sabato 12 febbraio 2022

ISOLA ECOLOGICA ALL'INFERNETTO. BASTA GIOCARE CON LE PAROLE. SI FACCIA CHIAREZZA

Anche Evoluzione Civica era presente all'ultima Commissione Ambiente presieduta da Valentina Scarfagna che ha trattato il tema dei "centri di raccolta", in particolare quello all'Infernetto, così come ha letto i comunicati stampa capitolini usciti poche ore dopo che annunciavano il via libera all'Isola Ecologica all'Infernetto.
Facciamo un po' di chiarezza, perché di trasparenza amministrativa ce n'è poca e regna sovrana la confusione.
In Commissione viene spiegato che i 5 cassoni (che, per chi non lo sapesse, SONO PRIVATI) saranno legno, metallo/plastica, cellulosa e calcinacci e forse sfalci. Dovrebbe (è d'obbligo usare il condizionale) esserci anche olio esausto e pile. Non si sa, si deciderà insieme agli abitanti, quali e con che modalità non è dato sapere. Analisi nessuna. Dunque si fa un progetto con un obiettivo dichiarato che però non è quello che l'AMA e l'Amministrazione comunale vogliono raggiungere, ma soprattutto è stata stralciata la parte del progetto che prevedeva la chiusura del ciclo dei rifiuti, cioè il suo riuso. E' stata infatti cancellata l'Area 1 CRC, Centro di Riuso Creativo di 1.000 mq, mentre è rimasta quella di 3.000 mq a Centro di Raccolta e 250mq di verde per l'impatto visivo. Dunque il parco decantanto da qualcuno NON esiste e nemmeno il ciclo di chiusura dei rifiuti, che evidentemente  espressione che qualcuno usa a sproposito.
Ricordiamo che l'"Isola ecologica, ecopiazzola, centro di raccolta, ecocentro o ricicleria" è un'area recintata e sorvegliata, attrezzata per la raccolta differenziata dei rifiuti. SOLO i cittadini, durante l'orario di apertura, possono portare rifiuti non smaltibili tramite il normale sistema di raccolta che però all'Infernetto è Porta-a-Porta (PAP). Come è noto nelle Isole Ecologiche si dovrebbero portare rifiuti ingombranti, rifiuti speciali o pericolosi, non replicare quello che già c'è. L'utilità principale dei centri di raccolta è infatti quella di evitare lo smaltimento in discarica, per recuperare risorse e tutelare meglio l'ambiente.
Non abbiamo nulla in contrario come Evoluzione Civica allo strumento dell'Isola Ecologica di per sé, purché sia tale e sia portata avanti con le carte in regola, in totale trasparenza amministrativa.
Di fatto, nonostante il Campidoglio affermi di aver dato il via libera anche al Centro di Raccolta all'Infernetto su Via W. Ferrari (e dunque non si comprende di cosa si dovesse discutere in Commissione se c'è il via libera), alla domanda ripetuta 3 volte in seduta se ci fosse il parere favorevole della ASL e della Polizia Municipale non si è avuta risposta se non un generico "la conferenza dei Servizi ha dato parere positivo". Attendiamo dunque l'approfondimento dell'Assessore all'Ambiente del Municipio X Valentina Prodon che si è impegnata a verificare la questione, per evitare che accada quanto accaduto con il Tritovagliatore di Ostia Antica, dove tutto era a posto (dopo nostra denuncia) e niente in ordine dopo le rassicurazioni di AMA all'Assessore, visto che il Tritovagliatore sta lavorando ancora con gravi lacune in termini di sicurezza per i lavoratori AMA, ad esempio per quanto concerne le polveri. Ricordiamo che Via W. Ferrari è una strada pubblica dove passano mezzi pubblici e che l' 'analisi sulla mobilità' presentata da AMA prevede un afflusso di 12 macchine/ora e 4/5 mezzi pesanti/giorno come flusso massimo per servire 70mila abitanti (bacino di utenza dichiarato). Siamo certi che non ci sia il parere della Polizia Municipale e probabilmente nemmeno della ASL, soprattutto per quanto riguarda l'impatto acustico dell'impianto. 
Per altro ricordiamo che i mezzi pesanti (AMA e Privati) 8intaseranno anche l'incrocio con la Cristoforo Colombo già di per sé sottodimensionato per il traffico locale.  
Nello stesso documento AMA del 2019 si faceva riferimento a tre criticità non dissipate: vicinanza delle abitazioni (impatto acustico, ASL), viabilità da verificare (disciplina traffico, Polizia Municipale) e il PTPR (proposta comunale PTP Ambito Territoriale 2). Siamo al 2022 e non si hanno certezze in merito. 
    
Facciamo anche notare che l'Isola Ecologica non avrà lo scopo di eliminare le discariche all'Infernetto per una serie di motivi ben noti all'AMA, e che dunque avrebbero dovuto far parte dell'analisi ex ante. Nelle Isole Ecologiche infatti possono entrare solo i cittadini in grado di attestare il regolare pagamento della tassa TARI. Pertanto, i sedicenti rappresentanti dei cittadini che ritengono che l'Isola Ecologica servirà ad eliminare l'abbandono dei rifiuti ingombranti lungo le strade, non otterranno questo obiettivo. 
Per altro, poiché la maggior parte dei movimenti dei rifiuti ingombranti avviene non ad opera dei cittadini ma dei "svuota cantine" spesso illegali, l'Isola Ecologica si dimostra non in grado di sopperire al fenomeno dell'abbandono. Così come il cassone dei c.d. "calcinacci" finirà per non poter accogliere la quantità di rifiuti edili prodotti dalle ditte che lavorano nella costruzione degli edifici e che ha un peso rilevante all'Infernetto essendo un quartiere in grande espansione con una previsione di carico urbanistico importante.  
Le analisi si fanno prima di elaborare dei progetti. Qui succede il contrario, il che è disdicevole per un decisore. Evidentemente serve al decisore altro e cioè poter consentire ad AMA il c.d. trasbordo della differenziata a favore dei privati proprietari dei cassoni.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

IL PONTE DELLA SCAFA E "LA CORSIA PER I I PELUCHE"


La saga del Ponte della Scafa è degna della sceneggiattura del sequel di Qualunquemente.
Ieri si è tenuta l'ennesima commissione congiunta in Campidoglio Mobilità e LL.PP. Il Municipio X non era presente, gli Assessori capitolini competenti nemmeno, così come non c'era ANAS ma Astral, a fare cosa non si sa. Presente invece il Sindaco Montino. 
In estrema sintesi: il vecchio ponte ovviamente rimarrà perché vi si attestano i sottoservizi, la nuova conferenza dei servizi si chiuderà (forse) a fine Aprile ed è stata necessaria riconvocarla perché sono scaduti i pareri paesaggistici e si erano dimenticati di chiedere anche il parere del Consorzio di Bonifica. Inoltre, si dovranno fare vasche di laminazione per la raccolta delle acque, non si sa quanto verrà a costare in più il nuovo ponte e non ci sono fondi stanziati a bilancio. 
Quindi, la pensata geniale del M5S portata avanti nella scorsa consiliatura dall'ex capogruppo capitolino Paolo Ferrara di inserire anche la pista ciclabile sul nuovo ponte ne ha causato di fatto un procrastinamento sine die, per altro una pensata nemmeno originale perché l'aveva avuta anche Nando Bonessio nel 2012, allora presidente dei Verdi del Lazio e oggi consigliere comunale. Peccato che il progetto del Nuovo Ponte della Scafa fosse stato presentato nel 2006, era già andato in gara e aggiudicato in via provvisoria il 23 dicembre 2010. Forse Bonessio era troppo impegnato con gli strascichi delle sanatorie amministrative per le opere dei Mondiali di Nuoto 2009, visto che si è accorto dopo anni che mancava la pista ciclabile e il buon Ferrara poi si è limitato come il suo solito a fare un copio male e incollo peggio.
Così ieri hanno pensato di lanciare un'altra idea geniale: rivedere, per l'ennesima volta il progetto del Nuovo Ponte per consentire il passaggio non solo delle biciclette, ma di quelle cargo che necessitano di una sezione più larga. Evidentemente non era bastato inserire una pista ciclabile che comporta necessariamente modificare l'intero impalcato, gli atterraggi, l'allargamento delle sezioni e nuove aree di esproprio, ma anche una levitazione dei costi. 
Giustamente il Sindaco di Fiumicino Esterino Montino ha proposto di fare la pista ciclabile sul ponte vecchio, visto che non verrà abbattuto. Come se non bastasse, negli ultimi giorni è ricicciata l'idea di fare il tunnel.
"Se non basta il ponte, faremo un tunnel perché un buco mette sempre allegria. Da "qualunquemente" punto di vista lo si guardi.
Siamo messi così. Circondati da Cetto la Qualunque, che paghiamo per dare spettacolo. Profumatamente. 
A quando "costruiremo un ponte di pilu, con otto corsie di pilu e una corsia di peluche per gli amici?"

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

mercoledì 2 febbraio 2022

NUOVA OSTIA, LAREX - IN COMMISSIONE SI FA PROCURATO ALLARME ALL'INSAPUTA DEL PREFETTO


Nella Commissione II - Politiche sociali e abitative del Municipio Roma X del 27 gennaio scorso, avente per oggetto “Case Larex di Via Fasan (Ostia): aggiornamento sulla situazione e ipotesi di percorso condiviso con i residenti” hanno sorpreso diverse questioni, alcune particolarmente gravi. 

1) E’ stata rifiutata la partecipazione attiva di Evoluzione Civica ai lavori della Commissione, per altro con raffazzonate giustificazioni senza fondamento di legge espresse con toni fuori luogo, più consoni ad un re nei confronti dei sudditi. Ma incredibilmente è stato concesso all’Avv. Oreste Braga, che non era nell’elenco degli invitati, di partecipare attivamente. La Presidente Mirella Arcamone non ha battuto ciglio quando si è presentato. Evidentemente sapeva bene che dietro l’espressione “Avvocato di Valle Giulia Srl proprietaria della Larex” c’era Alessandra Armellini. Dunque, i cittadini che da anni e anni seguono la questione delle case ex Armellini a Nuova Ostia e che hanno fatto denunce su uno scandalo che grida vergogna nazionale, non avevano il diritto di partecipare attivamente essendoci l’Armellini di fatto, con ben due rappresentanti legali. Tutto sugli intrecci delle società a questo link (*)
 
2) E’ emerso un fatto particolarmente grave di fronte al quale “gli invitati” (consiglieri municipali e l’Assessore al Sociale del Municipio X, Denise Lancia) non hanno battuto ciglio. E’ stato riferito da un residente che il 23 marzo 2022 si prospetta di nuovo lo sgombero del fabbricato al civico n.15 di via Marino Fasan. Peccato che possiamo affermare con certezza che la Questura e la Prefettura non ne sapessero nulla e lo hanno appreso dai giornali il giorno dopo la Commissione. Immaginiamo il disappunto, per usare un eufemismo.
 
3) In data 10 gennaio 2022 il Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative, con nota QC/769, ha scritto all’Avvocatura Capitolina per attivare un tavolo tecnico in grado di coordinare le attività di sgombero in modo tale da comunicarle alla Prefettura sotto la regia dell’Assessore Capitolino competente, Tobia ZEVI. 
E’ bene però sottolineare che la nota diretta all’Avvocatura ha come destinatario l’Avv. Giorgio Pasquali, dirigente del Settore II competente in materia di affari inerenti il Dipartimento Patrimonio-Sviluppo e Valorizzazione e il Dipartimento Politiche Abitative. A giugno 2021 in commissione venne invece l’Avv. Andrea Magnanelli, capo settore della Sezione V competente in materia di Politiche della Sicurezza e Protezione Civile e affari inerenti le UU.OO.TT. Municipali. Per cui deduciamo che il problema gravissimo sottolineato dai giudici in sentenza circa la pericolosità degli stabili, non è una priorità di questa amministrazione che però sulla privata e pubblica incolumità, sulla questione fondi AMA per pulire i piano piloti e consentire lavori di intervento urgenti da parte della proprietà, ha competenza eccome. 

4) La delibera di giunta capitolina nr. 244 del 30 settembre 2021, che prevede nell’ordine il rilascio delle palazzine 15, 9, 23 e per ultima la 25 (spese di trasloco stimate intorno ai 150mila euro), affida all’Avvocatura Capitolina la contrattazione con la parte, che però non è di fatto la Larex ma il gruppo Armellini. Tradotto, esattamente quello che sta avvenendo per gli altri 1.042 immobili sempre a Nuova Ostia della Moreno Estate srl, anch’essa della famiglia Armellini. 

5) E’ grave che la Prefettura di Roma non sia costantemente aggiornata, visto che esiste per tutta la partita un Commissario ad Acta, che è il Prefetto. Ci troviamo nuovamente ad assistere ad un tavolo di affari tra Roma Capitale e gli Armellini che crea di fatto un disordine sociale, lasciando agli inquilini il solo ruolo di scudi umani davanti a una vera e propria speculazione edilizia. 
A prescindere che si sia tollerato in Commissione da parte del Presidente di fatto un “procurato allarme”,   rinfreschiamo la memoria a Presidente, Assessore e consiglieri poco informati  le dure parole dell’Avvocatura Capitolina nei confronti del Municipio Roma X registrate in una analoga commissione l’anno scorso, il 24 giugno 2021 (**). 

E’ dal 2009 che la questione della Larex si trascina. Tredici anni di negligenza di Roma Capitale passati attraverso le giunte Vizzani, Tassone e Di Pillo tra promesse e degrado mentre la Larex (cioè gli Armellini) speculavano su un patrimonio immobiliare fatiscente, già costruito con materiale scadente negli anni ‘60 e mai mantenuto. Il Prefetto di Roma, nominato dal giudice amministrativo nell'ambito del giudizio di ottemperanza, non deve solo limitarsi a svolgere il ruolo del ‘commissario ad acta’ e cioè emanare i provvedimenti che avrebbe dovuto emettere Roma Capitale (lo sgombero delle palazzine Larex), ma dovrebbe anche prevalere nella regia di una così delicata situazione e non essere l’ultima ruota del carro ad essere informata da un manipolo di amministratori improvvisati e molto poco informati. Perché non vogliamo credere che ci sia malafede, cioè che sapessero tutto e fossero dunque conniventi.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

(*) http://www.labur.eu/public/blog/2022/01/28/nuova-ostia-anche-la-larex-in-mano-agli-armellini/?fbclid=IwAR2zOTv3FfLDwsrFBTBkV47Ff6BMphOjRbAuQMLY-6aPCu2iR306mL-vnL8

(**)(http://www.labur.eu/public/blog/2021/06/24/nuova-ostia-larex-il-municipio-causa-dello-sgombero/

mercoledì 26 gennaio 2022

MUNICIPIO X, IL CONDONO SULLE AREE VERDI PUBBLICHE


Politici impreparati, funzionari privi di un curriculum all’altezza del ruolo e per di più a mezzo servizio, boiardi comunali che passano con disinvoltura da un incarico all’altro, senza conoscere neppure uno dei delicatissimi settori cui di volta in volta sono preposti. Dirigenti che rendono la vita impossibile a decine e decine di loro sottoposti, ostacolandone produttività e carriera per mantenere il loro scranno. Se il giudizio dei cittadini non fosse offuscato dai demoni del politicamente corretto o della faziosità partitica, se il velo d’ipocrita perbenismo non c’impedisse di cogliere il reale volto delle cose, non faticheremmo molto a riconoscere che la presenza di tanti incompetenti in posizione di comando è un demone che da anni ha preso in ostaggio il futuro di questo Municipio.  Più sono mediocri e incompetenti, più tendono a circondarsi, quando sono al potere, di persone mediocri e incompetenti creando un ambiente tossico, in cui la mediocrità si autoperpetua proprio «come fanno i batteri e i parassiti negli ambienti inquinati e contaminati». Questa la classe politico/amministrativa del Municipio X che non persegue né difende il bene pubblico. 

Fin qui la sintesi, vediamo ora la notizia. 
Ieri si sono tenute in sequenza due Commissioni municipali, Urbanistica e Ambiente. 
La prima, per parlare della situazione attuale degli strumenti urbanistici ricadenti nel Municipio X, la seconda sullo stato dell'arte della manutenzione del c.d., volgarmente, verde delle aree pubbliche e dei parchi e manutenzione di marciapiedi, strade e potature. Presenze incrociate in entrambe le commissioni. Si scopre così che gli uffici ammettono candidamente, come farebbe un bambino o un adulto che sa che rimarrà impunito, quello che denunciamo da anni e cioè NON CONOSCONO nemmeno quali siano le aree con destinazione a verde pubblico comprese nei vari strumenti urbanistici che hanno invaso il nostro territorio (lottizzazioni, piani particolareggiati, toponimi, consorzi di autorecupero, etc.). Se pensiamo che rappresentano, esclusa la pineta di Castelfusano, l’80% delle aree verdi pubbliche totali c'è di che rimanere allibiti, visto per altro che il Municipio X è l’unico di Roma ad avere una delega amministrativa che decentra la gestione del verde pubblico, e anche per questo è stato il Municipio di Roma più colpito dagli appalti del verde regalati agli intrallazzi di Mafia Capitale ai tempi di Andrea Tassone Presidente e Marco Belmonte Assessore al Verde, oggi Presidente della Commissione Urbanistica, Patrimonio, Bilancio, Decentramento e Regolamenti (e chi più ne ha più ne metta), Vice Presidente Vicario della Commissione Ambiente, Transizione Ecologica e Sport presieduta da Valentina Scarfagna (anche lei del PD), che lo chiama Assessore. 
Accanto all'ex Assessore piddino al verde Marco Belmonte, l'attuale Assessore ai LL. PP. e Patrimonio portavoce del partito dei Verdi di Roma, Guglielmo Carcerano, e un altro ex Assessore al Verde nonché Vice Presidente, il pentastellato Alessandro Ieva, che Belmonte definisce "prezioso". Senza infingimenti, Belmonte ammette di fatto di avere la delega dell'Assessorato all'Urbanistica, rimasta nelle mani di un sempre più scoglionato Presidente Mario Falconi che dopo 3 mesi non è riuscito ad ottenere da Gualtieri nessuno delle condito sine qua non avrebbe dato le dimissioni immediate. 

Ebbene, questi tre signori (Carcerano, Belmonte e Ieva), nonostante il loro apparente e lungo cv politico, dovrebbero conoscere tutto del verde pubblico e invece ammettono candidamente di non sapere nulla di quanto avvenuto negli ultimi 12 anni. 
Un caos amministrativo, condito dall'inesperienza totale dell’attuale Assessore all’Ambiente, Valentina Prodon, in quota a Tobia Zevi (PD), di cui l’imbarazzante caso di Viale di Castelporziano ha messo in evidenza tutti i limiti (*). 
Come si esce dal caos? Secondo i citati organi politici, con una bella sanatoria (o condono) urbanistico che prevede l’acquisizione a patrimonio delle aree verdi, comunque da individuare, dopo anni e anni in cui si sono lasciate nel degrado. Un po’ come fece Alessandro Magno quando tagliò con la spada il famoso nodo di Gordio che nessuno riusciva a sciogliere. Peccato che questo sconclusionato modo di fare nasconda un problema enorme: tagliando quel nodo si libera la caduta di un macigno enorme sulle casse comunali perché tutti i costi dell’operazione (messa a norma, rinuncia agli oneri concessori, manutenzione ordinaria, assunzione del personale) non sono sostenibili.

E così la seconda idea geniale di questi 'fenomeni' politici: creare cooperative a cui affidare le aree verdi, anche il diserbo meccanico e chimico delle strade, in barba al codice degli appalti e alle norme sulla sicurezza e molto altro ancora. Idea dunque geniale che si accompagna a quella di aree pic-nic (con chioschi) nella pineta di Castelfusano. 
E le potature degli alberi? Altra idea geniale: capitozzatura (così i rami ricrescono più lentamente) e sostituzione degli alberi (tipo i pini) che richiedono maggior cura. Uno scempio paesaggistico e ambientale nel nome del solo decoro urbano e della sicurezza brandita come clava e trasformata in sega elettrica. Per non parlare del fatto che interpretano il Regolamento al verde del Comune di Roma senza averlo mai letto e ripetendo a pappagallo il pizzino scritto da qualche travé dell'ufficio preposto. 

Non ci domandiamo nemmeno più come abbiano potuto queste persone "preziose" gestire un Assessorato di milioni di euro di fondi pubblici senza conoscere quale fosse il quadro nel quale operavano. D'altronde non hanno mai risposto alle interrogazioni su questo, nemmeno hanno mai fornito al Dipartimento preposto i dati richiesti nei report annuali (**).

Siamo in pieno degrado politico istituzionale in cui assisteremo ad un aumento degli affidamenti diretti sotto soglia europea, maggiore semplicità nel distribuire favori in cambio dei pochi voti ricevuti. Insomma, le marchette. Anche perchè a tagliare un prato o a capitozzare un albero sono capaci tutti, come si è visto con le ditte di Buzzi quando c’era Belmonte all'Assessorato al Verde e Ieva fingeva di indignarsi.
E forse vedremo anche il ritorno di qualche ex Assessore "tecnico" della giunta Tassone arruolato, apparentemente a costo zero, ad affiancare Belmonte in nome di un sedicente spirito di servizio. 
Ad maiora. 
 
Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

(*) https://www.facebook.com/340638492649621/posts/5111006975612725/

(**) https://paulafilipedejesus.blogspot.com/2021/01/lo-stato-dellarte-al-verde-ep-3.html?m=1

giovedì 20 gennaio 2022

LE SPIAGGE DI ROMA IN MANO A UN MANIPOLO DI OPPORTUNISTI E INCAPACI

Raggiri politici, ragazzini e direttori tecnici incapaci messi nei posti chiave e teleguidati da mediocri interessi particolari, organi di controllo che giocano allo scaricabarile, guerre tra bande, ma soprattutto silenzio colpevole da parte di istituzioni, enti e associazioni che si sono riempiti la bocca dell’espressione “tutela dell’interesse pubblico”.

Gravissimo quanto sta accadendo nelle ultime settimane sulla partita delle spiagge del Litorale romano. 
La Regione Lazio sta di fatto modificando la linea di costa del Litorale di Ostia Levante mediante invasive, quanto inefficaci, opere di difesa costiera, mentre l’Agenzia del Demanio ha posto il problema, sia alla Regione Lazio che a Roma Capitale, circa la sdemanializzazione di 400.000 mq, avvenuta nel 1938, proprio ad Ostia Levante. Addirittura non esisterebbero, per le strutture realizzate nel tempo, verbali di incameramento. Nel mentre, la politica sta decidendo, nomine quirinalizie permettendo, le sorti delle concessioni balneari (aste sì, aste no) dopo due discutibili sentenze del Consiglio di Stato (la n.17 e 18 del 9 novembre 2021), veri e propri raggiri politici. Ad aumentare la confusione è intervenuto anche il parere dell’Avvocatura Capitolina in risposta al quesito posto dalla nuova giunta a guida PD del Municipio X (nota CO/140150 del 26 novembre 2021) sulla regolarità o meno di revocare il bando voluto dalla precedente giunta M5S sulla messa a bando delle concessioni, andato per la gran parte, deserto. 

L’Avvocatura, con nota RF/116711 del 7 dicembre 2021, tenuta segreta ma i cui contenuti sono stati resi noti, ha soltanto offerto considerazioni di valenza giuridica lasciando al Municipio X la discrezionalità (e la responsabilità) degli aspetti amministrativi del demanio dichiarati estranei “alla sfera di propria competenza”. Solo il 18 maggio 2022 il TAR Lazio entrerà nel merito dei ricorsi presentati dai titolari delle concessioni balneari contro il bando suddetto e a tale sentenza, sotto il profilo processuale-giudiziale, si rimetterà l’Avvocatura. Al contrario, l’Avvocatura considera che il bando fosse corretto alla luce delle sentenze del Consiglio di Stato, lasciando intendere che potrebbero essere attivati dei contenziosi da parte degli aggiudicatari (provvisori) del bando “in ragione dei rilevanti interessi economici sottesi alla gara”. L’Avvocatura Capitolina, ridottasi ad ufficio legale di un’azienda privata e non pubblica, si limita a sostenere che il Consiglio di Stato le ha dato ragione in quanto, è bene ricordarlo, il bando revocato era stato approvato sotto un profilo giuridico dall’Avvocatura medesima (com'è il vino oste? Bono!). Ma aggiunge: ci rimettiamo alle scelte politiche. 
L’Avvocatura Capitolina, che rappresenta una struttura di supporto agli organi e all’amministrazione di Roma Capitale, risponde tramite il Settore II che però ha competenza legale sul Patrimonio. Peccato che il demanio è dello Stato e che Roma Capitale ha solo compiti gestionali amministrativi per cui avrebbe dovuto rispondere il Settore IX competente sulla pianificazione e dunque sul Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA), che a breve dovrebbe andare in discussione in aula Giulio Cesare per la sua adozione. 
La confusione, forse creata ad arte, regna sovrana. Partono reazioni scomposte, dopo la revoca del bando, da parte del gruppo capitolino M5S (a cui appartiene l’ex-sindaco Virginia Raggi) che ha esplicitamente parlato di ostruzionismo al PUA. Non sappiamo se i grillini, efficienti ‘ripetitori seriali’ di post, abbiano letto il parere dell’Avvocatura, ma una cosa è certa: dopo averlo visionato si percepisce una certa propensione da parte dell'Avvocatura a produrre pareri ondivaghi a seconda del colore della giunta capitolina, oltre a compiere un errore giuridicamente macroscopico e grossolano, quello di aver confuso il demanio marittimo con il patrimonio (forse politico?) di Roma Capitale.

E’ dal 2016 che l’Agenzia del Demanio ha aperto una serie di verifiche sul Litorale romano per capire (mancando dati reali) la consistenza del demanio marittimo a Ostia. All’istruttoria in corso partecipa anche la Regione Lazio che in questi giorni, per difendere la costa di levante dalle mareggiate, sta spacciando gli interventi come una misura di contrasto all’erosione, nonostante sappia perfettamente di non aver ancora definito dopo 50 anni quale sia la linea di costa di riferimento. Non stiamo parlando di un problema di lana caprina: la linea di costa, delimitata a terra dalla dividente demaniale, individua il demanio marittimo e dunque le aree da dare in concessione. Se non sai cosa è tuo, cosa stai dando in concessione? 

In questa tragica confusione legale, amministrativa e politica nessuna persona sana di mente può parlare di sviluppo economico, imprenditoriale e di rilancio turistico di Ostia. In situazioni come queste si infila solo una cattiva gestione, quando non addirittura criminale, di un bene pubblico. Deve partire un serio tavolo tecnico sulla mutazione della linea di costa, non composto da dannosi personaggi quasi sempre incapaci e ignoranti della materia, e per questo scelti appositamente dalla classe politica che governa il territorio. Senza il coinvolgimento delle forze imprenditoriali, in un’ottica di soluzioni afferenti al partenariato pubblico privato, non si va avanti. Anni fa si era introdotto il distretto turistico balneare: un’ottima scelta teorica che però andrebbe ripulita dall’invasività della politica (1).
Sarebbe ora di ripartire almeno da questo.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio 

(1) http://waterfrontroma.blogspot.com/2013/06/distretto-turistico-balneare-del.html

lunedì 8 novembre 2021

INFERNETTO, PARCO ORAZIO VECCHI - 5 ANNI DI MONNEZZA

Condizioni non eccezionali di pioggia, ma sicuramente importanti, che dilavano l'influente L portando verso la pompa sul canale Palocco i rifiuti (monnezza) che si accumulano nell'alveo dei fossi per mancanza di pulizia ordinaria di competenza del CBTAR. A tutto questo si aggiunge il non facile accesso alla griglia che intercetta il flusso di acqua per garantire che i detriti non blocchino la pompa. È impossibile di fatto intervenire in caso di emergenza. Dunque, la priorità è che il CBTAR svolga le pulizie ordinarie presso la pompa, non quelle straordinarie.
Infine, è ancora mancante il ponticello di scavalco del fosso che sarebbe servito ai mezzi di soccorso tra Via Orazio Vecchi e Via Domenico Alaleona. In questi 5 anni tutto quello che si è raccontato sul parco non si è fatto e i sedicenti nuovi esperti di comitati e consulte tacciono da anni nascondendo un problema gravissimo e ancora non risolto per meri interessi personali legati alla precedente amministrazione, che aveva scritto: "rimetteremo a nuovo il parco con 430mila euro. Realizzeremo anche una strada di servizio che potrà essere utilizzata dai mezzi di soccorsi e opere di canalizzazione funzionali alla sicurezza".
Dopo il cartello lavori di Civitavecchia comparso sul cantiere, la sfilata dell'ex Direttore Tecnico dei giorni scorsi, abbiamo anche chi pensa ad una nuova intitolazione del parco.

Paula de Jesus e Monica Bardini per Evoluzione Civica. 

giovedì 4 novembre 2021

IDROSCALO DI OSTIA: PARTITO L'ITER PER LA RIQUALIFICAZIONE

È partita la ricognizione interna di personale tecnico amministrativo di Roma Capitale per l'affidamento dell'incarico di studio di fattibilità tecnica economica per la riqualificazione ambientale e nuova edilizia sociale all'Idroscalo di Ostia.
Tutto secondo programma: anni di promesse mai mantenute, anche nell'ultima campagna elettorale, a partire dal neo Assessore al Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi. La coerenza tra parole e fatti richiederebbe un atto concreto di sospensione dell'iter e una vera cabina di regia partecipata. 
Se il PNRR è un piano che ha come obiettivo "sostenibilità e densificazioni, senza nuovo consumo di suolo" con progetti di riqualificazione e rigenerazione sociale e fisica di aree degradate, messa in sicurezza, previsione di nuovi servizi urbani, di viabilità e accessibilità, spazi pubblici da rilanciare, è incomprensibile quanto stia accadendo. Case popolari in zona a rischio R4 e sedicente bonifica di un'area non recuperabile sul piano ambientale, fuori da ogni processo di partecipazione così caro al centro sinistra che ha nominato Andrea Catarci, Assessore al Decentramento, alla Partecipazione e alla Roma dei 15 minuti.
Attendiamo anche una chiara e non equivoca presa di posizione da parte di Mario Falconi visto che a suo tempo si spese per il raddoppio del porto (che avrebbe cancellato l'Idroscalo) e ora inneggia alla scogliera per proteggere l'abitato.

giovedì 30 settembre 2021

SICUREZZA URBANA

Il tema della sicurezza urbana è un tema delicato e scivoloso, troppo spesso usato come argomento 'clava' contro gli avversari politici.
È un tema importantissimo, oltre che interdisciplinare, e ha grande importanza quando si parla di politiche locali possibili e utili in città.
In questi anni i 'post' della gran parte dei politici e dei loro follower si sono ridotti e divisi in due macro categorie: denuncia del degrado e operazioni di retake.
Il degrado sembra l'unico collante ideologico, il retake l'unica soluzione ideologica, per quanto di alto valore educativo.
E a condire il tutto la "teoria della finestra rotta" (che pochi hanno studiato e che è ampiamente confutata) tornata in voga dopo 50 anni, in forma di semplificazione criminologica di problemi sociali e urbanistici complessi.
Temendo di dover trovare delle soluzioni, la politica si è piegata sul gestire eventuali rivolte contro la l'incapacità di gestire un problema appunto complesso e così ha propinato ai cittadini ogni giorno un campionario sterminato di teorie prêt-à-porter incentrate esclusivamente su ordine, sicurezza e controllo, da cui scaturiscono altre semplificazioni come videosorveglianza, task force, delazione, odio sociale, intolleranza, invocazione di pene durissime (si è arrivati ad invocare il TSO) quando non addirittura la gogna in pubblica piazza, magari per dei bambini che scarabocchiano un campo da basket con i gessetti colorati come avvenuto da parte del M5S nel Municipio X.
Degrado e retake usate come armi di distrazione di massa che sfruttano la paura reale o percepita.
Se vogliamo andare a pescare indietro nel tempo, questi 'amministratori per caso' dovrebbero ricordare che negli Usa (che pianifica praticamente da sempre le città ponendo la sicurezza come tema centrale) alla metà degli anni '70 l'esperimento dei "Quartieri ordinati e sicuri", con i poliziotti per strada, è fallito miseramente per ragioni che sarebbe lungo spiegare. Ma ha dimostrato, già dagli anni '80, che è necessario prima di tutto tornare all'idea che le forze dell'ordine debbano proteggere la comunità, oltre che gli individui. I dati sulla criminalità e le indagini sulle vittime calcolano aspetti individuali, ma trascurano i danni collettivi. Allo stesso modo in cui oggi la medicina riconosce l'importanza di perseguire la salute e il benessere, invece di curare semplicemente le malattie, dovrebbe essere impostato il tema della sicurezza urbana. Per questo REvoluzione Civica Municipio X ha posto l'Assessorato alla Partecipazione come tema centrale (*).
Non dimentichiamo che la sentenza n. 236/2020 della Corte Costituzionale afferma due cose fondamentali:
1) che la materia della sicurezza in senso stretto, che ricomprende sia la repressione dei reati, che la prevenzione e il monitoraggio sui fenomeni criminali, è strettamente riservata alla legislazione statale, rilevando che il controllo di vicinato, nella sostanza, rientra a pieno titolo nell’ambito della sicurezza primaria, di ordine preventivo e repressivo;
2) che, invece, la funzione principale delle Regioni e degli Enti locali è quella di operare sul terreno della “sicurezza in senso lato” o “secondaria”, assicurando “politiche pubbliche per la promozione della sicurezza integrata”, definita dalla legge come “il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree o dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile”.
Dunque, alle Regioni ed Enti locali spetta il compito di migliorare il contesto sociale e territoriale di riferimento, principalmente tramite interventi sociali e urbanistici in grado di superare situazioni di marginalità e degrado.
Per esempio, si legge che: "L’Amministrazione padovana ha aderito al modello “controllo di vicinato”, in base ad un protocollo d’intesa sottoscritto con la Prefettura ed altri quattro comuni del padovano il 14 giugno 2018 (e che andrà a scadenza il 13 giugno 2021), con il quale si impegnava prioritariamente, a promuovere l’attuazione del progetto di costituzione di una rete, con individuazione di coordinatori incaricati di raccogliere le segnalazioni dei cittadini delle zone interessate al “controllo di vicinato” e di trasmetterle alle forze dell’ordine o alla polizia locale. Una rete, quindi, di “osservatori” e “segnalatori”."
C'è stato a Padova un ampio dibattito, anche acceso, su questi modello di “implementazione della sicurezza” perché ha avuto effetti insignificanti sul piano pratico e dannosi sul piano della coesione sociale, della qualità delle relazioni e della necessaria solidarietà con le situazioni di marginalità, incrementando paura e sospetto, soprattutto dopo questo lungo anno caratterizzato dall’epidemia e dall’isolamento che ha colpito in maniera più grave proprio i soggetti più deboli, cioè le persone svantaggiate sotto il profilo economico e sanitario, dimostrando l’importanza imprescindibile della solidarietà e del rafforzamento dei legami sociali.
Si legge: "L’importanza di ricostruire legami sociali forti e solidali nei territori è un’esigenza fondamentale e prioritaria anche alla luce della pandemia tuttora in atto con tutti i suoi effetti economici, relazionali, e non solo, sulla vita di tutti e in particolare dei soggetti più deboli e esposti, dai bambini agli anziani.
I cittadini di una comunità hanno bisogno di relazione, non di isolamento e sospetto".
È dovere di un'amministrazione municipale fare scelte significative per la 'sicurezza secondaria', recuperando per esempio all’uso sociale stabili dismessi o aree non valorizzate, lavorando ad esempio in cooperazione con l'associazionismo, magari attraverso “patti di vicinanza e solidarietà”, che dovrebbe essere alla base di qualunque Protocollo di Sicurezza Integrata.
Perché il Grande Fratello, oltre ad essere una illusione, non costruisce cittadini con diritto di cittadinanza né una comunità.
Paula de Jesus
Candidata Presidente
Municipio X