai concessionari degli stabilimenti balneari, come previsto dall’Ordinanza stessa,

CONSIDERATO


che con Ordinanza n.18 del 30 aprile 1990 della Capitaneria di porto del Compartimento marittimo di Roma gli stessi varchi oggi aperti furono fatti chiudere con effetto immediato, abrogando l’Ordinanza n.58 del 14 luglio 1989 con cui erano stati realizzati, per impraticabilità, mancanza di condizioni igieniche, eccessivo dislivello dell’accesso all’arenile, etc.

SI CHIEDE


l’immediata chiusura dei varchi pubblici e, per quanto sopra esposto, di verificare l’esistenza di reati da cui deriva pericolo per la pubblica e privata incolumità generati per imperizia e/o negligenza della Pubblica Amministrazione, produttivi di danni estesi e complessi, che mettono a repentaglio la vita e l’integrità di un numero indeterminato di persone.

In fede,
dr.ssa Paula Filipe de Jesus