venerdì 5 agosto 2022

GUALTIERI COME NERONE: IL PIANO RIFIUTI È SOLO UN INCENDIO CONTROLLATO.

Un Piano di gestione rifiuti, definito integrato, che ha ricevuto il supporto tecnico di una di quelle società di consulenza molto costose, ma prestigiose a livello internazionale, che nella migliore delle ipotesi è velleitario e contraddittorio.
Al di là degli slogan di greewashing surreali, ma che vanno tanto di moda (è arrivato a dire che l’aria dopo che sarà costruito il “termovalorizzatore” sarà più pulita), il Sindaco Gualtieri sembra parlare da una stanza di Bruxelles e non dalla sala delle bandiere del Campidoglio. 
4 gli obiettivi del piano, che però è a lungo termine. Il breve e il medio non pervenuti. Non una parola su come li raggiungerà. Per altro i numeri (scarsi) che ha fornito non tornano. Quello che è certo è che si realizzerà un puro inceneritore e non un “termovalorizzatore” (come lo definisce il marketing) a Santa Palomba, ma ancora sono in corso le verifiche sul sito. Forse la prima linea dell’inceneritore sarà pronta non prima del 2023, se la gara e tutto il ‘corredo’ andrà per il verso giusto. Forse andrà a pieno regime non prima del 2026. La cattura e lo stoccaggio delle emissioni del CO2 (sperimentale) sarà a carico interamente del pubblico, perché il privato pagherà, sì, la costruzione dell’impianto, ma non le diseconomie che sono a carico, tanto per cambiare, del pubblico, mentre il privato si terrà tutto il tesoro, i rifiuti. Quanta energia produrrà e per chi non è dato sapere, non essendo a supporto di un sito o polo industriale. Per altro, le infrastrutture per il trasporto energetico non sono pervenute nel piano presentato. Chi ne beneficerà, come, quanto e a che prezzo rimane dunque un mistero, insieme ai tanti forse. Ad oggi dunque è un impianto di mero incenerimento.   
Per quanto riguarda la raccolta differenziata, si è passati dall’annuncite in campagna elettorale del 65% entro il 2026 al 65% nel 2030 e un aumento delle differenziata del 25% in 8 anni (!) senza per altro dire con quali fondi. Nulla viene detto sul PAP. Per far contenta la parte di coalizione di maggioranza contraria all’inceneritore, si parla di nuovi centri di trasferenza. Poi di nuovi centri di raccolta di materiale, di un impianto per il trattamento e recupero delle terre di spazzamento, di due biodigestori anaerobici per l’organico, di due impianti di selezione delle frazioni secche, carta e plastica.  
Peccato che nel 2025 sono attesi 33MLN di pellegrini e dunque la riduzione prevista dei rifiuti sarà impossibile. Nel 2030 forse Roma avrà anche l’Expo. Una debacle. 
Nulla è stato detto su una reale riduzione dei rifiuti, dato che secondo il report Bofa e Cbre l’eCommerce è destinato a raddoppiare. Il Sindaco Gualtieri non ha nemmeno fatto un accenno sull’EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) che riguarda produttori, merchant e venditori che immettono un prodotto sul mercato per la prima volta. L’Italia infatti non si è ancora adeguata alla normativa europea, contrariamente ad esempio alla Francia, ma Parigi val bene una messa. 
Quindi, lo slogan “Roma volta pagina” rimane tale. Il piano industriale di Ama ci sarà solo a fine ottobre, cioè dopo che sarà approvato il Piano di Gualtieri il 15 ottobre a conclusione dei passaggi previsti (VAS e osservazioni). Servono invece e sicuramente: un nuovo parco macchine (la metà sono vecchi e in cattivo stato di manutenzione e non saranno sostituiti da quelli nuovi previsti da Gualtieri), attrezzature, assunzione di nuovo personale (per ora solo dirigenziale. Gli operatori invece vengono precettati continuamente e incentivati con i bonus), redistribuzione dei cassonetti, maggiore frequenza di raccolta, controllo dei conferimenti, meccanizzazione del lavaggio e spazzamento. Tutte cose per ora solo genericamente annunciate. Il tutto mentre il centro di compostaggio di Maccarese è chiuso, Rocca Cencia è commissariata e le due discariche sono contestatissime. Infine, il Sindaco ammette di non riuscire ad intercettare plastica, ferro, vetro e verde. L’organico addirittura viene ritirato sulla base di una piantina di Roma di 30 anni fa.   
Una proposta quindi caotica e lontanissima da un piano strategico dell’economia circolare che “non s’ha da fare”. L’inceneritore invece sì.
Intanto COPX ha inviato la petizione al Parlamento europeo.

Paula de Jesus per COPX, LA RETE PER LA CONFERENZA DEI RIFIUTI MUNICIPIO X

lunedì 9 maggio 2022

MUNICIPIO X, CAMPEGGIO CAPITOL"I NUOVI SOGNI" IN B/N

 
"Il Capitol, per esempio. Ho conosciuto il proprietario, persona splendida, una persona anziana, di quegli imprenditori che non si fermano mai, che ha campeggi ovunque, deve essere straricco. È lui che ci ha messo a disposizione i bungalow per gli Ucraini. Io gliene ho parlato (della necessità di avere alberghi ad Ostia, ndr) e mi ha detto "Dottore, se finisce la burocrazia in questo paese per fare terreni a scomputo (??? 🤔) io in 2 anni vi faccio l'albergo". Così Mario Falconi in conferenza stampa il 6/5 scorso. 
Direi questo, caro Presidente: se voleva fare gli alberghi non si dava ai campeggi. Il Capitol, in particolare, è decisamente un esempio perfetto di quello che significa essere "imprenditori che non si fermano mai" davanti a nulla. È evidente anche tra le righe delle centinaia di migliaia di pagine scritte su Mafia Capitale (*). Le lascio qualche link così le rispolvero la memoria, perché io non ho ancora capito dove scaricano i cessi e l'acqua della piscina.
Le chiedo cortesemente, caro Presidente, se può chiedere a questo "straricco" imprenditore, in attesa che venga debellata anche la burocrazia, se c'ha du' spicci per debellare la cocciniglia tartaruga dei pini nel suo campeggio in piena Riserva Statale del Litorale Romano. Costo 50/60 euro per endoterapia a base di abamectina. I pini dentro al camping sono TUTTI neri, dunque a breve saranno abbattuti. O stiamo aspettando che muoiano tutti e 400 circa per metterci un albergo? 
Lo prenda come un "invito all'amore, alla lotta. Diamoci una mano tutti. Non facciamo sconti a nessuno", a partire dagli "straricchi", le pare? 
Sono certa che avrà anche l'appoggio di DemoS ed in particolare di Gianluca Cavino, che faceva parte dei Verdi, gruppo politico di cui fa parte l'assessore Calcerano nella sua giunta. Dal 2014 (lascio nei commenti gli screenshot) sto ancora aspettando la risposta sulle sue verifiche. 

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

(*) http://www.labur.eu/public/blog/2016/07/06/i-campeggi-di-ostia-dimenticati-da-mafia-capitale/

http://www.labur.eu/public/blog/2016/03/02/ostia-apertura-campeggio-capitol-esposto/ 

http://www.labur.eu/public/blog/2016/09/01/ostia-riapre-il-campeggio-capitol/

http://www.labur.eu/public/blog/2016/08/18/ostia-camping-capitol-chi-si-vuole-proteggere-disinformando/

http://www.labur.eu/public/blog/2016/08/14/ostia-riapertura-campeggio-capitol-anche-oggi-una-pagina-di-disinformazione/

giovedì 14 aprile 2022

SCOGLIERA A DIFESA DELL'ABITATO DELL'IDROSCALO IN ALTO MARE


Era il 18 febbraio 2021, l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici Mauro Alessandri dichiara alla stampa che sono partiti i lavori di ripristino della scogliera all'Idroscalo di Ostia, lavori dichiarati "ormai improrogabili all'indomani degli eventi meteorologici delle scorse settimane, per garantire la sicurezza dei cittadini e il ripristino delle normali condizioni di praticabilità del litorale''.
La "comprovata ragione d'urgenza" nasceva dall'incapacità di gestire l'ordinario, una semplice, banale manutenzione, 'chiamata' a Maggio 2020. L'urgenza è "realizzare l’intervento prima dell’inizio della prossima stagione invernale" 2021. Ma l'urgenza cessa presto. La gara, importo di oltre 1,5MLN di euro, viene assegnata solo il 15 dicembre 2020 alla Edil Global srl. Si apre dunque il cantiere in piena 'stagione mareggiate', ma ad aprile si fermano incredibilmente i lavori perché la ditta viene raggiunta dall'interdittiva antimafia dalla Procura di Latina. Il bando viene  riassegnato alla terza classificata. I lavori procedono male e a rilento. Oggi 14 aprile 2022, compare la 'palizzata' della savanella, il canale di invito delle acque che superano la scogliera, con pendenza lato porto.  
I lavori di scavo e rivestimento savanella erano previsti dal 29 aprile 2021 al 24 giugno 2021, cioè un anno fa. I lavori, in particolare, prevedevano il riposizionamento con salpamento (cioè recupero dal fondo marino) dei massi smossi e loro rimessa in pristino, più un parziale rifiorimento (innalzamento) delle scogliere est (lato porto) e ovest (lato foce). Per ultimo, la riprofilatura della spiaggia (pendenza) e la realizzazione di una nuova savanella (canale d'invito delle acque) diretta verso la cosiddetta 'spiaggetta' lato porto (v. foto). È chiaro che la mancanza della savanella (oggi in fase di esecuzione) ha causato, a fronte delle recenti forti mareggiate, un cedimento nella parte centrale della scogliera con evidente necessità di reintervenire con le fasi di salpamento e rifioritura. Altri soldi, altro giro di giostra amministrativa. 
Insomma, una scogliera perfetta ottenuta dopo una dura lotta della Comunità nel 2012, non riceve alcuna manutenzione obbligando poi ad intervenire sulla base di un'urgenza gestita male sotto ogni profilo, non solo amministrativo, che ha un costo per la collettività elevatissimo e che non sembra essere eseguito a regola d'arte, nonostante sia un'opera di protezione civile e che probabilmente non sarà terminato per il periodo invernale in cui ripartiranno le mareggiate.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

mercoledì 23 marzo 2022

OSTIA: IN ARRIVO UNA COLATA DI CEMENTO DI 35MILA MQ TARGATO MEZZAROMA

Si apprende dalla stampa che “un grande cantiere sta per aprire ad Ostia. Il Progetto riguarda la realizzazione di 155 appartamenti di tipo residenziale per una superficie commerciale di 15mila mq nella zona Borghetto dei Pescatori. Oltre al residenziale è prevista una parte commerciale di 3.500mq più 3.000 a servizi e restante a turistico ricettivo. Un lavoro di decine di milioni di euro” in cui “ci sono le autorizzazioni presentate al Comune” e “problemi con i proprietari degli appezzamenti limitrofi”. Quello che non riporta l’articolo (che ha uno sfondo criminale) è che si tratta di un vecchio progetto di cui LabUr si è ampiamente occupato essendo legato alla nascita del Polo natatorio di Ostia. Ad esempio il 2 ottobre 2009, in cui denunciava come con i soldi dei Mondiali di Nuoto Roma ’09 venissero impiegati in sostituzione delle opere a scomputo dovute al piano di sviluppo edilizio dell’area di Barbara Mezzaroma & sorelle (LINK). Ma non solo. Il 17 aprile 2014 denunciava (LINK) che senza alcuna ordinanza sindacale, come previsto per legge, su un’area privata, 3 giorni prima, si era operato uno sgombero nell’area in fondo a via dell’Idroscopio dietro al Borghetto dei Pescatori per demolire un insediamento abusivo. Soldi pubblici spesi per interessi esclusivamente privati, quelli di un’area destinata ad accogliere una bella colata di cemento, la Lottizzazione Convenzionata definita ATO I12, allora in fase di istruttoria, che con i suoi 34.870 mq di SUL (Superficie Utile Lorda) porterà, secondo le stime del Campidoglio, quasi 9 milioni di euro per realizzare opere di viabilità come il cavalcavia di Via dei Rostri, un nuovo ponte pedonale sulla ferrovia, un nuovo ponte stradale sul canale dei Pescatori e l’allargamento di Via delle Quinqueremi (in realtà già pagato con le opere dei Mondiali di Nuoto). Opere di di urbanizzazione che valorizzeranno l’operazione immobiliare. Non si è mai saputo, come tanti misteri ad Ostia, se l’operazione di sgombero e smaltimento fossero in danno al costruttore, ma di fatto il Comune ha anticipato mettendo a disposizione AMA e Polizia Municipale. Tutta l’area limitrofa allo sgombero è legata al Programma di Trasformazione Urbanistica del Borghetto dei Pescatori, finalizzato a un piano di zona (il B43) che doveva essere destinato all’edilizia residenziale pubblica per consentire alle fasce meno abbienti di avere una casa. E sappiamo come è andata a finire.

Curioso che questo accada in un momento tanto delicato per il Dipartimento di Pianificazione e Attuazione Urbanistica che ha visto un avvicendamento recente nei posti di comando. Curioso che si debba apprendere dalle cronache criminali che sono in arrivo a breve colate di cemento che avranno un impatto devastante sulla viabilità del Lungomare e di quel quadrante di Roma. Curioso infine che si spacci per una novità un progetto che tutti, nessuno escluso, conoscono dal 2008. Curioso che dal Campidoglio e dal Municipio si oda silenzio.

(nella foto Barbara Mezzaroma tratta da ROMA-OSTIA: PORTO TURISTICO-S.FRANCESCO DI PAOLA del Corriere della Calabria del 2012 – LINK)

Paula de Jesus
per LabUr – Laboratorio di Urbanistica

venerdì 18 marzo 2022

OSTIA, L’INCOGNITA DEL DEMANIO MARITTIMO: DAL 1938 AL 2017 EMESSI ONERI CONCESSORI IRREGOLARI E MESSE A BANDO CONCESSIONI DI CUI NON SI CONOSCONO LE CONSISTENZE

Il Litorale romano è sprovvisto di una documentazione certa riguardante la perimetrazione del demanio marittimo, racchiuso tra la linea di costa (riva del mare, battigia) e la dividente demaniale (linea a monte che dovrebbe separare la proprietà dello Stato dalle altre). Solo grazie a LabUr – Laboratorio di Urbanistica si sta affrontando la questione del tracciamento della dividente demaniale lungo i 4 km di arenile prospiciente la pineta di Castelfusano, arenile che addirittura risulterebbe essere stato sdemanializzato nel 1938. La questione è stata recepita anche dalla Commissione Trasparenza e Garanzia del Municipio Roma X, presieduta da Pietro MALARA, che se ne sta interessando e che oggi ha tenuto la seconda seduta, per la questione dell’affidamento di 37 concessioni balneari incluse nel bando di gara promosso dalla precedente giunta municipale (M5S) nel 2020. Il punto è semplice: non è possibile procedere all’affidamento in concessione se non è nota la consistenza dei beni dati in concessione (come già ribadito da LabUr la scorsa Commissione *).

La questione della dividente di Castelfusano verte su precise indicazioni di legge (v. box). 


Questa linea (v. fig. in basso) corrisponde, in modo naturale, alla dividente demaniale e può essere spostata soltanto ad esito di un preciso procedimento amministrativo (nel nostro caso, di competenza della Capitaneria di Porto di Roma, sempre assente nelle due Commissione), regolamentato dai citati articoli del Codice della Navigazione. L’unico che risulta concluso è quello del 1938, di cui esistono i verbali e tutta la documentazione inerente, da LabUr acquisita. Per quanto narrato, esiste dunque una obiettiva incertezza sul presunto tracciato della attuale dividente demaniale lungo i 4 km di arenile prospicienti la pineta di Castelfusano (dal Canale dei Pescatori fino al confine con la Tenuta di Castelporziano), finalmente oggetto, dopo segnalazione di LabUr, di una doppia verifica amministrativa attualmente in corso e condotta dall’Agenzia del Demanio - Direzione Roma Capitale e dalla Capitaneria di Porto di Roma. Ricordiamo che lo specifico procedimento di tracciamento della dividente demaniale previsto dall'art.32 del Codice della Navigazione, ha solo carattere ricognitivo e non costitutivo di titolo di demanialità. L'avvio di tale procedimento costituisce una facoltà e non un obbligo per l'Amministrazione, la quale però è tenuta ad esercitare tale facoltà nei casi in cui esista un ragionevole dubbio in ordine all'esatto confine demaniale, come nel nostro caso. E’ per esempio indispensabile avviare tale procedimento ricognitivo di delimitazione nei casi degli ordini di sgombero per occupazione abusiva di area demaniale o nei casi di errati ordini di introito dei canoni concessori, come ampiamente chiarito dalla giurisprudenza.
Un altro problema che si presenta in tal senso riguarda le zone costiere soggette al fenomeno dell’erosione, fenomeno che comporta una modifica della linea di costa e dunque del lido e della spiaggia. In particolare, se parte di tali aree erano state alienate a terzi, a seguito p.es. di una sdemanializzazione (come nel nostro caso), occorre necessariamente uno specifico provvedimento dell’autorità amministrativa, previo accertamento della destinazione dei beni stessi all’uso pubblico, affinché le stesse aree tornino ad essere un bene demaniale. Inutile dire che ciò riguarda, in particolare, proprio quel tratto di arenile compreso tra il Canale dei Pescatori e la via Cristoforo Colombo, parte integrale dell’arenile in questione.
L’Agenzia del Demanio - Direzione Roma Capitale, confermato anche dagli uffici di Roma Capitale, ha ufficialmente risposto a LabUr che il tratto del Litorale di Ostia, compreso tra gli stabilimenti balneari denominati ‘la Marinella’ e ‘Kursaal’, è stato interessato nel 2017 da una nuova delimitazione eseguita da una Commissione, appositamente convocata dalla Capitaneria di Porto di Roma, che ha fissato la nuova dividente demaniale marittima lungo la linea di confine tra il lungomare e gli stabilimenti balneari. Dunque un atto ricognitivo che ha preso atto dell’esistenza di una precedente dividente demaniale (quella del 1938) e che, secondo l’Arch. Cinzia ESPOSITO (principale conoscitrice della questione e presente nella scorsa Commissione), ha portato a cancellare i confini dell’area sdemanializzata riportando i lati 'lunghi' di questo enorme rettangolo (400 mila mq) a coincidere con il ciglio stradale del lungomare di Ostia, dove ad oggi si attestano gli stabilimenti balneari. 

Pertanto, dopo 4 anni, siamo ancora in una fase procedimentale di riallineamento della dividente demaniale che però non si è perfezionata e assolutamente, in accordo con l’art.32 del Codice della Navigazione, costituisce titolo di demanialità. In altre parole, la modifica della dividente demaniale del 2017 non ha considerato l’area sdemanializzata nel 1938. 


In conclusione, esiste sul Litorale una totale confusione amministrativa che compromette la regolarità dei canoni concessori da più di 50 anni emessi nei confronti degli stabilimenti balneari del Litorale romano. Se verrà confermato, il danno erariale sarebbe di proporzioni bibliche e inficerebbe sia il bando del 2020 sia il PUA (Piano di Utilizzazione degli Arenili). Non è più accettabile che si continui con il fallimentare metodo rutelliano del "pianificar facendo", che ha portato disastri inenarrabili a Roma Capitale. Continuare ad insistere a fare bandi senza conoscere la consistenza dei beni dati in concessione (con schede piene di dati provvisori a causa di istruttorie non concluse e spesso piene di errori di misurazione e di errori sulle destinazioni d'uso, e che hanno portato a calcoli dei canoni concessori errati) è gravissimo perché non tutela gli interessi collettivi. 

Per questa ragione abbiamo nuovamente chiesto oggi in Commissione (a maggior ragione per lo sgarbo istituzionale compiuto dall'Agenzia del Demanio e della Capitaneria di Porto che erano di nuovo assenti) di rendere pubblico da DOVE è stata spostata la dividente demaniale e il deposito in Commissione della documentazione inerente. Gli unici atti sono quelli di LabUr, depositati in Commissione. Oggi addirittura abbiamo fatto allegare la delibera 2709/1938 che l'agenzia del Demanio ha comunicato non aver mai visionato, quando noi l'abbiamo ottenuta con un accesso all'archivio Storico Capitolino, che è liberamente consultabile. 

È chiaro a questo punto che se fra 15 giorni, alla terza convocazione di Commissione, non dovessero arrivare le risposte dagli enti competenti, LabUr dovrà rivolgersi alle opportune sedi giudiziarie.


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(*) http://www.labur.eu/public/blog/2022/03/04/ostia-bando-spiagge-ancora-troppa-nebbia/

 

domenica 6 marzo 2022

DECRETATA LA FINE DELL'IDROSCALO DI OSTIA, SCENARIO DI UN INCIDENTE POLITICO

Il 28 febbraio scorso con Deliberazione di Giunta Capitolina n° 65, a guida PD, si è decretata la fine dell’Idroscalo di Ostia.  L’impianto della delibera, che ricalca pedissequamente quella della giunta dell’ex Sindaco Virginia Raggi, si differenzia esclusivamente per il seguente passaggio “Vista la complessità dell’opera [“sgombero e delocalizzazione degli abitanti in due nuovi insediamenti di edilizia residenziale sociale” e demolizione dei fabbricati, n.d.r.] prima di avviare le ulteriori progettazioni finalizzate alla realizzazione della stessa, sarà avviato un tavolo di confronto per dare vita ad un processo partecipativo con gli abitanti della zona di Idroscalo e con il Municipio X”. Edilizia Residenziale Sociale, non Residenziale Pubblica, si noti bene. 

Tradotto, 125 famiglie delle 500 che abitano l’Idroscalo di Ostia andranno nei due edifici che saranno costruiti su un’area destinata a verde attrezzato a Nuova Ostia, un'area a rischio R4. Le altre non si sa. Ma ai tavoli si aprirà il mercato delle vacche su chi ha diritto a qualcosa e chi nulla” sulla base (forse) di un nuovo censimento e criteri da definire, che comunque porterà una guerra tra poveri. 

Questa delibera ha creato, oltre ad una fortissima amarezza da parte della Comunità, un incidente politico tra il Municipio X e Roma Capitale, una frattura piuttosto grave.
Secondo quanto riferiscono anche gli Uffici, Roma Capitale ha forzato questa delibera, con la scusa che avrebbe perso i soldi del finanziamento regionale. La D. G. però esce a pochi giorni dal Consiglio Straordinario del Municipio X (tenutosi il 10 febbraio), in cui il Presidente del Municipio, Mario Falconi, celebrava giustamente con soddisfazione che ci fosse stato un voto unanime di maggioranza e opposizione (con l’astensione dei consiglieri del M5S), sui “due documenti con i quali si è espressa con forza la volontà di affrontare l’annoso e mai risolto problema degli abitanti dell’Idroscalo per evitare che molti cittadini ivi residenti da decenni debbano essere sradicati da quei territori che considerano anche affettivamente la loro naturale residenza”.
Nel documento presentato dalla maggioranza, oltre alla richiesta di completare rapidamente i lavori di messa in sicurezza idraulica al fine di ottenere un declassamento del rischio da R4 a R3, è stata espressa la volontà di istituire un tavolo fra cittadini, istituzioni ed enti competenti, con lo scopo di condividere e promuovere un progetto di riqualificazione urbanistica, ambientale e sociale dell’Idroscalo di Ostia, non due nuove palazzine a Nuova Ostia. Ma la Giunta Capitolina non era e non è dello stesso avviso e anzi esprime, attraverso l’Assessore alle Politiche Abitative, Tobia Zevi, un “orientamento abbastanza forte” nell’andare in direzione
ostinata e contraria, quella della delocalizzazione dell’abitato, e intima agli abitanti di “trovare i toni giusti con cui porsi, non quelli antagonisti con cui andrete a sbattere”. Se queste frasi sono gravi, ancora più grave è stata la dichiarazione che il Municipio “sta prendendo in giro” la comunità dell’Idroscalo.  Addirittura, alla richiesta di incontrare il Sindaco da parte degli abitanti, è stato risposto “Non funziona così, Gualtieri non viene all’Idroscalo. Il problema politico c’è”. 

Qualcuno ricordi a queste persone di nomina politica che Mario Falconi è il primo cittadino di questo Municipio ed è stato eletto primus inter pares. A lui, e solo a lui, spetta il compito di tutelare gli interessi collettivi della Comunità. Minarne il ruolo è un fatto molto grave e invitare a non essere 'antagonisti' con il vero padrone usando espressioni di fatto ricattatorie dà la misura dello spessore culturale e politico di certe persone che occupano un ruolo istituzionale. 

Nonostante le ottime intenzioni dell’amministrazione municipale di cambiare rotta, nonostante il lavoro che si sta facendo dietro le quinte soprattutto dell’Assessore al Bilancio Giuseppe Sesa, rimane innegabile che ai cittadini servono atti amministrativi e gli unici che esistono vedono la cancellazione della Comunità dell'Idroscalo. 
È irricevibile l’affermazione di Zevi che lo 'scontro' debba avvenire tra tecnici. Un film già visto per altro superato ai tempi della destra di Alemanno. 
Spezzatini, varianti, nuovi censimenti, interpretazioni sul quanto siano o meno vincolanti gli atti amministrativi capitolini assomigliano a buone intenzioni di cui è lastricato l'inferno, soprattutto perché è rimasto un solo anno, un anno di campagna elettorale per le regionali. 
L’obiettivo dell’Amministrazione Municipale era ambizioso e l’Idroscalo era solo una parte di un quadro molto più ampio di ridisegno del Litorale di Ostia, con l’acquisizione a patrimonio di tutte le aree del demanio marittimo del Lungomare, per poi demolire e ricostruire, in un quadrante di territorio dove si stanno giocando partite miliardarie, dalle case Armellini al raddoppio del Porto, alle concessioni balneari, che richiedono la massima vigilanza, trasparenza, legalità e lealtà nei confronti dei cittadini. 
Al di là di tutte le valutazioni urbanistiche, patrimoniali e di rischio idrogeologico, che saranno da noi affrontate in separata sede, ci auguriamo che gli abitanti comprendano chi sono i loro alleati e chi no, ma soprattutto di non diventare carne da cannone di beghe interne e piene solo di interessi immensi particolari e molto privatistici.
Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio 

NO ALL’IMPIANTO DI TRATTAMENTO FANGHI AD OSTIA

I fanghi dei depuratori di Roma (pubblici e privati) arriveranno ad Ostia . In un periodo di transizione ecologica e di carenza di fonti energetiche (guerra) si punta a una tecnologia finalizzata alla raffinazione del biogas, ossia il sottoprodotto del processo di digestione anaerobica dei fanghi di depurazione, e la sua conversione a bio-metano.
Tutto avverrà nel già maleodorante depuratore di Ostia che raccoglie anche gli scarichi di Isola Sacra e che non fornisce da sempre tutti i dati relativi al suo funzionamento.
Chiediamo dunque all’Amministrazione Municipale di confermare o smentire questa notizia. Sarebbe l’ennesima scelta calata dall’alto senza alcuna trasparenza e coinvolgimento partecipativo della cittadinanza. 

Come si è arrivati a tutto questo?
A fine gennaio la Giunta Capitolina ha delegato Acea Spa a partecipare al bando per l’ammodernamento degli impianti destinati allo smaltimento dei fanghi delle acque reflue. Si tratta del residuo solido (fanghi) che i depuratori di Roma (che sono  4: Roma Est, Sud, Nord e Ostia) filtrano dalle fogne (oltre 500 mln di mc l'anno). In totale, circa 70.000 tonnellate di fanghi che non hanno siti sufficienti dove poter essere conferiti. 

L'occasione sono i fondi del PNRR-Linea C, 270 mln da spartire, per la tipologia d'intervento sopra descritta, tra piú regioni (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna). La scadenza per presentare i progetti è stata inoltre spostata a metà marzo dal MITE essendo arrivate richieste per 1,6 mld di euro.

Per ora Roma si presenterà con tre progetti per impianti di trattamento / essiccazione dei fanghi di acque reflue. Si comincia con l'impianto  di  trattamento  biogas  per  conversione ('upgrading')  a  biometano  presso  il  depuratore Roma EST per un importo di  € 6.509.800 (Delibera di Giunta n.22 del 28 gennaio 2022). Poi toccherà anche ad Ostia nei mesi successivi.
E’ un fatto piuttosto grave sotto diversi profili.

Non si tratta infatti di riciclo dei rifiuti.  Il D. Lgs 152/2006 art. 205bis come 2 lettera b) è chiaro: le quantità di materiale di rifiuto che hanno cessato di essere rifiuti prima di essere sottoposti ad ulteriore trattamento possono essere computati come riciclati a condizione che tali materiali siano destinati all’ottenimento di prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. I materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuti (prodotti da trattamenti) da utilizzare come combustibili o altri mezzi per produrre energia o da incenerire o da utilizzare in riempimenti o smaltimenti in discarica, NON sono computati ai fine del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio.  

A prescindere dai costi che vengono sostenuti dai cittadini, che sono 3 volte il valore del gas venduto, è davvero scellerata questa scelta da parte dell’Amministrazione Capitolina. Il biometano inquina e NON è economia circolare. 
Come ha spiegato tante volte il Prof. Gianni Tamino, la digestione anaerobica della biomassa (in questo caso, i 'fanghi') comporta odori, traffico e inquinamento da mezzi di trasporto, rumori, emissioni in atmosfera, scarti e rifiuti (del biodigestore e dell’impianto di combustione del biogas) e il collegamento alla rete e campi elettromagnetici. 
Il biogas proveniente dal digestore anaerobico è carico d’acqua e sostanze inquinanti che devono essere rimosse per garantire il buon funzionamento del sistema di conversione e ottenere un biometano adatto all’immissione in rete. Il gas deumidificato viene compresso, ulteriormente raffreddato, attraverso un secondo scambiatore e inviato alla successiva fase di trattamento, a carboni attivi, in condizioni di pressione e temperatura ottimali. Attraverso il letto di carboni attivi, il biogas viene poi depurato dagli inquinanti ancora presenti. Il biogas pretrattato e purificato è quindi pronto per la conversione vera e propria, ossia la separazione del metano dall’anidride carbonica. Questo processo consuma energia, riducendo il bilancio  energetico, e soprattutto libera inquinanti e CO2, gas ad effetto serra, cioè climalterante (oltre alla perdita di biogas).

Qualunque alternativa all'utilizzo dei fanghi per biometano (p.es. l'uso come fertilizzanti) non è stata tenuta in considerazione cosí come la presenza del depuratore di Ostia all'interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, non è stata valutata. Ne uscirà un progetto raffazzonato, utile solo per reperire i fondi europei? Quale vantaggio esiste per il contesto ambientale? Come si adeguerà il sistema viario limitrofo a questo futuro enorme centro di stoccaggio dei fanghi? Tutte domande che presenteremo agli ignavi amministratori capitolini e municipali.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio

venerdì 25 febbraio 2022

"CASETTA DELL'ACQUA" ALL'INFERNETTO UNA MERA OPERAZIONE ONEROSA DI GREENWASHING

"CASETTA DELL'ACQUA" ALL'INFERNETTO UNA MERA OPERAZIONE ONEROSA DI GREENWASHING 
Ennesima operazione greenwashing nel Municipio X. L“ecologismo di facciata” è sempre in voga nonostante il cambio di amministrazione. L'importante è proporre cose apparentemente sostenibili e ambientaliste, quando invece le attività realmente portate avanti non lo sono, come nel caso della "casetta dell'acqua" all'Infernetto. Che però ha persino un risvolto farsesco: piazza Giardini di Marzo possiede un nasone che però non funziona per mancata manutenzione, ma utile per alimentare la "casetta dell'acqua" finanziata con fondi pubblici e i cui costi finiscono persino in bolletta.

Quello che viene omesso di dire sulle "casette dell'acqua" è che sono impianti realizzati con fondi pubblici. Addirittura Acea Ato2 nella Conferenza dei Sindaci, ha autorizzato, con Delibera n°9 del 2014, di inserire negli investimenti coperti dalla tariffa del S.I.I, l’importo di 3 milioni di euro per la realizzazione a Roma di 100 Case dell’Acqua.
Ogni installazione ha un costo che parte dai 15 mila euro e può arrivare a superare i 50 mila euro, con un costo medio che si aggira attorno ai 30 mila euro, al netto dei costi di gestione e manutenzione.
Il motivo ufficiale dell'investimento è sensibilizzare sulla necessità di consumare “acqua pubblica”, in sostituzione alle acque minerali in bottiglia e per questo viene definito a km 0 perché ci sarebbe una mancata emissione nella produzione di bottiglie in plastica e minore impatto nella raccolta e nel riciclo dei contenitori. 
Alcune considerazioni generali: mettere a confronto il vantaggio che i consumatori avrebbero nel rifornirsi d’acqua da questi apparati, invece che acquistare acqua in bottiglia, è come minimo inesatto, perché l’acqua erogata nelle casette dell’acqua è acqua che proviene dagli acquedotti romani quindi è differente dal punto di vista merceologico rispetto a quella minerale, che ha caratteristiche igieniche particolari e proprietà per la salute per chi ne ha bisogno, essendo acque terapeutiche. Secondo, introduce nel mercato una distorsione della concorrenza e nel pensiero comune una stortura dando l’impressione che possa essere un'iniziativa che, costi di gestione e manutenzione a parte, comporta vantaggi economici e ambientali.
In realtà sono un costo aggiuntivo per la comunità che già ha accesso all’acqua intesa come “bene comune” dai propri rubinetti di casa: si tratta quindi di installazioni che distribuiscono esattamente la stessa acqua, più qualche trattamento aggiuntivo come le bollicine e che quindi dovrebbe disincentivare l'uso dell'acqua da parte di chi, non avendone realmente bisogno sotto il profilo della salute, prende l'auto, consuma benzina e inquina, per riempire le bottiglie di plastica/vetro e portarselo a casa e che deve consumare entro due giorni. Quelli che consumano l'acqua del rubinetto invece ci vanno, sempre con l'auto, pensando che è migliore di quella di casa e pari a quelle vendute in bottiglia. Falso. 
Dal momento quindi che tutti i cittadini hanno accesso all’acqua e a costi accettabili, non si capisce perché dovrebbero finanziare con le loro bollette un servizio di greenwashing. Chi ci guadagna? Gli installatori che ottengono finanziamenti pubblici, tariffe vantaggiose visto che non pagano nemmeno l'OSP (occupazione del suolo pubblico) e guadagni dalla tariffa in bolletta.
Se ha senso che vengano installate in alcuni punti della città ad alta affluenza turistica, non ne ha all'Infernetto in piazza Giardini di Marzo, dove per altro è presente un nasone che non funziona per mancata manutenzione da parte del Municipio X, e a cui si potrebbero abbeverare tutti, animali compresi.

Vale la pena segnalare una risoluzione interessantissima del 2017 del IX Municipio (la numero 11/17 - Oggetto: Controlli ed eventuale rimozione delle “Case dell’Acqua” già installate nel Municipio Roma IX EUR) per chi volesse approfondire l'argomento e anche le riflessioni di Carlo Stagnaro, direttore dell’Istituto Bruno Leoni (**). 

Aggiungiamo però che da quanto si può vedere dalle carte ufficiali il costo dell’operazione sarebbe stato stimato intorno ai 20 mila euro complessivo più IVA, più spese per gli allacci, equamente ripartiti tra Comune e Hera. Il primo è impegnato a pagare la sua parte – poco meno di 13 mila euro, comprensiva della spesa una tantum per gli allacci –  in tre tranche annuali di pari importo nelle casse della società Adriatica Acque Srl che gestisce la struttura in comodato d’uso. Ma, secondo quanto rilevato, “nella sezione Amministrazione Trasparente del sito del Comune, alla voce Atti di concessione si legge che il 18 dicembre 2013 è stato attribuito ad Hera, in relazione alla delibera 94, un contributo di 22.500 euro ben diverso dai 12.800 euro previsti nella suddetta delibera, e non allo stesso soggetto ivi previsto”.
Si è dunque sollevata sin dall'inizio una contestazione che riguarda l’intero sistema per il quale “i cittadini che si recano alla sorgente urbana, che preleva l’acqua dall’acquedotto, la refrigera e la gasa senza applicare nessun tipo di filtrazione (modalità contenute nel protocollo d’intesa), pagano 0,05 euro per ogni litro di acqua ad Adriatica Acque Srl”, nonostante i costi per la corrente elettrica siano a carico del Comune. Dal protocollo d’intesa però non emergono ricavi per la vendita dell’acqua da incassare da parte del Comune o canoni di concessione o altro, ma il Comune dà in comodato gratuito la tecnostruttura che risulta acquisita al patrimonio del Comune stesso, sostenendo tutti i costi di gestione (elettrici, che inquinano, e idrici), nonché la tassa occupazione suolo pubblico. Quali siano i reali costi complessivi per la realizzazione della "casetta dell'acqua", nonché i costi stimati per la gestione della stessa, nonché, se esistono, la quantificazione dei vantaggi economici o sociali a favore della collettività”, non è dato sapere.

Certo è che con quei soldi si poteva sistemare l'intera piazza Giardini di Marzo e la fontanella con tanto di vasche invece di regalarle ai privati, che ammettono candidamente che «Non ci guadagniamo con le casette. Tutto sommato è diventato un business collaterale, ma sono utili per avere visibilità e farci conoscere: insomma pubblicità». Gratis per loro, un costo per i cittadini.

Paula de Jesus
Resp. Ambiente, Patrimonio e Demanio 

(*) https://www.comune.roma.it/servizi2/deliberazioniAttiWeb/showPdfDoc?fun=deliberazioniAtti&par1=Q01S&par2=MzI0Ng== 
(**) https://www.imolaoggi.it/2012/09/05/il-business-delle-case-dellacqua-con-fondi-pubblici-a-spese-dei-cittadini/