martedì 16 marzo 2010

16 marzo 1978. Per non dimenticare

Ostia ponente. Lucherini - de Jesus (PD): ma a Via Fasan non c'era pericolo di crollo ?

Situazione paradossale. Le famiglie rientrate nelle abitazioni ma dopo 7 mesi l’unico intervento il puntellamento del piano interrato.

"Il Sindaco Alemanno il 17 Febbraio 2010 ha firmato le ordinanze di sgombero ai residenti dell'Idroscalo senza però consegnarle agli interessati prima delle demolizioni delle loro case il 23 Febbraio, mentre è stato solerte il 13 Agosto 2009 a consegnare le ordinanze di sgombero previsto per il 19 agosto, ma mai eseguite, agli abitanti della vicina palazzina di Via Marino Fasan 15, dichiarata in pericolo di crollo” – afferma Paula de Jesus, Urbanista ed esponente del PD - "Oggi, 16 Marzo 2010, cioè 7 mesi dopo, in Via Fasan nulla è cambiato in termini di sicurezza. Lo conferma, tramite fax indirizzato a LabUr (prot. 6668), la Direzione Generale del Patrimonio del Comune di Roma, asserendo che è stato eseguito solo il puntellamento dei locali costituenti il piano interrato, cioè quello pilotis. Nel fax, tra l’altro, sono richiamati, gli articoli 56 ("Provvedimenti per costruzioni che minacciano pericolo") e 94 del Regolamento Edilizio del Comune di Roma, che darebbe al Sindaco la facoltà di provvedere d'ufficio ai lavori da eseguire a danno della proprietaria dello stabile, la Larex S.p.A, che è stata diffidata con d.d. rep. nr.1150 del 14.09.2009 dal IX Dipartimento comunale. La situazione è grottesca: il Presidente del XIII Municipio, Giacomo Vizzani, e l'Assessore all'Urbanistica, Renzo Pallotta, rassicurarono i residenti di Via Marino Fasan il 28 Agosto 2009, al loro rientro nelle abitazioni dichiarate 'pericolanti', con la promessa che sarebbe stato redatto un programma specifico per il risanamento dello stabile e la definitiva messa in sicurezza degli edifici. Nulla è avvenuto in 7 mesi”.
“La situazione è paradossale” – dichiara Carlo Lucherini, Vice Presidente del Consiglio Regione Lazio e segretario provinciale del PD– o si trattava di un finto allarme di crollo o siamo di fronte ad una pericolosa negligenza da parte dell'Amministrazione comunale. Stupefacente poi che questo accada a solo 3 settimane dallo sgombero forzoso dell'Idroscalo, motivato da ragioni di incolumità pubblica e privata. Attendiamo che il Sindaco Alemanno intervenga con urgenza a chiarire la questione rassicurando così i cittadini di Via Fasan”.
“Forse in Via Fasan si trattava solo di una manovra speculativa per far liberare gli alloggi per speculazioni private ?” – prosegue la de Jesus - "Nessuna perizia analitica degli interventi di manutenzione straordinaria è stata fatta sullo stabile che ricade, proprio nei locali interrati, in zona a rischio idrogeologico R4, il più alto previsto dalla Legge”.
“In effetti è anomalo che anche il Municipio XIII di fronte ad una situazione di pericolo da loro stessi denunciata, si comporti con tanta superficialità. Il presidente Vizzani addirittura si è recentemente rifiutato di rispondere ad una interrogazione cittadina proprio sulla mancata messa in sicurezza idraulica dell'area. Nel frattempo però il progetto del raddoppio del prospiciente porto turistico di Ostia, situato nella stessa area a rischio R4, procede senza sosta. Chissà se un decreto interpretativo andrà in soccorso di questa amministrazione che usa due pesi e due misure” – conclude la de Jesus.

venerdì 12 marzo 2010

Condono edilizio: Corbucci - de Jesus (PD), “Si premia l’illegalità uccidendo l’ambiente”



Nel decreto milleproroghe il Pdl infila l’ennesimo condono edilizio. Ancora una volta il centro-destra premia l’illegalità.

“Incredibile. Nel decreto milleproroghe spunta un emendamento del Pdl che prevede il riconoscimento di forme di incentivazione volumetrica e di semplificazione, anche in deroga alle norme e agli strumenti di pianificazione vigenti in materia territoriale e urbanistica” – afferma Riccardo Corbucci, Vice Presidente del Consiglio IV Municipio – “Come se non bastasse il Pdl infila il condono edilizio anche per abusi commessi ai danni dei beni ambientali e paesistici prima del 2003. Addirittura vengono sospesi tutti i procedimenti sanzionatori, di natura penale ed amministrativa, già avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato, fino alla definizione delle predette istanze”.

“Dopo l’operazione di antiabusivismo all’Idroscalo di Ostia, spacciata per ‘umanitaria’, per far posto al nuovo porto, dopo il fallimento dell’USCE (Ufficio Speciale Condono Edilizio) di Roma e della Gemma S.p.A, dopo aver già previsto il condono per gli impianti abusivi sorti per i Mondiali di Nuoto ’09 come il Salaria Sport Village, con questo ennesimo regalo all’illegalità il centro-destra potrà sanare le Terrazze del Presidente e le ville sull’Appia Antica” – dichiara Paula de Jesus, urbanista ed esponente del PD – “ Chissà cosa ne pensa l’ACER. A quando un decreto salva-stabilimenti balneari su cui già pendono sentenze di abbattimento mai eseguite ? E dire che a Roma abbiamo un Assessore all’Urbanistica che vanta la sua appartenenza all’Avvocatura Generale dello Stato”.

“Così si assassina il territorio a colpi di leggi canaglia. Domenica pomeriggio, in occasione del seminario “Il ‘grande regno’ dell’ emergenza del Tevere che si terrà ad Ostia presso l’Aran Blu Hotel, incentrato sull’utilizzo criminale delle aree golenali da parte del Comune di Roma, lanceremo la prima azione di mobilitazione attiva di una vera battaglia ambientalista.” – conclude Corbucci.

martedì 9 marzo 2010

Il Circo di Mosca Cieca

Il portavoce porta la voce in teatro. Ma di chi la porta ? Da Porta a Porta ? O da Porta con sé la sporta ? Ma no, "porta accanto" ... l'amico. Luigi sì, Adriana no. La maestrina sì, Walter no. Luigi sì, Roberto no. Dario sì, Giulio no. Salvatore sì, ma accompagnato anche se è da solo .. Signore e Signori, sul palco del teatro va in onda il circo di Montecarlo ... già che c'ero portavo Carlo da Monterotondo, meno chic dei monegaschi, ma più verace con la porchetta e i fiaschi.
Salut, prosit e cin cin!

(Non mi divertivo così ad uno spettacolo da tempo immemorabile ! ahahahhahahahah)

martedì 2 marzo 2010

Teatro del Lido: lettera aperta a Filippo Lange.

Caro Filippo,
Mi permetto di fare alcune considerazioni su quanto sta accadendo al Teatro del Lido. Abbiamo fatto diverse riunioni che hanno avuto come nodo centrale la questione dell’occupazione del teatro come gesto inevitabile. Per molti di noi non è stato facile accettarlo perché di fatto si tratta di una estrema 'ratio' che fonda le sue radici in un gesto di illegalità.
Abbiamo stabilito tre obiettivi comuni (oggi vedo che sono diventati solo due) e soprattutto la necessità di costituire un movimento non ‘minuto’ o semplicemente resistenziale per poter fare davvero la differenza.
Credo che siamo tutti consapevoli che l’azione collettiva è oggi ancora più difficile di un tempo perché la sovrapposizione fra spazio e classi sociali si è storicamente indebolita per cui è sempre più difficile dar vita a una nuova base sociale per i movimenti urbani, ma soprattutto è molto difficile tenere alta la tensione politica.

Abbiamo ragionato su ciò che era possibile fare. Su quali fossero i punti di partenza su cui basarsi per uscire positivamente dallo stallo in cui versa una spazio pubblico come quello del Teatro del Lido, che è di tutti. Il periodo che viviamo, di forte crisi, non è facile per alcuno. Non ho personalmente però mai dato alla parola crisi il significato di sconfitta, arretramento, regressione, catastrofe, ma semplicemente rottura d’una situazione apparentemente stabile, rottura, quindi, dalla quale si può uscire regredendo o progredendo, dirigendosi verso una situazione peggiore o una migliore.
Non ho mai ritenuto sufficiente correggere, migliorare, depeggiorare, mitigare meccanismi in sé perversi, ma sono convinta che la svolta necessaria sia radicale, che debba tendere a un assetto nettamente diverso e alternativo rispetto a quello esistente. Un assetto da costruire gradualmente e pazientemente, ma verso il quale orientare ciascuno dei passi che si compiono, delle azioni che si promuovono o alle quali si concorre. E poiché sono convinta anche dell’intrinseca positività dell’uomo ho anche fiducia nel fatto che gli elementi positivi, quindi i germi di un possibile futuro, esistano nel presente se guardiamo con sufficiente attenzione a ciò che accade nella società. Naturalmente, togliendoci i paraocchi del pensiero corrente, del “pensiero unico”, utilizzando invece le lenti del nostro buonsenso, nutrito dei principi e delle convinzioni che liberamente ci siamo formati.
Da urbanista mi permetto di ricordare che nella nozione di spazio pubblico della città c’è non solo l’affermazione della sua necessità, ma vi sono anche le regole che lo governano, regole democratiche, non l’anarchia.
Ho ritenuto che volessimo fare un’esperienza nuova, più alta, che non si limitava all’occupazione di uno spazio come obiettivo finale, né tanto meno all’autogestione dello stesso. Questa è una forma di protesta fragile, abbarbicata al “locale”. Il “civis”, quello vero, riconosce il ruolo insostituibile della presenza pubblica, che vede come interlocutore essenziale le istituzioni che hanno il dovere di farsi carico della gestione dei beni pubblici e di rappresentarne il pensiero condiviso. Questo punto è scomparso dagli obiettivi.
La battaglia del Teatro del Lido non è la battaglia dei centri sociali, ma avrebbe dovuto essere la battaglia della cittadinanza tutta, una battagia che non va confusa con quella del Polo Natatorio, con quella dell’Idroscalo, né con quella di Via Senofane o di Via Luson (per citarne alcune). Affermare che quello spazio è di chi lo occupa fisicamente e che ritiene di acquisirne così tutti i diritti, anche di rappresentatività, compreso quelli di esclusione degli altri, significa non aver maturato come “civites” il significato più alto di spazio pubblico. E per me è una sconfitta intellettuale.