lunedì 30 maggio 2011

L'Italia s'è desta !

A Milano vince Pisapia (55,1%), a Napoli vince De Magistris (65,2 %), a Cagliari vince Zedda (59,2 %). L'Italia s'è desta. Ora i referendum!

Arancione, il colore della spremuta del PdL. Come direbbe la Polverini "Mo' strizzamo pure Alemanno".

venerdì 27 maggio 2011

A Tor Bella Monaca i servizi sociali rimangono al Palo.

Ieri presso il Teatro di Tor Bella Monaca si è tenuto l'incontro "I servizi sociali, la scuola, il territorio" a cui hanno partecipato Gianluigi De Palo, Assessore alla Famiglia e Scuola del Comune di Roma, e Massimiliano Lorenzotti, Presidente del Municipio VIII. Il tema era fondamentale all'interno della riqualificazione di Tor Bella Monaca voluta e imposta ai residenti dal Sindaco Alemanno. Ricordiamo che alla base dell'urbanistica ci sono gli standard urbanistici e cioè verde pubblico, parcheggi pubblici e servizi pubblici (tra i quali quelli sociali), calcolati, nel PRG di Roma, per un totale di 22 mq per abitante. Ebbene, non solo non è mai stato spiegato da Alemanno come sarà possibile raddoppiare la popolazione del quartiere senza prevedere nuove strutture destinate ai servizi (non sono indicati nel masterplan), ma neppure De Palo ha saputo fornire una risposta in materia di sua competenza e cioè quali servizi sociali saranno presenti, visto che nei 3 anni della giunta Alemanno, tra Comune, Provincia e Regione si è tagliato quel poco di esistente. Nervoso e impacciato, del tutto fuori luogo, De Palo ha accusato i cittadini di essere “in confusione” e di volere dagli amministratori solo “promesse ma non proposte”, andandosene via senza rispondere a domande pertinenti degli operatori. Doveva essere un'occasione per le realtà che da anni operano nel quartiere, di confrontarsi con l'amministrazione su problemi e necessità dei servizi sociali, si è trasformata nella conferma che dietro agli annunci propagandistici di Alemanno non c'è nulla, neppure uno straccio di progetto preliminare.

giovedì 26 maggio 2011

'Piccola Palocco': l'effetto NIMBY e il cerino in mano

Finisce con un nulla di fatto il consiglio municipale del XIII Municipio sulla proposta urbanistica denominata ‘Piccola Palocco’. Si sapeva già dalla primissima ora che non si sarebbe votato. Le ipotesi a questo punto sono due: il consiglio municipale non esprimerà un parere lasciando che sia il Campidoglio a farlo oppure si ripeterà il film già visto con la proposta Casini-Parnasi per Prato della Botte all’Infernetto. Nel primo caso sarebbe l’ennesima riprova del finto decentramento amministrativo di Ostia, nel secondo il rischio è quello di assecondare l’effetto NIMBY dei Palocchini non risolvendo alcun problema reale in termini di standard urbanistici e amplificando ancora di più il fenomeno della diseguaglianza tra cittadini. Non è infatti ammissibile che esistano cittadini di serie A e di serie B e qualche volta anche di serie C. I primi sono quelli che godono dei maggiori privilegi, magari anche quello di avere tra i residenti un deputato della Repubblica che si interessi del caso.

L’urbanistica è materia complessa e non può essere relegata ad una mera questione edilizia di colata di cemento o di allargamento di una strada. Il caso di ‘Piccola Palocco’ rientra all’interno della gran parte delle decisioni urbanistiche che sono state prese in questi anni in variante di destinazione d’uso attraverso accordi di programma, che si fondano su uno dei pilastri teorici del PRG: tutte le cubature residue del piano del ‘62 sono “diritti acquisiti” a cui si è aggiunto un altro pilastro, quello della compensazione. A prescindere dalla bontà o meno di questi pilastri, i cittadini romani si trovano nella seguente situazione: chi è più forte riesce ad evitare la 'colata a casa sua' facendola girare per Roma, dove altri cittadini, magari meno combattivi e con meno 'santi' nei posti che contano, finiranno per riceverla con tanto di premio di cubatura. Insomma, sembra il gioco del cerino e l’ultimo a cui rimane in mano si bruci.

O si riapre una seria riflessione complessiva o ci troveremo ogni volta a combattere tante 'Piccole Palocco'.

mercoledì 25 maggio 2011

Il PD XIII e la memoria corta

Primi commenti alla ri-presentazione ieri (dopo quella degli Stati Generali di febbraio scorso) del progetto del Secondo Polo Turistico presso la Luiss di Roma da parte del vice-sindaco di Roma Capitale, Sen. Mauro Cutrufo.
Alcuni sono persino soprendenti, come ad esempio le dichiarazioni rilasciate a Paese Sera da A. Storri, segretario del PD XIII Municipio, in politica dal 1985, e che ha avuto da giugno 2007 la delega all’attuazione degli strumenti urbanistici sotto l'amministrazione Orneli (vedi LINK)

Meravigliano perché evidentemente anche nel PD abbiamo la memoria corta. Il progetto di Cutrufo è la versione un po' più cafonal di quello di Portoghesi presentato da Rutelli ai tempi in cui era Sindaco di Roma e riproposto poi da Veltroni (con l’unica variante delle due torri alla fine della Cristoforo Colombo) con il nome di "Lido di Roma 2015". Dunque non era 50 anni fa.

In quei documenti si possono leggere le seguenti amenità (di cui evidentemente Cutrufo e la Giunta Alemanno hanno fatto tesoro) quali ad esempio le 5 isole artificiali al largo di Ostia, da affidare ai privati previste su un fondale di 10/15 metri, di dimensioni pari a circa 1 ettaro ciascuna, a non meno di 2 miglia dalla costa, destinate a cinque modi diversi di organizzare il tempo libero:

• un’isola per gli appassionati di subacquea, con tanto di parco marino da visitare;
• un’isola per i più piccoli, ai quali offrire un grande parco giochi e una ludoteca;
• un’isola all’insegna del benessere e della cura del corpo, sulla quale costruire una spiaggia del fitness e una beauty farm;
• un’isola per il casinò, perché “il gioco d’azzardo è un incentivo turistico fortissimo”;
• un’isola al centro della quale costruire una grande discoteca per soddisfare da una parte i nottambuli, dall’altra “rendere più tranquille le notti degli abitanti del Lido”

[...]

L'8 Giugno esce per ed. Alegre il libro "Le mani sulla città" di Paolo Berdini e Daniele Nalbone. Un intero capitolo, firmato da me, ripercorre questo "scopiazzamento" ... per non dimenticare, anche i nomi di chi c'era e ora ha perso la memoria.

lunedì 23 maggio 2011

XIII Municipio: la 'patacca' urbanistica del PRINT di Macchia Saponara

Nel XIII Municipio tutti sono molto preoccupati della speculazione edilizia del finto Programma Integrato (PRINT) chiamato 'Piccola Palocco': 15 ettari di superficie, 568 alloggi e 46.133 mq di costruito.

Entro la fine del 2011 è prevista però la Proposta di Deliberazione del PRINT Macchia Saponara: 43 ettari di superficie, 5.030 alloggi, 43.076 mq di nuove costruzioni, a cui va aggiunto l’esistente ricostruito con premi di cubature, come risulta da documentazione ufficiale.

Si tratterebbe dunque di una densificazione dell'area 10 volte superiore a quella di 'Piccola Palocco' in termini di alloggi oppure siamo di fronte ad un madornale errore numerico del Comune di Roma.

Quello che è certo è che il progetto preliminare è pronto da marzo 2006, fu redatto dal Comune di Roma, quando al Comune, così come in Municipio XIII, governava una giunta rossoverde. L’allora Presidente del Municipio era Paolo Orneli (PD), mentre la delega all'attuazione degli strumenti urbanistici (da giugno 2007), era nelle mani di Andrea Storri, attuale segretario del PD XIII. Entrambi hanno dichiarato in questi giorni la loro opposizione al progetto “Piccola Palocco”.

Il processo di partecipazione del PRINT di Macchia Saponara, iniziato il 18 gennaio e conclusosi il 31 marzo 2007 con la consegna delle 19 proposte d'intervento, era stato commissionato dal Municipio XIII all'associazione 'Atelier Locali', poi incaricata dalla Pirelli, di presentare il progetto della adiacente Centralità Urbana di Acilia-Madonnetta.

A capo del consorzio, costituitosi tra i proprietari dei terreni dell'area di Macchia Saponara, la Ircos S.p.A (Impresa Romana Costruzioni Sociali S.p.A) il cui attuale amministratore è l'Arch. Riccardo Drisaldi. Si tratta della stessa Ircos coinvolta nella polemica sulla realizzazione di oltre 20 mila mq (tra parcheggi, negozi, sala convegni, bar e ristorante) a Porto S. Stefano, che di ‘sociale’ non ha proprio nulla. La Ircos è però un punto di riferimento anche per la giunta Alemanno in tema di housing sociale. Sarà questa la destinazione dell'area che giustificherebbe la forte densificazione di Macchia Saponara ? Poco si conosce e molto si tace su questo PRINT. L’unica altra certezza è che porterà nelle casse del Comune quasi 29 milioni di euro a fronte di un investimento globale di 84 milioni.

Lo strumento del PRINT (sono 174 a Roma) funziona in modo molto semplice: il municipio lancia un programma preliminare (o esprime parere favorevole a una proposta), i privati aderiscono, il Comune approva, raddoppiando le cubature esistenti, incassando il pagamento straordinario (pari ai 2/3 della valorizzazione economica ottenuta) e proponendo incentivi alla demolizione e ricostruzione.

Ma quanto costa ampliare l'esistente? Nel bando dei primi quattro PRINT (Tor Tre Teste, Alessandrino, Pietralata e Macchia Saponara) il valore base fu fissato a circa 1.000 euro/mq. Costruire dunque conviene, anche dove è già costruito. Inoltre, poiché la delibera con cui si approverà a breve il PRINT Macchia Saponara (XIII Municipio) sarà la stessa del PRINT di Pietralata (V Municipio), non ci sarà neppure la discussione in aula sui singoli vantaggi o svantaggi per ciascun municipio, perché l'obiettivo finale del Comune è solo la monetizzazione. In soldoni, i due PRINT di Pietralata e Macchia Saponara produrranno investimenti privati per 500 milioni di euro e opere pubbliche per 90 milioni.

C’è da sperare che i cittadini che hanno aperto gli occhi sullo “scempio” di 'Piccola Palocco' li spalanchino a 360°, perché non vale più il vecchio trucco dei “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

venerdì 20 maggio 2011

Piccola Palocco: il rischio 'populismo'

Nel vociare intorno alla speculazione edilizia di 'Piccola Palocco', si è perso l'obiettivo principale di chiarire qual è il problema urbanistico. Vediamo un po' di numeri presi dalla documentazione resa disponibile dal Comune di Roma. L’area oggetto della proposta è costituita da 153.776 mq, che saranno destinati per il 70% all'edilizia e per il 30% a verde e servizi pubblici. L'indice di edificabilità è di 0,30 mq/mq, quindi 46.133 mq, di cui 41.520 residenziali e 4.613 commerciali. Poiché l'area è assimilata come 'verde pubblico attrezzato' e quindi potrebbe sviluppare solo 0,09 mq/mq (pari a 13.840 mq), come mai si arriva a 46.133? Il gioco è semplice ed è ormai abitudine a Roma. Si tratta dell'applicazione dei diritti edificatori e cioè la possibilità da parte di un privato di cedere dei terreni ed ottenere in cambio dall’amministrazione un potenziale di edificazione da utilizzare in altro sito. In pratica le volumetrie 'decollano' da un terreno per 'atterrare' da un'altra parte. Non solo, ma i diritti edificatori sono commerciabili.

Nel caso della proposta di 'Piccola Palocco', i diritti edificatori sono alla base di tutto: senza di essi non si potrebbe costruire in quell'area. Ecco perché la proprietà ha presentato una proposta urbanistica al Comune di Roma inquadrando l'area come "città da ristrutturare". La proposta è poi stata mascherata da PRINT, Programma Integrato, sostenendo che migliorerà la qualità urbana, la viabilità e i servizi mediante il concorso di risorse private. Quindi, poiché l'area non era edificabile (ex zona H2), al PRINT è stato attribuito un indice di edificabilità di 0,30 mq/mq, di cui 0,18 mq/mq a disposizione del Comune (nel nostro caso, 27.680 mq), anche provenienti da diritti edificatori.

Per ultimo, sono state individuate due aree di decollo: Casal Giudeo e Ponte Fusano. Dalla prima atterrano a 'Piccola Palocco' 22.926 mq, dalla seconda 2.493 mq, per un totale di 25.419 mq. A 46.133 mq ne mancano ancora 6.874 che sono quelli che la proprietà lascerà al Comune di Roma nel comparto ZR1, dei casermoni semicircolari, a 5 piani, che dovrebbero sorgere dietro al centro Solara. Concludendo, la proprietà ha dato al Comune non 0,18 mq/mq ma addirittura 0,21 mq/mq (le compensazioni, più parte dello ZR1) ottenendo in cambio di edificare dove non avrebbe mai potuto.

Ci troviamo di fronte ad una assurdità: da terreni (Casal Giudeo, Ponte Fusano) dove non si può più edificare, si spostano cubature su un terreno non edificabile, per poterlo edificare ('Piccola Palocco').

In realtà il principio in base al quale tutti i terreni esprimono la stessa capacità edificatoria e quindi la cubatura di competenza dei terreni non edificabili può essere venduta a quelli edificabili, non ha mai avuto un fondamento legislativo, figuriamoci nel nostro caso. Solo di recente, con l'approvazione del Decreto Sviluppo (D.L. 70/2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 maggio 2011 n. 110) si è introdotto un nuovo comma all’articolo 2643 del Codice tentando appunto di dare a questa anomalia un fondamento legislativo. L'articolo prevede che siano resi pubblici con il mezzo della trascrizione i contratti per il trasferimento dei diritti edificatori (Costruzioni Private, art.3). Infatti, solo se si ha la trascrizione nei registri immobiliari si ha certezza dei rapporti con i terzi e, quindi, della relativa opponibilità.

Questo è il problema di 'Piccola Palocco', resa edificabile con l'impiego dei diritti edificatori che fino al 13 maggio 2011 non avevano alcun fondamento legislativo. Inoltre, nella delibera 125/2001 dell'allora Giunta Comunale rossoverde, i diritti edificatori per Casal Giudeo venivano concessi alla società Nuova Florim srl chiedendo che le cubature atterrassero in aree destinate a Edilizia Residenziale Pubblica e non a destinazione residenziale privata come 'Piccola Palocco'. A febbraio del 2007 la Corte dei Conti aprì un'istruttoria per raggiro della Ragioneria Generale dello Stato, di cui però non si è saputo più nulla.

La complessità della questione impone dunque di non cavalcare una protesta populista priva dei necessari contenuti, perché il rischio è solo quello di fare propaganda e di non raggiungere alcun obiettivo tangibile.

Vizzani non ne imbrocca una

A Vizzani non ne va bene una in Campidoglio. Dopo che la sua maggioranza in aula Giulio Cesare bocciò a inizio mandato la sua richiesta di delocalizzazione del Polo Natatorio sorto per i Mondiali di Nuoto Roma '09; dopo che sempre la sua maggioranza gli ha svuotato lo scorso 19 aprile il decentramento, lasciandolo di fatto con gli stessi poteri di prima, ma con meno soldi; lunedì scorso nuovamente la sua maggioranza lo sconfessa sulll'Idroscalo di Ostia nella discussione della delibera sull'ampliamento del Porto di Roma. Peccato che solo poche ore prima avesse rilasciato una intervista alla trasmissione Agorà, condotto da Andrea Vianello su Rai3, e andata in onda stamattina.

Lascio alle parole del comunicato della Comunità Foce del Tevere ogni ulteriore commento:

Questa mattina, nella trasmissione Agorà, condotta da Andrea Vianello su Rai3, è stato affrontato il tema dello “Spiano Casa”. Dopo aver mostrato un filmato sulla situazione degli abusivi a Napoli, con la promessa di Berlusconi di condonare tutto a tutti, un ampio servizio ha riguardato l’Idroscalo di Ostia. La giornalista, Irene Benassi, ha intervistato la nostra Comunità e ha mostrato a tutti non solo le immagini vergognose del 23 Febbraio 2010, ma soprattutto ha sfatato l’idea che l’Idroscalo sia una baraccopoli. Il presidente del XIII Municipio, Giacomo Vizzani, anche lui intervistato, ha dichiarato che devono essere abbattute tutte le case per motivi di sicurezza e che la prossima tranche avverrà entro la scadenza del mandato, cioè entro il 2013, e ha aggiunto che l’amministrazione comunale ha preso l’impegno di dare una casa solo a coloro che ne hanno diritto.
Ricordiamo al ‘nostro’ presidente che il diritto alla casa è previsto dalla costituzione; che se ci fosse un reale problema di sicurezza degli abitanti non si applica a corrente alternata, quando fa comodo alla amministrazione, magari come il 23 febbraio con una ordinanza illegittima di protezione civile in assenza di pericolo di esondazione; che la direzione del fiume Tevere è da monte a valle, quindi prima che l’Idroscalo si inondi, Roma, da Centro Giano in poi, va sotto l’acqua; che l’Idroscalo non si è mai inondato; che ci allaghiamo a causa del Porto che non ha eseguito i lavori previsti di raccolto delle acque piovane; che non solo Berlusconi promette in Campania di sanare le case di chi ha costruito abusivamente sulle falde del Vesuvio, ma lo stesso Alemanno ha promesso a Tor Bella Monaca case per tutti, anche per quelli che non hanno diritto; che lunedì scorso, la sua stessa maggioranza ha votato un ordine del giorno del PD in cui chiede ad Alemanno di fare le opere di difesa a fiume, così come previsto nella sua stessa ordinanza del 23 febbraio 2010 e che non ha mai fatto, negandole, e tutte le opere che servono a mettere in sicurezza l’abitato dell’Idroscalo, sconfessando di fatto le sue parole;
La promessa di abbattimento delle case dell’Idroscalo di Ostia alla scadenza del 2013, è una promessa elettorale rivolta a chi ?

La puntata di Agorà:


martedì 17 maggio 2011

Porto di Roma, ok al raddoppio. U. Marroni (PD): "Parere favorevole ma condizionato"

Il Porto di Roma raddoppierà. Il Campidoglio ieri sera ha dato il via libera al raddoppio della marina di Ostia per un investimento di quasi 89 milioni di euro e due anni e mezzo di lavori. E’ stato quasi plebiscitario il consenso dell’assemblea capitolina che nella seduta di ieri sera ha approvato il progetto di ampliamento del Porto di Roma. Sono stati 42 i voti favorevoli, tre i contrari e un astenuto per uno schieramento trasversale ai partiti. Che prima della votazione finale, però, hanno votato a maggioranza un atto di impegno – e di sconfessione del Sindaco – proposto da Marroni-De Jesus di consolidamento dell’abitato dell’Idroscalo: dovranno essere avviati i lavori di difesa antiesondazione, di posa di una nuova e più solida scogliera, di una rete fognaria di raccolta delle acque piovane su Via dell’Idroscalo.

La delibera autorizza la società concessionaria, la Porto Turistico di Roma s.r.l., a realizzare un avamporto attraverso la posa di una barriera lunga circa 2,5 km grazie alla quale si ridurrebbe sensibilmente il fenomeno dell’insabbiamento della bocca d’accesso alle banchine. E’ di appena un mese fa il riversamento a sud del molo esterno di 71 mila metri cubi di sabbia accumulatasi durante l’inverno. Lo specchio d’acqua ricavato dalla nuova struttura amplificherà l’offerta di posti barca dagli attuali 808 a 1419; i nuovi ormeggi consentirebbero spazi per imbarcazioni da 12 metri di lunghezza sino a motonavi di 70 metri. Non è una novità che i gestori puntino a poter un domani accogliere il traffico dei traghetti veloci. Ed è anche per questa ragione che l’ampliamento prevede l’aumento di 656 posti-auto che andranno ad aggiungersi ai 1200 già esistenti. Sarà bonificata e sistemata a verde attrezzato l’area a nord dell’approdo; il parcheggio “dovrà essere obbligatoriamente ricoperto di pannelli fotovoltaici”, specifica il presidente della commissione Ambiente, Paolo De Priamo. Inoltre, verrà completata la pista ciclabile. In cambio la possibilità di realizzare i lavori, i concessionari destineranno il contributo volontario di 1 milione di euro alla ristrutturazione di Tor San Michele La Torre, di proprietà del demanio dello Stato, fu costruita nel 1567-69 su incarico di Papa Pio V e disegno di Michelangelo Buonarroti. Grazie ai lavori che inizieranno a breve sarà portato a termine il restauro architettonico in un contesto di parco attrezzato. (Giulio Mancini, Il Messaggero, 17 maggio 2011)

Cosa è accaduto ieri in aula: Ampliamento del Porto di Ostia: il 'pasticcio di Di Cosimo'

lunedì 16 maggio 2011

Edilizia, Corbucci-de Jesus(PD): "Ricorso al TAR contro il decreto che cancella i controlli"

"Con la pubblicazione nella gazzetta ufficiale n. 110 del 13 maggio del testo definitivo del Decreto Sviluppo (D.L. 13 maggio 2011, n. 70, "Semestre europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia"), il Governo approva la possibilità di applicare in edilizia la "Scia" (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al posto della Dia (comma b) dell'art.5, par. 1). In pratica l'attività edilizia potrà essere iniziata subito dopo la presentazione della domanda alle amministrazioni che avranno sessanta giorni di tempo per contestare la regolarità della Segnalazione ed eventualmente fermare i lavori già in corso. Decorso tale termine, l'amministrazione potrà intervenire solo "in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell'impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell'attività dei privati alla normativa vigente" (punto 4 del comma 4bis)" lo dichiarano in una nota Riccardo Corbucci, vicepresidente del consiglio del IV Municipio e Paula De Jesus, dirigente del Partito Democratico che si sono occupati degli abusi edilizi dei Mondiali di Nuoto 2009.

"In sostanza si consente ai costruttori di avviare cantieri senza autorizzazione e senza dichiarazione, ma con una semplice Segnalazione certificata di inizio attività (la S.C.I.A), consentendo alle amministrazioni pubbliche di intervenire per fermare i cantieri, qualora vengano riscontrate difformità con le norme, l’antisismica, i Piani regolatori ed i regolamenti edilizi, soltanto nei sessanta giorni successivi. L'intervento, quindi, arriverebbe comunque a danno ormai fatto. Con la Scia, dunque, i cantieri potranno partire nello stesso momento della segnalazione, mentre l’intervento dell’amministrazione pubblica potrà arrivare soltanto a cantiere ormai aperto. Sarà molto più difficile, quindi, da attuare visti i tagli che gli enti locali hanno subito contestualmente nella stessa manovra" spiegano Corbucci e De Jesus "c'è il forte rischio di un aumento degli abusi, dello sprawl urbano, con la realizzazione di periferie sempre più informi e di scarsa qualità edilizia. Siamo di fronte all’ennesima aggressione al territorio, alle città, al suolo agricolo ed al paesaggio".

"La questione, tuttavia, è che non appare ancora chiaro se la SCIA, oltre alla manutenzione straordinaria, possa essere applicata anche all'edilizia. Infatti il Testo Unico dell'Edilizia non è stato modificato. Il TUE è una legge speciale che non è facilmente annullabile da una legge generale come quella sulla trasparenza amministrativa (241/1990), nella quale è stata ora inserita la SCIA. Se è pur vero che questo strumento non si dovrebbe applicare in presenza di vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, è anche tristemente vero che i pareri degli Enti locali, solitamente acquisiti con le conferenze di servizi, saranno sostituiti da autocertificazioni" continuano Corbucci e De Jesus "il pericolo sta nella farraginosità della nuova norma che lascia molto spazio interpretativo al fatto che per costruire nuovi edifici occorrerà ancora il permesso di costruire, invece della SCIA. Se qualcuno si approfittasse di questa lacuna, come già avvenuto in passato con i poteri commissariali, potrebbe accadere che un edificio venga realizzato in zona inedificabile, per esempio un'area destinata a verde pubblico. Usando lo strumento della SCIA, questo mancato rispetto delle norme del Piano Regolatore potrebbe non rientrare nel caso di 'danno', come sopra definito dal decreto, poichè quelle aree verdi comunali potrebbero essere considerate in esubero rispetto agli standard e quindi rientrare ancora nei valori prestabiliti. Per questa ragione sosterremo un ricorso al Tar che garantisca l'autonomia delle Regioni e delle Province in materia urbanistica e la tutela delle prerogative di controllo delle amministrazioni locali".

venerdì 13 maggio 2011

Assessorato all'Urbanistica di Roma: nella migliore delle ipotesi siamo in mano ad un dilettante.

In questi giorni si sta discutendo in Campidoglio l'approvazione della delibera sull'ampliamento del Porto di Roma (611 posti barca in più, con tanto di variante al Piano Regolatore), presentata dall’Avv. Marco Corsini, Assessore all'Urbanistica di Roma Capitale.

Si tratta di un progetto respinto dalla giunta Veltroni, e tornato in auge con la giunta Alemanno, inserito tra i 133 obiettivi che il Sindaco vuole portare a termine prima della scadenza del suo mandato, per potersi ricandidare alle prossime amministrative del 2013.

E’ stato evidente non solo all’opposizione, ma anche ai cittadini presenti in aula, che in realtà la delibera sia solo formalmente presentata da Corsini. Mentre leggeva un foglio dai contenuti alquanto generalisti e approssimativi, era seduto al suo fianco l’Ass. Davide Bordoni, spesso assente ai consigli capitolini sulle materie di sua competenza, ma presente invece alla discussione sul progetto di ampliamento. Corsini ha mostrato ancora una volta tutto il suo impaccio a districarsi nella materia urbanistica: ignora persino l’abc della formazione dell'atto amministrativo di un progetto strategico come l’ampliamento del Porto, non sapendo neppure rispondere sulla necessità del parere preliminare della Provincia di Roma. L’Avvocato di Stato Marco Corsini, prestato al Comune di Roma come ‘Fuori Ruolo’ per tre anni (la scadenza è fine maggio), è noto a Roma solo per episodi di cronaca: la difesa a spada tratta gli impianti privati abusivi sorti per i Mondiali di Nuoto Roma '09, su cui sono in corso i processi; il rinvio a giudizio da parte della Procura di Roma, per l’accusa di concussione nei confronti della Gemma SpA (la società alla quale nel 1995 il Campidoglio affidò le pratiche di condono edilizio); l'accusa di "frode nell’esecuzione del contratto, facendone falsamente apparire l’esecuzione conforme agli obblighi assunti”. Se si aggiungono anche gli sgomberi dei campi Rom o quello parziale dell'Idroscalo di Ostia, quest’ultimo avvenuto sotto illegittima ordinanza sindacale di Protezione Civile, Roma non si ricorderà di aver avuto un assessore all’urbanistica, ma si ricorderanno di lui forse i suoi colleghi dell’Avvocatura. Eppure dichiarò in un'intervista: "Ho portato trasparenza nei comportamenti e regole chiare".

Una cosa è certa: non è competente in materia urbanistica. L’ultimo esempio ieri in aula Giulio Cesare: è riuscito a dire che relativamente al progetto dell’ampliamento del Porto si era di fronte ad una variante generale al PRG, mentre si tratta di una variante parziale.

A prescindere da ciò, per il quale viene profumatamente pagato dai cittadini, anche a livello umano ha poco da raccontare alla cittadinanza che amministra. Si ricordano infatti le sue deprecabili parole in molte occasioni, dalle minacce di querela in seduta pubblica di partecipazione ad una cittadina di Tor Bella Monaca, che ricordava le sue vicende giudiziarie, alle caloscine gialle all’Idroscalo di Ostia durante lo sgombero. Due pesi ‘urbanistici’ molto simili, ma due misure per Corsini: a Tor Bella Monaca vorrebbe demolire garantendo anche a chi non ha titolo di ottenere una casa; all’Idroscalo invece si demolisce … e i cittadini si arrangino, intanto però il raddoppio del Porto si deve fare malgrado "peggiori il livello di criticità cui è sottoposto l'abitato dell’Idroscalo", composto da 500 famiglie.

In effetti in un'intervista disse: "la cosa di cui vado più fiero è quella di aver osato."

Caro Assessore, non siamo al Casinò di Venezia.

sabato 7 maggio 2011

Roma Olimpiadi 2020: confermato il campo da golf in area vincolata

Puntuale arriva la conferma di quanto da me scritto il 19 marzo scorso (LINK).

E’ di ieri infatti l’Adnkronos in cui Mauro Cutrufo, vice Sindaco di Roma, annuncia che “vicino alla Fiera di Roma sono in corso gli ultimi accertamenti su un terreno di Roma Capitale per realizzare il primo campo da golf pubblico e olimpico” e prosegue “questo grande sistema di infrastrutture e opere (il Secondo Polo Turistico della Capitale, n.d.r.) sta dando vita per la prima volta a Roma a cinque sottosistemi di offerta turistica, tra cui appunto il golf, che andranno ad aggiungersi a quello religioso e archeologico-monumentale, faremo il punto il 24 maggio alla Luiss nel corso degli Stati generali del turismo. In quell'occasione indicheremo le opere che saranno inaugurate da qui al 2013". Dunque smentite le parole di Pescante, Vice Presidente CIO e Presidente del Comitato Promotore per le Olimpiadi di Roma ? Il 18 marzo infatti dichiarava “L’Olimpiade che vogliamo, è quella senza speculazione sull’impiantistica sportiva, che utilizza poteri ordinari e che rispetta i vincoli soprattutto ambientali”. E alla domanda sul campo da golf pubblico (sport olimpico dal 2016, il cui sito è stato individuato con l’appoggio trasversale di tutti i partiti in un’area di 90 ettari dietro la fiera di Roma, in piena area golenale, dentro la Riserva Naturale Statale del Litorale romano), Pescante ha puntualizzato che “Nessuno mi ha sollevato il problema perché come dice lei la scelta è stata trasversale. Verificherò se l’area è vincolata ma credo che lei abbia ragione sul fatto che lo sia”.

Chissà cosa ne pensano il Sen. Lucio D’Ubaldo e Silvio di Francia (PD) presenti quel giorno, così come gli ambientalisti e tutte le forze politiche di centro sinistra ? Forse che Cencelli docet ?

P.S. Oh 'lavandaio', rimembri ancor? (LINK) ;-)

venerdì 6 maggio 2011

A Ostia, 'cui prodest' il Corriere della Sera ?

“Siamo sbalorditi che nuovamente un quotidiano nazionale prestigioso come il Corriere della Sera riporti oggi notizie false e tendenziose in un articolo sul litorale romano, sempre a firma di Alessandro Fulloni.

Inizia così il fax del Comitato Civico 2013, inviato alla redazione del Corriere della Sera e in copia conoscenza ai capigruppo del Comune di Roma, a tutto il Municipio Roma XIII e alle redazioni delle testate giornalistiche. La protesta, che segue quella di un’altra associazione di qualche giorno fa (circa la notizia del ritrovamento di una nave romana sulle aree dove è previsto il nuovo ponte della Scafa), si riferisce in particolare all’articolo pubblicato a pag. 2 della Cronaca di Roma, dal titolo “Ostia, rivoluzione sul lungomare. Raddoppio del porto e attracchi di navi da e per la Sardegna”.

Da qualche mese a questa parte le notizie sul Litorale a firma di Fulloni, contengono puntualmente inesattezze quando non addirittura, come oggi, delle notizie false.

Vediamole:

- 6 Maggio 2011, “Ostia, rivoluzione sul lungomare”.

o "In consiglio comunale si è discussa la variazione di bilancio che darà il via al raddoppio del porto". Falso, dal Campidoglio hanno smentito la notizia. E’ stata solo inserita nell'ordine dei lavori e non è stata ancora calendarizzata.

o "Aumenteranno anche i parcheggi attorno alla darsena". Falso, il progetto prevede i parcheggi disposti lungo il molo e per questa ragione è necessaria una variante urbanistica.

o "Davanti all'Idroscalo è previsto un nuovo molo piuttosto lungo, circa 500 metri". Falso, il progetto prevede un nuovo molo lungo più di 2,5 km.

o "Che nel nuovo ormeggio dovrebbe esserci posto anche per i traghetti diretti in Sardegna". Falso, l’affermazione è infondata, in quanto non è riportata in alcun documento ufficiale.

o “Stando al progetto del Campidoglio i posti di lavoro potrebbero essere 1.000 in più”. Falso, il progetto non è del Campidoglio, bensì della società proponente Porto Turistico di Roma Srl, e prevede esclusivamente l’incremento di posti barca (611) e posti auto (656). Non sono previsti nuovi servizi o attività commerciali. Inoltre, il documento parla di “garantire il rafforzamento dei posti di lavoro già esistenti al Marina (Porto, n.d.r.), circa 1.000, di cui 100 direttamente investiti nell’esercizio dei servizi all’utenza,” su un totale di 800 posti barca esistenti. Se si aggiungono i nuovi 611 posti barca previsti da progetto, al massimo ci saranno dunque 100 nuovi operatori, perché l’indotto di 900 è già esistente ed è comunque sovrastimato. Gli esercizi commerciali presenti al Porto invece sono solo 75 e basta andare al Porto per vedere quanti sono chiusi. Attualmente quelli ancora aperti sono 56 e in forte difficoltà. Per altro, basta fare un banale calcolo matematico per capire che ogni negozio dovrebbe avere in media 15 posti di lavoro !

o “Via al diritto di superficie in vigore sulle spiagge … Ora le licenze salgono a 90”. Falso, il diritto di superficie non riguarda la concessione balneare e non la amplia affatto, ma riguarda esclusivamente le aree dove insistono i manufatti esistenti.

- 28 aprile 2011(ultima modifica: 03 maggio 2011 su Corriere.it) “Ostia Antica, scoperta una nave romana. Galan: «Ritrovamento da brivido»”

o “La piccola flotta musealizzata fu ritrovata più o meno nello stesso luogo della nave scoperta un mese fa” Falso, il luogo del recente ritrovamento della nave romana dista più di 3 km dal Museo.
o "Le due navi romane e le 4 chiatte (sempre romane) [furono] trovate dove oggi c’è il terminal degli arrivi". Falso, il Museo delle Navi, inaugurato nel 1979, fu costruito in prossimità del luogo di rinvenimento, mentre il Terminal Arrivi dista in linea d'aria quasi 800 metri e non è nell’area dell’antico bacino portuale. Non solo, ma l'affermazione è in contrasto con la prima.
o "Il Museo delle Navi di Fiumicino ... ospita i resti di ben 6 imbarcazioni di età romana". Falso, all'interno del Museo ci sono 5 navi: i resti di quattro navi mercantili e una barca da pesca, più due frammenti di altre navi
Queste due notizie appaiono slegate tra loro e invece non lo sono affatto perché il ritrovamento della nave romana insiste nell’area di svincolo delle nuove rampe previste nel progetto del nuovo Ponte della Scafa, ponte necessario per garantire la viabilità a seguito dell’incremento del traffico dovuto non solo al nuovo porto di Fiumicino (1.400 posti barca), ma anche a quello di Ostia.

E ancora:

- 11 marzo il Corriere della Sera (pag. 2, della Cronaca di Roma) “Una condanna erariale di 15 mila euro (ma la procura ne aveva chiesti 229 mila) inflitta dalla Corte dei Conti per non aver redatto, nel 2008, i «testimoniali di Stato» per i 14 stabilimenti più noti di Ostia. «Colpa grave» di un dirigente dell' Agenzia del Demanio, R. P., è stata quella di non aver prodotto la «certificazione» necessaria a stabilire il valore di beni e pertinenze dei lidi. Che grazie alla dimenticanza, potrebbero aver pagato canoni più bassi del dovuto”. Sulle forti inesattezze di questo articolo avevo già scritto il 14 Marzo (LINK)

- 20 aprile 2011, (pagina 4 della Cronaca di Roma) "Ostia è supermunicipio, decide su spiagge e verde",

o "Trasferite, infine, le competenze sulle spiagge. Sarà il XIII a rilasciare le concessioni balneari". Falso, il giornalista confonde la concessione del demanio marittimo con l’autorizzazione comunale necessaria per l’apertura di uno stabilimento balneare. Chiunque può chiedere al Demanio la concessione di un’area, ma la destinazione d’uso che ne fa è vincolata agli ordinamenti comunali. Infatti, nel Regolamento Speciale del Decentramento Amministrativo del Municipio XIII, approvato il 19 aprile 2011 alle 3:13, risulta il seguente articolo:

§ Articolo 13 (Litorale)
3. Sono inoltre di competenza del Municipio le attività istruttorie ed il rilascio delle licenze per gli stabilimenti di balneazione di cui all'art.19, comma 1, n.8)8) del D.P.R. 24 luglio 1977, n.616, secondo gli utilizzi stabiliti da apposito provvedimento dell'Assemblea Capitolina.
Il D.P.R. è il Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382) che al Capo II, Polizia Locale Urbana e Rurale, riporta all'articolo 19 (Polizia amministrativa) il comma 1, nr.8: 1. Sono attribuite ai comuni le seguenti funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni: (...)
8)8) la licenza per alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffè o altri esercizi in cui si vendono o consumano bevande non alcooliche, sale pubbliche per biliardi o per altri giochi leciti, stabilimenti di bagni, esercizi di rimessa di autoveicoli o di vetture e simili, di cui all'art. 86;

Sempre in parole povere, sono stabilimenti balneari le strutture poste sulla riva del mare, di laghi o di fiumi attrezzate per la balneazione con cabine, spogliatoi, servizi igienici e docce e possono altresì essere dotati di altri impianti e attrezzature per la somministrazione di alimenti e bevande e per l’esercizio delle attività connesse alla balneazione, come le cure elioterapiche e termali, le attività sportive e la ricreazione, purché in possesso delle relative autorizzazioni. Per ottenere l’autorizzazione Comunale necessaria per l’apertura di uno stabilimento balneare, il soggetto richiedente deve possedere i requisiti morali previsti dalle norme di Pubblica Sicurezza e, precisamente, che non sia stato condannato per reati contro la morale pubblica e il buon costume, contro la sanità pubblica o per giuochi d’azzardo, o per delitti commessi in stato di ubriachezza o per contravvenzioni concernenti la prevenzione dell’alcolismo, o per infrazioni alla legge sul lotto o per abuso di sostanze stupefacenti.

Potrei andare avanti con l’elenco, che oscilla tra frasi come "dove oggi ci sono Casalpalocco e l’Infernetto e dove anticamente sfociava il Tevere", alla notizia degli autovelox messi fuori uso da scritte beffa dopo 46 giorni dall'accaduto.

Ma una domanda a questo punto sorge spontanea: cui prodest ?

Mi limito alla seguente considerazione: non sono molti i poteri forti sul Litorale romano, e l’Assobalneari (Associazione delle Imprese Balneari associata a Federturismo Confindustria) è uno di questi. Presieduta dall’Ing. Renato Papagni, è lei ad aver promosso l’intervento del Governo per risolvere la questione dell’infrazione avviata dalla Comunità Europea nei confronti dell’Italia proprio sulle modalità di rilascio della concessioni balneari. E sempre all’Assobalneari sono associati anche altri poteri forti come quelli coinvolti nel raddoppio del Porto di Roma. Insomma, tutti questi articoli appaiono una manovra di “(ri)avvicinamento” agli ‘amici balneari’ di Confindustria, mascherati qua e là da una “spruzzatina di ambientalismo”, che su un’opera a fortissimo impatto ambientale, come il raddoppio del Porto, tace perché pienamente coinvolta. Infatti, nella delibera della proposta di ampliamento del Porto la Regione Lazio, il 22 Dicembre 2009, ha posto la seguente condizione: “di stipulare una apposita convenzione con la limitrofa aria protetta della LIPU per gestire le aree di interesse naturalistico retrostanti in Porto, ma sempre su area demaniale”, estensione di quanto già “regalato” nel 2001.

Ai posteri l’ardua sentenza.

giovedì 5 maggio 2011

"Le mani sulla città"


NON DITE AD ALE-DANNO DI RECARSI IN LIBRERIA L’8 GIUGNO: ESCE "LE MANI SULLA CITTÀ", così Dagospia (link). Manca più di un mese e già se ne parla.

Il capitolo sul Litorale romano è scritto da me, mentre quello su Tor Bella Monaca dall'ottimo Daniele Nalbone, giornalista di Liberazione, in collaborazione con Andrea Schiavone, Presidente di LabUr, Laboratorio di Urbanistica. Paolo Berdini, urbanista, non ha bisogno di presentazioni.


Ad majora !

domenica 1 maggio 2011

Cosa c'è nella delibera sul decentramento del XIII Municipio

Venerdì scorso alle 21, nella trasmissione Foro Romano con Andrea Bozzi su Romauno TV, è andato in onda uno spettacolo indecente. Presenti il presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani, il delegato alla Sport per il Comune di Roma Alessandro Cochi, il consigliere comunale Dario Nanni (PD) e il consigliere municipale Antonio Caliendo (PD). Focus sulla recente delibera del Regolamento Speciale del Decentramento Amministrativo. In realtà gli spettatori hanno assistito ad un dibattito in cui il minisindaco strillava espressioni volgari e gergali, senza rispondere alle domande in modo chiaro e pertinente.

Dal 24 novembre 2009 Roma2013 (LINK) ha dato ampio spazio allo straziante iter di questa delibera, primo punto della campagna elettorale di Vizzani e di Alemanno. Iniziato con le lacrime di un minisindaco che sbandierava la “giornata epocale” del popolo di Roma, passato attraverso le minacce di dimissioni solo sventolate, all’ultimo episodio dei pianisti in Campidoglio (LINK).

Dal 19 Aprile 2011, data di approvazione della delibera, si sono susseguiti comunicati stampa e qualche assemblea della forze politiche di maggioranza ed opposizione, senza che nessuno abbia mai spiegato cosa ci sia realmente in questa delibera. Addirittura, autorevoli quotidiani nazionali e stampa locale, hanno riportato informazioni non vere. La confusione regna sovrana.

Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza e di informazione. Vediamo in cosa consiste questo “evento (per niente) epocale”:

Il Regolamento Speciale del Decentramento Amministrativo del XIII Municipio si compone di 18 articoli, l'ultimo dei quali (Norma Transitoria) recita testualmente: "Fino all'assegnazione delle risorse, umane, finanziarie e strumentali, necessarie alle competenze attribuite con il presente Regolamento, gli uffici centrali assicurano l'attuazione delle deliberazioni adottate dagli organi municipali di cui all'articolo 3 del presente regolamento". L'articolo 3 si riferisce alla Commissione di consultazione Comune-Municipio le cui modalità di funzionamento ancora non sono state stabilite. Mancando dunque tale Commissione, il decentramento di fatto non c’è.
Inoltre, anche quando la Commissione sarà costituita, essa si interesserà dei servizi sociali, della scuola, del trasporto pubblico, dell'urbanistica e dei lavori pubblici fornendo però solo un parere al Comune che eserciterà invece "le funzioni di indirizzo e coordinamento".

Questo è scritto in modo molto chiaro nel Regolamento: "in caso di esercizio difforme dagli atti di indirizzo e coordinamento della Giunta Comunale, il Sindaco assegna al Municipio un termine perentorio per provvedere o adeguarsi agli atti". In caso di diniego, il Comune interverrà con poteri sostitutivi. Quindi non c’è alcuna autonomia decisionale del Municipio XIII.

Cosa ancora più importante, l’ammontare delle risorse finanziarie necessarie per amministrare il territorio non saranno decise dal Municipio, che si limiterà solo a segnalarne una previsione al Comune, il quale assegnerà i fondi in funzione della disponibilità del proprio bilancio. Anche per le aree verdi (art.4), rimane tutto come prima (cioè niente soldi), tant’è che in Campidoglio, nella ‘notte dei pianisti’, l’Assessore al Verde del XIII Municipio, Giancarlo Innocenzi, ha pubblicamente e platealmente mostrato tutta il suo disappunto.

Qualunque amministratore sa che senza reali poteri di “indirizzo e coordinamento” e senza fondi certi, l’autonomia amministrativa è di fatto inesistente. Nella lunghissima seduta dell'Assemblea Capitolina iniziata il 18 aprile 2011 e conclusasi quasi all’alba del 19, la proposta del Regolamento presentata in aula è stata 'corretta' in alcune sue parti perché non era più rimandabile la ‘marchetta elettorale’, trasformando però il Regolamento in un semplice spostamento degli uffici da Roma ad Ostia, senza alcuna innovazione e vantaggio del territorio.

A differenza di quanto riportato sulla stampa nazionale, per prima cosa è stata tolta al Municipio la competenza urbanistica in materia di "rilascio dei permessi di costruire, anche in sanatoria, e delle denuncie di inizio attività per gli interventi edilizi di consistenza fino a 6.000 metri cubi" (art.9, Edilizia Privata). In caso contrario, sarebbe stata una manna dal cielo per l'ufficio tecnico del Municipio e per una certa politica locale dedita ai favori.
Per quanto riguarda i Servizi Sociali (art.5) e quelli Scolastici (art.12) i poteri di autonomia del Municipio sono stati ‘calmierati’ con l'aggiunta della frase "sono attribuiti al Municipio nel rispetto del principio di uniformità di trattamento dei cittadini definito nei criteri e standard dal regolamento del Comune di Roma". Come dire: se non si fa negli altri Municipi di Roma, non si fa neanche ad Ostia.
Invece per lo Sport, la Cultura e il Tempo Libero (art.6), tutto ciò che concerne l’organizzazione, la programmazione e la realizzazione, deve sempre attenersi al Regolamento Comunale, non aggiungendo nulla alla specificità del territorio (poteva essere l'occasione per il rilancio degli sport nautici ed acquatici ad esempio). Le uniche novità in quest’ambito sono due: la costituzione di un apposito Comitato per la gestione degli impianti e di un apposito ufficio per il coordinamento delle attività turistiche.
Anche sulle Concessioni di Suolo pubblico (art.7) è stato aggiunto che tutto sarà "subordinato all'approvazione di apposito provvedimento da parte dell'Assemblea Capitolina". Quindi, decide ancora una volta il Comune, così come per le Attività Produttive (art. 10) dove i limiti e le condizioni delle competenze del Municipio restano vincolati a quanto già previsto nel regolamento generale del decentramento amministrativo (valido già per tutti i municipi), con l'eccezione che, quando delegato dal Sindaco, il Presidente del Municipio può coordinare gli orari di apertura degli esercizi commerciali (art.16).

Se poi si analizzano gli articoli ‘di prossimità al territorio’ inerenti il suo sviluppo, si scopre che:


Per quanto concerne i Piani Territoriali ed Urbanistici (art.8) il Municipio si limiterà a dare il proprio parere sulle politiche da perseguire e indicherà le opere di urbanizzazione necessarie, ma senza alcun potere decisionale, mentre sui beni del Demanio, del Patrimonio e circa le Locazioni Passive (art.11) viene scaricata al Municipio la competenza "in materia di gestione tecnico-amministrativa ed economica nonché la manutenzione ordinaria", anche qui senza alcun fondo speciale appositamente dedicato. Analogamente accade per i Lavori Pubblici (art.14) e per le Forniture di Beni e Servizi (art.15): competenza totale in materia di appalti, ma i soldi? Come si potrà bandire un appalto senza la certezza dei fondi? Tutto rimane al buon cuore del Comune di Roma anche se il Municipio può attivarsi per stringere convenzioni di Sponsorizzazione (art.17). Immaginiamo che si utilizzerà a piene mani lo strumento del project financing, che nella vulgata propagandistica della politica attuale è la gallina dalle uova d'oro; peccato che in Italia sia quasi sempre un project financing “sporco”, finti filantropi che ottengono il massimo vantaggio scaricando i rischi di impresa alla collettività.


Per ultime, le competenze specifiche sul Litorale (art.13) che sono nell'ordine: istruttoria, elaborazione e attuazione dei progetti di valorizzazione del litorale, manutenzione del Canale dei Pescatori, attuazione del Piano di Utilizzazione degli Arenili (che per esempio dovrebbe garantire la conservazione del cinquanta per cento delle visuali libere al mare), funzioni amministrative sul demanio marittimo (escluse le competenze statali, ma compresi i poteri di vigilanza e di polizia amministrativa) ed infine il rilascio dell’autorizzazione Comunale necessaria all’apertura di uno stabilimento balneare, che non è la concessione demaniale, ma la semplice licenza rilasciata secondo i requisiti morali previsti dalle norme di Pubblica Sicurezza che il gestore deve avere.

Tutto qui, nulla che interessi i cittadini, poco a vantaggio degli imprenditori, molto a favore dei ‘burattinai’ che dall'aula Giulio Cesare potranno meglio gestire gli ‘affari’ del Litorale lasciando che i loro referenti politici del XIII Municipio tessano per conto loro le necessarie trame, forniti di una stella di latta con sopra scritto: 'decentratore comunale'. Un nuovo mestiere.

Ci sono gesti che rappresentano la natura dei nostri tempi in modo esemplare, riassumendo in una decisione amministrativa apparentemente modesta un evento epocale. La proposta (la decisione) di tenere aperti gli esercizi commerciali il giorno della festa dei lavoratori è uno di questi. L’evento che quella decisione splendidamente rapp...resenta è semplice a dirsi: la riduzione dell’uomo, da titolare di diritti, in cliente, in soggetto utile unicamente in quanto disposto a comprare merci, o a favorirne la vendita. Dopo secoli di riscatto l’uomo diventa di nuovo servo: non più del Signore arroccato nel suo castello, ma dei meccanismi anonimi dell’economia data; non più servo della gleba, ma servo del Mercato. Ridotto tale dall’uso spregiudicato dei sempre più raffinati saperi e delle sempre più evolute tecnologie della persuasione occulta, della manipolazione culturale, della formazione surrettizia dell’ideologia dominante. Anche il mercato ha i suoi intellettuali organici. Non ci meraviglia più di scoprire come alcuni di questi provengano da sponde una volta antagoniste. Anche questo è segno triste dei tempi. Rincuora solo il fatto che ancora ci siano aree che resistono: più nella società civile che nelle istituzioni. (da Eddyburg)