mercoledì 13 gennaio 2021

ABUSO DI POTERE E FALSO IN ATTO PUBBLICO SULLA PISTA CICLABILE (TRANSITORIA) DI OSTIA

Un pasticcio amministrativo mai visto. La pista ciclabile ("transitoria") finisce sul tavolo del MIT - Ministero delle Infrastrutture e Trasporti grazie al ricorso gerarchico di LabUr-Laboratorio di Urbanistica che decreta l'annullamento della Delibera di Giunta del Municipio X del 5 agosto 2020. Quasi 20mila euro di stipendi mensili alla Giunta, oltre 115mila euro l'anno ad un Direttore che avvalla un atto illegittimo, compiendo un abuso di potere e falso in atto pubblico e causando un danno erariale.

La delibera n.25 della Giunta del Municipio Roma X del 5 Agosto 2020 concerneva l'approvazione dell'elaborato grafico in variante del Piano Strategico di gestione balneare 2020 ad Ostia. Un piano presentato a Maggio 2020 in pompa magna in Campidoglio alla presenza della Sindaca Virginia Raggi. Di quel Piano Stra-traggico, che potete ammirare nel video, è rimasta solo una pista ciclabile definita "transitoria", che giuridicamente non esiste. Talmente "transitoria" da essere ancora lì dopo 5 mesi.

Il MIT, con decreto n.598 del 28.12.2020 a firma del sottosegretario del M5S, Roberto Traversi, lo scrive a chiare lettere: "La Direzione Generale per la Sicurezza Stradale ha richiesto a Roma Capitale le necessarie controdeduzioni rimaste senza riscontro" sia il 2 settembre sia il 9 ottobre. Forse erano impegnati a spendere i quasi 20mila euro di stipendio mensile per rifarsi il guardaroba per i selfie sulla pista ciclabile "transitoria". Sempre il MIT scrive che "il Municipio X di Roma Capitale ha disciplinato" proprio con la Delibera di Giunta n.25, "la viabilità principale la cui regolamentazione rientra invece nelle attribuzioni proprie del Dipartimento della Mobilità e Trasporti di Roma Capitale". Tradotto, non potevano farlo e pertanto l'attuale disciplina del traffico che afferisce alla sicurezza di ciascuno di noi, è nulla e la Giunta del Municipio X ha "travalicato i limiti del proprio potere ... violando l'Art.7 nonché l'Art. 14 del Codice della Strada", cioè hanno fatto abuso di potere e falso in atto pubblico, cioè un reato penale, oltre a quello erariale. Un operato, dunque, strapagato e illegittimo.

E' incredibile dunque l'arrampicata sugli specchi del Movimento 5 Stelle locale, a partire dall'ex capogruppo del M5S, Paolo Ferrara, che esordisce con "un lungomare dove tutto è abusivo". Dopo 5 anni di amministrazione Raggi è un'ammissione di incapacità. L'unico abuso che hanno affrontato è stato quello di abbattere i chioschi sulle spiagge libere dopo la sentenza ANAC scaturita dall'esposto di quelli che lui definisce i "poco di buono", perché anche quando era all'opposizione con l'attuale Presidente del Municipio X, Giuliana Di Pillo, non aveva visto nulla. Non c'è alcun errore di interpretazione da parte del MIT, come si affanna a dichiarare l'amministrazione municipale e per altro ammettono che c'è stata una "comunicazione errata" perché "Roma Capitale non ha risposto", ma per loro è tutto normale.

Nel frattempo, giustamente, avendo il MIT decretato l'annullamento della Delibera di Giunta, LabUr-Laboratorio di Urbanistica ne chiede l'applicazione, diffidando Polizia locale, Campidoglio e Ministero affinché diano attuazione al decreto ministeriale n. 598 del 28 dicembre, cioè "l'annullamento in autotutela di ogni disciplina di traffico relativa alla suddetta pista ciclabile 'transitoria' " (LINK). L'Assessore alla Mobilità Pietro Calabrese, forse in un momento di confusione scrive: "“La ciclabile di Ostia è legittima e rimarrà dov’è. Abbiamo agito in completa trasparenza e nel rispetto delle regole. Per dipanare ogni dubbio chiariamo sin da subito che il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti non annulla il progetto della ciclabile approvato lo scorso maggio, ma un’altra delibera approvata il 5 agosto 2020 che va ad annullare la pedonalizzazione del lungomare. Gli effetti non incidono sulla legittimità della ciclabile”. Peccato che con Determinazione Dirigenziale n.1711 del 6 agosto 2020 l'ex direttore del Municipio Roma X, Nicola DE BERNARDINI, ha istituito la pista ciclabile in via transitoria in applicazione del mandato ricevuto con delibera di Giunta del Municipio Roma X n.25 del 5.08.2020, oggi annullata. 

Belli i tempi in cui sventolavano gli scontrini in aula Giulio Cesare contro Marino, poi assolto in Cassazione. 

 

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venerdì 18 dicembre 2020

OSTIA, M5S: IL FALLIMENTO DELLE POLITICHE AMBIENTALI, DALL’ENTROTERRA A CASTELPORZIANO

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Falsi proclami. False promesse. Mistificazione dei fatti. Omertà su dubbie vicende del passato. Un fallimento totale che va dal rischio idrogeologico all'erosione, dall'abbandono delle aree verdi al taglio incontrollato degli alberi. Oggi, per ultima, si è aggiunta la questione Castelporziano: violata la convenzione?

Tutto a questo LINK

Alcune considerazioni.

Oggi è andata in scena l’ennesima dimostrazione dell’improvvisazione della classe politica che guida la maggioranza in questo Municipio, ma anche la Regione non scherza (LINK). Tralasciamo che di erosione ad Ostia se ne parla dal 1951, tralasciamo il fatto che il M5S convochi un consiglio straordinario sull’erosione come se fosse un fenomeno causato dalle mareggiate, tralasciamo anche l’uso disinvolto dell’espressione ripascimento come sinonimo di difesa costiera, tralasciamo che il pentastellati scoprono nel 2020 che ci sono le mareggiate e il vento forte (sul litorale romano per esempio, c’è stato vento a velocità record: 117 km/h novembre 2019, ma è un fenomeno che si ripete ogni anno con raffiche che in media sono di 80km/h, ma anche il 29-30 ottobre 2018 c'è stato vento forte e marggiata e così via), tralasciamo tutto questo e entriamo nel merito delle competenze di questa amministrazione municipale, che convoca un consiglio straordinario per parlare dell’erosione, un argomento molto tecnico adatto agli scienziati, ma non è in grado di fare il lavoro del manovale, cioè posare “due mattonelle”, scusate “passerelle”, preoccuparsi che sulla “spiaggia dei separati” un rumeno prenda la riconcorsa e si tuffi in acqua e venga ricoverato al Pronto Soccorso del Grassi dopo essersi ‘nfrociato sugli scogli perché non c’era nemmeno un cartello di pericolo, che spari la sabbia dalla zozza imboccatura del Porto di Roma sulla spiaggia “cotto” in piena stagione balneare lasciando il tubo insabbiato che alla prima mareggiata è spuntato tipo mostro di lockness, che al Canale dei Pescatori abbia lasciato la stessa situazione di quelli prima. 

Io mi auguro che il nuovo Direttore, Giacomo Guastella, abbia acquisito esperienza ‘marinaresca’ almeno sul lago di Albano, essendo lui di Velletri, perché sarebbe ora che questo Municipio mostrasse cosa sa fare per le cose di sua competenza sul Litorale. E’ da quando governano questo Municipio che si leggono i loro impegni.

18 febbraio 2019, presso la sede della Regione Lazio, audizione “Erosione costiera, audizione di soggetti istituzionali e associazioni in commissione” LINK). La Presidente Di Pillo ha detto testualmente “Da quando sono bambina mi ricordo che c’è sempre stato un problema di erosione costiera, con interventi più o meno risolutivi. In questo momento c’è un punto della costa dove siamo arrivati alla strada. Quindi oltre al pericolo che la strada non ci sia più c’è il pericolo che vada giù la strada”. Passano 9 mesi e dichiara (21 novembre 2019) “Urgente tutela della costa laziale e delle attività produttive. Partiranno a breve i primi interventi di RIPASCIMENTO STRUTTURALE del #litorale ricollocando le sabbie presenti alla foce del #canaledeipescatori sui tratti di spiaggia soggette ad erosione”. Il ripascimento strutturale è consistito nel prelevale con i camion 4 mila metri cubi di sabbia proveniente dalla foce del Canale dei Pescatori e accumulata per anni sull’argine alla destra del corso d’acqua, depositandola sul corridoio di costa maggiormente danneggiato dall’erosione liberando la foce del Canale dall’insabbiamento con benefici per il deflusso delle acque e della navigabilità”.

Senza parlare della draga per liberare e disostruire la foce del Canale. In quella occasione la Presidente ha anche aggiunto un “ripascimento morbido”, cioè l’aspirazione di circa 11 mila metri cubi di sabbia prelevata dai fondali depositata sulla costa e ‘sparata’ tra la rotonda e il Canale dei Pescatori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e sempre in quell’occasione, qualche scienziato le ha passato una velina in cui ha dichiarato: «L’erosione va affrontata con studi scientifici ed in modo organico per tutta la costa laziale. L’esperienza maturata a Ostia dimostra che ogni intervento realizzato in strutture rigide senza una visione complessiva del problema, non fa altro che spostare il punto di erosione verso sud. A questo si associa il mancato apporto dei sedimenti provenienti del fiume Tevere trattenuti dagli sbarramenti a monte. Sollecitiamo da tempo la Regione per un intervento di consolidamento delle scogliere alla foce del fiume per l’incolumità pubblica degli abitanti dell’Idroscalo». Stiamo ancora aspettando il promesso “coordinamento per l’incolumità pubblica degli abitanti dell’Idroscalo da 2 anni. C’è forse qualche problema con gli alleati in Regione? 

Abbiamo speso milioni di euro di fondi pubblici in opere evidentemente assolutamente inutili e forse sarebbe ora di sapere quanti ne sono stati spesi in tutti questi anni perché abbiamo perso il conto. Di sicuro sappiamo che l’amministrazione Di Pillo ha speso 90 mila euro di finanziamento regionale per eseguire un ripascimento “ricostruttivo” (fa già ridere così) mediante ricollocazione delle sabbie depositate sopra l'argine in destra idraulica del Canale dei Pescatori di Ostia presso la spiaggia a levante con accesso dallo stabilimento balneare Nuova Pineta – Pinetina (LINK). 

Quello che invece non sappiamo è che fine ha fatto, o meglio, cosa ha prodotto il decantato protocollo d’intesa che la Presidente del Municipio X Giuliana Di Pillo ha firmato con l’Università degli Studi Roma Tre, finalizzata allo scambio di informazioni, dati e studi tecnico-economici relativi al territorio con particolare attenzione all'ambito della mobilità sostenibile (visto il fallimento della sedicente pista ciclabile transitoria sul Lungomare), del monitoraggio ambientale e marino e contrasto all’erosione e al dissesto idrogeologico. Era il 30 gennaio 2019 e questo annuncio fu fatto dalla Presidente in tandem con l’Assessore al Bilancio - Paola Zanichelli (30 gennaio 2019) (LINK)

Ma anche il capogruppo, dopo un solo anno, a seguito dell’ennesima mareggiata a novembre 2019, il 31 Gennaio 2020 ha tuonato la sua perla alla stampa parlando di “redazione del Piano della costa, inteso come strumento territoriale di Coordinamento dell’intero litorale laziale, in grado di monitorare e individuare le migliori soluzioni ambientalmente sostenibili per il contrasto all’erosione della linea di costa, da cui poi, far derivare studi di fattibilità e progetti specifici per ogni singolo tratto di litorale (LINK). Lo stesso decantato oggi.

Ecco, insomma l’ennesimo consiglio straordinario inutile dove il manovale dice allo scienziato (che ancora non ha trovato una soluzione), cosa deve fare.     

E ora due parole sull’incompetenza anche della Regione Lazio. 6 anni fa, lo abbiamo scritto su LabUr (LINK), la Regione Lazio ha stimato che occorrono 75mila mc all’anno di sabbia. Di questi 75 mila mc, si pensa di riutilizzare le quantità provenienti dal dragaggio del Porto di Roma (circa 15mila mc all’anno) e quelle del Canale dei Pescatori (circa 35mila mc all’anno). I criteri adottati per ‘fissare’ un ordinario intervento manutentivo e non uno straordinario intervento ricostitutivo per Ostia Levante, erano: considerare la linea storica di costa alla data del 1944 (non troppo discordante dall’attuale), aggiornare e approvare la Convenzione tra Regione e Comune stabilita nel 2000 in funzione dell’art.33 Legge Regionale 53 del 1998, stipulare delle Convenzioni tra Comune e Concessionari per affidare ai Concessionari gli oneri degli interventi, utilizzare sistemi avanzati per la gestione della manutenzione (Convenzioni con ARDIS, Concessioni di Servizi, ecc.). È stato definito in questi anni? Doveva essere fatto al fine di garantire ai Concessionari un’ampiezza “utile” proporzionata alle loro attività turistiche, in funzione dell’approvazione del PUA (Piano di utilizzo dell’Arenile, a che punto siamo?) e nello stesso tempo garantire una fascia di sicurezza per contrastare la tendenza erosiva e consentire il periodo di ricarica per l’apporto dei sedimenti. Secondo sempre la Regione Lazio, tutta Ostia avrebbe dunque bisogno di 100mila mc all’anno di sabbia da distribuire sui 10 km di arenile, vale a dire 10 metri cubi all’anno per ogni metro di fronte spiaggia, a un costo di 10 euro al metro cubo (100mila metri cubi, 1 milione di euro).

Ferme restando le competenze della Regione Lazio è da considerare che con Delibera di Assemblea Capitolina n.18 del 18-19 aprile 2011 (decentramento amministrativo) la gestione delle subdeleghe regionali del Demanio Marittimo (d.G.R. Lazio, n.1161 del 30 luglio 2001) è divenuta competenza dell’attuale Municipio X, che si definisce solo un semplice ‘operatore’ ma che in realtà, come ente amministrativo di maggiore prossimità al territorio, agisce come elemento di disturbo, evidentemente attraverso operazioni inutili visti i risultati, nelle decisioni finali da intraprendere. 

Insomma, negli ultimi 4 anni tra Municipio e Regione una manica di incompetenti.


martedì 13 ottobre 2020

DONATO MARIA PEZZUTO, PORTO DI OSTIA: ARCHIVIAZIONE DI QUERELA INTIMIDATORIA

Fine dell'ennesima querela intimidatoria nei miei confronti. In questo caso si tratta di un Amministratore Giudiziario del Tribunale di Roma di un bene sequestrato per bancarotta fraudolenta, il Porto di Roma, che per ben due volte prova a 'silenziarmi'. La prima volta costituendosi parte civile in un processo che mi ha vista assolta con formula piena dopo 7 lunghi anni (non indagata, caro Dott. Pezzuto, come Lei sa bene perché ha perso la causa). La seconda volta, non contento, denunciandomi personalmente. Nonostante sia un uomo dello Stato, che amministra un bene pubblico dato in concessione, ha utilizzato il suo ruolo per tentare di azzittire un "citizen-watchdog" che da anni si batte per la piena trasparenza e legalità degli atti amministrativi nella gestione dei beni pubblici, cioè un suo dovere, per cui viene, per altro, profumatamente pagato.
Invece di andare in giro a spargere venticelli calunniosi, come altri squallidi personaggi da baraccone mediatico - che chiamare politici o giornalisti o imprenditori è un'offesa alla categoria - anche nell'aula di un Tribunale, sarebbe meglio che impiegasse il suo tempo a chiarire a chi gli paga lo stipendio (cioè ai cittadini) quanto è emerso durante la puntata di Report e quanto dichiarato in questo post (LINK).
Spero vivamente per la collettività che si metta mano una volta per tutte alla gestione dei beni confiscati e sequestrati per evitare gestioni opache e criminali come nel caso Saguto.
Ne abbiamo le tasche piene di questa finta quanto sedicente antimafia e di finti eroi della legalità e della trasparenza un tanto al chilo nel giorno delle calende greche.

 

giovedì 17 settembre 2020

IDROSCALO DI OSTIA, LE MENZOGNE A 5 STELLE

 

Oggi durante il Consiglio Straordinario del X Municipio tenutosi in videoconferenza per timori di proteste, i residenti dell’Idroscalo di Ostia hanno affisso due striscioni davanti al Palazzo del Governatorato con la scritta “Potete costruire muri, ci troverete ad abbatterli” e “I neo fascisti siete voi”.
Smentiamo categoricamente quanto dichiarato dal ras del Municipio X, Paolo Ferrara: NESSUNO dei residenti dell’Idroscalo ha detto che questa amministrazione è l'unica speranza per l'Idroscalo. Anzi, tutti i rappresentanti delle associazioni e dei comitati di quartiere hanno criticato il progetto dell’Amministrazione per l’Idroscalo di Ostia.
Riteniamo davvero stupefacente anche il comunicato stampa della Presidente Giuliana Di Pillo, per altro non presente, pieno di falsità ed inesattezze e gravemente omissivo per quanto riguarda la pubblica e privata incolumità degli abitanti.
1) “La riqualificazione e l’edilizia sociale all’Idroscalo è realtà”.
Falso. Roma Capitale si è aggiudicata un bando regionale per accedere a fondi statali (Delibera CIPE n. 127/2017) per l’edilizia residenziale sociale, bando finito al centro di polemiche nel gennaio scorso per la mancata partecipazione da parte del Comune di Roma nei tempi previsti. Si tratta di una proposta di intervento di “riqualificazione ambientale e nuova edilizia residenziale sociale”. Tradotto: prima si sgomberano 329 famiglie, per un totale di 845 persone (più 300 animali), poi si ‘riqualifica’ l’area dove attualmente risiedono e infine, quando saranno pronti gli alloggi, cioè fra diversi anni, forse decenni, 126 famiglie saranno trasferite lì. E le restanti 203 famiglie? E le 35 famiglie già sgomberate nel 2010 ancora in attesa dell’assegnazione della casa e a cui non è stato rinnovato il buono casa, quando l’avranno l’alloggio? Senza la demolizione dell’Idroscalo di Ostia NON potranno essere erogati i soldi del CIPE, per cui deduciamo che i 5MLN e passa di cofinanziamento di Roma Capitale servano allo sgombero dell’Idroscalo, esattamente la stessa cifra che pagò Alemanno nel 2010 per demolire le case prospicenti il mare. Non c’era NESSUNO a rappresentare l’Assessore Valentina Vivarelli per le Politiche Sociali e Abitative nel Consiglio Straordinario, NESSUNO che sia stato in grado di dire che fine faranno centinaia di famiglie! Ricominciamo con il film dei Residence?
2) Il “progetto”, che è una PROPOSTA, di cui parla la Signora Di Pillo è lo stesso IDENTICO vecchio progetto di Alemanno. Gli stessi affari rimodulati per farli digerire ai residenti dell’Idroscalo. Le due aree in cui dovrebbero venire, chissà quando, 126 alloggi, sono le stesse che furono individuate dall’ex Assessore all’Urbanistica Marco Corsini nel famigerato Waterfront di Alemanno, con la differenza che almeno Corsini si era degnato di includere il processo partecipativo. Non solo. Incredibile, ma vero: l’Area 2 in Via Acqua Rossa è in zona R4, cioè a massimo rischio idrogeologico (dove dovrebbero venire i 126 alloggi). Poi ci sarebbe una seconda area, nel Piano di Zona B55, a Lido Nord, che sembrerebbe non a rischio esondazione, peccato che sia proprietà dell’ATER, DUNQUE DELLA REGIONE E NON DEL COMUNE DI ROMA. Per altro, a nostro avviso, non ha gli standard urbanistici in esubero da poter consentire nuove edificazioni. Vedremo quale sarà la supercazzola tecnica che si sono inventati per giustificare l’operazione. Perché una cosa è certa: l’ABT, Autorità di Bacino del Fiume Tevere, ha chiaramente ribadito anche oggi che l’area è tutta a rischio R4 mancando l’argine.
3) L’unica preoccupazione di questa Amministrazione pentestallata è il parco con le paperelle alla foce del Tevere. Nonostante spetti loro la privata e pubblica incolumità, sono riusciti a cassare il documento presentato da Monicapiccaofficial, capogruppo Lega Municipio X, concordato con tutta l’opposizione e i residenti, in cui si chiedeva conto degli impegni presi dal Municipio X nel tavolo tecnico del 10 gennaio scorso (in cui è stata vietata la presenza dei consiglieri) e di cui, INCREDIBILMENTE, non esiste ancora il verbale, ma esistono le registrazioni audio.
Fra pochi mesi inizieranno il maltempo e le mareggiate. La Signora Di Pillo, con il suo Direttore apicale, il suo Vice Presidente e il capo della Protezione Civile di Roma Capitale, si erano presi l’impegno URGENTE di mettere in sicurezza Via dell'Idroscalo, unica via di fuga in caso di esondazione del fiume o mareggiate. Sono passati 9 mesi e non sono riusciti a partorire nulla, in compenso i soldi che hanno utilizzato anche per la pista ciclabile “transitoria” sul Lungomare sono stati distolti dal fondo per la manutenzione delle strade, compresa Via dell'Idroscalo. Sempre per motivi di sicurezza, cioè per privata e pubblica incolumità, dovevano realizzare le palancole a fiume, previste nell’ordinanza sindacale del 2010. Dovevano coordinare i lavori della scogliera a mare previsti per luglio. Siamo a settembre e non c’è notizia all’orizzonte. Infine, doveva essere rivisto il piano di evacuazione in funzione di un nuovo censimento che è avvenuto il 12 febbraio 2020. Ricordiamo che è in capo al Municipio X di Roma Capitale il piano speditivo e che l’unica via di fuga è via dell’Idroscalo. Le condizioni della strada, continuamente allagata, non permettono agli autobus di caricare le persone in caso di emergenza, a maggior ragione ora che c’è una emergenza sanitaria.
Tutto questo è gravissimo ed è l’ennesima dimostrazione di come questa Amministrazione si riempia la bocca di propaganda cinica e di bassa lega, quando scrive, come oggi “grande successo. Le case servono per mettere in sicurezza le persone”.

mercoledì 16 settembre 2020

OSTIA, BANDO EX-UFFICIO TECNICO: GRAVI IRREGOLARITA’

 

Ne ho parlato il 21 Luglio scorso (LINK).
Dopo aver fatto il sopralluogo tecnico il 23 luglio ecco cosa è accaduto.

Per conto di Mare in Vista che ha partecipato alla manifestazioni di intenti e ricevuto invito al Bando, abbiamo presentato ieri, entro le ore 12 (scadenza del bando) una istanza di annullamento in autotutela da parte dell’Amministrazione e richiesta di riformulazione del bando per gravi irregolarità.

Il 21 marzo 2019, la Giunta del Municipio X, a guida M5S, ha deliberato la concessione e valorizzazione dell'ex Ufficio Tecnico sito sul Lungomare Paolo Toscanelli. E’ seguito il 19 aprile un avviso pubblico di manifestazione di interesse per selezionare un soggetto che fosse titolare del riuso e della valorizzazione dell'immobile a fini sociali, educativi, culturali, ambientali e sportivi gratuiti per la cittadinanza, sulla base di una concessione di 12 anni. Hanno risposto poche realtà e ben due, compresa Mare in Vista, hanno chiesto istanza di annullamento.
Il sopralluogo obbligatorio per visionare l’unità immobiliare, avvenuto per Mare in Vista il giorno 23 Luglio 2020, ha evidenziato che l’immobile non solo versa in situazione di grave degrado ed è inagibile, ma è anche occupato da un numero imprecisato di famiglie, che vivono lì stabilmente in condizioni igienico sanitarie pessime. Poiché lo stabile non è fornito di corrente elettrica, l’edificio viene illuminato dagli occupanti con candele e bombole a gas atte alle cottura dei cibi e al riscaldamento, con grave pericolo per la privata e pubblica incolumità. Ad aggravare la situazione di pericolo, la presenza in tutte le stanze, compresi i corridoi, di un numero impressionante di cataste contenenti faldoni e documenti cartacei della Direzione Tecnica del Municipio X, oltre beni mobili di proprietà del Municipio Roma X. L’immobile dunque non risulta libero da cose e persone, per cui il bando disattende di fatto la delibera Capitolina N°140 del 2015.
Per altro, i criteri di aggiudicazione sono altamente discrezionali tanto da far apparire, come già aveva evidenziato la stampa nel 2019, di fatto il bando come un c.d. “bando fotografico”, contrario ad ogni principio di imparzialità, parità di trattamento, proporzionalità, trasparenza, non discriminazione e condizioni di effettiva concorrenza.
Inoltre, la stima redatta per il calcolo del canone risulta fortemente viziata da diversi errori gravi e il bando non è congruente con la Deliberazione della Giunta municipale e da nessuna parte appare in modo chiaro che la ristrutturazione è a carico dell'aggiudicatario, nemmeno nell'importo della fideiussione richiesta a garanzia dell'impegno di investimento nei confronti del municipio.
Infine, riteniamo anche molto grave che l’Amministrazione Municipale e Capitolina non abbiano MAI risposto alle nostra PEC di richieste di informazioni, compreso l’atto di provenienza dell’immobile e l’originale titolo edilizio, impedendo di fatto la produzione della documentazione tecnica come richiesto dal bando. Come se non bastasse questa mattina, come riportato dal bando, alle ore 10 si sarebbe dovuta tenere la Commissione di Valutazione, Istruttoria e Assegnazione in seduta pubblica per la verifica dei requisiti di partecipazione. Ebbene, abbiamo scoperto con stupore che nessuno sapeva niente e il Direttore apicale, l’Arch. Nicola De Bernardini, interpellato dalla segreteria telefonicamente, ha fatto riferire verbalmente che non aveva ancora formato la commissione e che saremmo stati riconvocati per il 22 pv.
Dunque nessun avviso e/o comunicazione ufficiale e regolare è giunta a Mare in Vista, come previsto per legge.
Poiché era presente solo Mare in Vista e l’Associazione Ostia Antica Viva, ci pare evidente quale sia il livello di attenzione con il quale è stato redatto il bando, un atto pubblico di un bene pubblico così importante come l’ex Ufficio Tecnico del Municipio X.

Comunicato stampa Mare in Vista, Ostia 15 settembre 2020.
Per Mare in Vista, Stefano Salvemme

domenica 13 settembre 2020

IL MISTERO DEI BANCHI DI ARCURI PRODOTTI AD OSTIA E L'OMBRA DEI FASCIANI

 

6 settembre. Esce la notizia del mistero dei banchi di Arcuri prodotti dalla Nexus made srl (*).
13 settembre, esattamente a una settimana dalla notizia, NESSUN giornalista, nemmeno i sedicenti eroi dell'antimafia, nota una coincidenza davvero curiosa. Scrive La Verità "Il nome delle due ditte figura sulla cassetta delle lettere di un edificio di Ostia in Via Consalvo ,2" [...] - (si tratta di un carrabile, ndr). - Alla fine svelato l'arcano. Dietro Via Consalvo, in Via Ramuzzi, 6 c'è l'entrata dello Studio Proteo"[...]"La segretaria ci spiega che lì si appoggiano sia la Sater sia la Nexus".

Lo Studio Proteo, nel 2014 ebbe gli onori della cronaca giudiziaria. Questo l'articolo di Valentina Errante de Il Messaggero che non troverete più e che io ho conservato:

«EVASIONE E RICICLAGGIO» arrestati gli ex consulenti del clan Fasciani di Ostia
IL CASO
E’ cominciato tutto con la segnalazione di alcune operazioni ”sospette” e ieri Vittorio Proteo, 79 anni, e il figlio Paolo Luigi, 46 anni, commercialisti noti ad Ostia e già consulenti del clan Fasciani, sono finiti ai domiciliari con accuse che vanno dall’associazione per delinquere al riciclaggio, dall'appropriazione indebita alla violazione di norme tributarie. I capi di imputazione sono 69. L’obbligo di firma è stato disposto per altre tre persone, prestanome e collaboratori.
I COMPLICI
Il gip Maria Bonaventura ha anche ordinato un sequestro per equivalente di 55 milioni a carico dei professionisti ma anche di diciotto imprenditori che hanno evaso le tasse. Patrimoni a cinque stelle: Massimiliano Isidori, che opera nel settore farmaceutico, ha sei ville a Capalbio e quattro appartamenti a Roma. Per lui, come per il collega Andrea Castrucci, è scattata anche la temporanea interdizione dall’esercizio dell’attività. Mentre i commercialisti sono proprietari di due barche di oltre 16 metri, un elicottero oltre a un patrimonio immobiliare notevole. Ieri i militari hanno esaminato oltre 20 rapporti bancari.
L’ORDINANZA
I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dai pm Giancarlo Cirielli e dai procuratori Pier Filippo Laviani e Nello Rossi, partendo dalle operazioni sospette sono arrivati a scoprire «un qualificato gruppo criminale» che faceva capo a Vittorio Proteo ed era finalizzato all’evasione fiscale e al riciclaggio. Durante l’istruttoria, alcuni imprenditori hanno anche ammesso di avere aderito al ”sistema Proteo”. Scrive il gip: «Il sistema ideato da Vittorio Proteo e attuato con l’ausilio del figlio Luigi e dei loro collaboratori è stata la proposta (accolta) ai clienti più fidati dell’inserimento in contabilità di fatture per operazioni inesistenti, emesse da società controllate, fino ad abbattere i ricavi da dichiarare al fisco in capo alle società e/o ditte dei predetti clienti, curando le incombenze di registrazione e dichiarazione tramite lo studio del commercialista Luigi Paolo Proteo».
IL PACCHETTO
Il flusso monetario trasferito dalle società clienti sui conti correnti delle società cartiere - continua il gip - veniva poi restituito in percentuale all’emittente sotto forma di denaro contante, come ammesso da due degli indagati, Massimiliano Isidori e Andrea Castrucci». Una trentina le aziende che avevano aderito al «pacchetto», mentre sono quattro le società fantasma, prive di dipendenti e di una reale attività, che emettevano fatture.

Tutto a posto, Madama la Marchesa? Niente rafforza l'autorità quanto il silenzio, come ebbe a dire Charles De Gaulle.

Qui altre informazioni ancora online: LINK
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IL MISTERO DEI BANCHI DI ARCURI PRODOTTI AD OSTIA

È la Nexus made srl di Ostia una delle 11 ditte che ha vinto il discusso appalto degli arredi scolastici. Peccato che l'azienda organizza e promuove eventi fieristici, una garanzia di saper fabbricare banchi con le rotelle. Fatturato di 400mila euro, appalto vinto di 45MLN di euro. Insomma, un'azienda dalle forti capacità tecniche ed economiche come richiesto dal bando, visto che dovrebbe lavorare 112 anni per arrivare all'importo garantito dal Governo e ha presentato il bilancio 2018 a marzo 2020 e quello del 2019 a luglio 2020. Dovrà produrre (???) 180mila banchi, 20mila dovranno essere consegnati entro il 12 settembre, 160mila il 31 ottobre. La Nexus non ha un sito internet, non si trova il numero di telefono. Il titolare Franco Aubry (socio con 100 euro, proprietario e amministratore unico), così come Fabio Aubry (socio con 3.900 euro, fabbricatore di tende) non sono reperibili, secondo quanto riferisce la giornalista de La Verità. La sede della società è nello stesso stabile di quella dell'Arcigay di Ostia, e ha un capitale sociale di 4.000 euro. Le sono stati pagati 247,80 euro a banco. Visto che non li produce, come fa ad avere una capacità di acquisto di questa portata?
I misteri di Ostia e le boiardate di Arcuri.

giovedì 23 luglio 2020

PORTO TURISTICO DI ROMA, CONCESSIONI E FAVORI SUL LITORALE ROMANO


Ostia, sequestrato il porto turistico In manette il presidente ...

"Quando l’associazione LabUr (Laboratorio di Urbanistica) ha segnalato questi vantaggi concessi a Balini dalla pubblica amministrazione, i suoi membri sono stati denunciati per diffamazione; dopo sette anni di processo sono stati assolti con formula piena. Inoltre, la Procura ha usato le loro denunce per condannare Balini".


Come si vede oggi con le Autostrade, la questione delle “grandi opere” è strettamente legata a quella delle concessioni, diventate quasi sempre macchine per l’arricchimento di imprenditori privati a scapito di risorse importanti per la collettività. Uno degli esempi migliori è quello del Porto Turistico di Roma a Ostia, la grande opera a cui il Comune di fine anni Novanta affidò la “rinascita” del litorale romano. Il titolare della concessione, l’imprenditore Mauro Balini, è stato condannato il 27 giugno scorso a cinque anni e sei mesi per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta, in uno dei filoni dell’inchiesta Mafia Capitale. Tutta la vicenda del porto riassume le infinite strategie con cui un imprenditore sfrutta il meccanismo della concessione per arricchirsi, togliendo agli abitanti di Ostia le spiagge, l’accesso al mare, addirittura le case. Oggi su quell’area è previsto un nuovo investimento statale di quindici milioni, fondi CIPE, ancora con la scusa di “riqualificare” l’area. A maggio abbiamo raccontato le vicende del Porto della Concordia a Fiumicino, ora parliamo di quello dall’altro lato del Tevere: il Porto Turistico di Roma.


Il progetto fu giustificato dall’allora sindaco Rutelli per far rinascere una zona impoverita dalle peggiori politiche urbanistiche dal dopoguerra a oggi. Gli abitanti dei due quartieri di Nuova Ostia e Idroscalo avrebbero dovuto ottenere lavoro e indotti commerciali dalle imbarcazioni da diporto ancorate di fronte alle loro abitazioni. Nuova Ostia è il quartiere nato dalla deportazione di migliaia di cosiddetti baraccati negli anni Settanta, e Idroscalo l’ultimo borghetto di Roma, dove è ancora più o meno tollerata l’autocostruzione. Entrambe le zone sono state tenute artificialmente fuori dalle norme per decenni: il ricatto del “degrado” e il clamore mediatico sulla “legalità” che ha investito la zona dopo l’inchiesta Mafia Capitale hanno fatto sì che chiunque si opponesse alle politiche speculative autorizzate dalle amministrazioni venisse bollato come nemico della prosperità, amante dell’illegalità e addirittura come colluso con la mafia.
Eppure, se c’è un simbolo dell’illegalità in questa parte di Roma, è sicuramente il porto, che condensa una storia di imprenditoria speculativa e di politica corrotta che dura da un ventennio. Con l’ordinanza sindacale n. 7 del 21 gennaio 1999, cinquantaseimila metri quadri di spiaggia (quindi demaniali) vengono concessi dalla regione Lazio e dal comune di Roma all’Associazione Turistica e Immobiliare S.p.A. (ATI), creata dall’imprenditore Mauro Balini. Si suppone che i soldi con cui è stato costruito il porto vengano dagli indotti dello zio, Vittorio Balini, che negli anni Ottanta aveva venduto a Silvio Berlusconi i diritti della serie televisiva Dallas. Nel giro di due anni, l’ultima fascia di litorale prima della foce del Tevere – la spiaggia che costeggia Nanni Moretti in Vespa nella famosa scena di Caro diario – viene cementificata e chiusa da un muro lungo un chilometro.
MURO E TORNELLO
Il porto viene inaugurato da Rutelli il 23 giugno 2001. L’accordo di programma tra il Comune e il concessionario prevedeva la creazione di un Collegio di Vigilanza per verificare il corretto operato della gestione, anche in termini di verifica dei bilanci dell’utenza. Questo collegio non verrà mai istituito. L’ATI, dal canto suo, non ha mai pagato le concessioni demaniali, dal giorno dell’inaugurazione fino almeno al 20 gennaio 2017; né ha mai completato le procedure per l’iscrizione del porto nella Concessione Demaniale Marittima, sfruttando una leggina per le concessioni fluviali – cosa che, da sola, varrebbe l’annullamento della concessione. Quando l’associazione LabUr (Laboratorio di Urbanistica) ha segnalato questi vantaggi concessi a Balini dalla pubblica amministrazione, i suoi membri sono stati denunciati per diffamazione; dopo sette anni di processo sono stati assolti con formula piena. Inoltre, la Procura ha usato le loro denunce per condannare Balini.
Il porto sembra progettato per impedire l’accesso agli abitanti della zona che avrebbe dovuto far “rinascere”. Dall’Idroscalo, per accedere a questa opera definita pubblica, bisogna passare un tornello di ferro che sembra disegnato per scoraggiare il transito, e che chiude la sera. Per scongiurare le proteste degli abitanti, Balini ha usato la tipica strategia del dividere per comandare: nel 2001 ha firmato un accordo segreto con un consorzio che raccoglieva diversi abitanti delle case auto-costruite della zona, impegnandoli a sostenere il porto in cambio degli allacci all’acqua e alle fogne, e di un canale privilegiato per ottenere lavoro. Le promesse non sono mai state mantenute. In più, il muro del porto blocca il deflusso della pioggia a mare: le immagini della strada inondata vengono sistematicamente usate per gettare discredito sul quartiere. Il discredito alimenta un altro progetto di Balini: quello di far demolire le cinquecento case auto-costruite dell’Idroscalo per farne una zona verde (pubblica) a uso dei proprietari (privati) degli yacht. Quando nel 2010 l’allora sindaco Alemanno cavalcò una finta emergenza a mare per far buttare giù trentacinque case, senza neanche avvisare gli abitanti che furono deportati con la forza nei residence, i loro vicini rimasti di fronte alla zona di demolizioni collegarono l’operazione alle mire espansionistiche del porto e all’accordo con il consorzio. Il consorzio infatti aveva promesso a Balini che avrebbe collaborato a sgomberare gli abitanti non consorziati. La frattura creata nel quartiere oggi è insanabile.
Nel 2013 Balini fu coinvolto nell’operazione denominata Alba Nuova della Direzione distrettuale antimafia, che portò all’arresto di cinquantuno persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. Al centro delle indagini c’era anche il traffico di influenze per un’altra delle ambizioni di Balini: il raddoppio dei posti barca del porto, attraverso la costruzione di un altro braccio a mare. Balini sperava di ottenere un investimento di cento milioni da parte di Unipol, ma per ottenerlo mise in campo una strategia che coinvolgeva un generale della guardia di finanza, Emilio Spaziante, e un avvocato dello studio del ministro Tremonti, Dario Romagnoli. La squadra mobile di Roma, che intercettò l’avvocato Romagnoli per mesi per un’altra vicenda di tangenti, considera “quantomeno verosimile che Mauro Balini, Emilio Spaziante e Dario Romagnoli siano accomunati da uno spirito collaborativo di natura illecita”.
Nel 2012 Spaziante procurò a Balini un documento che questi provvide a far falsificare da un altro suo collaboratore, il narcotrafficante Cleto de Maria, per consegnarlo, taroccato, all’Agenzia delle Entrate, l’ente che può destinare un bene demaniale ai privati. L’avvocato Romagnoli intanto riuscì a coinvolgere il ministro Tremonti per ottenere il finanziamento di Unipol. A inizio 2013 il gruppo aveva trovato non solo i soldi ma il socio per l’operazione di ampliamento: l’associazione Italia Navigando, partecipata da Sviluppo Italia, quindi dal ministero del tesoro.
Nel 2013 arriva il fallimento dell’ATI S.p.A. Il pm Alberto Galanti aveva chiesto otto anni di carcere per Balini, considerando che il crack da diciotto milioni era il risultato di “un complesso disegno espoliativo” architettato dal titolare della concessione per incamerare i finanziamenti. La pena è stata abbassata perché per alcuni reati è stato disposto il non luogo a procedere: l’accusa di corruzione per Spaziante, a cui Balini aveva messo a disposizione un’imbarcazione di pregio in cambio di “condizionamenti favorevoli” per i controlli tributari, e l’accusa a Balini di aver tentato di corrompere il consigliere comunale Luca Gramazio (Pdl) per orientare la Giunta ad autorizzare l’ampliamento. Agli atti dell’inchiesta c’è la registrazione di una riunione nella quale il consigliere rimproverava Balini di non aver mantenuto gli impegni, e questo rispondeva promettendo “due unità immobiliari che garantiscono il debito”. Denaro in cambio di favori. Ma il reato è caduto in prescrizione, e Luca Gramazio oggi è libero.
NUOVE POLITICHE CLIENTELARI
Balini a Ostia è noto per le sue frequentazioni con il narcotrafficante De Maria e con il detenuto Roberto Giordano, detto Cappottone, autore dell’attentato a Vito Triassi: Balini manteneva la sua famiglia. Per i magistrati, Balini sarebbe legato niente meno che a ex membri della Banda della Magliana. Di questa rete faceva parte anche l’allora presidente del Municipio, Andrea Tassone (Pd), poi condannato nell’inchiesta Mafia Capitale, e che a poche settimane dalla sua elezione aveva dichiarato a Repubblica: “Mauro Balini è amico mio”. Nonostante queste evidenze, le varie amministrazioni (municipali, comunali e regionali) hanno continuato a concedere a Balini permessi e agevolazioni senza neanche aspettare l’esito delle indagini. A novembre 2013 l’ex comandante della capitaneria di porto Lorenzo Savarese ha ammesso che “le carte, così come predisposte, confermano l’estensione della concessione demaniale” per altri diciotto anni. “L’atto dev’essere registrato, certo, ma le ultime firme di approvazione della regione Lazio risalgono allo scorso settembre”, ha dichiarato. A disattendere il dovuto principio di cautela di fronte a questa storia di malaffare, insomma, è stato per primo il presidente della Regione e segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale ha prolungato la concessione a Balini fino al 2053.
L’esplosione del caso Mafia Capitale porta nel 2015 al commissariamento del Municipio di Ostia, proprio per il coinvolgimento del presidente Tassone negli affari illeciti di Buzzi e Carminati. I membri del Pd non coinvolti direttamente dalle indagini hanno cercato di fingersi paladini della giustizia e dell’antimafia, con il duplice obiettivo di salvare la faccia ma anche, paradossalmente, di assegnare altri beni pubblici ai loro amici, fuori dai controlli abituali che regolano questo tipo di concessioni. Così i favoritismi continuano anche dopo il sequestro del porto per bancarotta fraudolenta.
Dal 2013 i locali vengono posti sotto la gestione fallimentare e gettati nel grande calderone mediatico di Mafia Capitale, che con la retorica dell’urgenza e della legalità permette un enorme grado di arbitrio politico sulle assegnazioni, diventando l’ennesimo meccanismo per autorizzare politiche clientelari. Le due amministrazioni giudiziarie che hanno gestito i locali – fino a ottobre 2016 Massimo Iannuzzi, poi Donato Pezzuto – si sono caratterizzate entrambe per l’arbitrio nelle assegnazioni. Un immobile è stato destinato a diventare la nuova sede della Polizia di Roma Capitale Gruppo Mare, un gesto a forte contenuto simbolico. Ma l’immobile non ha le caratteristiche adatte e il provvedimento ha suscitato le proteste del sindacato di polizia. Nel 2017 si annuncia la creazione di una “palestra della legalità” nei locali del porto, per sostituire la palestra di Nuova Ostia gestita da Roberto Spada, il pugile arrestato nel 2017 per la capocciata al giornalista Daniele Piervincenzi. Ma la onlus che doveva gestirla, l’Ipab Asilo Savoia, viene scelta senza alcuna evidenza pubblica, senza passare per l’Anbsc (Associazione nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata), e senza l’accordo con il prefetto Vulpiani che guidava il Municipio dopo il commissariamento. L’assegnazione avviene sotto la garanzia politica del ministero di giustizia e con la copertura economica della Regione, anche se l’immobile è situato fuori dall’area demaniale, quindi fuori dalla competenza regionale, e vincolato invece all’accordo con il Comune. Il Fondo Antiusura di Ostia (Volare Onlus) la presenta come “un passo ulteriore con l’assegnazione dei locali confiscati alla mafia”. Ma anche se inquadrata in un’azione antimafia, l’accusa a Balini era di riciclaggio, impiego di proventi illeciti, intestazione fittizia dei beni e associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta. Non di associazione di stampo mafioso.
Dopo la vicenda della palestra, Pezzuto ha formato un protocollo d’intesa con la Federazione Italiana Vela, per realizzare nel porto un anno di attività turistiche che avrebbero dovuto coinvolgere il quartiere dell’Idroscalo. Gli abitanti del quartiere non sono mai stati coinvolti, e non si capisce quale fosse il fine sociale. La retorica “degrado/mafia” e quella parallela “riqualificazione/legalità” sono usate per legittimare assegnazioni arbitrarie e gestioni clientelari. Così come la campagna mediatica montata sulla palestra di Roberto Spada, il coinvolgimento di realtà territoriali presentate come degradate o pericolose, serve a dimostrare che queste operazioni hanno una finalità sociale, rendendole più difficili da contrastare.
In questa luce dobbiamo leggere tutti gli eventi avvenuti intorno al porto, che ci vengono sempre presentati come ingarbugliati quando non oscuri, questioni che riguardano un territorio incomprensibile, proprio per non permetterci di vedere il disegno generale. Che è, chiaramente, un durevole sistema di trasferimento di risorse dal pubblico al privato, in cui gli imprenditori ottengono tutti i benefici, il pubblico tutte le perdite, mentre i territori vengono devastati, cementificati, gli abitanti ingannati e all’occorrenza strumentalizzati. Oggi Mauro Balini è stato condannato, e da indiscrezioni sembra che sia stato disposto il dissequestro del porto da tutto ciò che è stato realizzato dal 2013 a oggi. A un anno dalle elezioni, adesso torna in auge anche il progetto del suo ampliamento, cioè la realizzazione di un nuovo braccio di due chilometri e mezzo per raddoppiare i posti barca: un’opera dannosa che determinerà la sparizione anche dell’ultima spiaggia dell’Idroscalo, che speravamo fosse stata abbandonata con il processo a Balini.
Nei mesi che seguono ci troveremo a dover combattere decine di battaglie sulle nuove grandi opere in corso di autorizzazione con la scusa della rinascita dopo l’emergenza Covid. L’esempio di Ostia ci serve a ricordare che non possiamo misurare il nostro appoggio a un progetto solo sul breve termine, e che dobbiamo invece pensare a quanti danni, ecologici, sociali e politici, possono provocare queste iniezioni di capitali e di cemento sui nostri territori.

(paula de jesus / stefano portelli  per Napoli Monitor