giovedì 17 settembre 2020

IDROSCALO DI OSTIA, LE MENZOGNE A 5 STELLE

 

Oggi durante il Consiglio Straordinario del X Municipio tenutosi in videoconferenza per timori di proteste, i residenti dell’Idroscalo di Ostia hanno affisso due striscioni davanti al Palazzo del Governatorato con la scritta “Potete costruire muri, ci troverete ad abbatterli” e “I neo fascisti siete voi”.
Smentiamo categoricamente quanto dichiarato dal ras del Municipio X, Paolo Ferrara: NESSUNO dei residenti dell’Idroscalo ha detto che questa amministrazione è l'unica speranza per l'Idroscalo. Anzi, tutti i rappresentanti delle associazioni e dei comitati di quartiere hanno criticato il progetto dell’Amministrazione per l’Idroscalo di Ostia.
Riteniamo davvero stupefacente anche il comunicato stampa della Presidente Giuliana Di Pillo, per altro non presente, pieno di falsità ed inesattezze e gravemente omissivo per quanto riguarda la pubblica e privata incolumità degli abitanti.
1) “La riqualificazione e l’edilizia sociale all’Idroscalo è realtà”.
Falso. Roma Capitale si è aggiudicata un bando regionale per accedere a fondi statali (Delibera CIPE n. 127/2017) per l’edilizia residenziale sociale, bando finito al centro di polemiche nel gennaio scorso per la mancata partecipazione da parte del Comune di Roma nei tempi previsti. Si tratta di una proposta di intervento di “riqualificazione ambientale e nuova edilizia residenziale sociale”. Tradotto: prima si sgomberano 329 famiglie, per un totale di 845 persone (più 300 animali), poi si ‘riqualifica’ l’area dove attualmente risiedono e infine, quando saranno pronti gli alloggi, cioè fra diversi anni, forse decenni, 126 famiglie saranno trasferite lì. E le restanti 203 famiglie? E le 35 famiglie già sgomberate nel 2010 ancora in attesa dell’assegnazione della casa e a cui non è stato rinnovato il buono casa, quando l’avranno l’alloggio? Senza la demolizione dell’Idroscalo di Ostia NON potranno essere erogati i soldi del CIPE, per cui deduciamo che i 5MLN e passa di cofinanziamento di Roma Capitale servano allo sgombero dell’Idroscalo, esattamente la stessa cifra che pagò Alemanno nel 2010 per demolire le case prospicenti il mare. Non c’era NESSUNO a rappresentare l’Assessore Valentina Vivarelli per le Politiche Sociali e Abitative nel Consiglio Straordinario, NESSUNO che sia stato in grado di dire che fine faranno centinaia di famiglie! Ricominciamo con il film dei Residence?
2) Il “progetto”, che è una PROPOSTA, di cui parla la Signora Di Pillo è lo stesso IDENTICO vecchio progetto di Alemanno. Gli stessi affari rimodulati per farli digerire ai residenti dell’Idroscalo. Le due aree in cui dovrebbero venire, chissà quando, 126 alloggi, sono le stesse che furono individuate dall’ex Assessore all’Urbanistica Marco Corsini nel famigerato Waterfront di Alemanno, con la differenza che almeno Corsini si era degnato di includere il processo partecipativo. Non solo. Incredibile, ma vero: l’Area 2 in Via Acqua Rossa è in zona R4, cioè a massimo rischio idrogeologico (dove dovrebbero venire i 126 alloggi). Poi ci sarebbe una seconda area, nel Piano di Zona B55, a Lido Nord, che sembrerebbe non a rischio esondazione, peccato che sia proprietà dell’ATER, DUNQUE DELLA REGIONE E NON DEL COMUNE DI ROMA. Per altro, a nostro avviso, non ha gli standard urbanistici in esubero da poter consentire nuove edificazioni. Vedremo quale sarà la supercazzola tecnica che si sono inventati per giustificare l’operazione. Perché una cosa è certa: l’ABT, Autorità di Bacino del Fiume Tevere, ha chiaramente ribadito anche oggi che l’area è tutta a rischio R4 mancando l’argine.
3) L’unica preoccupazione di questa Amministrazione pentestallata è il parco con le paperelle alla foce del Tevere. Nonostante spetti loro la privata e pubblica incolumità, sono riusciti a cassare il documento presentato da Monicapiccaofficial, capogruppo Lega Municipio X, concordato con tutta l’opposizione e i residenti, in cui si chiedeva conto degli impegni presi dal Municipio X nel tavolo tecnico del 10 gennaio scorso (in cui è stata vietata la presenza dei consiglieri) e di cui, INCREDIBILMENTE, non esiste ancora il verbale, ma esistono le registrazioni audio.
Fra pochi mesi inizieranno il maltempo e le mareggiate. La Signora Di Pillo, con il suo Direttore apicale, il suo Vice Presidente e il capo della Protezione Civile di Roma Capitale, si erano presi l’impegno URGENTE di mettere in sicurezza Via dell'Idroscalo, unica via di fuga in caso di esondazione del fiume o mareggiate. Sono passati 9 mesi e non sono riusciti a partorire nulla, in compenso i soldi che hanno utilizzato anche per la pista ciclabile “transitoria” sul Lungomare sono stati distolti dal fondo per la manutenzione delle strade, compresa Via dell'Idroscalo. Sempre per motivi di sicurezza, cioè per privata e pubblica incolumità, dovevano realizzare le palancole a fiume, previste nell’ordinanza sindacale del 2010. Dovevano coordinare i lavori della scogliera a mare previsti per luglio. Siamo a settembre e non c’è notizia all’orizzonte. Infine, doveva essere rivisto il piano di evacuazione in funzione di un nuovo censimento che è avvenuto il 12 febbraio 2020. Ricordiamo che è in capo al Municipio X di Roma Capitale il piano speditivo e che l’unica via di fuga è via dell’Idroscalo. Le condizioni della strada, continuamente allagata, non permettono agli autobus di caricare le persone in caso di emergenza, a maggior ragione ora che c’è una emergenza sanitaria.
Tutto questo è gravissimo ed è l’ennesima dimostrazione di come questa Amministrazione si riempia la bocca di propaganda cinica e di bassa lega, quando scrive, come oggi “grande successo. Le case servono per mettere in sicurezza le persone”.

mercoledì 16 settembre 2020

OSTIA, BANDO EX-UFFICIO TECNICO: GRAVI IRREGOLARITA’

 

Ne ho parlato il 21 Luglio scorso (LINK).
Dopo aver fatto il sopralluogo tecnico il 23 luglio ecco cosa è accaduto.

Per conto di Mare in Vista che ha partecipato alla manifestazioni di intenti e ricevuto invito al Bando, abbiamo presentato ieri, entro le ore 12 (scadenza del bando) una istanza di annullamento in autotutela da parte dell’Amministrazione e richiesta di riformulazione del bando per gravi irregolarità.

Il 21 marzo 2019, la Giunta del Municipio X, a guida M5S, ha deliberato la concessione e valorizzazione dell'ex Ufficio Tecnico sito sul Lungomare Paolo Toscanelli. E’ seguito il 19 aprile un avviso pubblico di manifestazione di interesse per selezionare un soggetto che fosse titolare del riuso e della valorizzazione dell'immobile a fini sociali, educativi, culturali, ambientali e sportivi gratuiti per la cittadinanza, sulla base di una concessione di 12 anni. Hanno risposto poche realtà e ben due, compresa Mare in Vista, hanno chiesto istanza di annullamento.
Il sopralluogo obbligatorio per visionare l’unità immobiliare, avvenuto per Mare in Vista il giorno 23 Luglio 2020, ha evidenziato che l’immobile non solo versa in situazione di grave degrado ed è inagibile, ma è anche occupato da un numero imprecisato di famiglie, che vivono lì stabilmente in condizioni igienico sanitarie pessime. Poiché lo stabile non è fornito di corrente elettrica, l’edificio viene illuminato dagli occupanti con candele e bombole a gas atte alle cottura dei cibi e al riscaldamento, con grave pericolo per la privata e pubblica incolumità. Ad aggravare la situazione di pericolo, la presenza in tutte le stanze, compresi i corridoi, di un numero impressionante di cataste contenenti faldoni e documenti cartacei della Direzione Tecnica del Municipio X, oltre beni mobili di proprietà del Municipio Roma X. L’immobile dunque non risulta libero da cose e persone, per cui il bando disattende di fatto la delibera Capitolina N°140 del 2015.
Per altro, i criteri di aggiudicazione sono altamente discrezionali tanto da far apparire, come già aveva evidenziato la stampa nel 2019, di fatto il bando come un c.d. “bando fotografico”, contrario ad ogni principio di imparzialità, parità di trattamento, proporzionalità, trasparenza, non discriminazione e condizioni di effettiva concorrenza.
Inoltre, la stima redatta per il calcolo del canone risulta fortemente viziata da diversi errori gravi e il bando non è congruente con la Deliberazione della Giunta municipale e da nessuna parte appare in modo chiaro che la ristrutturazione è a carico dell'aggiudicatario, nemmeno nell'importo della fideiussione richiesta a garanzia dell'impegno di investimento nei confronti del municipio.
Infine, riteniamo anche molto grave che l’Amministrazione Municipale e Capitolina non abbiano MAI risposto alle nostra PEC di richieste di informazioni, compreso l’atto di provenienza dell’immobile e l’originale titolo edilizio, impedendo di fatto la produzione della documentazione tecnica come richiesto dal bando. Come se non bastasse questa mattina, come riportato dal bando, alle ore 10 si sarebbe dovuta tenere la Commissione di Valutazione, Istruttoria e Assegnazione in seduta pubblica per la verifica dei requisiti di partecipazione. Ebbene, abbiamo scoperto con stupore che nessuno sapeva niente e il Direttore apicale, l’Arch. Nicola De Bernardini, interpellato dalla segreteria telefonicamente, ha fatto riferire verbalmente che non aveva ancora formato la commissione e che saremmo stati riconvocati per il 22 pv.
Dunque nessun avviso e/o comunicazione ufficiale e regolare è giunta a Mare in Vista, come previsto per legge.
Poiché era presente solo Mare in Vista e l’Associazione Ostia Antica Viva, ci pare evidente quale sia il livello di attenzione con il quale è stato redatto il bando, un atto pubblico di un bene pubblico così importante come l’ex Ufficio Tecnico del Municipio X.

Comunicato stampa Mare in Vista, Ostia 15 settembre 2020.
Per Mare in Vista, Stefano Salvemme

domenica 13 settembre 2020

IL MISTERO DEI BANCHI DI ARCURI PRODOTTI AD OSTIA E L'OMBRA DEI FASCIANI

 

6 settembre. Esce la notizia del mistero dei banchi di Arcuri prodotti dalla Nexus made srl (*).
13 settembre, esattamente a una settimana dalla notizia, NESSUN giornalista, nemmeno i sedicenti eroi dell'antimafia, nota una coincidenza davvero curiosa. Scrive La Verità "Il nome delle due ditte figura sulla cassetta delle lettere di un edificio di Ostia in Via Consalvo ,2" [...] - (si tratta di un carrabile, ndr). - Alla fine svelato l'arcano. Dietro Via Consalvo, in Via Ramuzzi, 6 c'è l'entrata dello Studio Proteo"[...]"La segretaria ci spiega che lì si appoggiano sia la Sater sia la Nexus".

Lo Studio Proteo, nel 2014 ebbe gli onori della cronaca giudiziaria. Questo l'articolo di Valentina Errante de Il Messaggero che non troverete più e che io ho conservato:

«EVASIONE E RICICLAGGIO» arrestati gli ex consulenti del clan Fasciani di Ostia
IL CASO
E’ cominciato tutto con la segnalazione di alcune operazioni ”sospette” e ieri Vittorio Proteo, 79 anni, e il figlio Paolo Luigi, 46 anni, commercialisti noti ad Ostia e già consulenti del clan Fasciani, sono finiti ai domiciliari con accuse che vanno dall’associazione per delinquere al riciclaggio, dall'appropriazione indebita alla violazione di norme tributarie. I capi di imputazione sono 69. L’obbligo di firma è stato disposto per altre tre persone, prestanome e collaboratori.
I COMPLICI
Il gip Maria Bonaventura ha anche ordinato un sequestro per equivalente di 55 milioni a carico dei professionisti ma anche di diciotto imprenditori che hanno evaso le tasse. Patrimoni a cinque stelle: Massimiliano Isidori, che opera nel settore farmaceutico, ha sei ville a Capalbio e quattro appartamenti a Roma. Per lui, come per il collega Andrea Castrucci, è scattata anche la temporanea interdizione dall’esercizio dell’attività. Mentre i commercialisti sono proprietari di due barche di oltre 16 metri, un elicottero oltre a un patrimonio immobiliare notevole. Ieri i militari hanno esaminato oltre 20 rapporti bancari.
L’ORDINANZA
I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dai pm Giancarlo Cirielli e dai procuratori Pier Filippo Laviani e Nello Rossi, partendo dalle operazioni sospette sono arrivati a scoprire «un qualificato gruppo criminale» che faceva capo a Vittorio Proteo ed era finalizzato all’evasione fiscale e al riciclaggio. Durante l’istruttoria, alcuni imprenditori hanno anche ammesso di avere aderito al ”sistema Proteo”. Scrive il gip: «Il sistema ideato da Vittorio Proteo e attuato con l’ausilio del figlio Luigi e dei loro collaboratori è stata la proposta (accolta) ai clienti più fidati dell’inserimento in contabilità di fatture per operazioni inesistenti, emesse da società controllate, fino ad abbattere i ricavi da dichiarare al fisco in capo alle società e/o ditte dei predetti clienti, curando le incombenze di registrazione e dichiarazione tramite lo studio del commercialista Luigi Paolo Proteo».
IL PACCHETTO
Il flusso monetario trasferito dalle società clienti sui conti correnti delle società cartiere - continua il gip - veniva poi restituito in percentuale all’emittente sotto forma di denaro contante, come ammesso da due degli indagati, Massimiliano Isidori e Andrea Castrucci». Una trentina le aziende che avevano aderito al «pacchetto», mentre sono quattro le società fantasma, prive di dipendenti e di una reale attività, che emettevano fatture.

Tutto a posto, Madama la Marchesa? Niente rafforza l'autorità quanto il silenzio, come ebbe a dire Charles De Gaulle.

Qui altre informazioni ancora online: LINK
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IL MISTERO DEI BANCHI DI ARCURI PRODOTTI AD OSTIA

È la Nexus made srl di Ostia una delle 11 ditte che ha vinto il discusso appalto degli arredi scolastici. Peccato che l'azienda organizza e promuove eventi fieristici, una garanzia di saper fabbricare banchi con le rotelle. Fatturato di 400mila euro, appalto vinto di 45MLN di euro. Insomma, un'azienda dalle forti capacità tecniche ed economiche come richiesto dal bando, visto che dovrebbe lavorare 112 anni per arrivare all'importo garantito dal Governo e ha presentato il bilancio 2018 a marzo 2020 e quello del 2019 a luglio 2020. Dovrà produrre (???) 180mila banchi, 20mila dovranno essere consegnati entro il 12 settembre, 160mila il 31 ottobre. La Nexus non ha un sito internet, non si trova il numero di telefono. Il titolare Franco Aubry (socio con 100 euro, proprietario e amministratore unico), così come Fabio Aubry (socio con 3.900 euro, fabbricatore di tende) non sono reperibili, secondo quanto riferisce la giornalista de La Verità. La sede della società è nello stesso stabile di quella dell'Arcigay di Ostia, e ha un capitale sociale di 4.000 euro. Le sono stati pagati 247,80 euro a banco. Visto che non li produce, come fa ad avere una capacità di acquisto di questa portata?
I misteri di Ostia e le boiardate di Arcuri.

giovedì 23 luglio 2020

PORTO TURISTICO DI ROMA, CONCESSIONI E FAVORI SUL LITORALE ROMANO


Ostia, sequestrato il porto turistico In manette il presidente ...

"Quando l’associazione LabUr (Laboratorio di Urbanistica) ha segnalato questi vantaggi concessi a Balini dalla pubblica amministrazione, i suoi membri sono stati denunciati per diffamazione; dopo sette anni di processo sono stati assolti con formula piena. Inoltre, la Procura ha usato le loro denunce per condannare Balini".


Come si vede oggi con le Autostrade, la questione delle “grandi opere” è strettamente legata a quella delle concessioni, diventate quasi sempre macchine per l’arricchimento di imprenditori privati a scapito di risorse importanti per la collettività. Uno degli esempi migliori è quello del Porto Turistico di Roma a Ostia, la grande opera a cui il Comune di fine anni Novanta affidò la “rinascita” del litorale romano. Il titolare della concessione, l’imprenditore Mauro Balini, è stato condannato il 27 giugno scorso a cinque anni e sei mesi per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta, in uno dei filoni dell’inchiesta Mafia Capitale. Tutta la vicenda del porto riassume le infinite strategie con cui un imprenditore sfrutta il meccanismo della concessione per arricchirsi, togliendo agli abitanti di Ostia le spiagge, l’accesso al mare, addirittura le case. Oggi su quell’area è previsto un nuovo investimento statale di quindici milioni, fondi CIPE, ancora con la scusa di “riqualificare” l’area. A maggio abbiamo raccontato le vicende del Porto della Concordia a Fiumicino, ora parliamo di quello dall’altro lato del Tevere: il Porto Turistico di Roma.


Il progetto fu giustificato dall’allora sindaco Rutelli per far rinascere una zona impoverita dalle peggiori politiche urbanistiche dal dopoguerra a oggi. Gli abitanti dei due quartieri di Nuova Ostia e Idroscalo avrebbero dovuto ottenere lavoro e indotti commerciali dalle imbarcazioni da diporto ancorate di fronte alle loro abitazioni. Nuova Ostia è il quartiere nato dalla deportazione di migliaia di cosiddetti baraccati negli anni Settanta, e Idroscalo l’ultimo borghetto di Roma, dove è ancora più o meno tollerata l’autocostruzione. Entrambe le zone sono state tenute artificialmente fuori dalle norme per decenni: il ricatto del “degrado” e il clamore mediatico sulla “legalità” che ha investito la zona dopo l’inchiesta Mafia Capitale hanno fatto sì che chiunque si opponesse alle politiche speculative autorizzate dalle amministrazioni venisse bollato come nemico della prosperità, amante dell’illegalità e addirittura come colluso con la mafia.
Eppure, se c’è un simbolo dell’illegalità in questa parte di Roma, è sicuramente il porto, che condensa una storia di imprenditoria speculativa e di politica corrotta che dura da un ventennio. Con l’ordinanza sindacale n. 7 del 21 gennaio 1999, cinquantaseimila metri quadri di spiaggia (quindi demaniali) vengono concessi dalla regione Lazio e dal comune di Roma all’Associazione Turistica e Immobiliare S.p.A. (ATI), creata dall’imprenditore Mauro Balini. Si suppone che i soldi con cui è stato costruito il porto vengano dagli indotti dello zio, Vittorio Balini, che negli anni Ottanta aveva venduto a Silvio Berlusconi i diritti della serie televisiva Dallas. Nel giro di due anni, l’ultima fascia di litorale prima della foce del Tevere – la spiaggia che costeggia Nanni Moretti in Vespa nella famosa scena di Caro diario – viene cementificata e chiusa da un muro lungo un chilometro.
MURO E TORNELLO
Il porto viene inaugurato da Rutelli il 23 giugno 2001. L’accordo di programma tra il Comune e il concessionario prevedeva la creazione di un Collegio di Vigilanza per verificare il corretto operato della gestione, anche in termini di verifica dei bilanci dell’utenza. Questo collegio non verrà mai istituito. L’ATI, dal canto suo, non ha mai pagato le concessioni demaniali, dal giorno dell’inaugurazione fino almeno al 20 gennaio 2017; né ha mai completato le procedure per l’iscrizione del porto nella Concessione Demaniale Marittima, sfruttando una leggina per le concessioni fluviali – cosa che, da sola, varrebbe l’annullamento della concessione. Quando l’associazione LabUr (Laboratorio di Urbanistica) ha segnalato questi vantaggi concessi a Balini dalla pubblica amministrazione, i suoi membri sono stati denunciati per diffamazione; dopo sette anni di processo sono stati assolti con formula piena. Inoltre, la Procura ha usato le loro denunce per condannare Balini.
Il porto sembra progettato per impedire l’accesso agli abitanti della zona che avrebbe dovuto far “rinascere”. Dall’Idroscalo, per accedere a questa opera definita pubblica, bisogna passare un tornello di ferro che sembra disegnato per scoraggiare il transito, e che chiude la sera. Per scongiurare le proteste degli abitanti, Balini ha usato la tipica strategia del dividere per comandare: nel 2001 ha firmato un accordo segreto con un consorzio che raccoglieva diversi abitanti delle case auto-costruite della zona, impegnandoli a sostenere il porto in cambio degli allacci all’acqua e alle fogne, e di un canale privilegiato per ottenere lavoro. Le promesse non sono mai state mantenute. In più, il muro del porto blocca il deflusso della pioggia a mare: le immagini della strada inondata vengono sistematicamente usate per gettare discredito sul quartiere. Il discredito alimenta un altro progetto di Balini: quello di far demolire le cinquecento case auto-costruite dell’Idroscalo per farne una zona verde (pubblica) a uso dei proprietari (privati) degli yacht. Quando nel 2010 l’allora sindaco Alemanno cavalcò una finta emergenza a mare per far buttare giù trentacinque case, senza neanche avvisare gli abitanti che furono deportati con la forza nei residence, i loro vicini rimasti di fronte alla zona di demolizioni collegarono l’operazione alle mire espansionistiche del porto e all’accordo con il consorzio. Il consorzio infatti aveva promesso a Balini che avrebbe collaborato a sgomberare gli abitanti non consorziati. La frattura creata nel quartiere oggi è insanabile.
Nel 2013 Balini fu coinvolto nell’operazione denominata Alba Nuova della Direzione distrettuale antimafia, che portò all’arresto di cinquantuno persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. Al centro delle indagini c’era anche il traffico di influenze per un’altra delle ambizioni di Balini: il raddoppio dei posti barca del porto, attraverso la costruzione di un altro braccio a mare. Balini sperava di ottenere un investimento di cento milioni da parte di Unipol, ma per ottenerlo mise in campo una strategia che coinvolgeva un generale della guardia di finanza, Emilio Spaziante, e un avvocato dello studio del ministro Tremonti, Dario Romagnoli. La squadra mobile di Roma, che intercettò l’avvocato Romagnoli per mesi per un’altra vicenda di tangenti, considera “quantomeno verosimile che Mauro Balini, Emilio Spaziante e Dario Romagnoli siano accomunati da uno spirito collaborativo di natura illecita”.
Nel 2012 Spaziante procurò a Balini un documento che questi provvide a far falsificare da un altro suo collaboratore, il narcotrafficante Cleto de Maria, per consegnarlo, taroccato, all’Agenzia delle Entrate, l’ente che può destinare un bene demaniale ai privati. L’avvocato Romagnoli intanto riuscì a coinvolgere il ministro Tremonti per ottenere il finanziamento di Unipol. A inizio 2013 il gruppo aveva trovato non solo i soldi ma il socio per l’operazione di ampliamento: l’associazione Italia Navigando, partecipata da Sviluppo Italia, quindi dal ministero del tesoro.
Nel 2013 arriva il fallimento dell’ATI S.p.A. Il pm Alberto Galanti aveva chiesto otto anni di carcere per Balini, considerando che il crack da diciotto milioni era il risultato di “un complesso disegno espoliativo” architettato dal titolare della concessione per incamerare i finanziamenti. La pena è stata abbassata perché per alcuni reati è stato disposto il non luogo a procedere: l’accusa di corruzione per Spaziante, a cui Balini aveva messo a disposizione un’imbarcazione di pregio in cambio di “condizionamenti favorevoli” per i controlli tributari, e l’accusa a Balini di aver tentato di corrompere il consigliere comunale Luca Gramazio (Pdl) per orientare la Giunta ad autorizzare l’ampliamento. Agli atti dell’inchiesta c’è la registrazione di una riunione nella quale il consigliere rimproverava Balini di non aver mantenuto gli impegni, e questo rispondeva promettendo “due unità immobiliari che garantiscono il debito”. Denaro in cambio di favori. Ma il reato è caduto in prescrizione, e Luca Gramazio oggi è libero.
NUOVE POLITICHE CLIENTELARI
Balini a Ostia è noto per le sue frequentazioni con il narcotrafficante De Maria e con il detenuto Roberto Giordano, detto Cappottone, autore dell’attentato a Vito Triassi: Balini manteneva la sua famiglia. Per i magistrati, Balini sarebbe legato niente meno che a ex membri della Banda della Magliana. Di questa rete faceva parte anche l’allora presidente del Municipio, Andrea Tassone (Pd), poi condannato nell’inchiesta Mafia Capitale, e che a poche settimane dalla sua elezione aveva dichiarato a Repubblica: “Mauro Balini è amico mio”. Nonostante queste evidenze, le varie amministrazioni (municipali, comunali e regionali) hanno continuato a concedere a Balini permessi e agevolazioni senza neanche aspettare l’esito delle indagini. A novembre 2013 l’ex comandante della capitaneria di porto Lorenzo Savarese ha ammesso che “le carte, così come predisposte, confermano l’estensione della concessione demaniale” per altri diciotto anni. “L’atto dev’essere registrato, certo, ma le ultime firme di approvazione della regione Lazio risalgono allo scorso settembre”, ha dichiarato. A disattendere il dovuto principio di cautela di fronte a questa storia di malaffare, insomma, è stato per primo il presidente della Regione e segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale ha prolungato la concessione a Balini fino al 2053.
L’esplosione del caso Mafia Capitale porta nel 2015 al commissariamento del Municipio di Ostia, proprio per il coinvolgimento del presidente Tassone negli affari illeciti di Buzzi e Carminati. I membri del Pd non coinvolti direttamente dalle indagini hanno cercato di fingersi paladini della giustizia e dell’antimafia, con il duplice obiettivo di salvare la faccia ma anche, paradossalmente, di assegnare altri beni pubblici ai loro amici, fuori dai controlli abituali che regolano questo tipo di concessioni. Così i favoritismi continuano anche dopo il sequestro del porto per bancarotta fraudolenta.
Dal 2013 i locali vengono posti sotto la gestione fallimentare e gettati nel grande calderone mediatico di Mafia Capitale, che con la retorica dell’urgenza e della legalità permette un enorme grado di arbitrio politico sulle assegnazioni, diventando l’ennesimo meccanismo per autorizzare politiche clientelari. Le due amministrazioni giudiziarie che hanno gestito i locali – fino a ottobre 2016 Massimo Iannuzzi, poi Donato Pezzuto – si sono caratterizzate entrambe per l’arbitrio nelle assegnazioni. Un immobile è stato destinato a diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale Gruppo Mare, un gesto a forte contenuto simbolico. Ma l’immobile non ha le caratteristiche adatte e il provvedimento ha suscitato le proteste del sindacato di polizia. Nel 2017 si annuncia la creazione di una “palestra della legalità” nei locali del porto, per sostituire la palestra di Nuova Ostia gestita da Roberto Spada, il pugile arrestato nel 2017 per la capocciata al giornalista Daniele Piervincenzi. Ma la onlus che doveva gestirla, l’Ipab Asilo Savoia, viene scelta senza alcuna evidenza pubblica, senza passare per l’Anbsc (Associazione nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata), e senza l’accordo con il prefetto Vulpiani che guidava il Municipio dopo il commissariamento. L’assegnazione avviene sotto la garanzia politica del ministero di giustizia e con la copertura economica della Regione, anche se l’immobile è situato fuori dall’area demaniale, quindi fuori dalla competenza regionale, e vincolato invece all’accordo con il Comune. Il Fondo Antiusura di Ostia (Volare Onlus) la presenta come “un passo ulteriore con l’assegnazione dei locali confiscati alla mafia”. Ma anche se inquadrata in un’azione antimafia, l’accusa a Balini era di riciclaggio, impiego di proventi illeciti, intestazione fittizia dei beni e associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta. Non di associazione di stampo mafioso.
Dopo la vicenda della palestra, Pezzuto ha formato un protocollo d’intesa con la Federazione Italiana Vela, per realizzare nel porto un anno di attività turistiche che avrebbero dovuto coinvolgere il quartiere dell’Idroscalo. Gli abitanti del quartiere non sono mai stati coinvolti, e non si capisce quale fosse il fine sociale. La retorica “degrado/mafia” e quella parallela “riqualificazione/legalità” sono usate per legittimare assegnazioni arbitrarie e gestioni clientelari. Così come la campagna mediatica montata sulla palestra di Roberto Spada, il coinvolgimento di realtà territoriali presentate come degradate o pericolose, serve a dimostrare che queste operazioni hanno una finalità sociale, rendendole più difficili da contrastare.
In questa luce dobbiamo leggere tutti gli eventi avvenuti intorno al porto, che ci vengono sempre presentati come ingarbugliati quando non oscuri, questioni che riguardano un territorio incomprensibile, proprio per non permetterci di vedere il disegno generale. Che è, chiaramente, un durevole sistema di trasferimento di risorse dal pubblico al privato, in cui gli imprenditori ottengono tutti i benefici, il pubblico tutte le perdite, mentre i territori vengono devastati, cementificati, gli abitanti ingannati e all’occorrenza strumentalizzati. Oggi Mauro Balini è stato condannato, e da indiscrezioni sembra che sia stato disposto il dissequestro del porto da tutto ciò che è stato realizzato dal 2013 a oggi. A un anno dalle elezioni, adesso torna in auge anche il progetto del suo ampliamento, cioè la realizzazione di un nuovo braccio di due chilometri e mezzo per raddoppiare i posti barca: un’opera dannosa che determinerà la sparizione anche dell’ultima spiaggia dell’Idroscalo, che speravamo fosse stata abbandonata con il processo a Balini.
Nei mesi che seguono ci troveremo a dover combattere decine di battaglie sulle nuove grandi opere in corso di autorizzazione con la scusa della rinascita dopo l’emergenza Covid. L’esempio di Ostia ci serve a ricordare che non possiamo misurare il nostro appoggio a un progetto solo sul breve termine, e che dobbiamo invece pensare a quanti danni, ecologici, sociali e politici, possono provocare queste iniezioni di capitali e di cemento sui nostri territori.

(paula de jesus / stefano portelli  per Napoli Monitor

martedì 21 luglio 2020

EX-UFFICIO TECNICO MUNICIPIO ROMA X. OSTIA CHE MATRIOSKA! (1)

Foto A. Stocchi elaborata
Prima mandano in degrado un immobile, poi ne chiedono la valorizzazione con la scusa che non hanno i soldi, che però ricicciano da un'altra parte. E' una pratica consolidata ovunque, a Roma in particolare. Non sappiamo (?!?!) se si tratti anche del caso dell'Ex Ufficio Tecnico del Municipio X, ma gli indizi ci sono tutti. Si tratta di un "immobile di pregio", 860mq, nella zona centralissima di Ostia letteralmente sulla spiaggia che viene locato a soli 1.453 euro al mese.
Il 21 marzo 2019, la Giunta del Municipio X, a guida M5S, delibera la concessione e valorizzazione dell'immobile in oggetto a cui segue il 19 aprile un avviso pubblico di manifestazione di interesse per selezionare un soggetto che sarà titolare del riuso e della valorizzazione dell'immobile a fini sociali, educativi, culturali,ambientali e sportivi gratuiti per la cittadinanza, sulla base di una concessione di 12 anni.
Partono i soliti post grillini deliranti "EX UFFICIO TECNICO: LA SINISTRA VUOLE ABBATTERLO, NOI LO VOGLIAMO RIQUALIFICARE. Questa è la risposta a ciò che resta della sinistra nel #XMunicipio e a quelle associazioni politicizzate che ne raccolgono i quattro cocci" (un esempio a caso, quello di Esorciccio Esorcieva, alias Assessore Alessandro Ieva, il 21 aprile 2019) (*) e (**).
Subito ho pensato male (perché spesso ci si azzecca) e così ho scritto lo stesso giorno: "Scommettiamo che lo prende l'IPAB Asilo Savoia?"
Ecco ... vi racconto (qui sinteticamente, ma a breve in modo dettagliato) come sta procedendo.

Rispondono 4 realtà: Caritas, Fondazione Mario Moderni, Ostia Antica Viva e Mare in Vista (le ultime due sono piccole realtà locali) che vengono convocate in questi giorni per il sopralluogo. All'apparenza Asilo Savoia non c'è. All'apparenza, perché a guardare meglio invece c'è eccome.
Il Presidente di Asilo Savoia è Massimiliano Monnanni, il quale è stato Presidente della Fondazione Mario Moderni ed è attualmente membro dell'Assemblea dei Soci della fondazione che è così costituita: Anna Riglioni, che è anche Presidente, Massimiliano Monnanni, Daniele Chirico ed Ersiliagrazia Spatafora. Queste 'associazioni', fondazioni, IPAB, ASP sono quasi sempre intrecciate fra di loro e si scambiano le 'figurine'. E' il caso anche di Nadia Salvatori, che era componente dell'Assemblea Soci della Fondazione Mario Moderni e ora consigliere per l'IPAB (nel frattempo diventata ASP) Asilo Savoia.
Attualmente Asilo Savoia (che sta facendo man bassa di immobili a Roma e nel Lazio, compreso al Salaria Sport Village implicato nello scandalo del Mondiali di Nuoto Roma '09) si è presa in assegnazione diretta 1.800mq al Porto Turistico di Roma grazie, ovviamente, a Nicola Zingaretti (detto er saponetta) e al il giudice Guglielmo Muntoni (***).
La Regione ha elargito alla benemerita Asilo Savoia, la bellezza di almeno 10MLN di euro dal 2016 (3MLN solo nel 2020 Covid-19 compreso).
Se uno guarda i criteri di aggiudicazione, cioè i criteri di valutazione dell'offerta tecnica e il metodo di attribuzione del coeficiente per il calcolo del punteggio, si accorge che solo 1 delle 4 offerte ha le carte tutte in regola per assicurarsi il massimo punteggio (essendo "tassativamente vietato utilizzare l’immobile come centro accoglienza H24 con pernottamento e come punto mensa", core business della Caritas).
L'ex Ufficio Tecnico, immobile di pregio di 860mq ubicato in una zona centralissima di Ostia (letteralmente sulla spiaggia), lasciato andare in degrado, viene locato a soli 1.453 euro al mese. Chi si può permettere un simile (ridicolo) prezzo di locazione e i soldi per metterlo a posto? Ovviamente uno importante, con amicizie altolocate, con tanti soldi ... soprattutto se sono nostri.
Ad maiora.
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(*) I "quattro cocci" sanissimi: link 1 e ancora (**) link 2
(***) Porto di Roma: il Tribunale fallimentare si è messo d'accordo con il custode giudiziario, sotto la garanzia politica del Ministro di Giustizia e la copertura economica della Regione Lazio, dunque fondi pubblici, per destinare un immobile sequestrato su area comunale (fuori dunque dall'area demaniale di competenza regionale) e senza l’accordo con il Prefetto Vulpiani, ad una Onlus, senza alcuna evidenza pubblica e senza concordare con l'ente locale la destinazione d'uso del bene. Un bene che tra le altre cose è finito nel calderone di Mafia Capitale in quanto doveva diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale – Gruppo Mare, pur non avendone le caratteristiche necessarie, tant’è che ci fu una forte protesta del Sindacato di Polizia. [...]
link 3

sabato 18 luglio 2020

OSTIA E IL MISTERO DELLE SPIAGGE LIBERE ATTREZZATE NON PREVISTE IN ORDINANZA

Foto scattata alle 9.46 del 17 luglio 2020
Demoliti i chioschi abusivi (alcuni malamente) a seguito della delibera ANAC (LINK) su esposto di LabUr - Laboratorio di Urbanistica (e non del M5S che non ha visto niente quando era all'opposizione all'epoca di Andrea Tassone), dopo oltre 15 giorni scopriamo che la spiaggia denominata "Bianca", più nota come ex-Amanusa, è una spiaggia libera attrezzata: infatti è possibile (fortunatamente) 'affittare' a prezzi modici lettini ed ombrelloni, nonostante l'Art. 13 dell'Ordinanza Balneare n°107 del 28 Maggio 2020, firmata dalla Sindaca Virginia Raggi e dalla mini-sindaca Giuliana Di Pillo "vieti il noleggio di attrezzature". Secondo quanto testimoniano molti bagnanti non si tratterebbe in effetti di un noleggio, bensì di un'iscrizione in qualità di socio ad una associazione benemerita dietro corrispettivo di un modesto pagamento per la sanificazione dei lettini e non per il noleggio, cosa di cui è perfettamente a conoscenza la Presidente del Municipio X, il capogruppo del M5S Antonino Di Giovanni e tutto la maggioranza, essendo stati sollecitati a chiarire la questione anche da parte dei giornalisti. I lettini e gli ombrelloni verrebbero depositati a fine giornata presso il Camping Internazionale di Castelfusano di Daniela Polito.
Rimaniamo dunque sconcertati di apprendere dalla bacheca della consigliera Monica Picca che durante la question-time di mercoledì scorso, 16 luglio, la Presidente abbia risposto sull'argomento che non c'è alcun accordo scritto con l'Amministrazione e di aver sollecitato (almeno da 2 settimane) l'intervento della Polizia Locale del Gruppo Mare, invitando la consigliera a non rivolgere questo genere di domande a Lei, ma alla Municipale.

Qualcosa davvero non torna ed è antipatico, quanto grave, che la Presidente accusi il Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale - Gruppo Mare di aver disatteso una sua richiesta, visto che l'anno scorso (esattamente il 3 luglio 2019), come sempre fanno, erano intervenuti nella stessa spiaggia a far rimuovere i lettini e gli ombrelloni abusivi, che venivano portati da un pulmino bianco, a seguito di un esposto (qui i LINK1 LINK2 LINK3) dove si possono apprezzare anche i commenti di Antonino Di Giovanni e dell'Assessore ALESSANDRO IEVA).
L'ennesima pagina politica nera sulla spiaggia "bianca" che quest'anno è particolarmente sfortunata.
Questa notte è stato ritrovato il cadavere di un uomo sulla battigia su cui sta indagando la polizia scientifica (LINK).
Prima ancora c'è stato un falò che ha scatenato deliranti post al grido dell'attentato mafioso da parte dell'Amministrazione Capitolina e Municipale e ancora prima l'episodio dei chiodi arruginiti (*).
Nel primo caso si è trattato di un falò di un gruppo di ragazzini, secondo quanto ha testimoniato allo stesso consigliere comunale del M5S, Paolo Ferrarra, il gestore dello stabilimento vicino. Nel secondo caso si è trattato di una non accurata pulizia dell'arenile dove è stato abbattuto malamente un chiosco. Nonostante tutti questi accadimenti risulta davvero incomprensibile perché in quella spiaggia non ci sia ad oggi, 18 luglio, una delle 3 postazioni fisse notturne di 'vigilanza armata', dalle 22 alle 5, come previsto da gara del Municipio X (LINK).

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(*) In data 19 giugno alle ore 21.47 il consigliere comunale Paolo Ferrara pubblica sulla sua pagina facebook un post dal titolo “Ascoltate le parole di questi ragazzi. Incredibile!”, girato evidentemente ore prima, in cui dei ragazzi, non identificabili, lamentavano di aver trovato “10 chiodi” (“quanti erano”, chiede Ferrara, “siamo arrivati a 10” risponde il ragazzo. “10 chiodi” ribadisce Ferrara). I ragazzi continuano a rimanere scalzi nonostante i chiodi mentre parlano con Ferrara, improvvisatosi investigatore. Secondo quanto viene riferito nel video ci sarebbero numerosi testimoni che si sarebbero messi “a scavare pure loro”.
Nel montaggio del video viene mostrata una pattuglia dei Carabinieri.
Il consigliere Ferrara afferma, a corredo del video, con certezza che siano stati posizionati “appositamente a formare delle barriere” “per far male e attaccare l’amministrazione”. Dunque ha evidenza investigativa che la presenza di chiodi arrugginiti e vetri rotti non sia dovuta ad una mancata manutenzione, ma ad un piano criminale per colpire l’Amministrazione e la cittadinanza tutta del Municipio X. Aggiunge inoltre di essere andato personalmente a sporgere denuncia presso il Comando dei Carabinieri che hanno verificato sul posto, aggiungendo che l’Amministrazione è stata “costretta a chiudere la spiaggia per alcuni giorni per procedere alla bonifica”.

Dopo poco più di un’ora, alle 22:44 sempre del 19 giungo, la Presidente del Municipio, Giuliana Di Pillo, riprendendo lo stesso video del consigliere Paolo Ferrara, ribadisce sulla sua pagina facebook quanto dichiarato da Ferrara parlando di “attacco all’Amministrazione” e che “i cittadini dovranno rinunciare a quella spiaggia per effettuare la bonifica” e aggiunge che “è stata sporta denuncia ai Carabinieri, che hanno VERIFICATO l'accaduto recandosi sul posto”.

Il giorno successivo, 20 Giugno, la Sindaca Virginia Raggi sulla sua pagina facebook, alle 11:25, pubblica il video girato e montato dal consigliere Paolo Ferrara.
Questi post, che vengono rilanciati migliaia di volte sui social, ricevono centinaia di commenti che non vengono moderati, in cui in modo esplicito si fa riferimento non ad un atto vandalico bensì ad un attacco mafioso a tal punto che un’ora dopo (12:52) la notizia viene ripresa da La Repubblica “Ostia, chiodi e vetri sulle spiagge libere: "Così i clan vogliono tornare a dettare legge". Addirittura viene intervistato un dipendente del Municipio X, addetto alla pulizia dell’arenile, che dichiara “"Ormai siamo in guerra. Ogni mattina troviamo le spiagge vandalizzate da bande criminali. Mi domando se non sia meglio rimettere i chioschi abusivi e cedere al ricatto di queste persone". Il dipendente curiosamente riporta le stesse frasi del consigliere Paolo Ferrara arricchendole di particolari investigativi incomprensibili “Stamattina abbiamo trovato un carrello di cartone di un supermercato alla spiaggia ex Amanusa e totalmente sporcata di proposito”. L’articolo conclude affermando che “il X Municipio ha già sporto denuncia, al momento contro ignoti” e che le forze dell’ordine “qualche sospetto già lo hanno”.
La notizia esce su diverse testate sempre sulla falsa riga di quella di La Repubblica, compreso su La Stampa <>
Lo stesso Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il 20 Giugno alle ore 20.02 scrive “Pronti a difendere con tutte le istituzioni le spiagge libere di Ostia contro il ricatto e le minacce della mafia”.

I cittadini del Municipio X, bollati da anni di essere mafiosi e collusi, vorrebbero sapere, vista l’eco nazionale che ha avuto la notizia e la gravità dell’accaduto definito “atto criminale” dalla Sindaca e “minacce della mafia” dal governatore del Lazio:

1) Se i Carabinieri hanno eseguito delle investigazioni sul luogo del crimine, fatto rilievi fotografici o di altra natura, sentito i testimoni e stilato un verbale. Se hanno richiesto il sequestro dell’area, scena del crimine o hanno dato il beneplacito (a chi?) a rimuovere i detriti (chiodi, vetri, carrello e quant'altro)
2) Se la denuncia depositata presso il Comando dei Carabinieri è stata fatta dal Municipio X o dal consigliere Paolo Ferrara e in questo caso se a nome dell’Amministrazione o a titolo personale. Se si tratta di denuncia contro ignoti o di un esposto e se in tale atto si fa riferimento al solo ritrovamento di chiodi nella sabbia o ad altri atti intimidatori. Se l’Amministrazione ha fatto altre denunce o esposti in passato e se sì quali e se sono stati fatti a titolo personale.
3) Quando è stata pulita la spiaggia ex-Amanusa prima del 19 Giugno? Con che frequenza viene pulita, a quanto corrisponde in termini di frequenza la pulizia della spiaggia che “avviene regolarmente (anche) con l’erpice” secondo quanto dichiara la Sindaca” - «Se quei chiodi fossero stati già lì, sarebbero stati rimossi», se tale pulizia avviene nel rispetto dell’ordinanza balneare sindacale e secondo contratto con la ditta che ha in appalto la pulizia della stessa. Perché la spiaggia è stata, contrariamente a quanto affermato dal consigliere Ferrara, dalla Presidente Di Pillo e dalla Sindaca Raggi, riaperta poche ore dopo una semplice pulizia con la vagliatrice e perché sono emersi rifiuti di ogni tipo visto che la Sindaca ha dichiarato che viene “regolarmente” utilizzato l’erpice mentre l’assessore all’Ambiente, Alessandro Ieva, dichiara sulla sua pagina facebook che le spiagge vengono vagliate 2 volte al settimana? (Il Messaggero, il 22 Giugno, scrive <<“All'ex Amanusa sabato sera è arrivata la vagliatrice a ripulire l'arenile da chiodi e schegge di vetro. Una bonifica che in realtà è stata solo superficiale, come hanno lamentato in molti già ieri mattina. «La macchina ha sollevato i rifiuti che erano nascosti sotto la sabbia dicono servirebbe una ruspa per un intervento più profondo e risolutivo». Dalla sabbia sono spuntati fuori tubi, corrugati, sassi e residui del vecchio chiosco demolito>>). Perché dopo l’abbattimento del chiosco nel 2017 l’area non è stata bonificata? Infine, sarebbe interessante capire, viste le dichiarazioni del dipende a La Repubblica sopra riportate, se la pulizia viene eseguita dai dipendenti del Municipio X o in subappalto?
Poiché nessuno del M5S ha smentito che si tratti di una atto intimidatorio di stampo mafioso, perché non è stato convocato un Consiglio Straordinario urgente con l'Osservatorio Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza, il Prefetto, i Carabinieri?