martedì 21 aprile 2020

CHI E PERCHE' SPARGE LA BUFALA DEL #COVID19 PRODOTTO E FUORIUSCITO DAL LAB CINESE.

Lo aspettavo questo articolo come la manna nei giorni del deserto cerebrale. Il testo originale lo trovate a questo link (*) con i documenti, a firma di Max Blumenthal, giornalista USA pluripremiato.
E' lungo, ma per smontare una fake ci vuole molto, ma molto più tempo che costruirne una. Qui la traduzione fatta da me alla buona.

Dopo oltre 40mila morti in USA per complicazioni legate alla nuova pandemia si propagano come un virus anche le più assurde teorie della cospirazione secondo cui il CoVID-19 sarebbe un virus prodotto nel laboratorio di ricerca biologico cinese di Wuhan, sfuggito per una perdita accidentale causata da ricerche non sicure sui coronavirus sui pipistrelli, forse deliberatamente, per fabbricare un'arma biologica. Facciamo un po' di cronistoria.
La notizia esce per la prima volta a gennaio sul Washington Times (giornale di destra). Viene respinta e screditata subito da da giornalisti e scienziati.
Ad aprile Trump, che non sa bene che pesci prendere (tranne quelli in faccia), la butta in caciara dando tutta la colpa ai cinesi e sguizaglia Fox News e il Washington Post, che ripescano la storia di gennaio perfezionandola ad uso e consumo del proprio pubblico repubbblicano.
Sia Fox News sia Washington Post non pubblicano una sola prova concreta a supporto delle loro affermazioni, ma trovano sponda anche tra gli anti-trumpiani dell'establishment politico.

Vediamo adesso invece le fonti scientifiche.
1) Un team di ricercatori americani, britannici e australiani lo scrive chiaramente il 17 marzo sulla rivista scientifica Nature: “non crediamo che qualsiasi tipo di scenario di laboratorio sia plausibile…. Le nostre analisi mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è un virus costruito in laboratorio o un virus appositamente manipolato".
2) Un gruppo di 27 scienziati della sanità pubblica di 8 paesi ha firmato una lettera aperta lo scorso marzo sulla rivista medica Lancet fornendo supporto a scienziati e professionisti della Sanità in Cina "condannando fermamente teorie complottistiche che suggeriscono che il COVID-19 non abbia un'origine naturale“. I risultati scientifici fino ad oggi fatti "concludono in modo schiacciante che questo coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica, così come molti altri agenti patogeni emergenti".

Dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni a difendersi da false informazioni propagandate sui media mainstream e da personaggi del c.d. "deep-state" che hanno costruito campagna mediatica per dipingere lui e i suoi alleati come collaboratori russi (Russiagate), Trump ora sta usando le stesse tattiche che ha condannato nei confronti della Cina. E come lo fa? Usando anonimi funzionari statunitensi e fake news ribollite. Lo stesso metodo usato dall'amministrazione di George W. Bush sulle armi irachene di distruzione di massa grzie alla giornalista del New York Times Judith Miller.

La buona reputazione del Times ha conferito legittimità alla storia delle armi di distruzione di massa, consentendo all'amministrazione Bush di ottenere il consenso per l'invasione dell'Iraq. Alla fine la giornalista Miller fu stanata e accusata di essere una truffatrice e andò in prigione proteggendo le sue fonti neocon, ma morirono migliaia di soldati americani e milioni di iracheni.

Oggi, mentre l'amministrazione Trump porta la sua guerra di propaganda contro la Cina a un nuovo livello inquietante, un editorialista neocon al Washington Post riesce a far sembrare la Miller una giornalista alle prime armi.

La teoria secondo cui il virus Covid-19 è sfuggito da un laboratorio di ricerca biologica a Wuhan, in Cina, è stata ripresa il 14 aprile sul Washington Post da Josh Rogin. Neocon ha lavorato in passato presso l'ambasciata giapponese e trascorso il suo tempo a chiedere cambi di regime dei paesi c.d. dell' "asse del male", come li definiva Bush. Verso la fine del suo articolo, Rogin scrive "Non sappiamo se il coronavirus sia nato nel laboratorio di Wuhan" dopo aver passato tutto il resto dell'articolo ad offrire ogni possibile insinuazione che il virus fosse effettivamente fuoriuscito dall'Istituto di Virologia di Wuhan. L'ipotesi di Rogin poggia in gran parte su un cablo del gennaio 2018 dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Pechino (che lui sostiene di aver "ottenuto" in modo del tutto casuale). Il cablo avvertiva che "il lavoro del laboratorio di Wuhan sui coronavirus di pipistrello e la loro potenziale trasmissione umana rappresenta un rischio di una nuova pandemia simile alla SARS". Ma come spiega Blumenthal, Rogin ha distorto la natura della ricerca in questione e successivamente si è rifiutato di pubblicare il cablo quando gli scienziati glielo hanno chiesto.
Rogin a questo punto non sa come uscirne e si rivolge a Xiao Qiang, un attivista filo-americano che chiede il cambio di regime in Cina, definito ingannevolmente "ricercatore", al fine di sostenere la tesi complottista. Peccato che non sia né un virologo né un epidemiologo. Nessun virologo o epidemiologo è stato mai citato e ascoltato da Rogin.

L'articolo di Rogin è stato oggetto di aspre critiche da parte della dott.ssa Angela Rasmussen, una virologa della Columbia University, che ha definito le sue affermazioni sul laboratorio cinese "estremamente vaghe" e senza alcuna dimostrazione di "un rischio chiaro e specifico". Ma era troppo tardi. Il virus della disinformazione è diventato pandemico.

Il 15 aprile, il giorno dopo l'articolo di Rogin, il corrispondente di Fox News (per i non vedenti la tv di Trump) Bret Baier ha pubblicato un articolo straordinariamente simile a quello di Rogin che affermava che "c'è una crescente fiducia nel fatto che l'epidemia di Covid-19 abbia probabilmente avuto origine in un laboratorio di Wuhan ..." Come Rogin , Baier non porta prove concrete a sostegno della sua tesi, ma si basa, così scrive, su "documenti classificati e open source" non meglio specificati provenienti da "fonti statunitensi" che però ammette di non aver visto personalmente.
La sera stessa del 15 aprile, il senatore repubblicano neocon Tom Cotton va in onda su Fox News e tuona "Il rapporto di Bret Baier mostra che il partito comunista cinese è responsabile di ogni singola morte, ogni posto di lavoro perso ... da questo coronavirus ... Xi Jinping e tutto il cucuzzaro di comunisti cinesi la pagheranno cara". Ecco il bollino dell'amministrazione Trump sulla banana del complotto.

Nel frattempo, le più importanti voci liberal anti-Trump hanno bruciato l'articolo di Rogin con la lucentezza della rispettabilità bipartisan. Dopo che è stato condiviso dall'editorialista del New York Magazine Yashar Ali, l'editorialista del New York Times Charles Blow ha espresso il proprio stupore per la presunta rivelazione, della serie non mi sono accorto di niente, dormivo. Tom Gara di Buzzfeed ha fatto un ulteriore passo avanti, proclamando che fosse un'ipotesi "decisamente plausibile". Perfino la Columbia Journalism Review ha scritto che l'articolo di Rogin "conteneva una notizis bomba". Anche Chris Hayes su MSNBC sembrava essersi fatto prendere dalla teoria della cospirazione di Rogin. Tutto documentato nel testo di Blumenthal.

Il 17 aprile, il segretario di Stato Mike Pompeo ha portato la teoria infondata sulla scena globale dichiarando: “Stiamo ancora chiedendo al Partito Comunista Cinese di consentire agli esperti di entrare in quel laboratorio di virologia in modo da poter determinare esattamente da dove è iniziato questo virus”.

Lo stesso giorno, Trump dichiara che "sembra avere senso" che il virus sia stato prodotto in un laboratorio di Wuhan. Come Cotton e Pompeo, non ha offerto prove a sostegno del suo 'sesto' senso.

A sei mesi da un'elezione presidenziale e nel mezzo di una pandemia che ha portato già a 43mila morti e l'economia americana in estrema difficoltà, una teoria complottista contro la Cina è diventata l'argomento di distrazione di massa.
Quindi, prendono un vecchio articolo, già bollato come bufala, del 24 gennaio, con un titolo scioccante, uscito sulle pagine del Washington Times, giornale di destra di proprietà della Chiesa dell'Unificazione,  culto sudcoreano "Il coronavirus potrebbe essere nato in un laboratorio collegato al programma di guerra biologica cinese". Chi era la fonte? Un ex tenente colonnello in un'unità di intelligence militare israeliana di nome Danny Shoham. "I coronavirus [in particolare la SARS] sono stati studiati nell'istituto e probabilmente lì conservati", dice Shoham al Washington Times, riferendosi al Wuhan Institute of Virology.

Sebbene Shoham abbia suggerito che "la fuoriuscita del virus verso l'esterno potrebbe avvenire sia come perdita sia come infezione di qualcuno che non osservi le norme di sicurezza" ha infine ammesso (come praticamente ogni altro esperto fino ad oggi): "finora non ci sono prove o indicazioni che un tale incidente sia avvenuto"

Shoham è attualmente membro del Begin-Sadat Center for Strategic Studies, un centro di ricerca collegato al partito Likud con sede presso l'Università israeliana di Bar-Ilan. Uno sguardo al suo lavoro nell'istituto rivela una chiara dedizione all'agenda del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con particolare attenzione a contenere l'Iran e insistere sul cambio di regime in Siria. Il Centro Begin-Sadat in passato ha sollecitato l'Occidente a non sconfiggere l'ISIS, ponendo il gruppo jihadista come uno "strumento utile" per minare il governo siriano e l'Iran.

Oltre a Shoham, il Washington Times cita nel suo articolo di Gennaio una puntata radiofonica di Radio Free Asia (RFA) che insinuava che il Wuhan Institute of Virology avrebbe potuto essere la fonte di Covid-19. La RFA è un'agenzia di stampa del governo degli Stati Uniti creata durante la guerra fredda come parte di una "Rete di propaganda mondiale costruita dalla CIA", secondo il New York Times. RFA è gestito dall'Agenzia statunitense per i media globali (ex Broadcasting Board of Governors), un'agenzia federale del governo degli Stati Uniti che opera sotto la sorveglianza del Dipartimento di Stato. Descrivendo il suo lavoro come "vitale per gli interessi nazionali degli Stati Uniti", l'obiettivo principale della radiodiffusione dell'Agenzia degli Stati Uniti è di essere "coerente con gli obiettivi generali di politica estera degli Stati Uniti".

Larry Klayman, un avvocato repubblicano di destra con una propensione a presentare azioni di disturbo contro i nemici politici, si è fiondato sull'articolo del Washington Times per proclamare l'intento di una causa legale da 20 miliardi di dollari contro la Cina presso il tribunale federale degli Stati Uniti. (Il senatore Cotton e il neocons Henry Jackson si sono accodati) .

Giorni dopo l'articolo del Washington Times, il principale rivale del giornale, il Washington Post, ha pubblicato un lungo articolo che citava i virologi che confutavano la teoria secondo cui il Covid-19 non è un virus da laboratorio, a testimonianza della qualità della ricerca presso il Wuhan Institute of Virology e versando acqua fredda sulla teoria incendiaria che il virus fosse un'arma biologica.

Il 25 marzo, due mesi dopo la sua prima pubblicazione, il Washington Times ha aggiunto un editoriale all'articolo precedente, negando se stesso: "Da quando questa storia è andata avanti", si legge "scienziati al di fuori della Cina hanno avuto la possibilità di studiare il virus SARS-CoV-2. Hanno concluso che non mostra segni di essere stato fabbricato o manipolato intenzionalmente in un laboratorio, anche se l'origine esatta rimane oscura e gli esperti discutono se possa essere sfuggito da un laboratorio cinese che lo stava studiando".
Lo stesso giorno, Danny Shoham dichiara al quotidiano israeliano Haaretz: "Al momento non ci sono ancora risultati inequivocabili che ci dicano chiaramente quale sia la fonte del virus".

La teoria della cospirazione sembrava essersi fermata. E invece nel tentativo disperato di far rivivere la storia apparentemente morta dopo due mesi, l'amministrazione Trump torna a bomba.
14 aprile, sempre lo stesso giornale, Josh Rogin del Washington Post riporta in vita la cospirazione del laboratorio di Wuhan sollevando sospetti su presunti problemi di sicurezza in un laboratorio che studiava i coronavirus presso il Wuhan Institute of Virology (WIV).

La struttura cinese è un laboratorio di livello 4 di sicurezza biologica (BSL-4), il più alto standard internazionale di precauzione di sicurezza biologica. Dozzine di strutture BSL-4 sono operative in tutto il mondo, tra cui 13 strutture negli Stati Uniti sono nate nel 2013. "L'obiettivo finale della ricerca BSL-4", secondo Scientific American, "[è] avanzare verso la prevenzione e il trattamento di malattie mortali".

Rogin ha basato i suoi timori su potenziali problemi di sicurezza con il laboratorio cinese su un unico, vago commento dei funzionari dell'ambasciata americana a Pechino senza alcuna competenza scientifica. "Durante l'incontro con gli scienziati del laboratorio WIV", si legge nel cablo, "hanno notato che il nuovo laboratorio ha una grave carenza di tecnici e investigatori adeguatamente formati necessari per operare in sicurezza in questo laboratorio ad alto contenimento". Peccato che Rogin non faccia menzione di tutto ciò che è scritto nei cablo. Nei documenti, i funzionari statunitensi hanno posto maggiormente l'accento sul valore della ricerca condotta nel laboratorio di Wuhan per predire e prevenire potenziali focolai di coronavirus, più che sulla sicurezza. "Soprattutto", è scritto sul cablo "i ricercatori hanno anche dimostrato che vari coronavirus simili alla SARS possono interagire con ACE2, il recettore umano identificato per il coronavirus SARS. Questa scoperta suggerisce fortemente che i coronavirus tipo SARS dei pipistrelli possono essere trasmessi all'uomo causando malattie simili alla SARS. Dal punto di vista della salute pubblica, ciò obbliga alla sorveglianza continua sui coronavirus tipo SARS nei pipistrelli e lo studio dell'interfaccia animale-umana fondamentale per la futura previsione e prevenzione dell'epidemia di coronavirus emergenti".

La dott.ssa Angela Rasmussen, virologa e ricercatrice associata presso il Center of Infection and Immunity alla Columbia University School of Public Health, ha sottolineato che il cablo "sostiene che è importante continuare a lavorare sui COV di pipistrelli a causa del loro potenziale come agenti patogeni umani, ma non suggerisce che esistano problemi di sicurezza relativi in ​​particolare al lavoro di WIV su COV di pipistrelli in grado di utilizzare ACE2 umano come recettore".

Alla fine, Rogin è stato costretto ad ammettere che non c'erano prove a sostegno delle sue insinuazioni, scrivendo nel penultimo paragrafo dell'articolo, "Non sappiamo se il coronavirus sia nato nel laboratorio di Wuhan".

Mentre Rogin ha affermato che è stato "insolito" per i funzionari dell'ambasciata americana visitare il laboratorio di Wuhan,in realtà  gli scambi internazionali sono estremamente comuni, così come la collaborazione tra ricercatori americani e cinesi. Dall'apertura nel 2015, WIV ha ricevuto molte visite di scienziati, esperti e funzionari governativi di oltre una dozzina di paesi.

La struttura in questione, il laboratorio nazionale di biosicurezza di alto livello, è il prodotto della collaborazione congiunta tra Cina e Francia e certificata dalle autorità di entrambi i paesi insieme agli standard dell'Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO) nel 2016. Dal 2015, otto delegazioni di funzionari del governo francese, scienziati e professionisti della salute hanno visitato il laboratorio.

È importante notare che la Francia, il paese con la maggiore esperienza e conoscenza del laboratorio di Wuhan oltre alla Cina, ha respinto con forza le notizie secondo cui il nuovo coronavirus è nato in laboratorio. "Vorremmo chiarire che fino ad oggi non ci sono prove concrete a conferma dei recenti rapporti sulla stampa americana che collegano le origini di Covid-19 e il lavoro del laboratorio P4 [o BSL-4] di Wuhan, in Cina", così un funzionario dell'ufficio del Presidente Emmanuel Macron il 18 aprile.

Secondo l'OMS, "sono stati fatti molti investimenti nella formazione del personale", con la formazione di ricercatori negli Stati Uniti, in Francia, in Canada e in Australia e poi anche in Cina prima che il laboratorio diventasse operativo. I ricercatori cinesi sono stati schietti e trasparenti nel loro protocollo di sicurezza, pubblicando, a maggio 2019, una panoramica del programma di formazione per utenti del laboratorio in una pubblicazione del CDC statunitense sulle malattie infettive emergenti.
Invece di discutere le questioni relative alla WIV con esperti scientifici, Rogin ha tentato di rafforzare le sue affermazioni basandosi sulla speculazione di funzionari anonimi dell'amministrazione Trump e Xiao Qiang, un attivista del governo anti-cinese con una lunga storia di finanziamenti del governo USA. Rogin definisce Xiao semplicemente come un "ricercatore", tentando disonestamente di fornire credibilità accademica ad un professionista della dissidenza politica. In effetti, Xiao non ha esperienza in nessuna scienza e tiene lezioni su "attivismo digitale", "libertà su Internet" e "blog sulla Cina". Rogin cioè ha completamente omesso di dire il vero record di Xiao Qiang come attivista del governo anti-cinese.

Per oltre 20 anni, Xiao ha lavorato ed è stato  finanziato dal National Endowment for Democracy (NED), il braccio armato principale degli sforzi di cambio di regime del governo degli Stati Uniti nei paesi presi di mira da Washington. Il NED ha finanziato e addestrato movimenti di opposizione di destra dal Venezuela al Nicaragua a Hong Kong, dove elementi violenti separatisti hanno trascorso gran parte del 2019 a chiedere la fine del dominio cinese.

Xiao è stato Direttore Esecutivo della ONG di New York "Human Rights" in Cina dal 1991 al 2002. Come collaboratore di lunga data della NED, è stato Vice-Presidente del Comitato Direttivo del World Movement for Democracy, la "rete delle reti" internazionale fondata dal NED e "per la quale il NED funge da segretariato". Xiao è anche caporedattore di China Digital Times, una pubblicazione da lui fondata nel 2003, anch'essa finanziata dal NED.

Per suggerire subdolamente che il Wuhan Institute of Virology fosse la fonte dell'epidemia di Covid-19, Rogin ha attaccato Shi Zhengli, a capo del gruppo di ricerca del WIV che studiava i coronavirus dei pipistrelli, distorcendo il suo lavoro scientifico per dipingerla come una scienziata pazza e spericolata. Rogin è arrivato ad affermare che "altri scienziati hanno messo in dubbio il lavoro di Shi e del suo team e che stavano correndo rischi inutili" e che "il governo degli Stati Uniti aveva imposto una moratoria sul finanziamento" sulla ricerca che il team di Shi stava portando avanti.

Per timore che il suo articolo venisse riproposto con noncuranza dai teorici della cospirazione per suggerire che il coronavirus fosse stato progettato in laboratorio, gli editori di Nature hanno posto un disclaimer in cima all'articolo a marzo in cui affermava: “Siamo consapevoli che questa storia viene utilizzata come base per teorie non verificate secondo cui il nuovo coronavirus che causa COVID-19 è stato progettato. Non ci sono prove che questo sia vero; gli scienziati ritengono che un animale sia la fonte più probabile del coronavirus. "

Secondo Nature, lo studio condotto dagli americani era "in corso prima dell'inizio della moratoria americana e il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti gli ha permesso di procedere mentre era in fase di revisione da parte dell'agenzia".

Gli scienziati hanno massacrato Rogin per non aver intervistato alcun esperto e fatto affidamento su vaghe insinuazioni al fine di promuovere un'agenda guidata dalla politica.

Il dott. Rasmussen, il virologo della Columbia University, ha criticato le affermazioni sensazionali di Rogin sui protocolli di sicurezza del laboratorio cinese come "estremamente vaghe", affermando che non è riuscito a "dimostrare un rischio chiaro e specifico". Il Dr. Rasmussen ha continuato a criticare Rogin per aver rappresentato in modo inesatto i cablo del Dipartimento di Stato USA e l'uso disinvolto del virgolettato per sostenere la sua narrazione.

Il Dr. Stephen Goldstein, un altro virologo e ricercatore presso la School of Medicine dell'Università dello Utah, ha accusato Rogin di "molteplici lacune sostanziali e scientifiche" e di basarsi su "insinuazioni non supportate". Rogin ha sempre respinto le loro richieste di pubblicare i cablo del Dipartimento di Stato americano nella loro interezza.

Dopo essere stato sfidato dal Dr. Rasmussen, dal Dr. Goldstein e da altri per i suoi rapporti irresponsabili e l'incapacità di consultare esperti scientifici, Rogin ha affermato di aver parlato con "i migliori virologi", ma si è rifiutato di elaborare o spiegare perché non includesse le opinioni di questi presunti esperti nel suo articolo.
Un articolo di Forbes del 17 aprile del Dr. Jason Kindrachuk, un assistente professore di patogenesi virale all'Università di Manitoba, ha anche minato le affermazioni di Rogin, affermando che non esistono prove scientifiche a sostegno della teoria secondo cui il nuovo coronavirus sia trapelato da un laboratorio cinese.

Ricordiamo che è Rogin del Washington Post: ha fatto carriera pubblicando articoli sensazionalistici quando non di propaganda neocon, mascherata da cronaca. Dopo un periodo di lavoro presso un quotidiano giapponese ha lavorato all'Ambasciata del Giappone. Rogin si è fatto un nome come trasportatore di acqua presso gli uffici della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Al Daily Beast, ha collaborato con il neocon Eli Lake su una storia fasulla del 2013 sostenendo che la "Legion of Doom" di Al Qaeda si era riunita per una "conference call". Il classico prodotto di fughe di notizie da parte di sostenitori della sicurezza nazionale che cercavano di dipingere Obama come debole nei confronti del terrorismo. Rogin e Lake sono stati infine costretti a confessare che la "chiamata" era inesistente dopo che lo hanno deriso per giorni e infine criticato anche da esperti di sicurezza nazionale.

Due anni dopo, Rogin si è inventato un'altra falsa storia con tanto di foto: una colonna di carri armati russi che rifornivano separatisti filo-russi in Ucraina. Le foto risultarono vecchie di anni e raffiguravano carri armati russi nell'Ossezia meridionale.
Le cadute di Rogin lo hanno portato accanto a Bloomberg, dove lui e il collega neocon Eli Lake sono stati premiati con stipendi da $ 275.000 all'anno per fare copia e incolla dei comunicati dei sostenitori della politica estera nel Congresso e nel Dipartimento di Stato.

Da quando Rogin è entrato a far parte del Washington Post di proprietà di Amazon dal 2017, ha fatto pressioni sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton affinché seguisse la sua etichetta "Troika of Tyranny" con operazioni di cambio di regime contro gli stati socialisti in America Latina; ha fatto pressioni, dopo l'uccisione da parte degli Stati Uniti del leader dell'ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, per chiedere agli Stati Uniti di assassinare il presidente siriano Bashar al-Assad; ha chiesto a gran voce agli Stati Uniti di sostenere le milizie estremiste nella provincia siriana di Idlib controllata da Al Qaeda; e ha suggerito che un ex funzionario di Obama sia processato davanti al tribunale federale per aver fatto pressioni sulla società di comunicazione cinese privata, Huawei.

All'inizio di quella che divenne una crociata lunga anni per denigrare il rappresentante Tulsi Gabbard per la sua opposizione alla guerra per procura americana in Siria, Rogin fu costretto a pubblicare una correzione di 70 parole dopo aver accusato Gabbard di agire come "portavoce di Assad a Washington."

Nonostante la sua lunga storia di gaffes e retorica febbrile, Rogin è riuscito a imbastire e veicolare sui mainstream una teoria della cospirazione respinta dagli scienziati come pura fantasia. Il documento costruito per fare opposizione a Trump, ha fornito all'amministrazione Trump il veicolo perfetto per consegnare al pubblico la propaganda della guerra fredda.

Come avverte il motto del Post, "La democrazia muore nelle tenebre".

(*) https://thegrayzone.com/2020/04/20/trump-media-chinese-lab-coronavirus-conspiracy/amp/?__twitter_impression=true&fbclid=IwAR1a1K5ap21TbK9HYytRyX8LbqjPWYO0oCQygNPbYrNFTebKWG-TSuXywGk

lunedì 27 gennaio 2020

LA ‘NUOVA’ OSTIA DI RAGGI/CALTAGIRONE SULLE MACERIE DELLO SCANDALO DELLE CASE ARMELLINI

Sono passati esattamente 6 anni dal mediatico “scandalo Armellini” che LabUr – Laboratorio di Urbanistica segue da oltre 10 anni. (LINK1LINK2LINK 3 e molti altri disponibili sul sito) e 4 anni dal pasticcio su Nuova Ostia (LINK)
Dei 10MLN di euro di ICI e IMU non pagati al Comune di Roma non si è saputo più nulla. L’allora Sindaco Marino rinegoziò l’affitto passivo dell’evasore Angiola Armellini portandolo da 7,2 milioni a 8 milioni di euro, sbandierandolo come un successo perché la Signora ne aveva chiesti 9, nonostante Armellini non avesse speso nemmeno un euro per le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione tant’è che le case versano ancora oggi in uno stato di pesantissimo degrado e sono a rischio crollo. Poi l’annuncio della Raggi: “compreremo le case” dell’unico esempio di “Urbanistica in Affitto” in Europa, ma in realtà ci sarebbe una contrattazione, da noi preannunciata un anno fa, con il ‘salvatore della patria’ Caltagirone che finalmente potrà realizzare il suo sogno su Roma di mussoliniana memoria: “arrivare al mare”. Liquidazione dell’ex patrono del Porto di Roma, Mauro Balini, raddoppio dello stesso, acquisizione delle “case Armellini” a Nuova Ostia, abbattimento delle stesse e ricostruzione, e molto altro ancora lungo la sponda sinistra del Tevere. Sottotraccia, in silenzio, quasi invisibile, la Sindaca Virginia Raggi infrange il tabù del mantra grillino dei “palazzinari cementificatori”, ad un anno dalla scadenza del suo mandato. Così fan tutti.

Esattamente un anno fa, l’ex Assessora comunale al Patrimonio, Rosalba Castiglione, rispondeva alla protesta sul rischio sgombero delle Case Armellini. Veniva convocato il solito finto tavolo tecnico  solo per dire: “Le compriamo noi, ma prima valutare la staticità e il costo delle manutenzioni necessarie”. Previsione d’acquisto Agosto 2020. La valutazione dopo un anno è ancora in corso, ovviamente. Vengono intanto congelati gli sfratti di 380 nuclei familiari. Agli inizi di dicembre 2019 si inventano un’altra valutazione, quella dell’Agenzia delle Entrate perché ci sarebbero abusi nelle case di cui risponderebbe il Comune. Cosa che nessuno, ovviamente, sapeva. La perizia durerà almeno 3 mesi per capire l’effettivo valore immobiliare delle palazzine oramai in avanzato stato di deterioramento.
Cambio di Assessore a fine settembre 2019. Arriva Valentina Vivarelli alle politiche abitative e patrimonio del Comune di Roma, che dichiara: “edilizia sociale e housing sociale fanno parte degli obbiettivi di Reinventiamo Roma”. Tradotto, visto che non si è speso un euro per realizzare case popolari e per interventi di manutenzione su quelle esistenti, si aprono le porte agli interventi dei privati in cambio di risorse pubbliche e aumenti di cubature. E’ il nuovo corso Raggi, quello della vecchia politica: l’edilizia come politica abitativa, ma soprattutto si conferma che i re di Roma sono sempre e solo i palazzinari.
 
Cosa è accaduto negli ultimi 6 anni tra La Moreno Estate s.r.l. ( società degli Armellini) e il Comune di Roma? Ce lo racconta la sentenza del Consiglio di Stato (n° 08653/2019 Reg. Prov. Coll. N° 10469/2018 Reg. Ric.) pubblicata il 20/12/2019 del 19/09/2019, sul ricorso in appello di Roma Capitale contro la Moreno Estate s.r.l. per la riforma della sentenza del TAR Lazio (sez. II) n° 10883/2018.
– La Moreno Estate s.r.l. è proprietaria di 1.042 immobili in locazione condotti dal Comune di Roma dal 1970. L’ultimo contratto è del 1° ottobre 2001 (6 + 6), con scadenza dunque 31/12/2012.
– Alla scadenza la Moreno Estate s.r.l. diffida il Comune a rilasciare gli immobili e lo cita in Tribunale
– Il 28/06/2012 il Tribunale di Ostia (allora competente) dispone che il Comune rilasci gli immobili il 20/05/2013, disposizione confermata poi il 25 novembre dello stesso anno dalla sentenza n° 24481 del Tribunale di Roma (che ha assorbito nel frattempo quello di Ostia)
– Il Comune non ha però gli alloggi per spostare (un paese di) 5.000 persone e quindi il 2/5/2013 propone alla Moreno Estate s.r.l. un nuovo contratto sulla base di una perizia di stima. Il Sindaco allora è Gianni Alemanno.
– La Moreno Estate accetta la proposta e quindi il 7/5/2013 il Comune autorizza la stipulazione.
– La Ragioneria Generale del Comune però nega il visto perché l’importo non è coerente con gli obiettivi generali di contenimento della spesa pubblica e di risparmio sulle locazioni passive e comunque nel bilancio previsionale 2013-2014 non ci sono le coperture finanziare.
Il 12 Giugno 2013 diventa Sindaco Ignazio Marino.
– La Moreno Estate s.r.l. fa causa al Comune di Roma su due fronti: 1) richiesta di risarcimento per danni al Tribunale di Roma e 2) Ricorso al TAR.
1) Il 9/10/2014 chiede al Tribunale di Roma la condanna del Comune al risarcimento del danno per il ritardato rilascio degli immobili per 960mila euro al mese per ogni mese di ritardo (per un totale di 21, 120 milioni di euro) perché nonostante le lunghe trattative intercorse nel 2013 e 2014 con il Sindaco Marino, il Comune non aveva dimostrato un reale interesse a definire la questione, ma si era limitato a versargli a titolo di indennità di occupazione il canone scaduto di 4 milioni e 247mila euro all’anno, dunque un prezzo valutato fuori dal mercato. Dunque, falso quello che raccontarono il Sindaco “marziano” e il suo Assessore Luigi Nieri, che si erano vantati della ‘trattativa’. Il problema non viene risolto nemmeno dal Commissario Straordinario, il Prefetto Francesco Paolo Tronca, che ha governato la Capitale dal 1° novembre 2015 fino al 22 Giugno 2016, giorno in cui si insedia la Sindaca Virginia Raggi.
2) Il 30/6/2017 la Moreno Estate s.r.l. ricorre al TAR e chiede che venga eseguita la sentenza del Tribunale di Roma del 25/11/2013, cioè che il Comune lasci gli immobili con contestuale nomina del Commissario ad acta in caso di perdurante inerzia dell’Amministrazione. Inoltre chiede la condanna al risarcimento del danno subito a causa dell’inottemperanza e al pagamento per ogni giorno di ritardo.
– Il 14/9/2017 la sentenza del Tribunale di Roma n°17487 riconosce il danno subito dalla Moreno Estate s.r.l. visto che Roma Capitale si è limitata a contestare SOLO la quantificazione del danno ammettendo dunque che il danno è stato subito dalla Moreno Estate s.r.l. Per cui viene calcolato un risarcimento di 18,333MLN di euro più gli interessi legali per il periodo 1°/1/2013 fino al 14/9/2017.
– Il 27/2/2018 esce la sentenza (non definitiva) n° 2184 del Tribunale di Roma che dà ragione alla Moreno Estate s.r.l. e ordina al Comune di lasciare gli immobili entro 30 giorni, con nomina del Commissario ad acta che è il Prefetto di Roma.
– Il 12/11/2018 con sentenza n°10883 condanna il Comune al pagamento di 3,277 milioni di euro per il periodo 2017-2018 per occupazione senza titolo da parte, che si aggiungono agli oltre 20 MLN di euro, dell’Amministrazione Raggi.
– Il 13/11/2019 la Moreno Estate s.r.l. fa causa al Comune di Roma e al Ministero di Giustizia e chiede il pagamento di 20MLN di euro a titolo di risarcimento del danno per mancata restituzione immobili e omessa manutenzione.
Dunque, siamo partiti nel 2014 con un evasore, che non ha mai fatto una sola opera di manutenzione straordinaria che deve (solo) al Comune di Roma 10MLN di IMU/ICI e siamo arrivati nel 2019 alla richiesta di un danno di oltre 20MLN di euro. Roma Capitale addirittura non ha nemmeno contestato che la Moreno Estate s.r.l. abbia ricevuto un danno maggiore rispetto all’indennizzo. Addirittura in sentenza si afferma che il Comune è stato inottemperante e inadempiente e la sentenza  respinge tutte  le motivazioni di appello.
Come se non bastasse, poche settimane dopo esce la sentenza del TAR n°14076/2019 (Reg. Prov. Coll. N°05472/2017 Reg. Ric. pubblicata il 9/12/2019, su ricorso R.G 5472 del 2017 da parte della Moreno Estate s.r.l. contro Roma Capitale) per l’ottemperanza alla sentenza del Tribunale di Roma del 25/11/2013 n° 24481 che NON viene impugnata da Roma Capitale relativamente ai 1.042 appartamenti siti a Nuova Ostia (lotti B/D/F/G/H/N/P) concessi dal 1° ottobre 2001 al Comune di Roma con contratto di locazione scaduto il 31 dicembre 2012, che era già stato deciso con la sentenza n°2184 del 27 ottobre 2018 che accoglieva la domanda della Moreno Estate s.r.l. e ordinava di rilasciare gli immobili entro 90 gg.
Quindi, con la sentenza n°10883 del 12 novembre 2018 è stato condannato il Comune al risarcimento del danno. L’11 febbraio 2019 il Prefetto deposita agli atti del giudizio una documentata relazione rappresentando una novità assoluta: rilasciare le 1.042 unità immobiliari, dove risiedono 5.000 persone in condizioni di fragilità e senza alternativa alloggiativa, è delicata e complessa e che sono pendenti trattative per l’acquisto degli immobili da parte del Comune e pertanto viene richiesta la proroga del termine di rilascio degli immobili, richiesta rinnovata il 21 novembre 2019 di ulteriori 18 mesi dalla data della sentenza n° 10883 del 2018 del 12 novembre 2018 (dunque, scadenza 12 Maggio 2020).
Il TAR dispone la proroga e la concede.
Siamo al 19 Gennaio 2020. Il neo Assessore Valentina Vivarelli, DOPO un mese dalla scadenza  dell’avviso pubblico sul bando per i fondi statali per l’edilizia residenziale sociale, scrive un post indignato su facebook e accusa la Regione Lazio di aver dato solo 7 giorni di tempo per partecipare. Quindi, Roma Capitale, come scrive la Vivarelli, “la più gravata città d’Italia dall’emergenza abitativa”, che deve trovare da anni una soluzione anche per 5.000 persone di Nuova Ostia che abitano nelle “case di ricotta” degli Armellini, a cui paga l’affitto e deve pagare anche milioni di euro di danni, viene presa in contropiede perché non ha un progetto pronto e se ne lamenta fuori tempo massimo su facebook. Concordiamo, caro Assessore, che “la cosa si commenta da sola”. Se il Comune non ha, dopo decenni, alcun progetto, la strada obbligata diventa sempre e solo l’investimento privato. Gli Armellini nel frattempo hanno risposto al bando Sassat mettendo a disposizione gli immobili degradati di Nuova Ostia. Il Comune non ha i soldi per comprarli, non ha i soldi per rimetterli a posto, non ha i soldi per pagare i danni e spunta Caltagirone con la soluzione in mano. E ricomincia il solito film già visto nel ventre molle dell’Italia.

mercoledì 15 gennaio 2020

LE VERITA’ SCOMODE SUL FALSO “SENTIERO PASOLINI”

Il “Sentiero Pasolini” non esiste, né sotto il profilo legale né storico, checché ne dicano i suoi proponenti . Si tratta di un marchio d’impresa a scopo commerciale (depositato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) con il n° 302019000028656 il 26 aprile 2019 – UIBM) con i quale un norvegese residente a Roma  vende servizi di cicloturismo come una qualunque agenzia viaggi, spacciandosi per un cittadino volontario in difesa di un bene pubblico. A prescindere dalla gravità dell’uso del nome di un grandissimo intellettuale come Pier Paolo Pasolini per scopi commerciali, dell’assenza totale di fondamento storico che leghi Pasolini alla sponda sinistra del fiume Tevere, basterebbero le parole del sedicente volontario norvegese per rispedirlo su un volo diretto Roma-Oslo di sola andata. In un filmato dichiara infatti che il “Sentiero Pasolini” lo ha chiamato così perché “Pasolini era dell’altra sponda” (LINK).

FONDI PUBBLICI
Non solo. Utilizzando l’Associazione Culturale Rosa D’Eventi, con sede nel Municipio XV di Roma Capitale e legata ad esponenti del PD (C.F. 97789400583 P.IVA 13502201000, Pres. Barbara Linardi), ha ottenuto anche 15mila euro di fondi pubblici regionali con Deliberazione del 12 Dicembre 2017 n°850, per il bando “Incentivi per la manutenzione di aree verdi da parte dei cittadini” impiegati per operare abusi e commettere degli illeciti sulla tratta che va “da Roma, dalla Dorsale Tevere Mezzocammino, al mare”, soldi mai rendicontati. Oltre ai fondi pubblici, Sven Otto Scheen ha lanciato la raccolta di fondi privati (oltre 5.000 euro) sulla piattaforma PayPal appoggiata ad una carta di credito intestata a lui (visibile sul sito sentieropasolini.it) e dunque non ad un’associazione che ha obblighi di trasparenza.

IL RUOLO DEL WWF E DELLA CATTIVA POLITICA NEL SEDICENTE “SENTIERO PASOLINI”
Il Sentiero Pasolini, come hanno ribadito anche le Amministrazioni, non esiste, così come non esiste “giuridicamente” alcun passaggio ciclopedonale sull’argine in sponda sinistra del Tevere.  Nonostante gli esposti e le denunce per violazione di norme e regolamenti (come ad esempio questo LINK), nonostante i verbali anche della Commissione Controllo, Trasparenza e Garanzia del Municipio X (LINK
), nonostante le diffide anche della Polizia Municipale, nonostante la richiesta di rimuovere la cartellonistiche “Sentiero Pasolini” perché abusiva, nonostante le segnalazioni per violazione delle Proprietà Privata e una serie di reati documentati contro il Patrimonio Pubblico e Privato (sfalci indiscriminati, abbattimenti di alberature anche secolari, posizionamento di cordoli e manufatti abusivi anche sui fossi ecc.), nonostante sul sito del Comune di Roma non esista alcun itinerario ecoturistico tra il Tevere e il mare in sponda sinistra, Sven Otto Scheen e un gruppetto di persone tra cui Giuseppe Fratangelo, con evidenti quanto inesplicabili lacune giuridiche di base (al punto da suggerire una certa dose di malafede) continua ad alzare i toni generando conflitti e tensioni, sfruttando la buona fede pubblica per costruirsi scudi umani ed esponendo così ignari cittadini non solo a denunce, ma anche al pericolo per la loro incolumità, con pesanti conseguenze anche di natura economica oltre che legale. Questo grazie alla compiacenza di politici disinvolti e imprudenti quali ad esempio Silvana Denicolò (Assessore del Municipio X del M5S) e Alessandra Tallarico (Portavoce del M5S nel IX Municipio). 
Su quali argomentazioni?


foto presa internet
tratto dal link
Un cartello, dal titolo “Itinerari ecoturistici”, che fa riferimento a quello che viene denominato “percorso argine percorribile a piedi, a cavallo e in bicicletta” lungo pochi chilometri, chiaramente distinguibile dal tratto colorato in grigio chiaro che parte da Ostia Antica, attraversa la tenuta Aldobrandini su pista battuta lungo l’argine e NON sull’argine, fino ad arrivare al fosso in prossimità del punto di sollevamento della Tenuta Corsetti, per procedere poi in direzione ostiense attraversando il quartiere di Dragona (come visibile da chiunque su google Earth anche in 3D). Quindi, già decadrebbe il fatto che il sedicente “Sentiero Pasolini” sia lungo 22 km e colleghi il mare di Ostia al GRA. L’UNICO documento esistente è quello redatto dal Comune di Roma dove si vede un percorso disegnato in rosso che riporta lo stesso percorso del cartello, dal titolo “Itinerari sul Tevere nella Riserva Naturale Litorale Romano” (LINK).  Sia il cartello sia il documento di Roma Capitale sono semplicemente stati inseriti nel 2013 all’interno di un procedimento amministrativo per la definizione di un progetto di itinerario ecoturistico e MAI sono seguiti provvedimenti amministrativi che ne hanno validato l’attuazione (delibere, determine o altro). Cioè sono degli spot pubblicitari pagati con fondi pubblici, voluti dall’allora Sindaco Gianni Alemanno quando lanciò il libro dei sogni del Secondo Polo Turistico, versione cafonal  di “Lido di Roma 2015” di veltroniana memoria.  L’unica traccia esistente sul sito del Comune di Roma infatti è il comunicato stampa del 23 febbraio 2013 (LINK) in cui si annunciava che presso lo stabilimento balneare Belsito di Ostia - alla presenza del Consigliere delegato per il Turismo di Roma Capitale, Antonio Gazzellone, e del Presidente della Società Geografica Italiana, Franco Salvatori – era stato presentato il progetto “Itinerari ecoturistici tra il Tevere, Ostia e il Mare”, promosso dal Dipartimento Turismo Roma Capitale e Promuovitalia, realizzato dalla Società Geografica Italiana. La responsabile della proposta progettuale era Maria Gabriella Villani, Vice Presidente del WWF Litorale Laziale, il cui marito, Fabio Converio, sempre del WWF, fa parte del sedicente “Sentiero Pasolini” (LINK). Lo stesso WWF che in queste ultime settimane ha avvallato lo scempio della Pineta di Procoio nella Riserva Statale del Litorale Romano e su cui ci sono indagini della Procura in corso. E’ davvero stupefacente che la Dott.ssa Villani, che conosce perfettamente il territorio, abbia disegnato un percorso, che, ripetiamo, NON è sull’argine del Tevere, per loro stessa ammissione, e che passa dentro ad una proprietà privata, quella della tenuta Corsetti, rifugiandosi dietro all’escomatage “accordo con i proprietari”, mai pervenuto.

Quindi, abbiamo un cartello pubblicitario di una cosa che mai si è concretizzata (come ce ne sono altri con l’indicazione "Secondo Polo Turistico" anche nel IX Municipio) che smentisce il sedicente “Sentiero Pasolini”, che si rifà ad un documento scritto da una persona che è in chiaro conflitto di interesse e che sa perfettamente di non poter realizzare nemmeno il tratto di qualche km da lei ipotizzato senza l’accordo con la proprietà, figuriamoci i 22km dichiarati. Per altro lo stesso Otto Sven Scheen con Barbara Linardi ed altri, hanno presentato un esposto nel 2019 per chiedere chiarimenti agli enti competenti circa la titolarità di alcune proprietà private di cui non hanno mai dato evidenza pubblica, nemmeno delle risultanze.
Sugli interessi del WWF alla luce di quanto sta accadendo nella Riserva Statale del Litorale Romano avremo modo di ritornarci presto anche sotto il profilo del PTPR approvato i mesi scorsi dalla Regione Lazio.

CONCLUSIONI
Siamo in presenza di un sedicente “Sentiero Pasolini” che si dichiara pasoliniano ma non lo è, che si dichiara volontario ma prende fondi pubblici e privati che non rendiconta, che si dichiara contro gli abusi ma commette abusi, che inneggia a forme violente di proteste perché non ottiene ciò che vuole, mentre cura i suoi piccoli quanto privati interessi contro quelli pubblici, appoggiato dalle solite associazioni ambientaliste e da qualche personaggio politico in vena di propaganda spiccia, che invece di concentrarsi sulla ciclabilità urbana per facilitare gli spostamenti casa-lavoro, casa-scuola, casa-stazioni ferroviarie, casa lungomare, al fine di ridurre il traffico motorizzato, spinge per progetti lontanissimi da questo obiettivo, che non hanno nemmeno finalità realmente turistiche, denigrando così il lavoro delle associazioni vere che da anni si battono per raggiungerlo e che investono risorse personali nel rispetto della legge, delle norme e dei regolamenti. E infatti, nei documenti ufficiali del Comune di Roma, il "Sentiero Pasolini" semplicemente non esiste ne potrà mai esistere così come lo hanno immaginato davanti ad un bombardino di troppo.



"Il ruolo etico delle false informazioni esiste solo nella testa di quelli che, suggerendoci qualcosa all’orecchio, intenderanno decidere per noi cosa è vero e rilevante e cosa invece non lo è".

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p.s.
Il Sig. Carlo Capobianchi scrive: "Che brutto vedere la gente discutere in questi termini, chi segue questo gruppo se vuole può ricostruire la verità. In sostanza c’è chi vuole entrare in casa d’altri non invitato, e per farlo cerca lo scontro è non la via istituzionale, perché la risposta che ottiene non lo soddisfa.
In ogni caso allego i verbali per chi avrà la pazienza di leggerli.
Si parla esplicitamente di “violazione di proprietà privata”, “cartellonistica abusiva”, “sentiero inesistente”.
Ciclicamente (scusate l’ironia), viene riproposto il tema della chiusura delle proprietà private che coinvolge ciclisti e semplici pedoni. Sono stati fatti esposti, ricerche, denunce, etc.
È emerso (cfr. post precedenti di diversi consiglieri municipali):
- che il fantomatico sentiero attraversa proprietà private, senza autorizzazione delle stesse;
- che l’argine è opera di bonifica e non pista ciclabile (fino a che non preso in carico da comune, come a roma nord), in particolare l’argine sx è in parte in proprietà privata (cantieri navali), in parte in concessione esclusiva (azienda Corsetti);
- il demanio idrico ha regole differenti da quelle delle demanio marittimo, NON esiste diritto di accesso al fiume, ma diritto alla navigabilità dello stesso;
- il Piano del Parco non è approvato, pertanto i fantomatici accessi non sono istituiti e in ogni caso la fruibilità in aerea PRIVATA deve essere preventivamente concordata dall’Ente con i proprietari.
Viva la partecipazione dal basso, viva il volontariato, ma abbasso in capopopolo che approfittano (per interessi personali?) della altrui buonafede.
Un caro saluto a tutti".


martedì 1 ottobre 2019

LA SAGRA DELLA CEPPA AL CAMPING CAPITOL


Esce la locandina della "sagra della seppia" nella Pineta del Camping Capitol dentro la Riserva Statale del Litorale Romano. Farebbe già ridere così, se non ci fosse in bella mostra il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma. Quindi, Antonio Di Giovanni, tutto regolare nel Camping? Puoi garantire ai cittadini del Municipio X (a forte rischio idraulico) che è tutto in regola? E' arrivata la risposta alle domande che avevi posto in Commissione, quelle su cui ti ho dovuto fare un corso accelerato il 19 aprile 2018? O come la vecchia politica, avete insabbiato tutto per normalizzare?
Queste le domande
Canale tombato, il c.d. Canale Procoio: dalle carte risulterebbe TOMBATO dentro al Camping sino al Canale dei Pescatori, dove c'è la piscina. Questo canale prende origine dalla via Ostiense davanti alla necropoli degli scavi di Ostia Antica e giunge fino al canale dei Pescatori. Questo canale è di competenza del Cbtar, scoperto da una parte e tombato dall'altra. Viene fatta manutenzione prima di sversare nel Canale dei Pescatori? Il Camping ha previsto e realizzato immissioni in esso? Questo canale fa parte delle c.d. acque medie, cioè il micro bacino 6M1 (Pescatori Dragoncello Canale della Lingua) lungo 2.200m, in accordo di manutenzione tra Cbtar e ATO2. E' un canale che ha funzioni di drenaggio e quindi è importante da un punto di vista della varianza idraulica (parolina di cui si riempie spesso la bocca l'Assessore Alessandro Ieva). Il tratto tombato deve essere sempre tenuto pulito e funzionale alla scopo di far scorrere le acque che sono SOLTANTO di drenaggio del terreno. Ci vengono buttate le acque della piscina dentro? E quelle della superficie cementificata? Dalle carte risulta che sulla parte tombata sono stati collocati i servizi igienici. Dove sversano i liquami? Stiamo parlando di una struttura che può ospitare 5.000 persone (cioè, un Comune italiano!!!) I callaudi c'erano tutti quando hanno aperto il 27 aprile 2018? Il Cbtar ha spiegato, visto che l'Acea gli riconosce dei soldi per lo sversamento delle acque, come fa a fare la manutenzione in quel canale tombato dove ci hanno appoggiato i cessi e la lavanderia? C'è o no l'impianto di depurazione?
Attendo fiduciosa una risposta dopo 17 mesi (!!!) Perché non vorrei che la sagra della seppia, noto prodotto ittico della Pineta, sia sponsorizzato da chi da anni grida alla scandalo del rischio idraulico e non abbia controllato una ceppa.

mercoledì 25 settembre 2019

PUMS Roma Capitale: violazione processo partecipativo per percorso C2-78 “Sentiero Pasolini”

ESPOSTO

COMUNE DI ROMA (uffici competenti)
RISORSE PER ROMA Spa
ANAC
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Roma, 23 settembre 2019
Oggetto: Esposto su inserimento nel PUMS di Roma Capitale del percorso C2-78 ‘Sentiero Pasolini’ per violazione del processo partecipativo previsto per legge
La sottoscritta dr.ssa Paula Lidia Cristina Filipe de Jesus, nata a Montreal (CND) il 26.09.1967, intende esporre in qualità di consulente tecnico di LabUr (Laboratorio di Urbanistica, www.labur.eu) quanto di seguito narrato per segnalare una grave violazione da parte di alcuni consiglieri del Comune di Roma e del Municipio Roma X all’interno del processo di partecipazione cittadina relativo al Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (PUMS), adottato con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n.60 in data  02.08.2019[1].
I FATTI
Percorso di partecipazione previsto per legge
Il percorso di partecipazione del PUMS è stato suddiviso in più fasi, come previsto per legge[2]:
  • La prima fase si è svolta a settembre 2017: i cittadini, hanno potuto inviare proposte, opinioni e progetti ed esprimere preferenze e commenti sulle proposte pubblicate come attinenti il PUMS.
  • La seconda fase, per la condivisione delle decisioni di pianificazione delineate in fase di studio (obiettivi) e la selezione dei progetti da inserire negli scenari di mobilità, ha incluso anche un’indagine sulla cittadinanza per testare gradimento e priorità sia degli obiettivi generali sia di quelli specifici correlati.
Con i contributi di queste due fasi di ascolto, è stato predisposta la “Proposta di Piano”, Volume 2 – PUMS, Strategie |Azioni |Scenari | Valutazioni | Monitoraggio, approvata in Giunta Capitolina il 18 marzo 2019.
  • La terza fase di ascolto si è interessata della costruzione partecipata dello Scenario di Piano, con lo scopo di raccogliere le proposte, le considerazioni e le idee che i cittadini desideravano fornire all’Amministrazione per arricchire e perfezionare la proposta di PUMS prima della sua definizione finale. Per il suo svolgimento, sono state previste due modalità.
  1. La prima modalità ha previsto una serie di incontri con i cittadini, suddividendo il territorio comunale in sei ambiti territoriali e prevedendo, per ogni ambito, tre incontri (il Municipio X di Roma Capitale è stato accorpato al Municipio XI). Il primo incontro[3] ha illustrato il PUMS, il secondo incontro[4] lo ha dettagliato per ambito territoriale e il terzo incontro[5] ha mostrato gli esiti dei primi due incontri.
  2. La seconda modalità di partecipazione è stata pensata per i cittadini che non avrebbero potuto partecipare agli incontri. Attraverso il portale del PUMS si è data la possibilità di esprimere la propria opinione compilando un apposito modulo rimasto on line fino al 20 maggio.
A conclusione del percorso di partecipazione, le indicazioni e le osservazioni che i cittadini hanno proposto durante i tre incontri, mandato via e mail o consegnate a mano (sempre durante gli incontri) sono state 363, consentendo di definire un Documento della Partecipazione comprensivo delle osservazioni graficizzabili (a pag.16 per i Municipi X e XI) e quelle non graficizzabili, (a pag.25 per i Municipi X e XI).
Mai compare in esse il percorso C2-78 denominato ‘Sentiero Pasolini’ se non citato tra gli altri (a pag.32, trasversale a più ambiti e dunque non a quello dei Municipi X-XI) all’interno della ipotetica rete cicloturistica, estranea all’obiettivo del PUMS di garantire ciclovie urbane.
Inserimento del percorso C2-78 nel PUMS su iniziativa politica e non partecipata
A pagina 169 del Volume 2 – PUMS, Strategie |Azioni |Scenari | Valutazioni | Monitoraggio, si legge che “In sede di valutazione del Piano in Assemblea Capitolina sono stati approvati due emendamenti relativi alla mobilità ciclistica relativi a percorsi finalizzati al migliore collegamento della città con il suo litorale” specificando a pagina 170 il primo di essi: “Percorso ciclopedonale a basso impatto ambientale sulla riva sinistra del Tevere, finalizzata al collegamento dell’Urbe con il suo litorale mediante interventi di riqualificazione di percorsi arginali esistenti e loro ricongiunzione con i tratti mancanti da sistemare in unica sentieristica ciclopedonale che consenta di raggiungere il lungomare di Ostia in prossimità dell’idroscalo (Intervento C2-78)“.
Tale forzatura del percorso C2-78 all’interno dello Scenario di Piano del PUMS, fuori da ogni processo di partecipazione, così come invece previsto per legge, è stata poi ripresa dal seguente comunicato stampa[6]: “Un importantissimo emendamento al PUMS a firma dei consiglieri capitolini M5S, ha recuperato la mancata partecipazione… è un percorso a basso impatto ambientale, in riva sinistra del Tevere, finalizzato al collegamento dell’Urbe con il suo litorale mediante un unico percorso sentieristico ciclopedonale che a partire da Ponte Marconi consentirà di raggiungere il lungomare di Ostia in prossimità dell’idroscalo.
PREMESSO
  • che in data 2 agosto 2019, in fase di approvazione della deliberazione dell’Assemblea Capitolina sul PUMS, un emendamento a firma dei consiglieri capitolini del M5S (Paolo FERRARA, Nello ANGELUCCI e Carola PENNA) ha inserito un percorso sentieristico di natura cicloturistica senza averlo mai presentato alla cittadinanza durante le fasi partecipative previste per legge;
  • che, come dichiarato anche dall’Assessore ai LL.PP e Urbanistica del Municipio Roma X,, Claudio BOLLINI (M5S) tale percorso dovrebbe partire da Ponte Marconi fino a raggiungere il Lungomare di Ostia in prossimità dell’Idroscalo (foce del Tevere);
  • che tale percorso si snoda all’interno della cosiddetta Area 1 di massima protezione della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, e che dunque è sottoposto, come da Regolamento, fino all’entrata in vigore del piano di gestione, al parere vincolante della Commissione di Riserva da rendersi con modalità di cui all’art. 13 della legge n. 394/1991;
  • che tale parere non è mai stato richiesto;
  • che nelle fasi partecipative del PUMS si è ampiamente affrontata la problematica ciclopedonale e mai si sono evidenziate carenze progettuali da dover giustificare l’inserimento forzato del percorso sentieristico C2-78;
  • che il PUMS è uno strumento di pianificazione della mobilità urbana complesso e articolato che ha come obiettivo principe di contribuire in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici fissati a livello internazionale, dovendo identificare “gli interventi più urgenti nel rispetto dei criteri di sicurezza, sostenibilità, accessibilità ed economicità”;
  • che il PUMS impone l’analisi e la valutazione dei costi e dei benefici sociali, cioè collettivi, e deve avere obbligatoriamente obiettivi misurabili, valutazioni realistiche e credibili nel quadro di partenza e delle risorse disponibili;
  • che, per le ragioni sopra esposte facenti parte delle linee guida del PUMS, deve porsi l’attenzione non sui percorsi ludici o turistici, ma urbani, interconnessi con nodi di scambio, limitati (secondo quanto emerso dalle interviste alla cittadinanza) a tratte di 5 km per assorbire un 14% della mobilità attuale;
CONSIDERATO
che nei due volumi presentati alla cittadinanza durante le fasi di partecipazione non risultano progetti già finanziati che interessano il Municipio X ma si elencano solo progetti da finanziare;
  • che il costo per chilometro di queste infrastrutture ciclabili (stimato all’interno del PUMS) è di 340.000 euro;
  • che qualsiasi progettualità non emersa dalle fasi di partecipazione può inficiare pesantemente la corretta attuazione della ciclopedonalità sostenibile espressa e voluta dai cittadini durante le fasi di partecipazione;
  • che il percorso sentieristico di natura cicloturistica e non urbana C2-78 di quasi 22 km assorbirebbe ben oltre 6 milioni di euro, sottraendoli ai progetti da finanziare scelti dai cittadini;
  • che il percorso sentieristico C2-78 è stato imposto sia a livello municipale che comunale con la sponsorizzazione di una precisa componente politica (il M5S), azione non permessa dal regolamento comunale sulla partecipazione popolare;
VISTO
che il tracciato del percorso sentieristico C2-78, senza alcuna autorizzazione delle autorità preposte, è da tempo portato avanti in maniera illegittima da alcuni cittadini ben identificati del Municipio X che hanno creato gravi situazioni di contenzioso con le proprietà private terriere attraversate dal sentiero;
  • che a tali illegittime iniziative non autorizzate in Area 1 di Riserva hanno partecipato consiglieri del Municipio X di Roma Capitale, tra cui Francesco VITOLO e l’Assessore alla Cultura, Sport e Grandi eventi, Silvana DENICOLO’
  • che esiste copiosa documentazione pubblica di tali iniziative (foto, video) che prova la sistematica violazione della proprietà privata in nome di una falsa interpretazione delle leggi, norme e regolamenti vigenti, il taglio indiscriminato delle essenze vegetative ed arboree, anche secolari, sia spondali che arginali lungo il fiume Tevere, nonché il posizionamento addirittura di manufatti abusivi (panchine, segnaletica, cartellonistica, etc);
  • che tali iniziative prevedono anche, dietro corrispettivo di pagamento, attività turistiche non autorizzate, non assicurate e comunque di nessun dichiarato interesse collettivo;
PRESO ATTO
  • che il 03.07.2019 la proposta di delibera capitolina è stata trasmessa ai Municipi per l’espressione di parere da parte dei relativi Consigli e che il Municipio X non ha fatto pervenire alcun parere nonostante il PUMS sia strumento fondamentale per risolvere le criticità della mobilità;
  • che il 22.07.2019 in Commissione II Mobilità, Lavori Pubblici e Urbanistica del Municipio X (e non in Consiglio Municipale) al punto 2 dell’Ordine del Giorno è stata inserita “la Proposta n°77/2019 – Adozione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Roma Capitale”;
  • che nel Verbale della seduta di Commissione si legge solo che il Presidente Raffaele PRESTA (M5S) “specifica che Roma Capitale ha chiesto al Municipio l’espressione di parere riguardo al PUMS e che il Consigliere Francesco VITOLO (M5S) ha predisposto un documento con le osservazioni da presentare
  • che tale documento del consigliere Francesco VITOLO (M5S) non è stato discusso in Commissione ma allegato al verbale, composto da un documento su carta semplice a firma di alcune associazioni dal titolo “Osservazioni all’intervento n° 66 proposta dal PUMS di Roma Capitale” e che dunque neppure riguarda il percorso sentieristico C2-78;
  • che il Presidente del Municipio X, Giuliana DI PILLO (M5S), ha in maniera impropria pubblicizzato il percorso sentieristico di natura cicloturistica C2-78 come un “percorso ciclopedonale”, indicandolo come ”obiettivo raggiunto” di un non specificato piano di mobilità,.
SI CHIEDE CON URGENZA
ogni azione di controllo e vigilanza, ciascun ente o autorità in copia per competenza, che ripristini la regolare legittimità dell’azione politica svolta dal M5S all’interno di un percorso amministrativo come il PUMS di Roma Capitale che è nato per essere esclusivamente partecipativo, ipotizzando gravi conflitti  di interesse economico che coinvolgono organi politico amministrativi del Municipio X e del Comune di Roma.


In fede,
dr.ssa Paula Lidia Cristina FILIPE DE JESUS

[1] Adozione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Roma Capitale. (Protocollo N. 19773 del 27/06/2019), https://www.comune.roma.it/servizi2/deliberazioniAttiWeb/showPdfDoc?fun=deliberazioniAtti&par1=QUNE&par2=MTA3Mg==
[2] Secondo quanto disposto dal Decreto 4 agosto 2017 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, “Individuazione delle linee guida per i piani urbani di mobilità sostenibile, ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257”, allegato 1 e da quanto previsto dal Regolamento di Roma Capitale approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n.57 del 2 marzo 2006, per la formazione e la successiva adozione del PUMS.
[3] Per i Municipi X – XI: 25.03.2019, Sala Consiliare del Municipio Roma XI – Via Marino Mazzacurati n. 75
[4] Per i Municipi X – XI: 08.04.2019, Teatro del Lido di Ostia sito in Via delle Sirene n. 22
[5] Per i Municipi X – XI: 13.05.2019, Teatro del Lido di Ostia sito in Via delle Sirene n. 22
[6] http://www.ostiatv.it/piano-urbano-mobilita-sostenibile-il-m5s-punta-sulle-ciclabili-approvato-emendamento-per-ostia-0078839.html