lunedì 24 luglio 2017

Ostia, Marco Travaglio: “Non è Mafia Capitale e questa sentenza scopre il culetto a certi politici"

(per Il Quotidiano del Litorale)



Si è svolto sabato, presso lo stabilimento Le Dune, la serata con Marco Travaglio dal titolo “I segreti della Cronaca Giudiziaria e Politica raccontati ad Ostia”, grazie all’Associazione Culturale di Teresa D’Antoni, “Quelli che la … Cultura in collaborazione con le Biblioteche di Roma (LINK). Una serata che ha registrato una fortissima partecipazione di pubblico che ha aperto le danze con le sue domande al Direttore de Il Fatto Quotidiano. 

PACE FATTA CON I BALNEARI?
E’ stata una delle prime domande. “Non ho alcun disagio a stare qui”, ha detto Travaglio. Il padrone di casa, L’Ing. Renato Papagni, Presidente di Federbalneari, ha aggiunto: “Quando uscirono alcuni articoli su Il Fatto Quotidiano contro la nostra categoria, ho inviato a Travaglio una nota, spiegandogli come stavano le cose, l’infondatezza delle accuse. Il Direttore ha ritenuto la nostra nota sufficiente rispondendomi che era tutto chiaro, tutto già chiarito. Mi ha confermato che capita anche ai migliori giornali di sbagliare se la fonte non è precisa nel fornire informazioni”.

L’incontro con Marco Travaglio non ha deluso il pubblico. Si è parlato di tutti i casi più scottanti della politica e della cronaca giudiziaria di questi ultimi mesi, da Consip fino ad arrivare alla sentenza di Mafia Capitale.

MAFIA CAPITALE? MEGLIO MAZZETTA CAPITALE O TANGENTE CAPITALE
“Chiamiamola Tangente Capitale, chiamiamola mazzetta Capitale. E’ stata un fenomeno trasversale. Prendiamo per buona la sentenza che ha fatto decadere il 416bis.  Ostia non sarebbe una città mafiosa nemmeno se la sentenza di primo grado avesse confermato il 416bis. Sarebbe stata una semplificazione e le semplificazione sono assurde. Roma è formata da milioni di abitanti che nulla hanno a che vedere con la mafia. Sono del parere che se Ostia è stata commissariata avrebbe dovuto allora esserlo anche Roma, perché si sta parlando di gangli dell’amministrazione inquinati, di una permeabilità della pubblica amministrazione a livelli allarmanti. Quando si fanno entrare negli uffici importanti del Comune personaggi come Buzzi e Carminati vuol dire che è infetta la macchina comunale. Non basta fare le elezioni per cambiare il Sindaco e gli Assessori e sperare che tutto sia risolto. Stiamo parlando di un enorme macchina amministrativa formata da oltre 20mila dipendenti dove più della metà dei dirigenti sono sotto inchiesta, in una città che non ha mai brillato per grandi indagini, tant’è che la Procura era definita il Porto della nebbie. Qui a Roma un potente per venire indagato deve proprio accoltellare qualcuno sotto le telecamere di piazzale Clodio. Era necessario dunque commissariare la Capitale, un Commissariamento accompagnato da qualche legge speciale che consentisse, magari eccezionalmente, di sospendere dal lavoro i dirigenti indagati per fatti gravi accaduti prima dell’avvento della Raggi costretta a tenerseli e farli lavorare. La Raggi poi si è appoggiata su alcuni personaggi che non erano indagati, come Salvatore Marra, dopo di che gliel’hanno arrestato per cose avvenute 5 anni fa. Il tessuto politico/amministrativo è marcio dalle fondamenta. Non sarà una soluzione garantista, ma il Commissariamento avrebbe potuto far ripartire la macchina avendo la certezza di lavorare con persone che magari arrivavano anche da altre città, che quindi non erano in rapporti con i palazzinari, i Cavallaro, gli usuraio, i cravattaro, insomma, nessuno di quelli che comandano a Roma”.

PIANI ALTI E PIANI BASSI NELL’INFORMAZIONE
Citando Enzo Biagi, Travaglio ricorda quanto sia importante domandarsi sempre se si vuole essere amati dai piani alti o dai piani bassi. “Mi preoccupo sempre quando un giornalista viene lodato dai politici perché vuol dire che ha sbagliato qualcosa”. Sulla stato dell’informazione anche sul nostro Municipio, Travaglio ha sottolineato come non esistono solo le minacce dei clan ai giornalisti, ma anche quelle politiche contro chi rivela malefatte dell’amministrazione di Roma e di Ostia. “I giornali sono pieni di azionisti, cioè personaggi che non hanno alcun interesse a far sapere i propri impicci, quindi non ci sono editori che abbiano come unico interesse quello di pubblicare un giornale, motivo per cui ho fondato Il Fatto Quotidiano” e ha aggiunto “C’è stato un certo conformismo nei confronti della Procura di Roma perché il Procuratore Capo è una persona potente, è un uomo di relazioni e quindi metterglisi contro non è facile. Lo dice uno che quando l’attuale Procuratore di Roma era Procuratore aggiunto a Palermo, e il Procuratore Capo era Piero Grasso, e Grasso e Pignatone hanno smantellato il pool antimafia, mandando via tutti i migliori magistrati, guarda caso quelli che facevano i processi di mafia e politica (da Ingroia a Scarpinato a Lo Forte a tanti altri). Allora scrissi un libro insieme a Saverio Lodato dal titolo “gli intoccabili”, in cui criticavo pesantemente i vertici di quella Procura. Per cui io non credo di essere molto amato dal Dott. Pignatone e tutt’ora quando fa qualcosa che non mi convince lo scrivo, mentre è raro trovare critiche al suo operato da parte dei giornali. Forse è l’unico Procuratore che non subisce critiche in Italia, gli altri li può massacrare come si vuole. Lui è abbastanza intoccabile”.

LA SENTENZA MAFIA CAPITALE
“Abbiamo vissuto per più di 100 anni con la mafia, quando era ancora un fenomeno soprattutto siciliano, senza il reato di mafia che è nato solo nel 1982.  Io non lo se si potesse dire o non si potesse dire se l’organizzazione che avevano messo in piedi Buzzi e Carminati e gli altri fosse una vera e propria cosca mafiosa sia pure minore. Alcun elementi facevano pensare di sì, ma mi sono sempre domandato che bisogno c’era di stiracchiare un reato che probabilmente, per così come è scritto, è comunque rischioso? Perché non si è puntato sulle cose assolutamente sicure? Per esempio le mazzette sistematiche. Ogni appalto era truccato, ogni appalto era fatto senza bando di gara, ogni appalto aveva dietro la tangente, chi non era amico di quei signori non poteva neanche avvicinarsi al Comune, alla Regione, a certi Municipi, a certe municipalizzate. Non gli bastava questo gigantesco latrocinio, questo gigantesco sacco di Roma che ha portato la Capitale con le casse praticamente vuote e con un tasso di devianza criminale che non si riscontra nemmeno nelle periferie metropolitane più degradate? L’accusa di associazione mafiosa è decaduta, ma la Procura ha stravinto per quanto riguarda i reati di corruzione, di turbativa d’asta, di falso, di abuso, di concussione perché il tribunale ha inflitto pene più severe soprattutto ai politici, verso i quali la Procura era stata forse troppo generosa. Siamo di fronte ad un fenomeno criminale nuovo e se lo si vuole punire bisogna riscrivere il 416bis e istituire un reato che potremmo chiamare di “mafio-corruzione” che accetta anche comportamenti borderline che non sono proprio quelli tipici del 416bis”.

PERCHE’ LA POLITICA HA CRITICATO LA SENTENZA
Travaglio causticamente risponde: “Molti politici, soprattutto del PD, avrebbero preferito le condanne per mafia. Perché? Perché se ti condannano uno del tuo partito per mafia tu puoi sempre dire <>. Quindi i politici dietro al grande alibi della mafia nascondevano la loro cattiva coscienza quella di avere promosso, premiato, candidato e messo nei posti chiave personaggi che lo sapevano tutti che erano loschi, che erano chiacchieratissimi anche prima che arrivassero i Carabinieri ad arrestarli. Ecco perché i politici sono incazzati per questa sentenza, perché questa sentenza gli scopre il culetto, lo fa vedere sporco a tutti, non solo a quelli che sono stati condannati, ma anche a quelli che li hanno messi in quei posti, che gli hanno lasciati rubare per anni e che invece di punirli gli hanno promossi proprio perché rubavano per loro. Ieri hanno condannato della gente che non è nata sotto un cavolo che ha portato la cicogna. Ma chi gli ha messi lì, chi li ha promossi risponderà? Mistero. Ecco perché avrebbero voluto una condanna per mafia. Al volgare ladro è facile resistere così come è facile beccarlo. E la voce di solito gira. I magistrati sono gli ultimi a saperlo, sono come i cornuti come li ha definiti Piercamillo Davigo, ma la politica sui territori chi ruba, chi vive sopra le sue possibilità con un tenore di vita insostenibile rispetto al suo stipendio, lo sanno che sono e li dovrebbero fermare prima che arrivi la magistratura. Non basta che gli caccino un attimo prima.  Dove sono i controlli interni ai partiti?

ORFINI
Travaglio lo definì “culetto di piombo” di Renzi. Lo equiparò, in un famoso editoriale, a Vieceslav Michailovic Skriabin detto Molotov,  che riuscì a sopravvivere a tutte le purghe di Stalin. Il perché lo spiegò quella serpe di Kruscev nel suo Rapporto sui crimini del Piccolo Padre al XX Congresso del Pcus: era più bravo a farsi pestare che a pestare, tant’è che al Cremlino lo chiamavano tutti Culo di Piombo. Quando Stalin era nervoso, lo convocava in ufficio e lo prendeva a calci nel sedere. Era il suo modo di sfogarsi, per scaricare la tensione. E Molotov niente, mai una piega: anzi ringraziava se, oltre ai calci, non gli arrivava pure qualche sputo in faccia. “Orfini non ne azzecca una neanche a pagarlo o per sbaglio. Persino con gli orologi fermi, due volte al giorno danno l’ora esatta. Lui nemmeno due volte al giorno. E’ un caso davvero pazzesco. Quando dovrebbe dare l’ora giusta sposta le lancette. Una sera quando gli dissi che erano circondati dai ladri e non se n’erano siete accorti, anzi li avevano promossi, lui mi rispose <>. <>. Buzzi si è fatto una 15-20 anni dopo di che è stato graziato perché era diventato bravo. Faceva l’assistenza ai detenuti e nel frattempo ha conosciuto una serie di altri galeotti insieme ai quali, all’uscita dal carcere, hanno costituito la ‘banda’ che si è messa a gestire gli affari a Roma. Uno che entra ed esce dal Comune di Roma e fa il bello e il cattivo tempo e ha un ergastolo non insospettisce? Cosa deve fare uno per diventare sospetto per la politica italiana se non basta neanche che abbia dato 34 coltellate? Per Orfini era insospettabile. Forse per Orfini diventano sospettabili solo coloro che fanno delle stragi o bombano una città? Chissà.

LA CRONACA POLITICA E QUELLA GIUDIZIARIA
Noi siamo un paese bizantino, come diceva Flaiano, quindi ci si mette a disquisire sul 416 bis, il 322 e così via. Hanno ragione ad esultare gli avvocati difensori nel processo Mafia Capitale, ma i politici e soprattutto i giornalisti dovrebbero parlare di fatti e i fatti, assolutamente evidenti anche prima della sentenza. Bastava sentire le intercettazioni, vedere i filmati. Da Tangentopoli in poi la cronaca politica e quella giudiziaria sono diventate la stessa cosa, non per colpa dei Giudici che acchiappavano i ladri, ma per colpa dei politici che rubavano insieme agli imprenditori. La cronaca giudiziaria la dovrebbero fare solo quelli che sanno cosa sia un processo, cosa è una sentenza, un reato. La cronaca politica quelli che stanno alla buvette, che parlano con i politici, che seguono il parlamento. Invece, dato che molto spesso i processi riguardano politici che commettono reati tutti quelli che si dovrebbero occupare di politica si occupano anche di cronaca giudiziaria, di commentare le sentenze, i processi e viceversa”.

IL RAPPORTO TRA STAMPA E POTERE GIUDIZIARIO
Prima di congedare il pubblico Travaglio aggiunge «Credo si debba avviare una riflessione più ampia sul rapporto tra la stampa e il potere giudiziario, che includa una chiara definizione di cosa si intende per diritto di cronaca e diritto di essere informati. Spesso i giornalisti si limitano a soffermarsi su piccoli dettagli, su elementi che meglio si prestano al meccanismo mediatico. E l'opinione pubblica finisce per essere solo apparentemente informata».
Su questa ultima riflessione l’Ing. Renato Papagni interpellato sulla condanna a 5 anni dell’ex minisindaco Andrea Tassone (PD), afferma: “Se i giudizi hanno accertato tutte queste responsabilità evidentemente. Hanno cercato di difenderlo in tutti i modi, anche attraverso un’azione mediatica. Dobbiamo andare a votare quanto prima e speriamo che il Ministro degli Interni Minniti firmi il decreto. Non nascondo di essere favorevole a Ostia e Ostia Antica Comune. A livello di immagine questi anni di commissariamento ci hanno danneggiato moltissimo. A tutti noi manca una figura politica”. E sul timore che la campagna elettorale che verrà si concentri sul Lungomuro aggiunge: “Abbiamo diffidato per iscritto con 48 ricorsi al TAR per danni l’Amministrazione Comunale perché non ci fa demolire il Lungomuro. Ancora aspettiamo l’approvazione del PUA (Piano di Utilizzazione degli Arenili) del Litorale romano nonostante noi abbiamo presentato decine di progetti.