venerdì 14 giugno 2019

L'EFFETTO NIMBY DEL CIRCO DELLE STELLE

Ieri, il Consiglio del Municipio X ha approvato un atto che autorizza l’Amministrazione ad intensificare i controlli, oltre che sui gestori di spettacoli circensi che utilizzano animali, anche su coloro che dando in locazione aree private consentono ai circhi di superare la mancata disponibilità di aree pubbliche. A stretto giro di boa risponde Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi: "I circhi sono le attività con animali più controllate in assoluto, perché ad ogni cambio di città scattano le 'visite' dei veterinari dell'ASL e spesso anche quelli della Forestale e di ogni altro organismo preposto. Si arriva all’intimidazione nei confronti di coloro che danno in locazione aree private consentendo ai circhi di superare la mancata disponibilità di aree pubbliche. Una legge vigente dello Stato, la n. 337 del 1968, prevede che i Comuni mettano a disposizione aree per l'attività dei circhi. Se non lo fanno per inadempienza o per qualsiasi altro motivo, i circhi sono liberissimi di allestire i loro chapiteaux su aree private, anzi, sono costretti a farlo quando, purtroppo, i Comuni non hanno adempiuto ai doveri di legge”.
Ecco l'ennesimo comportamento NIMBY tipico del cittadino comune perfettamente incarnato nel politico di turno. "Attraverso eventi, conferenze, comunicati stampa e altre forme mediatiche" l’amministrazione del Municipio X targata 5 stelle "favorirà la fruizione di spettacoli circensi che non fanno uso di animali".
Visto che governano il Municipio X, Roma Capitale e Governo, perché non spendono tempo e soldi dei contribuenti per sensibilizzare il loro Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che il 16 dicembre scorso sul suo profilo Facebook rassicurava di voler applicare, fuori tempo massimo, la legge 175 del 22 novembre 2017 che “riordinava” e “revisionava” le disposizioni in materia di spettacolo, tra cui i circhi con il “graduale superamento (quindi non l’eliminazione n.d.r.) dell'utilizzo degli animali”? Quella legge per essere applicata aveva bisogno di decreti attuativi che dovevano essere licenziati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, cioè entro il 22 novembre 2018. I dodici mesi previsti sono scaduti e non ci sono stati i decreti legislativi né per indicare come “superare l’utilizzo degli animali” nei circhi, né su cosa fare degli animali già utilizzati. Per altro non è stata istituita nemmeno una commissione. Al momento dunque è tutto come prima, con i circhi regolati dalla legge 337 del 1968 di cui parla Buccioni. Non c’è stata neanche una proroga che permettesse al governo di rinviare l’emissione dei decreti legislativi.
Premesso che l’articolo 2 della legge 175/2017 parla di revisione della normativa vigente tramite decreti legislativi, che possono superare la legge in corso e modificarla stabilendo le procedure per eliminare gli spettacoli di animali dai circhi attualmente consentiti dalla legge, il Ministro nel video parlava di decreti attuativi che sono una cosa diversa: non cambiano le leggi vigenti, ma servono a riempire gli spazi vuoti, a fornire i dettagli tecnici e operativi della legge esistente, (per esempio individuando gli elenchi dei circhi, o le norme sulla sicurezza degli spettacoli circensi regolando i controlli sugli animali dei circhi, o stabilendo come sono fatti i moduli per fare il verbale in caso di infrazione alla legge vigente). Per fare un decreto legislativo, occorre invece una legge delega del parlamento, e le deleghe hanno per forza un tempo stabilito, scaduto il quale non possono più essere esercitate. In assenza di proroghe, i tempi per mettere in pratica e attuare l’articolo 2 della legge sono scaduti, e, non essendo più modificabile, sul punto rimane lettera morta. Il governo, in base all’articolo 2 di quella legge, a tempo scaduto, non può emanare decreti legislativi per cambiare la legge sull’utilizzo degli animali nei circhi. Per cui bisognerebbe approvare una nuova legge delega, riprendendo da capo tutto l’iter: fare la scelta politica di riscrivere la legge, farla riapprovare da Camera e Senato e poi emanare, da parte del Governo, nei nuovi, giusti termini che la nuova legge prevederà, i decreti legislativi per metterla in pratica. L'alternativa è “riaprire” la delega scaduta, modificando solo l’articolo 2 della legge n. 175/2017, senza approvare una nuova legge delega, persino - è accaduto nella prassi - con un emendamento introdotto in sede di conversione di un decreto legge giustificato da necessità e urgenza straordinarie. Ma si tratta di una strada che solleva molti, e assai gravi, dubbi di costituzionalità e che, almeno in un caso (nel 2002) ha anche incontrato "l’alt” del Presidente della Repubblica.

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